ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

La responsabilità sociale nella società responsabile

Posted by ernestoscontento su novembre 27, 2006

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 27/11/2006

Livorno,27 Novembre 2006.

L’articolo di Carlos Gouveia Freitas dal titolo “I valori per una sana gestione della cosa pubblica”

È interessante sia per chiarezza con cui l’autore ci fa capire la posizione della chiesa in merito, sia perché solleva l’eterno enigma di sempre “ la società pluralistica è società composta da classi sociali” le lotte sociali sono “ lotte di classe”.
In tutto questo come si configura l’interesse pubblico che come dice l’autore è la gestione delle cose dello stato.
Se non ricordo male i tre principi guida della P.A. sono efficienza intesa come miglior gestione delle risorse nel perseguire e gestire la P.A., trasparenza nel senso che la P.A deve agire nel rispetto delle norme, imparzialità nel senso che tutti i cittadini ( o utenti della P.A.) sono uguali per la stessa.
Questi tre semplici criteri, basterebbero per farci riflettere come mai siamo arrivati a un degrado così abominevole nella gestione della cosa pubblica in generale.
Potremmo scomodare John Stuart Mill che nel suo saggio “Principi di economia politica” individua chiaramente le problematiche di alcune gestioni imprenditoriali, sintetizzo con due mezze battute vecchie come il mondo “ l’occhio del padrone ingrassa il cavallo” “ quando non c’è il gatto i topi ballano” ho detto mezze perché l’altra mezza è verità. Ma per capire ciò che accade nel pubblico che di fatto spesso è quello che accade anche nel privato ( vedi il caso ENRON in America) bisogna capire come si forma l’interesse Pubblico e, come si evolve quindi riporto l’estratto, dell’articolo della Dott.ssa Iole Petrone esperta di Diritto Amministrativo, invitando il lettore interessato ad approfondire l’argomento a leggere per intero l’articolo menzionato.
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“Evoluzione storica del concetto di interesse pubblico”

Interesse Pubblico, l’interesse della collettività, dello Stato ma anche e soprattutto di quelle entità sociali intermedie, che l’ordinamento qualifica in senso oggettivo, perché sono centri di interesse e di attività alle quali sono immediatamente da riferire quegli interessi e, da imputare quelle attività e le loro conseguenze.

E’ la base, l’elemento portante, del diritto amministrativo.

Questa figura, un tempo, astratta, incomprensibile ed evanescente è divenuta sempre più chiara in seguito all’analisi dell’interesse pubblico nei suoi aspetti concreti, quale fine di provvedimenti tipici e, soprattutto, in seguito alla sua collocazione nell’ambito del procedimento, così come viene oggi inteso, alla luce dei principi contenuti nella legge sulla trasparenza.

E’ ancora oggi difficile definire l’interesse pubblico che, non a caso, è stato descritto come “un personaggio oscuro e misterioso, nel nome del quale se ne combinano di ogni genere” [1].

Probabilmente ciò deriva anche dalla circostanza che non si ha sufficiente consapevolezza del fatto che gli interessi pubblici subiscono decisivi condizionamenti dalle ideologie politiche o sociali dominanti [2].

Nonostante la difficile comprensione del termine , esso costituisce la base, l’elemento portante senza il quale non esisterebbe il diritto amministrativo .

[1] M. STIPO, L’interesse pubblico un mito sfatato?, in Scritti in onore di M.S. Giannini – Vol. III, Milano, 1988, pag. 912.

[2] M.S. GIANNINI, Diritto Amministrativo, Milano, 1993.

E’ fuori di dubbio che le modificazioni radicali della società, conseguenti al passaggio dallo Stato monoclasse borghese allo Stato pluriclasse, abbiano influito sulla evoluzione del concetto di interesse pubblico.

SOMMARIO ARTICOLO:
1. – L’evoluzione della pubblica amministrazione e le sue implicazioni sulla nozione di interesse pubblico:
a) Lo Stato monoclasse.
b) Lo Stato pluriclasse.
2. – Il superamento dei principi di gerarchia e autarchia e l’affermazione dei principi di coordinamento e autonomia.
3. – Pluralismo sociale e Pluralismo amministrativo.
4. – Dall’interesse pubblico agli interessi pubblici.

