ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

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Amartya Sen, nel suo “Etica ed Economia”

Posted by ernestoscontento su dicembre 27, 2006

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 03/01/2007

Fonte Editore – Descrizione del Libro:

Questo breve libro è una vera ‘miniera’ per gli economisti, i filosofi e gli studiosi di scienze politiche interessati ai rapporti tra l’economia contemporanea e la filosofia morale. Scrivendo in uno stile chiaro e stimolante, il professor Amartya Sen presenta qualcosa di più di una limpida sintesi della letteratura importante in campo etico ed economico. Amartya K. Sen è Premio Nobel 1998 per l’economia.

Indice del Libro:

Amartya K. Sen (Santiniketan, 1933), economista indiano, Premio Nobel per l’economia nel 1998, Lamont University Professor presso la Harvard University.
Il paradosso di Sen

Prendendo spunto dal teorema di Arrow, Sen dimostra che, in uno stato che voglia far rispettare contemporaneamente efficienza paretiana e liberismo, possono crearsi delle situazioni in cui al più un individuo ha garanzia dei suoi diritti. Egli dimostra dunque matematicamente l’impossibilità del liberismo di Vilfredo Pareto, basato appunto sull’efficienza. Il paradosso è analogo a quello di Arrow sulla democrazia. Come per quest’ultimo, sono possibili alternative sociali che non ne sono soggette, ma richiedono l’abbandono dell’una o dell’altra assunzione. Sen ha ricevuto il Nobel proprio per aver sviluppato una teoria sociale scevra dal suo paradosso.

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ETICA ED ECONOMIA

Il binomio etica ed economia è stato finora poco frequentato. Oggi però si sta cominciando finalmente a capire che è di vitale importanza per il nostro futuro e per il futuro delle generazioni a venire.
Il ricorso sempre più ampio all’economia per spiegare i comportamenti individuali e le scelte politiche dei governi ha portato a considerare una figura, quella dell’ ”homo economicus”, come realmente rispondente alle caratteristiche umane, dimenticando che si tratta di un’astrazione teorica utilizzata per spiegare in modo semplificato alcuni meccanismi economici.
La sua origine etica risale ad Aristotele il quale collegava l’economia ai fini umani, considerando che lo studio di questa disciplina è sì legato al perseguimento della ricchezza, ma tale ricchezza non è fine a se stessa, bensì un mezzo per raggiungere altri fini. Quindi non è possibile dissociare lo studio dell’economia da quello dell’etica e della filosofia politica.
In realtà gli economisti non possono non riconoscere che l’uomo sia mosso nelle sue azioni da finalità non solo strettamente utilitaristiche, ma anche morali.
Lo studio dell’economia progredisce poi nel tempo, come sappiamo, con l’apporto dei grandi economisti, alcuni dei quali privilegiano l’approccio etico, altri quello ingegneristico.
“Nessuno dei due tipi (di approccio), naturalmente, è puro in alcun senso, ed è tutta una questione di equilibrio dei due approcci dell’economia. In realtà molti esponenti dell’approccio etico, da Aristotele ad Adam Smith, erano anche molto interessati alle questioni di ingegneria, pur entro un approccio prevalentemente orientato sul ragionamento etico.” .

Infatti Adam Smith nella “Teoria dei sentimenti morali”, ma anche nella “Ricchezza delle nazioni”,“dimostra di avere una concezione ben più allargata di come agisce la motivazione umana nel contesto sociale: egli è ben lontano dal considerare il comportamento autointeressato come l’unico veramente razionale. Smith considerò la virtù della “prudenza”, della quale un intelligente perseguimento dei propri interessi non è che una parte, come quella più importante per gli individui: ma per lui la giustizia, l’umanità, la generosità, lo spirito pubblico sono le qualità più utili per la convivenza sociale.” .
Man mano che l’economia moderna progredisce, però, l’aspetto etico va via via perdendo di importanza.
“ La metodologia della cosiddetta “economia positiva” ha avuto l’effetto di far ignorare una gamma di complesse considerazioni etiche che influenzano il comportamento umano effettivo e
che, dal punto di vista dell’economista che studi tale comportamento, sono prevalentemente dati fattuali più che elementi di giudizio normativo. Se si esamina l’equilibrio delle varie accentuazioni nelle pubblicazioni sull’economia moderna è difficile non accorgersi di quanto venga elusa l’analisi normativa a livello profondo, e di quanto sia trascurata l’influenza delle considerazioni di natura etica nella caratterizzazione del comportamento umano effettivo.” 3.
Per Sen, quindi, l’economia avrebbe molto da guadagnare se prestasse più attenzione ai temi di carattere etico, così come anche l’etica progredirebbe come disciplina se considerasse maggiormente i presupposti economici che sono alla base delle scelte umane.
Invece l’etica tratta i principi e le norme di comportamento indipendentemente dai loro risultati concreti, cosa che al contrario fa proprio l‘economia per la quale la valutazione delle conseguenze è una necessità imprescindibile.
Anche Sen, da buon economista, non prescinde dalla considerazione dei risultati, solo che per lui le conseguenze delle azioni umane, private o pubbliche che siano, vanno valutate non in termini strettamente utilitaristici, ma perseguendo quell’ideale più ampio di “fioritura umana” tanto caro ad Aristotele.

