
Cicerone pronuncia l’orazione contro Catilina in Senato
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Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 01/12/2006
Livorno 29 Novembre 2006
Dimmi come voti e ti dirò chi sei.
Il sistema elettorale spesso definisce il carattere di un paese. A volte un modello di elezione è tanto connaturato all’identità di un paese da diventare proverbiale.
C’è dunque il “doppio turno alla francese” o “l’uninominale secca all’americana”. C’era, prima del 1994, il “proporzionale puro all’italiana”. E oggi?
I 60 anni della democrazia italiana sono stati costellati da tentativi di riforme e controriforme elettorali, spesso cadute nel vuoto o rimaste incompiute. Il risultato è un sistema elettorale misto (un po’ maggioritario e un po’ proporzionale) per le politiche.
Proviamo a tornare alla distinzione di fondo tra proporzionale e maggioritario per fare il punto sul dibattito in corso.
Proporzionale puro
Risponde al principio che ad ogni lista di candidati viene assegnato un numero di seggi proporzionale al numero di voti riportati. In questo modo riduce al minimo il numero di voti ‘inutili’, perché non efficaci al fine dell’attribuzione dei seggi, e massimizza la rappresentanza delle differenze del corpo elettorale: anche partiti molti piccoli possono portare un deputato in Parlamento.
il sistema è un proporzionale puro, perché attribuisce una quota di seggi proporzionale molto vicina a quella dei voti
(gli scarti sono fisiologici e marginali).
Un partito avrà la certezza del seggio se otterrà almeno l’1,28% dei voti, ma potrebbe bastargli anche lo 0,7-0,8% (grazie ai “resti”). Nel 2004, con meno di 240mila voti in tutta Italia, la lista della Fiamma tricolore è riuscita ad eleggere un eurodeputato.
Maggioritario puro
Risponde al principio: “Chi vince prende tutto”. In ogni circoscrizione elettorale si presentano più candidati, ognuno in rappresentanza di una lista.
Fra questi, vince colui (o coloro, se i seggi in palio sono più di uno) che raggiunge il maggior numero di consensi. La maggioranza può essere semplice, come in Gran Bretagna, o qualificata, come in Francia. In questo caso, viene eletto deputato di un collegio uninominale solo chi abbia raggiunto un certo quorum di suffragi; se ciò non avviene, una nuova consultazione elettorale (ballottaggio) decide fra i due candidati meglio piazzati.
Turno unico o Doppio turno????
Mentre il maggioritario puro a turno unico spinge la competizione elettorale al centro dello schieramento politico, penalizzando la rappresentanza dei partiti agli estremi e, in generale dei partiti medio piccoli, il meccanismo del doppio turno garantisce una certa rappresentatività ai movimenti politici minori, in quanto tende a privilegiare lo schieramento rispetto alla semplice aggregazione partitica.
Sistema elettorale: specchio della società o scelta di governo?
Storicamente, il sistema maggioritario, di origine anglosassone, ha fotografato realtà (come quella britannica) con forte legame di cittadinanza, deboli spinte centrifughe e uno scontro politico privo di forti connotati ideologici anti-sistema.
Rinunciando ad una rappresentazione il più possibile fedele della complessità del quadro sociale di riferimento, il maggioritario, offre indubbi vantaggi in termini di amministrazione, rafforzando solitamente stabilità e continuità di governo.
In Italia i sostenitori del maggioritario fanno notare che, con opportune correzioni tecniche (a cominciare dal disegno delle circoscrizioni) e bilanciamenti istituzionali, si possono evitare le distorsioni imposte dalla “tirannia della maggioranza”.
In fondo, anche in Italia, paese di forte tradizione proporzionale e altrettanto forte debolezza e brevità dei governi, il maggioritario ha offerto alternanza fra coalizioni, una competizione politica più chiara, governi più stabili. Le storture del sistema italiano, anzi, sarebbero da attribuire, sempre secondo i sostenitori del maggioritario, alla persistenza di una quota proporzionale introdotta con la legge Mattarella.
Fatta questa premessa e dichiarando alcune cose:
1. io nel referendum del 1993 pur con grossi dubbi o votato per il maggioritario.
2.Io considero l’attuale legge elettorale voluta dal CXD vermente una porcata!!!!!
3. I sistemi elettorali dovrebbero essere unici per qualunque elezione…camera,senato,parlamento Europeo,Sindaci ecc.ecc… L’italia è l’unico paese che a sistemi elettorali diversi a seconda di cosa si vota…MA STABILITO QUALE’ IL MIGLIOR SISTEMA DI VOTO PER RAPPRESENTARE I CITTADINI….QUESTO DOVREBBE ESSERE UNIVOCO.