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E’ EVIDENTE CHE LA PLURALITA’ PROPRIA DELLA DEMOCRAZIA ESPRESSA DAI PARTITI, FA SI CHE GLI INTERESSI IN GIOCO SIANO MOLTEPLICI ( fortunatamente).
Dando per scontato, che la dove ci sono attività umane è sempre possibile, che ci sia l’inefficienza e la disonesta, i fondo sbagliare è umano e l’uomo davanti al denaro è debole.
Emerge una riflessione! il mal costume è l’inefficienza devono essere l’eccezione e non la regola…..

COME INVECE ACCADE OGGI !

Tralascio volutamente (ci vorrebbe un libro per trattare in maniera adeguata l’argomento) una valutazione sull’evoluzione Industriale, con il passaggio dal controllo proprietario dell’impresa, alla delega della proprietà ai Manager per la gestione della stessa e, allo stato attuale misurano la loro efficienza con la massimalizzazione dei margini di profitto.

Quindi emerge la necessità, di creare un denominatore comune a cui aderire liberamente, indipendentemente dall’essere cattolici o laici.

Il denominatore comune si potrebbe chiamare Responsabilità sociale.

Sull’espresso in edicola c’è un bell’articolo di Sebastiano Maffettone, che parla di Responsabilità sociale dell’impresa, principio che viene dalle società Socialdemocratiche e, che oggi vede in America fra i suoi divulgatori, vari filantropi fra cui Bill Clinton.

Ricordo di aver letto, questa risposta di Ralf Gustav Dahrendorf alla domanda, come guarda all’impresa la socialdemocrazia “nelle socialdemocrazie evolute non si distingue l’impresa fra grande è piccola, ma fra essere o non essere responsabili socialmente”,in
questo contesto,,, l’impresa è un bene per la collettività perché parte di essa e, portatrice di sviluppo e benessere.

Che lo sviluppo e, il benessere di una nazione, passa attraverso l’impresa che produce beni, lo aveva capito anche Ernesto Guevara (si legga L’economia).
Sono anni, che nel mio piccolo mi batto e divulgo questo concetto di impresa e di modello sociale, sia fra i miei colleghi imprenditori Artigiani e, sia con il dialogo quando ho l’opportunità presso le istituzioni e associazioni di categoria, non è facile, ma oggi si comincia a parlarne.

Sicuramente hanno aiutato gli scritti, di alcuni economisti come Amartya Sen,J.K. Galbraith, e L’Italiano Sylos Labini , che hanno indicato criteri di sviluppo economico sostenibili, equi e soprattutto compatibili con il pensiero liberal liberista.
Dice Sen, non si può leggere solo la “La ricchezza delle nazioni (1776)” senza interpretarlo con la lettura della “Teoria dei sentimenti morali (1759)” perché il pensiero di Smith verrebbe fuorviato .

Anzi per Sen“La ricchezza delle nazioni”(dove Smith parla della famosa mano invisibile) essendo successiva alla “Teoria dei sentimenti morali”, i due saggi andrebbero letti nella sequenza temporale pubblicata da Smith ,essendo in due volumi imprescindibili l’uno dall’altro.
Labini riprende lo stesso concetto nel saggio “La crisi Italiana”.

Nella nostra piccola Italia, il dibattito politico e, tutto centrato sul Bipolarismo e i partiti unici sia di ds e di sn.

L’ostacolo maggiore è nella sinistra, che deve contaminare ex cattolici con ex Marxisti per la costituzione del Partito Democratico.

Io credo che molte persone oltre a quelle sopra esposte, abbiano contribuito con i loro scritti, mettendoci in condizione di non porci la domanda!
CON CHI SI VA…..MA PER COSA SI VA?!?!

ALLORA, io sono sicuramente l’ultimo degli ignoranti e, mi scuso se confondo cacio con maccheroni, ma in questo contesto storico, io vedo bene e appropriato, anche una lettura di “MATER ET MAGISTRA”
LETTERA ENCICLICA DI SUA SANTITÀ GIOVANNI PP. XXIII.

ernesto scontento

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