Approfondimenti sul Libro:
Il premio Nobel Amartya Sen, nel suo “Etica ed Economia”, ricorda come l’Economia abbia avuto due origini diverse: da un lato l’etica e dall’altra l’ingegneria.
L’altra origine dell’economia, quella ingegneristica, risale, probabilmente, al IV secolo A. C., con lo “Arthasastra” di Kautilya (consigliere e ministro dell’imperatore indiano Chandragupta). Tradotto dal sanscrito, il titolo suonerebbe come: “Istruzioni riguardo alla prosperità materiale”. Qui l’autore studia i comportamenti umani in modo semplificato, senza dare importanza a considerazioni di carattere morale.
L’essere umano è uno, malgrado la sua complessità, e il dimenticarlo, così come a volte fa la medicina con le branche nelle quali si è parcellizzata, può essere fatale. Così l’economia che non considera i molteplici aspetti dell’agire umano può portare a gravissime conseguenze.
Sen in un ciclo di conferenze: le Royer Lectures, tenute presso l’Università della California a Berkeley dal 4 al 6 Aprile 1986. La versione rielaborata di quelle tre conferenze ha dato vita a questo testo “ Etica ed Economia”.
La considerazione iniziale da cui parte l’autore che verrà poi ripresa in tutte e tre le
conferenze è il progressivo distacco creatosi tra l’economia moderna e l’etica: man mano che l’economia moderna evolveva, si indeboliva l’interesse per considerazioni etiche. L’evoluzione storica della disciplina economica tuttavia, ci dimostra che essa deriva in gran parte dall’etica: Aristotele collega la materia dell’economia ai fini umani considerandola uno strumento per raggiungere la vera ricchezza, che è il bene umano.
Esiste anche un’origine “ingegneristica” dell’economia, più interessata a problemi
logistici e meno a questioni etiche ma non per questo incapace di fornire validi contributi pratici. La tesi sostenuta da Sen non insinua che l’approccio non etico all’economia sia improduttivo ma sostiene che la stessa economia potrebbe essere resa più produttiva qualora si prestasse maggiore attenzione alle considerazioni di natura etica che influenzano il comportamento e il giudizio sociale umani.
Nella teoria economica corrente svolge un ruolo primario il comportamento razionale dove per razionalità si intende coerenza interna delle scelte e massimizzazione dell’interesse personale: l’uomo economico agisce perseguendo il proprio interesse personale e così facendo si comporta razionalmente. Ma è assurdo e riduttivo
sostenere che tutto ciò che non sia massimizzazione dell’interesse personale debba essere per forza irrazionale ed inoltre non vi è alcuna prova che questo modo di procedere porti necessariamente a condizioni economiche ottimali (si veda l’esempio del mercato giapponese).Il successo di un libero mercato in realtà non ci dice nulla
delle motivazioni soggiacenti all’azione economica. La vera questione è se ci sia una pluralità di motivazioni, o se sia solo l’interesse personale a guidare gli esseri umani:
cercare di fare del proprio meglio per raggiungere ciò che ci si è prefissato è razionale, e questo può includere il perseguimento di obiettivi ai quali noi assegniamo un valore intrinseco e non dettati dall’interesse personale. Alla fine della prima conferenza Sen
affronta il problema dell’errata interpretazione fatta nei confronti del padre del liberismo Adam Smith ridotto da sempre a mero guru dell’interesse personale trascurando invece la sua analisi etica dei sentimenti e del comportamento. Questo impoverimento
è strettamente collegato all’allontanamento dell’economia dall’etica.
Un’altra grave conseguenza di questo distacco è trattata nella seconda conferenza e riguarda l’indebolimento della posizione dell’economia del benessere a favore dell’economia predittiva laddove quest’ultima può influenzare la prima ma non viceversa. Con lo sviluppo dell’atteggiamento antietico l’unico criterio rimasto è quello
dell’efficienza economica e delle utilità individuali. Sen muove due critiche all’utilità intesa come unica fonte di valore: innanzitutto l’utilità, così come il successo di una persona, non possono essere considerati solo in termini di benessere personale ma
anche in termini di facoltà d’agire ossia della capacità di scegliere i propri obiettivi e di rispettare i propri valori non esclusivamente in vista dell’immediato benessere personale. In secondo luogo non si può giudicare il benessere di una persona solo in base al criterio della felicità o dell’appagamento dei desideri perché sarebbe troppo
riduttivo. L’autore giunge così ad affermare che se viene fatto esplodere lo spazio ristretto in cui è relegata l’economia del benessere inserendovi considerazioni etiche più ampie, allora non può più essere giustificata l’indipendenza totale da quest’ultima dell’economia predittiva. Ne consegue che l’efficienza non possa più essere
considerata l’unico criterio economico di giudizio: il modo migliore di vedere il vantaggio di una persona non è da considerarsi in termini di risultati raggiunti ma anche in termini di libertà raggiunta e di importanza intrinseca assegnata a diritti e valori. L’accettazione morale dei diritti può richiedere un sistematico allontanamento
dal comportamento mosso dall’interesse personale. La parte conclusiva del testo torna ad analizzare il rapporto tra etica ed economia sottolineando l’esigenza per entrambe
le discipline di un più stretto contatto. Infatti non solo la ricchezza delle considerazioni etiche può essere rilevante per l’economia, ma anche la stessa disciplina etica potrebbe trarre giovamento utilizzando alcuni approcci economici (ragionamento
conseguenziale, interdipendenza sociale…) nell’analizzare questioni particolarmente complesse. Sen ci lascia con la certezza che l’avvicinamento di etica ed economia è necessario sia per l’arricchimento reciproco delle due discipline sia per il vantaggio
futuro del bene sociale.

