ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

Sistemi elettorali a confronto: proporzionale o maggioritario????

Pubblicato da ernestoscontento su novembre 30, 2006

Cicerone pronuncia l’orazione contro Catilina in Senato

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Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 01/12/2006

Livorno 29 Novembre 2006

Dimmi come voti e ti dirò chi sei.

Il sistema elettorale spesso definisce il carattere di un paese. A volte un modello di elezione è tanto connaturato all’identità di un paese da diventare proverbiale.

C’è dunque il “doppio turno alla francese” o “l’uninominale secca all’americana”. C’era, prima del 1994, il “proporzionale puro all’italiana”. E oggi?

I 60 anni della democrazia italiana sono stati costellati da tentativi di riforme e controriforme elettorali, spesso cadute nel vuoto o rimaste incompiute. Il risultato è un sistema elettorale misto (un po’ maggioritario e un po’ proporzionale) per le politiche.

Proviamo a tornare alla distinzione di fondo tra proporzionale e maggioritario per fare il punto sul dibattito in corso.

Proporzionale puro

Risponde al principio che ad ogni lista di candidati viene assegnato un numero di seggi proporzionale al numero di voti riportati. In questo modo riduce al minimo il numero di voti ‘inutili’, perché non efficaci al fine dell’attribuzione dei seggi, e massimizza la rappresentanza delle differenze del corpo elettorale: anche partiti molti piccoli possono portare un deputato in Parlamento.

il sistema è un proporzionale puro, perché attribuisce una quota di seggi proporzionale molto vicina a quella dei voti
(gli scarti sono fisiologici e marginali).

Un partito avrà la certezza del seggio se otterrà almeno l’1,28% dei voti, ma potrebbe bastargli anche lo 0,7-0,8% (grazie ai “resti”). Nel 2004, con meno di 240mila voti in tutta Italia, la lista della Fiamma tricolore è riuscita ad eleggere un eurodeputato.

Maggioritario puro

Risponde al principio: “Chi vince prende tutto”. In ogni circoscrizione elettorale si presentano più candidati, ognuno in rappresentanza di una lista.

Fra questi, vince colui (o coloro, se i seggi in palio sono più di uno) che raggiunge il maggior numero di consensi. La maggioranza può essere semplice, come in Gran Bretagna, o qualificata, come in Francia. In questo caso, viene eletto deputato di un collegio uninominale solo chi abbia raggiunto un certo quorum di suffragi; se ciò non avviene, una nuova consultazione elettorale (ballottaggio) decide fra i due candidati meglio piazzati.

Turno unico o Doppio turno????

Mentre il maggioritario puro a turno unico spinge la competizione elettorale al centro dello schieramento politico, penalizzando la rappresentanza dei partiti agli estremi e, in generale dei partiti medio piccoli, il meccanismo del doppio turno garantisce una certa rappresentatività ai movimenti politici minori, in quanto tende a privilegiare lo schieramento rispetto alla semplice aggregazione partitica.

Sistema elettorale: specchio della società o scelta di governo?

Storicamente, il sistema maggioritario, di origine anglosassone, ha fotografato realtà (come quella britannica) con forte legame di cittadinanza, deboli spinte centrifughe e uno scontro politico privo di forti connotati ideologici anti-sistema.

Rinunciando ad una rappresentazione il più possibile fedele della complessità del quadro sociale di riferimento, il maggioritario, offre indubbi vantaggi in termini di amministrazione, rafforzando solitamente stabilità e continuità di governo.

In Italia i sostenitori del maggioritario fanno notare che, con opportune correzioni tecniche (a cominciare dal disegno delle circoscrizioni) e bilanciamenti istituzionali, si possono evitare le distorsioni imposte dalla “tirannia della maggioranza”.

In fondo, anche in Italia, paese di forte tradizione proporzionale e altrettanto forte debolezza e brevità dei governi, il maggioritario ha offerto alternanza fra coalizioni, una competizione politica più chiara, governi più stabili. Le storture del sistema italiano, anzi, sarebbero da attribuire, sempre secondo i sostenitori del maggioritario, alla persistenza di una quota proporzionale introdotta con la legge Mattarella.

Fatta questa premessa e dichiarando alcune cose:

1. io nel referendum del 1993 pur con grossi dubbi o votato per il maggioritario.

2.Io considero l’attuale legge elettorale voluta dal CXD vermente una porcata!!!!!