4.Un sistema elettorale dovrebbe rispondere a due requisiti essenziali, rappresentnza dei cittatini,stabilità di governo.
Quindi quale miglior sistema elettorale per l’italia????
Il sistema elettorale francese garantisce il maggior equilibrio fra rappresantatività della base elettorale estabilità di governo.
Concludo comunque dicendo che anche il sistema maggioritario ti tipo anglosassone garantisce un ricambio delle forse di governo (vedi dispense link dipartimento studi sociali)
Ma nelle società ti tipo anglosassone ci sono valori condivisi che vanno oltre lo schieramento politico è che garantiscono l’alternanza….Libertà. Democrzia, Intresse Pubblico, non sono valori che vengono messi in discussione da nessun schieramento politico….infatti “nei governi statunitensi possono essere presenti figure appartenenti allo schieramento opposto a quello del Presidente: questo non è dovuto alla necessità di rispettare i rapporti di forza ma alla scarsa distanza ideologica e disciplina partitica, nonché alla spiccata personalizzazione della politica, che sposta molto il giudizio di valore sulla persona più che sull’appartenenza ad uno schieramento. (Fonte:Esecutivo Usa (word)Link Dipartimento di studi sociali e politici dell’università di Milano)”
La differenza tra la democrazia degli antichi e democrazia liberale
Già Benjamin Constant nel Settecento aveva mostrato le differenze tra la concezione della democrazia degli antichi e quella dei moderni. Il teorico della liberaldemocrazia Robert Dahl parla di tre percorsi storici:
1. democrazia delle città-stato;
2. democrazia degli Stati-nazione;
3. democrazia cosmopolita.
In tale approccio la differenza tra la democrazia antica e moderna sta nel fatto che nella prima prevale il concetto di eguaglianza, nella seconda prevale l’idea di libertà. Per tale motivo, mentre la democrazia antica funzionava col sistema della partecipazione dei cittadini (esclusi gli schiavi, gli stranieri e le donne) tramite i meccanismi del sorteggio e della rotazione, le democrazie liberali si fondano sulla competizione tra candidati e sul meccanismo della delega tramite elezioni.
La democrazia partecipativa classica era possibile in epoca antica grazie a determinate condizioni: la sovranità limitata ad una sola città, la cui popolazione raramente superava i 100.000 abitanti; i diritti politici riconosciuti a una ristretta fetta di popolazione, poiché erano esclusi quasi i tre quarti degli abitanti (donne e schiavi). La Grecia delle polis, la Roma repubblicana e in parte i Comuni italiani tra XII e XIV secolo sono i luoghi e i periodi storici in cui questo tipo di democrazia poté realizzarsi. Alcuni pensano che le moderne tecnologie elettroniche e di telecomunicazioni potrebbero oggi consentire forme di democrazia diretta in qualche modo analoghe.
In età moderna Rousseau tentò di far rifiorire il concetto di democrazia degli antichi. I giacobini e poi i socialisti si fecero interpreti di questa idea. Il presupposto della democrazia liberale moderna, cioè il principio della rappresentanza, fu proposto tra i primi da John Stuart Mill ed è oggi alla base dei regimi democratici.
Democrazia Partecipativa
La Democrazia degli antichi che si radunavano in una piazza per prendere decisioni oggi non è più realizzabile, ma va detto che li nascevano i primi Think Tank.
Oggi per ovvi motivi questo strumento di partecipazione può essere sostituito da internet…con gruppi organizzati per svolgere ricerca e proporre soluzioni a problemi inerenti all’area della strategia politica, sociale o tecnologica (noi siamo un piccolo esempio di Think Tank).
Per approfondire l’argomento puoi leggere “La vittoria di Ségolène Royal e la democrazia partecipativa”
Diverso è porsi la domanda di Popperiana memoria su come mandare a casa l’eletto dal popolo quando non rispetta il mandato prima che faccia troppi danni?????
MA QUESTO E’ UN ALTRO POST !!!
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Approfondimenti:
Documentazione sui sistemi elettorali:
Francia,Germania,Polonia.Spagna,Gran Bretagna,Stati Uniti.