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Approfondimenti Vari:

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Caro Babbo Natale.

Posted by ernestoscontento su dicembre 22, 2006

Caro Babbo Natale, ti scrivo questa mia lettera nella speranza che tu possa esaudire il mio sogno come quando ero ragazzo.
Lo so Babbo Natale che ora sono un uomo adulto e non dovrei più scriverti, ma tu sei colui che da ragazzo realizzava i miei desideri, sei l’uomo buono che porta i doni, sei colui che da un sorriso ai bambini. Certo vorresti fare di più, vorresti regalare un sorriso tutti i giorni a tutti i bambini del mondo; ma questo non è possibile nemmeno per te, che ai il cuore grande.
Anche perché Babbo Natale tu sei frutto della fantasia umana e, quindi la tua possibilità è fortemente correlata al volere degli uomini.

E quasi sempre gli uomini sono egoisti, individualisti, privi di quel senso di responsabilità collettivo che dovrebbe far si che questo mondo sia più equo e giusto.

Quindi caro Babbo Natale non te la prendere, non sei tu il responsabile delle ingiustizie del mondo, ma noi umani siamo i responsabili di tali ingiustizie.

Inoltre Babbo Natale io sono cresciuto e, diventando adulto e ho imparato, a calibrare il mio volo, volare alto è bello ma spesso voli da solo e, la solitudine non e mai segno di socializzazione.
Quindi bisogna cercare di volare ad una quota dove sia possibile socializzare, per condividere con i tuoi simili questo grande cammino che è la vita.

Allora io ti saluto indicandoti un mio desiderio nella speranza che tu lo possa realizzare.

Vedi Babbo Natale anche io “ VORREI VIVERE IN MONDO DI GIUDICI GIUSTI, CITTADINI ONESTI, MA SOPRATTUTTO DI POLITICI DOVEROSI DEGLI UNI E DEGLI ALTRI” (Gaetano Salvemini).

Auguri a tutti di buone feste ernesto.

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Utilitarismo e oltre Sen Amartya K., Williams Bernard

Posted by ernestoscontento su dicembre 21, 2006

Utilitarismo e oltre Sen Amartya K., Williams Bernard

Dettagli del libro
Titolo: Utilitarismo e oltre
Autori: Sen Amartya K., Williams Bernard
Curato da Sen A., Williams B.
Traduttore: Besussi A.
Editore: Net
Data di Pubblicazione: 2002
Collana: Quality paperback

Descrizione Dal sito dell’editore:
Alcuni fra i più eminenti filosofi morali e tra i più importanti economisti indagano in queste pagine i criteri di valutazione delle istituzioni politiche e delle scelte pubbliche. Tra i contributi favorevoli e quelli critici nei confronti di una dottrina che assume l’utile come criterio dell’azione collettiva e fondamento della felicità individuale, si vanno delineando proposte originali per una società buona, equa e giusta. I tanti autorevoli interventi raccolti in questo volume offrono un contributo decisivo non solo alla filosofia morale e politica, ma anche alle scienze sociali, alla politica, all’economia.

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UTILITARISMO
Dottrina filosofica sviluppatasi in Inghilterra nel XVII-XVIII secolo che, assimilando la morale a una scienza esatta, riconosce nel piacere il movente delle azioni umane e fa coincidere la felicità con l’utilità dell’individuo o della società. L’utilitarismo, i cui maggiori esponenti furono J. Bentham e J. S. Mill, influenzò il liberalismo e le dottrine economiche di Ricardo e Malthus.

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Carlo Augusto Viano Bentham e le leggi efficaci

Bentham non credeva né alle leggi divine né al contratto sociale però aveva un criterio che consisteva proprio nel rapporto legge-pena. Qui arriviamo proprio al cuore, che è tutto sommato abbastanza semplice, della dottrina utilitaristica: ogni bene coincide con l’utilità e l’utilità coincide con il piacere che si prova. Una legge collegata a una pena è allora un apparato per produrre del dolore a chi trasgredisce quella legge. Se, ad esempio, rubo qualcosa vengo messo in prigione e la prigione mi provoca un certo dolore. Naturalmente le leggi provocano dolore attraverso la pena, ma anche attraverso la loro prescrizione. Se io sono un fanatico di automobili e vedo una bella automobile vicino al marciapiede il prenderla sarebbe un grosso piacere per me. Se la legge mi proibisce di prendere la macchina che non è mia io provo allora un dolore. Può accadere allora che io, per avere il piacere del possesso della macchina, trasgredisco la legge e così ho una bella soddisfazione. A questo punto la legge diventa efficace: un poliziotto, dopo avermi fatto fare un bel giro con l’automobile, di cui io sono tutto contento mi mette in prigione. Bisogna naturalmente che la pena della prigione sia più grossa del piacere che io provo prendendo l’automobile; è tutta una questione di proporzione, di pesi tra piaceri e dolori. Le leggi devono introdurre delle afflizioni non troppo forti, altrimenti le persone trasgrediscono alle leggi; per rendere attendibili quelle afflizioni devono introdurre delle pene, in maniera che la gente non ha la tentazione di violare la legge per avere una soddisfazione un poco più grande; la pena costituisce un freno da questo punto di vista.
Quali sono le leggi giuste? Questo è il teorema forte degli utilitaristi: sono le leggi efficaci, cioè le leggi che applicate tutte insieme danno delle pene, ma producono delle soddisfazioni più grosse delle pene che producono. Io posso allora ragionare così: se mi prendo l’automobile del mio vicino sono molto contento, ma la legge mi impedisce di prenderla. Io sono triste, però poi penso: io non prendo l’automobile del vicino, ma il vicino non prende tutti i beni che ho io. La piccola afflizione di rinunciare al giro sulla sua automobile vale i grossi piaceri che l’insieme delle leggi mi dà; allora le leggi nel loro complesso devono essere afflittive, ma non troppo. Questo innesca un’importante discussione, un’importante teoria che riguarda in maniera precipua le pene: le pene devono essere afflittive, ma anche in questo caso giustamente afflittive. Se la pena è troppo afflittiva finisce con l’essere inefficace o perché i giudici non la applicano o perché il corpo sociale tende a non applicarla perché il dolore diffuso è troppo grande. Le pene efficaci sono le pene proporzionate al reato, devono essere soprattutto sicure e prevedibili. Adesso si parla molto e se ne legge tutti i giorni sui giornali del problema della certezza del diritto. Questo tema si è fatto strada nella nostra cultura attraverso molti percorsi, ma certamente uno dei percorsi attraverso i quali è emerso è stato quello aperto dagli utilitaristi.

