ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

Berlinguer vorrebbe il partito democratico?

Posted by ernestoscontento su novembre 16, 2006

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 16/11/2006

Ernesto Scontento Livorno, 16 Novembre 2006

Estratto dell’intervista a Massimo D’Alema .
29 Settembre 2006 Intervista di Stefano Brusadelli – Panorama

D – Lei è un fautore del partito democratico. L’intesa tra i Ds e la Margherita, dove c’è una forte componente cattolica, sarebbe piaciuta a Berlinguer?

R – Penso di sì: Berlinguer era aperto verso la cultura cattolica e liberale, e ho sempre pensato che la sua analisi della questione morale fosse improntata anche da quelle posizioni culturali. È stato un grande leader comunista, ma sapeva guardare oltre i confini del movimento operaio.

Credo che qui D’Alema abbia ragione!!!!

Berlinguer non era una persona chiusa e piena di se e dei suoi ragionamenti, ma era persona attenta alle esigenze e al comun sentire.
Negli estratti delle sue interviste riportati in fondo, emerge chiaramente la sua posizione in merito, il lettore dovrà solo fare attenzione a capire il particolare periodo storico…..Il Muro di Berlino non era ancora caduto
(Attenzione nessuno immaginava la fine del comunismo nei paesi dell’ex URSS), le ideologie dominavano ancora gran parte della militanza politica.

Va tenuto conto anche che per il vecchio PCI l’unità del partito era un punto fondamentale ( anche oggi gli eredi del PCI soffrano di questo valore ma che è anche un limite all’emancipazione).

Contemporaneamente va tenuto conto che sulla scena politica c’erà il PSI di CRAXI che stava prendendo consensi e si era già posizionato su una via socialdemocratica Europea, quindi emerge la necessità di essere qualcosa di diverso.

Oggi i DS sono nella casa Europea, il PSE, dove un tempo era collocato il PSI.

Ma nel frattempo in Italia il PSI è scomparso, come molti altri partiti storici del dopoguerra sotto il tritacarne di Tangentopoli.

MA PERCHE’ QUESTO RIASSUNTO?

Perlomeno per due validi motivi:

uno per i più giovani ,che potrebbero non avere vissuto quel particolare periodo sociopolitico, infatti da una mia piccola ricerca fai da te, risulta che sono molti gli aderenti ai DS in età fino a 35 anni che non anno mai letto l’intervista intitolata la “LA QUESTIONE MORALE”, e questo nonostante ultimamente, se ne sia parlato molto per via dello scandalo conosciuto con il nome i “ I FURBETTI DEL QUARTIERINO”e i temi trattati nella famosa intervista…. sono stati riportati a galla.

Il secondo perché dopo l’intervista, il Senatore Cesare Salvi, uno del cosiddetto correntone interno ai DS, che non sono favorevoli alla costituzione del P.D. dice “ma quale volo pindarico fa D’alema” prima ci dice! che il padre di terza via che ispira il partito Democratico e Bill Clinton, dopo Tony Blayer, ma …sarà meglio che c’è lo spieghi, staremo a sentire se ci convince”.

COME FINIRA?

Io credo che la lotta sarà dura e all’ultimo colpo……

Lunedì 13/11/2006, sono andato alla prima riunione indetta dalla sezione dei DS e, aperta alla cittadinanza, con all’ordine del giorno, la finanziaria e il P.D.

I mal di pancia emersi alla riunione sul P.D. non sono pochi e soprattutto vengono da lontano….alleanze con esponenti EX DC, paura di perdere la struttura partito, i valori no! per quelli c’è la coscienza che sono propri e che sarà compito dei militanti portarli all’interno del nuovo soggetto.

Il mio intervento a fine dibattito, si è limitato a correggere le analisi politiche emerse,infatti se è vero che fondersi con gli ex DC da la nausea a qualcuno…. è altrettanto vero! che bisogna decidere cosa si vuole fare da grandi…. il CS è al governo grazie alla porcata di calderoni!!!!

E da li che deve partire l’analisi politica, i DS erano al 17% cinque anni fa e sono rimasti al 17% ora!!!!

Se il compito della politica e, portare i propri rappresentanti nei posti di comando, per fare l’interessi degli elettori….allora, qualcuno deve diventare razionale e tapparsi il naso, per guardare avanti……ma lo può fare se cambia il punto di partenza del ragionamento.

PARTENZE SBAGLIATE, PORTANO A CONCLUSIONI SBAGLIATE, in buona fede certo….ma errate.

Nel mio articolo precedente, parlavo della distinzione che Dario Antiseri fa sui Riformisti,dividendoli in due categorie,
quelli intelligenti e quelli costruttivisti.

Oggi spero vivamente, che possa esistere una terza categoria, quella dei Riformisti Razionali.

ernesto scontento

Estratti Interviste a Enrico Berlinguer.