3. I sistemi elettorali dovrebbero essere unici per qualunque elezione…camera,senato,parlamento Europeo,Sindaci ecc.ecc… L’italia è l’unico paese che a sistemi elettorali diversi a seconda di cosa si vota…MA STABILITO QUALE’ IL MIGLIOR SISTEMA DI VOTO PER RAPPRESENTARE I CITTADINI….QUESTO DOVREBBE ESSERE UNIVOCO.

4.Un sistema elettorale dovrebbe rispondere a due requisiti essenziali, rappresentnza dei cittatini,stabilità di governo.

Quindi quale miglior sistema elettorale per l’italia????

Il sistema elettorale francese garantisce il maggior equilibrio fra rappresantatività della base elettorale estabilità di governo.

Concludo comunque dicendo che anche il sistema maggioritario ti tipo anglosassone garantisce un ricambio delle forse di governo (vedi dispense link dipartimento studi sociali)

Ma nelle società ti tipo anglosassone ci sono valori condivisi che vanno oltre lo schieramento politico è che garantiscono l’alternanza….Libertà. Democrzia, Intresse Pubblico, non sono valori che vengono messi in discussione da nessun schieramento politico….infatti “nei governi statunitensi possono essere presenti figure appartenenti allo schieramento opposto a quello del Presidente: questo non è dovuto alla necessità di rispettare i rapporti di forza ma alla scarsa distanza ideologica e disciplina partitica, nonché alla spiccata personalizzazione della politica, che sposta molto il giudizio di valore sulla persona più che sull’appartenenza ad uno schieramento. (Fonte:Esecutivo Usa (word)Link Dipartimento di studi sociali e politici dell’università di Milano)”

La differenza tra la democrazia degli antichi e democrazia liberale

Già Benjamin Constant nel Settecento aveva mostrato le differenze tra la concezione della democrazia degli antichi e quella dei moderni. Il teorico della liberaldemocrazia Robert Dahl parla di tre percorsi storici:

1. democrazia delle città-stato;
2. democrazia degli Stati-nazione;
3. democrazia cosmopolita.

In tale approccio la differenza tra la democrazia antica e moderna sta nel fatto che nella prima prevale il concetto di eguaglianza, nella seconda prevale l’idea di libertà. Per tale motivo, mentre la democrazia antica funzionava col sistema della partecipazione dei cittadini (esclusi gli schiavi, gli stranieri e le donne) tramite i meccanismi del sorteggio e della rotazione, le democrazie liberali si fondano sulla competizione tra candidati e sul meccanismo della delega tramite elezioni.

La democrazia partecipativa classica era possibile in epoca antica grazie a determinate condizioni: la sovranità limitata ad una sola città, la cui popolazione raramente superava i 100.000 abitanti; i diritti politici riconosciuti a una ristretta fetta di popolazione, poiché erano esclusi quasi i tre quarti degli abitanti (donne e schiavi). La Grecia delle polis, la Roma repubblicana e in parte i Comuni italiani tra XII e XIV secolo sono i luoghi e i periodi storici in cui questo tipo di democrazia poté realizzarsi. Alcuni pensano che le moderne tecnologie elettroniche e di telecomunicazioni potrebbero oggi consentire forme di democrazia diretta in qualche modo analoghe.

In età moderna Rousseau tentò di far rifiorire il concetto di democrazia degli antichi. I giacobini e poi i socialisti si fecero interpreti di questa idea. Il presupposto della democrazia liberale moderna, cioè il principio della rappresentanza, fu proposto tra i primi da John Stuart Mill ed è oggi alla base dei regimi democratici.

Democrazia Partecipativa

La Democrazia degli antichi che si radunavano in una piazza per prendere decisioni oggi non è più realizzabile, ma va detto che li nascevano i primi Think Tank.
Oggi per ovvi motivi questo strumento di partecipazione può essere sostituito da internet…con gruppi organizzati per svolgere ricerca e proporre soluzioni a problemi inerenti all’area della strategia politica, sociale o tecnologica (noi siamo un piccolo esempio di Think Tank).
Per approfondire l’argomento puoi leggere “La vittoria di Ségolène Royal e la democrazia partecipativa”

Diverso è porsi la domanda di Popperiana memoria su come mandare a casa l’eletto dal popolo quando non rispetta il mandato prima che faccia troppi danni?????

MA QUESTO E’ UN ALTRO POST !!!

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Approfondimenti:

Documentazione sui sistemi elettorali:

Francia,Germania,Polonia.Spagna,Gran Bretagna,Stati Uniti.

Università di Milano – Dipartimento di studi sociali e politici

Elezioni Politiche 2006 Italia

http://www.corriere.it

Ministero Dell’intenro

http://politiche.interno.it

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