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Interviste Carlo Augusto Viano L’utilitarismo 21/2/1994

Rifiutando l’idea che l’utilitarismo sia una costante dell’intera storia della filosofia e in generale della tradizione culturale occidentale, C.A. Viano individua i suoi fondatori in J. Bentham e nei Mill, ovvero nell’ambiente anglosassone a cavallo fra il settecento e l’ottocento. Il movimento diffonde idee nuove come la parità dei diritti fra i sessi e appoggia istituzioni innovative come lo University College, chiamato Godless Gollege: il “Collegio senza Dio” poiché privo dell’insegnamento teologico. L’utilitarismo è un movimento unitario simile al positivismo per le reazioni suscitate nel resto dell’Occidente: esso viene considerato una sorta di “demone” che ha commesso innumerevoli errori, un “demone” di cui si teme, perché, che abbia fin troppa ragione. Alle origini dell’utilitarismo c’è la priorità affidata al sapere utile,rispetto a quello dotto, erudito. All’idea del sapere pratico ed utile, che rompe con i criteri del sapere dotto, dell’erudizione, si accompagna la convinzione che l’utile sia fonte di piacere per l’uomo. Viano individua un nesso fra l’economia politica e l’utilitarismo. Essi si incontrano nella ricerca di una nuova organizzazione delle relazioni sociali, soprattutto nell’esigenza di abbandonare il modello giuridico-economico medievale. A questo proposito è importante sia la lotta di Bentham contro la “common low”, un insieme di leggi comuni non scritte, non codificate, provenienti dalla prassi giuridica medievale, sia la sua difesa dell’usura. Le concezioni giuridiche di Bentham si distanziano da quelle teorie che vedono nella legge l’espressione dell’ordine divino e da quelle che invece danno un valore convenzionale alla legge, per cui la norma giuridica è frutto di un contratto sociale. Per dire che cosa è la legge Bentham pensa alla “sanzione”. Le vere leggi sono quelle che prevedono una sanzione, se trasgredite. Esse richiedono quindi che esista un sovrano, un governo in grado di sancire e applicare una pena. La legge, quindi, non è connessa all’ordine divino o al contratto sociale, come per Rousseau,ma alla volontà del sovrano e al fondamentale concetto di pena e di dolore. La riflessione sulla legge si riallaccia anche al problema della scelta della azione “giusta”. Bentham intende risolvere questo problema affidando la scelta al calcolo delle conseguenze piacevoli e/o spiacevoli che le azioni possono provocare. La teoria del calcolo fa,perchè, nascere dubbi e perplessità sulla misurabilità dei sentimenti di piacere e/o dispiacere , dubbi che spinsero J.S. Mill a parlare di “una distinzione qualitativa” e non quantitativa dei piaceri. Il criterio del calcolo delle conseguenze di un’azione rappresenta, comunque, un’importante innovazione rispetto alla morale kantiana, poiché la legge morale a priori di Kant non prevede affatto la possibilità di essere modificata in base alle conseguenze piacevoli e/o spiacevoli che può causare. L’applicazione del calcolo alla teoria del piacere e/o dispiacere unisce l’utilitarismo alle teorie economiche. Fu Edgeworth, un importante economista della seconda metà dell’ottocento inglese, ad associare la teoria utilitarista con l’analisi matematica. All’utilitarismo hanno attinto correnti e pensatori del tutto diversi e in alcuni casi opposti. Ad esso si sono, infatti, richiamati i cosiddetti teorici dell’economia del benessere, ma anche V. Pareto, certamente distante dalla scuola di economia di Cambrige. A.C. Viano espone le differenze fra l’utilitarismo e la filosofia tedesca dell’ottocento, sottolineando l’interesse di Bentham per il mondo francese, in particolare per la Rivoluzione francese e per una scienza nata in quel contesto: la statistica. Le conclusioni dello studioso italiano riguardano l’utilitarismo come presupposto di una democrazia liberale. Egli ricorda il nocciolo del pensiero sociale utilitarista: istituire un termometro morale nella società come criterio di giustizia – avanzando però alcune perplessità sull’oggettività della misurazione,poiché la rilevazione termometrica è sempre suscettibile di manomissioni e contraffazioni.
Torino, abitazione, 21 febbraio 1994