Università di Milano – Dipartimento di studi sociali e politici


















Il video di Google ha sollevato una denuncia sul bullismo
Pubblicato da ernestoscontento su Novembre 25, 2006
MEDIA E TECNOLOGIE
Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 25/11/2006
Livorno, 25 Novembre 2006
Confesso volevo scrivere un articolo sull’attuale situazione italiana, ma lo rimando, perché?Leggendo l’articolo di Donatella Papi è condividendone la critica finale che impone a noi genitori troppo
democratici (noi genitori democratici, era il titolo di un articolo sul Sole 24 ore di qualche anno fa, che evidenziava già allora certi pericoli nel modo di educare gli adolescenti) di rivedere è correggere il modo di rapportarci con i nostri figli, certo non è facile, il mestiere di genitore non si impara facendo un corso ad hoc, inoltre il mondo corre velocemente molto più di prima e con esso anche i costumi cambiano
velocemente, tutto questo certo non aiuta nel mestiere di genitore.
Io posso solo dire, che a mio figlio ho insegnato che il coraggio non è nell’uomo forte che fa il prepotente con uno meno forte..ma casomai è l’opposto. Ricordate quel barbone Romano che difese due ragazze da degli scippatori, rimanendo ferito per le bastonate ricevute, ecco io quel giorno a mio figlio dissi: che l’azione fatta da quell’uomo non era incoscienza, ma senso civico e,in quel gesto doveva vedere un uomo coraggioso è non incosciente ( il Presidente C.A. Ciampi gli ha riconosciuto la medaglia doro al valor civile). Condivido anche la parte che riguarda le responsabilità di google che non ci sono per i motivi da lei esposti è che ci invita a vedere il bicchiere mezzo pieno, nel senso che senza Google oggi quel ragazzo subirebbe ancora le prepotenze dei suoi coetanei. La rete, a le stesse insidie che ci sono nel camminare in una metropoli di notte, ne più ne meno, ma non per questo noi ci limitiamo nel vivere il quotidiano.
Rimango invece colpito e, vorrei approfondire questo pensiero di Donatella. “Vi siete accorti che da un po’ di tempo a questa parte non si fa altro che parlare di leggi speciali, di eserciti, di divieti, di neccesità di misure contenitive di comportamenti che pare gli uomini non sappiano più assumere da soli?”. Leggendo queste righe mi sono subito apparse nella memoria una affermazione e un ammonimento.
L’affermazione è di Tiziano Terzani che scrive nel suo ultimo libro “La fine e il mio inizio” ” le guerre iniziano sempre con la demonizzazione dell’avversario”.
L’avvertimento invece e di Ralf Gustav Dahrendorf che nel suo libro “Quadrare il cerchio” ( Laterza 1995) lancia un ammonimento alla tentazione di derive autoritarie.
Scrive Dahrendorf ” Cambiare benessere economico, coesione sociale e libertà politica è la sfida che si trovano di fronte le società del duemila. Alcune hanno gia rinunciato alla libertà individuale, altre rischiano di perdere il benessere o la coesione sociale. Riusciremo a quadrare il cerchio?”.
Ma in sostanza su cosa ci mette in guardia Dahrendorf ?Per restare competitivi in un mercato mondiale in crescita devono prendere misure destinate a danneggiare irreparabilmente la coesione della rispettive società civili.
Dal suo punto di vista “i paesi industrializzati, hanno raggiunto un livello di sviluppo in cui le opportunità economiche dei loro cittadini mettono capo a scelte drammatiche.Se sono impreparati a prendere queste misure, devono ricorrere a restrizioni delle libertà civili e della partecipazione politica che configurano addirittura un nuovo autoritarismo” ( pag 13 e 14 del libro).
TENTAZIONI AUTORITARIE ” La fusione di competitività globale e di disintegrazione sociale non è una condizione favorevole alla costituzione di libertà. La libertà fiorisce: fiducia in se stessi e nelle opportunità offerte dal proprio ambiente, ma anche nella capacità del gruppo sociale del gruppo sociale in cui si vive di garantire certe regole fondamentali, lo stato di diritto” ( pag.45 del libro).
Conclude dicendo che quando la fiducia viene a mancare, anche la libertà arretra su posizioni meno articolate, quelle della guerra contro tutti e contro tutto. Va detto che è lo stesso Dahrendorf che successivamente nel suo libro “Dopo la Democrazia” (Laterza 2001) dirà che nelle previsioni fatte nel suo libro “quadrare il cerchio” in alcune era stato troppo pessimista.
Ernesto aggiunge! che l’autocritica non era per gli esempi sopra esposti, ma sull’evoluzioni del mondo asiatico e dei paesi post comunisti.
Mi fermo qui, e sono certo che capirete il mio brivido quando ho letto l’articolo di Donatella Papi, mi scuso per aver fatto un articolo dove prevalentemente riporto il testo di altri autori, ma lo fatto volutamente, per dare spessore alla riflessione che dovrebbe emergere pensando all’attuale situazione che vive L’Italia.
ernesto scontento
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