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3 aprile 1977.

Per un nuovo internazionalismo. Dalle conclusioni al XV Congresso nazionale del PCI – Roma.

Alla base di questa nostra concezione di un nuovo internazionalismo, resta – e va anzi ribadito – il principio del rispetto rigoroso della autonomia e indipendenza di ogni partito, movimento e Stato. Va ribadito che non ci sono e non ci possono essere più né partiti né Stati – guida. Questo è un dato irreversibilmente acquisito dal nostro partito. Ma se l’autonomia significasse che ogni partito e movimento si chiude in se stesso o limita il suo orizzonte alle questioni interne del proprio paese, i partiti comunisti e le forze progressiste di ogni orientamento si isolerebbero, rinuncerebbero cioè a quell’iniziativa internazionale e internazionalista che è invece indispensabile per salvare e cambiare il mondo. Questa è la concezione, questi i contenuti nuovi che noi comunisti italiani propugniamo proponendoci, come primo nostro specifico obiettivo, di colmare un vuoto che ha così gravemente condizionato tutti gli sviluppi europei e internazionali, di contribuire, cioè, a portare il movimento operaio dell’Europa occidentale ad assumere un ruolo che lo veda affermarsi come forza nuova dirigente dell’Europa. Ce lo proponiamo proprio affinché l’Europa stessa possa svolgere, sia verso le massime potenze sia verso i popoli e i paesi in via di sviluppo, un’azione autonoma volta a promuovere e a realizzare una cooperazione internazionale sempre più vasta e feconda di benefici risultati, per la pace e per il progresso e l’avanzata delle classi lavoratrici dell’Occidente e dei popoli del Terzo mondo. Ecco qual è la nostra visione dell’eurocomunismo, ecco il succo di quello che intendiamo per “terza via”.
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La questione morale Enrico Berlinguer – Repubblica, 1981
Intervista a Enrico Berlinguer

«I partiti sono diventati macchine di potere»

«I partiti non fanno più politica», dice Enrico Berlinguer.
«I partiti hanno degenerato e questa è l’origine dei malanni d’Italia».

Di Eugenio Scalari

Non trovo grandi differenze rispetto a quanto può pensare un convinto socialdemocratico europeo. Però a lei sembra un’offesa essere paragonato ad un socialdemocratico.
Bè, una differenza sostanziale esiste. La socialdemocrazia (parlo di quella seria, s’intende) si è sempre molto preoccupata degli operai, dei lavoratori sindacalmente organizzati e poco o nulla degli emarginati, dei sottoproletari, delle donne. Infatti, ora che si sono esauriti gli antichi margini di uno sviluppo capitalistico che consentivano una politica socialdemocratica, ora che i problemi che io prima ricordavo sono scoppiati in tutto l’occidente capitalistico, vi sono segni di crisi anche nella socialdemocrazia tedesca e nel laburismo inglese, proprio perché i partiti socialdemocratici si trovano di fronte a realtà per essi finora ignote o da essi ignorate.

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Discorso ai Giovani Enrico Berlinguer – Milano, 1982
Per un nuovo socialismo

Tutto ciò ha gettato i comunisti italiani in una impresa e in una lotta quanto mai ardua e tale da esporli a incomprensioni e polemiche, tanto da parte di correnti dogmatiche e conservatrici quanto da parte di correnti opportunistiche e di adagiamento. Impresa e lotta ardue, ma piene di fascino.
Non è cosa diversa o separabile da questa nostra ricerca la nostra iniziativa per una concezione e realtà del socialismo, quello che voi giovani comunisti avete chiamato giustamente un “socialismo nuovo”.
L’esigenza di una concezione e di una strada originali non deriva unicamente dalla constatazione di insufficiente e limiti altrui (dei modelli di tipo sovietico e delle esperienze socialdemocratiche), ma anche e innanzitutto dai problemi posti dall’età che stiamo vivendo, dai processi di trasformazione materiale, dalla esistenza di contraddizioni profonde, non prima conosciute.
Noi riscopriamo proprio così l’esigenza del socialismo inteso come sforzo per una direzione consapevole e democratica dei procesi economici e sociali, fondata sulla difesa e la pienezza di tutte le libertà. Ci si risponde che il socialismo come lo pensiamo noi non esiste e che quindi si tratta di una parola vuota. Qunado iniziarono le prime rivoluzioni liberali le Costituzioni democratiche non esistevano, ma non per questo parole come Democrazia e Costituzione erano parole vuote.

Socialismo e democrazia
Se tutte le parole che esprimono nuovi bisogni per la società fossero state considerate superflue, la storia propriamente umana non sarebbe neppure cominciata. E’ del resto del tutto falso che la parola socialismo non sia venuta già esprimendo valori universali, così come la parola democrazia.

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