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Carlo Augusto Viano L’utilitarismo

DOMANDA: Professor Viano, una delle correnti più interessanti della filosofia morale � quella che va sotto il nome di utilitarismo. Può aiutarci a ripercorrere brevemente la genesi di questo movimento, nonché a ricordare le figure dei filosofi che – più di altri – hanno contribuito al suo sorgere?
L’utilitarismo ha date di nascita precise e alcuni personaggi fondatori, come Jeremy Bentham, pensatore inglese che vive e opera tra la fine del Settecento i primi anni dell’Ottocento. C’è poi un gruppo di persone, che si raccolgono intorno a Bentham, che danno il via a una specie di successione interna. Ci sarà poi un altro grande profeta dell’utilitarismo, John Stuart Mill, figlio di James Mill, che aveva vissuto a casa di Bentham (Bentham era stato il suo educatore).
Bentham pensava che si potesse usare un calcolo anche nelle nostre decisioni pratiche. In cosa consiste questo calcolo quando, ad esempio, un sovrano o un governo deve stabilire una legge? Si prende in esame una decisione qualsiasi e si considerano le conseguenze piacevoli e spiacevoli che ne derivano. In questo caso si scegliere, se non ci sono alternative, la decisione che ha il maggior numero di conseguenze piacevoli. E’ difficile comunque avere una decisione A con conseguenze solo piacevoli e una decisione B con conseguenze solo spiacevoli. A e B avranno un po’ di piacere e un po’ di dolore. Allora io prendo in esame il dolore, gli da un numero e gli metto davanti un segno meno(-); prendo il piacere, gli da un numero e metto davanti il segno più (+); poi faccio una somma algebrica e il risultato mi dice da che parte io devo stare, quale decisione devo prendere. E’ un’idea che poteva entusiasmare e che semplificava di molto le cose.
Si trovarono perciò subito obiezioni e problemi. Se confronto i miei averi con quelli di un interlocutore, non è difficile contare le monete che abbiamo in tasca e dire: “tu hai cinque monete e anche io ne ho cinque”; ma se, per esempio, io trovo un interlocutore che ha sete, mentre io ho fame, come possiamo confrontare se soffre più lui a rinunciare a bere o soffro più io a rinunciare a mangiare? Non è per nulla facile!
L’utilitarismo suppone che i piaceri e i dolori di persone diverse siano sommabili tra loro, siano cioè assolutamente omogenei, e che tutti i piaceri e i dolori siano assolutamente omogenei. Questo sollevava un grosso problema.
Stuart Mill, l’allievo e quasi nipote di Bentham, un po’ ribelle e insofferente, cominciò a negare che tutti i piaceri e i dolori siano eguali. Bentham aveva detto una cosa che sembrava molto paradossale: un buon governante deve rendere i suoi sudditi quanto più contenti possibile. Se i sudditi vogliono passare il loro tempo a leggere poesia o a fare il gioco della pulce – che è uno dei giochi più stupidi che esistano -, tutto questo non importa. Non è affare del governante decidere che cosa debbano fare i suoi sudditi.
Stuart Mill non era d’accordo; per lui il piacere di leggere poesia non è omogeneo a quello del gioco della pulce o a quello che si prova ubriacandosi in solitudine; si tratta di piaceri completamente diversi.
Cominciava a prospettarsi, con J.S. Mill, l’idea che l’utilitarista non è solo colui che permette alla popolazione di realizzare nella misura maggiore il piacere che questa preferisce, ma è anche colui che deve educare una popolazione a piaceri superiori. L’innovazione introdotta da John Stuart Mill stava nell’affermare che i piaceri si distinguono qualitativamente. Questo naturalmente introduceva una grave minaccia al progetto utilitarista, secondo il quale si potrebbero prendere decisioni esclusivamente facendo calcoli.
Quali sono, secondo Mill, le alternative che si hanno quando si affrontano i problemi morali? O si crede, come Aristotele, che esista un fine o un bene in sé, migliore di tutti gli altri, e da questo fine si ricavano con un ragionamento di tipo deduttivo gli obblighi e le leggi morali (e in questo modo si operano le scelte); oppure si fa come Kant: non si crede che si debba partire da un fine in su, ma da una legge morale che è una legge universale, e da questa legge morale si possono ricavare indicazioni, prescrizioni, su come ci si deve comportare, di volta in volta, dal punto di vista morale.
Secondo J. Stuart Mill, che a questo riguardo riformulava dottrine di Bentham, non esiste un fine in sé delle azioni umane, così come non esistono delle leggi puramente formali che debbano essere seguite ad ogni costo, leggi che si possono ricondurre sotto la formula: “il dovere per il dovere”. E’ quello che si era in qualche modo espresso nel verso di Giovenale ripreso da Kant: “Fiat iustitia, pereat mundus”, cioè “si compia la giustizia in ogni caso, anche se il mondo dovesse perire [come conseguenza del compimento della giustizia]”.
John Stuart Mill afferma che la mentalità utilitaristica è completamente diversa: essa cambia una decisione se vede che le sue conseguenze sono negative. Di per sé ogni decisione è buona o comunque è indifferente in se stessa. Quello che conta sono le conseguenze delle decisioni che io prendo.
Tratto dall’intervista “L’utilitarismo” – Torino, abitazione Viano, lunedì 21 febbraio 1994

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JOHN STUART MILL UTILITARISMO DELLE NORME

Influenzato dall’utilitarismo di Jeremy Bentham, Mill è convinto che, accanto ai piaceri di natura fisica, ne esistano altri, spirituali e intellettuali: questi, almeno per il dotto, hanno intensità decisamente superiore rispetto ai primi. In questo modo, Mill abbandona la quantificazione del piacere (il piacere è quantificabile soltanto se riferito alla sensibilità) e arriva a sostenere apertamente la natura qualitativa dei piaceri. Anche egli, come gli altri utilitaristi, è convinto che il motore dell’agire umano sia il piacere, inteso perché in maniera qualitativa: viene così a cadere l’accusa di quanti liquidavano l’utilitarismo come mera riproposizione dell’etica epicurea. Su questa scia, Mill distingue attentamente tra la soddisfazione (della quale si accontentano gli animali) e la felicità, tipica degli uomini e caratterizzata da un senso di realizzazione implicante la soddisfazione di piaceri intellettuali. Mill critica Bentham accusandolo di non aver considerato i piaceri intrinsecamente, ma sempre solo per le loro conseguenze contingenti. L’introduzione dell’elemento qualitativo fa sì che la matematizzazione dei piaceri operata da Bentham sia impossibile: la conseguenza che la valutazione dei piaceri qualitativamente intesi sfugge alla calcolabilità e al cognitivismo etico; l’utilitarismo dell’azione di Bentham cede il passo ad un utilitarismo della norma. Quest’ultimo mantiene il principio per cui le azioni devono essere valutate in base alle conseguenze, ma nella consapevolezza che, perché ciò sia possibile, si debbano impiegare regole accumulate tramite esperienze pregresse. Questa mossa teorica permette a Mill di difendersi dall’accusa tradizionalmente mossa all’utilitarismo, accusa secondo la quale esso sarebbe inapplicabile perché destinato a rimanere in un insuperabile condizione di attesa di verifica delle conseguenze di ogni azione. Le norme con cui secondo Mill deve operare l’utilitarismo gli permettono di evitare le secche dell’attesa inattiva e, al tempo stesso, gli forniscono criteri operativi alternativi all’algebra dei piaceri. Queste norme sono, in definitiva, il risultato dell’esperienza che l’uomo ha storicamente fatto a partire dalla preistoria per arrivare fino ad oggi. Con l’utilitarismo delle norme diventa per lui difficile riconoscere quali siano le azioni positive, nella misura in cui il piano del piacere è passato al piano qualitativo e soggettivo e investe tutta un’esperienza storica. A questo punto, Mill introduce il senso del dovere come componente interna all’uomo che lo esorta ad agire in un determinato modo: infatti il senso del dovere che fa si che io valuti come positiva un’azione sulla base del patrimonio storico sedimentato nella mia coscienza. Tale senso del dovere non deve essere confuso con l’imperativo categorico kantiano, che prescinde dalle determinazioni storiche e ha un valore assolutamente aprioristico: il senso del dovere di cui dice Mill ha una sua storia, si basa sull’utile, proviene da un sentimento poggiante su tutte le esperienze passate tradottosi in dimensione coscienziale. In questo modo, Mill si sta avvicinando inaspettatamente al sentimento morale di Hutcheson, secondo il quale vi sono azioni che dispiacciono immediatamente al mio sentimento morale e vanno perciò incontro a una condanna morale.

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http://www.units.it/~etica/2006_1/PELLEGRINO.pdf

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Se fischia la sinistra. La partita riformista

Posted by ernestoscontento su dicembre 18, 2006

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 19/12/2006

Quanto peseranno i fischi di Mirafiori e delle piazze sulla fase due del governo?

Lucia Annunziata sulla stampa del 14/12/2006, si domanda su quale partito peseranno Maggiormente i Fischi di Mirafiori. La Annunziata non ha dubbi peseranno sui D.S.!

Riporto uno stralcio del suo articolo:

“La maggioranza di quelle assemblee ha votato proprio Ds. E ai Ds si rivolge ora la domanda di equità sociale. Chi, d’altra parte, se non i Ds dovrà accogliere, guidare, incanalare e risolvere un eventuale nuovo ciclo di lotte sociali? Questo è il paradosso. Se ci sono nuove tensioni, chi rischia di scontarle e di pagarle, alla fine sono proprio i Democratici di Sinistra. L’esistenza stessa di questo partito potrebbe dipendere dal come saprà gestire questo compito nei prossimi mesi. A volerlo spogliare di tutti gli orpelli, il ponderoso e spesso incomprensibile dibattito sul Partito Democratico si riduce a questo”.

Sull’Espresso in edicola c’è un articolo di Edmondo Berselli dal titolo “Se fischia la sinistra”

Riporto anche di questo articolo uno stralcio:

“Dure contestazioni. Faide interne. Crollo dei consensi. Alla vigilia dell’approvazione della Finanziaria il governo Prodi pare alle corde. Soprattutto, non riesce a comunicare con i suoi elettori. Sempre più disorientati”.

Ora La Finanziaria è stata approvata e, non a importanza come e, con il voto di chi ! ( peraltro per me legittimo, il voto dei senatori a vita è previsto dalla costituzione).

Dopo le feste di Natale, ci si gioca il vero scontro politico interno alla coalizione! I veri nodi saranno le riforme impopolari, pensioni, sanità, razionalizzazione dello stato che vuol dire mettere mano nel pubblico impiego, Infrastrutture e grandi lavori.

TUTTE COSE CARE AI SINDACATI E ALLA SINISTRA RADICALE NON RIFORMISTA MA MASSIMALISTA.

Non sarà facile perchè tutti vorranno riguadagnare i consensi persi, quindi saranno tutti pronti a schierarsi in difesa degli interessi particolari a discapito dell’interesse collettivo.

Si riporta uno stralcio del Dossier Inps:

– Donne cruciali:
L’aumento graduale a 62 anni dell’età per il pensionamento di vecchiaia delle donne è di fatto l’opzione più gettonata dai tecnici dell’Inps. La simulazione poggia su un innalzamento nel 2008 da 60 a 61della soglia per poi salire a 62 anni nel 2014. L’operazione garantirebbe un risparmio di 488 milioni di euro già nel 2008 per poi arrivare a quasi un miliardo l’anno nel periodo 20/09/2013 e a oltre 2 miliardi dal 2015 al 2025.

– Le altre opzioni:
Un altro punto fermo è la revisione dei coefficienti di trasformazione (riduzione a regime di circa il 7%in media degli importi delle prestazioni future). Infine la stima del costo per le casse dello Stato dell’estensione della previdenza integrativa agli “statali”: il flusso annuo di Tfr ammonterebbe a 6,38 miliardi.

Nel frattempo per il 2005 sono stati erogati 214.881 milioni per le pensioni, cifra che corrisponde al 15,16% del prodotto interno lordo e che rappresenta una crescita del 3,3% rispetto al 2004.

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– L’aumento della vita media, che è un raggiungimento del progresso e del benessere economico,obbliga a rivedere diritti considerati acquisiti,naturalmente si dovrà tenere conto dei lavori cosiddetti usuranti, che oggettivamente non possono avere lo stesso criterio di valutazione di chi lavora in ufficio o in lavori qualificati.

– La Sanità deve essere riorganizzata con criteri di efficienza e razionalizzazione del sistema, che deve vedere al centro il cittadino beneficiario dei servizi, qui occorre avviare una vera rivoluzione culturale; sia sotto il piano dei costi dei medicinali ampliando le liberalizzazioni e rendendo funzionali le confezione dei farmaci.. Inoltre bisogna premiare la meritocrazia e eliminare la piaga della mala sanità, è di questi giorni la notizia a Livorno di un ragazzo di venti anni che ha subito l’amputazione di un braccio per una frattura andata in cancrena. NON SONO PIU’ ACCETTABILI NEGLIGENZE DEL GENERE, COME NON E’ PIU’ ACETTABILE CHE UN CITTADINO VENGA RIFIUTATO ALL’OSPEDALE PER CARENZA DI POSTI LETTO!!!!

– Pubblico Impiego, qui Bisogna attuare le indicazioni date da P. Ichino premiare la produttività individuale e, penalizzare i nullafacenti. Inoltre anche in questo settore vige la regola Meritocratica.

– Infrastrutture e grandi lavori, bisognerà decidere le opere urgenti, viabilità e fonti energetiche alternative, diversificazione degli approvvigionamenti, incentivi per il risparmio energetico .Sul fronte del risparmio energetico alcune amministrazioni comunali si sono mosse sul versante della riduzione degli oneri per chi costruisce con criteri che utilizzano fonti alternative e accorgimenti tecnici per contenere i consumi. Le problematiche più grosse emergeranno sul fronte delle Infrastrutture TAV e dei rigassificatori per nuove fonti di approvvigionamento.

Come potete notare dai punti sopra riportati emerge che su alcune tematiche lo scontro sarà duro e inevitabile, è di oggi l’articolo sul Tirreno che a Livorno duemila persone sono scese in piazza per manifestare contro il rigassificatore, a Firenze altre mille persone manifestano contro gli inceneritori, per la TAV le problematiche sono note come sono note sugli altri argomenti.

Ma cosa c’è di diverso rispetto alla finanziaria?

Semplice che la sinistra Radicale sta facendo il doppio gioco , sta al governo con L’Unione ma sul territorio non riproduce la coalizione di governo, anzi e promotrice e organizzatrice della piazza dissidente. I sindacati devono riacquistare consenso quindi giocheranno duro su pensioni e pubblico impiego.

I Riformisti dovranno accollarsi l’onere della responsabilità sociale quella che è al disopra degli interessi particolari,quella che guarda al futuro del paese, la vera politica quella degli statisti che agiscono guardando anche alle generazioni future.

Mai come oggi per i Riformisti occorre la capacità di dialogo con la comunità,in una società sempre più individualista pensare al futuro del paese sembra una favola di altri tempi, farlo chiedendo sacrifici agli elettori che guardano delusi alla politica e con diffidenza ai politici, sa di suicidio politico.

Mai come in questo periodo, per gli Italiani vale il detto di J.F.K. “ non domandarti cosa può fare per te il tuo paese, ma cosa puoi fare tu per il tuo paese”, parole semplici che indicano la strada per il perseguimento dell’interesse generale.

Saremo in grado noi Italiani a fare questo miracolo?

ernesto scontento

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La partita della Tav per lo sviluppo del Paese

Posted by ernestoscontento su dicembre 13, 2006

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 14/12/2006

Livorno,13 Dicembre 2006

Tav, la Francia pronta a tagliarci fuori

COMPLETATA LA PARIGI-STRASBURGO.

In tre anni costruiti 300 chilometri di alta velocità: è l’alternativa al corridoio 5.
Leggendo questo articolo sulla Stampa WEB posso solo provare rabbia per il mio paese L’Italia e, ammirazione per una Francia pragmatica e concreta.

Il Futuro dei prossimi venti anni sarà per chi è in grado di competere sui mercati, e per i paesi industrializzati che devono sostenere un costo del lavoro maggiore, la competizione si gioca su contenuti tecnologici ad alto valore aggiunto, ma fondamentale è la competizione globale del sistema paese, che si basa essenzialmente su regole Democratiche condivise, Infrastrutture moderne, snellimento amministrativo, costi ridotti per i servizi primari gas e energia.

Da uno studio del Club Ambrosetti pubblicato sul sole 24 ore del 09/12/2006 sono evidenziati sedici punti fondamentali per essere competitivi come paese, di cui tre sono quelli evidenziati sopra .

Se non saremo capaci di ritrovare noi stessi come Italiani e, soprattutto se non usciamo da questo impasse istituzionale voluto da politici incapaci di vedere oltre il loro orticello, L’Italia rischia di diventare la Bulgaria senza essere mai stata sotto il patto di Varsavia.

Occorre una nuova classe Dirigente capace di dialogare, con una visione chiara e globale dei problemi, ma decisa e convinta che l’agire è al di sopra degli interessi particolari.

Solo il ritrovamento dell’agire per il bene comune può essere la chiave dal CAOS in cui siamo precipitati.

E come si sa mentre in Italia si litiga gli altri ci anticipano, ma qui non perdiamo lo scudetto…qui si perde il benessere, faticosamente conquistato con il sacrificio di generazioni e generazioni di Italiani.

Il no sempre e comunque, l’ambientalismo estremo e radicale non è critica costruttiva e riformista!!! Ma ostinazione che gioca con la democrazia tollerante, perché una minoranza è sempre una minoranza in Democrazia che conta per quel che è! MA UNA MINORANZA CHE TIENE IN SCACCO UNA MAGGIORANZA NON E’ NATURALE E, NON FA BENE AL PAESE E’ ANTIDEMOCRATICA.

ULTIMI AGGIORNAMENTI SULLA TAV:

1) Il ministero dell’Ambiente chiede che sia sospesa la Conferenza dei Servizi sulla Torino-Lione (5/12/06)
Il ministro Pecoraro Scanio scrive al sottosegretario alla presidenza del consiglio, Letta, una lettera sull’opportunità di sospendere la Conferenza, che rischia di essere un intralcio al confronto con gli amministratori locali nella sede dell’Osservatorio. Contemporaneamente, su un piano più tecnico-burocratico, il direttore generale dello stesso ministero, Bruno Agricola, scrive al presidente della Conferenza chiedendone espressamente la sospensione vista l’assenza di progetti definitivi.

2) Prodi e Di Pietro: il TAV in Valle Susa si fa!
E si fa pure la seconda canna autostradale del Frejus. (Summit italo-francese, Lucca 24/11/06)
Nel vertice Prodi-Chirac si è parlato soprattutto di trasporti.
Nel merito della linea AV-AC Torino-Lione il nostro Presidente del Consiglio ha ripetuto ancora una volta che intende realizzarla, pur nel contesto di dialogo col territorio interessato. Di Pietro, al solito, è stato più drastico. Ricordando che una decisione sarà sicuramente presa entro settembre 2007 ha detto: “Il problema non è se costruire o no la Torino-Lione, ma dove farla passare” ed ha poi aggiunto: “I Sindaci che disertano la conferenza dei servizi convocata per lunedì (27/11/06, ndr) sono degli irresponsabili”
Nel corso del summit sono state firmate intese bilaterali anche per realizzare la nuova galleria “di sicurezza” sull’autostrada del Frejus.

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l Nobel per la Pace al banchiere dei poveri “ come sconfiggere la miseria”

Posted by ernestoscontento su dicembre 12, 2006

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 13/12/2006

Il Nobel per la Pace al banchiere dei poveri “ come sconfiggere la miseria”

“La povertà è una minaccia per la pace”, ha detto Yunus, nel suo discorso di accettazione del Nobel, affermando che è possibile creare un mondo libero dal bisogno e relegare la povertà in un museo,
“In fondo, l’unica cosa che ho fatto è stata prestare dei soldi”.

Muhammad Yunus, fondatore della Grameen Bank, l’esperienza relativa al suo modello creditizio ora introdotto in 60 paesi e il progetto di itticoltura di Nimgachi, realizzato nei mille laghi sottratti al degrado, in Bangladesh.

La politica internazionale degli aiuti

In un’epoca in cui può sembrare che il denaro sia l’unico valore di riferimento, sono molti quelli che si chiedono se sia possibile combattere la povertà con una qualche efficacia.

Per capire come il prestito a bassi interessi ai poveri sia uno dei modi possibili per sconfiggere la povertà sulla terra. A Muhammad Yunus è stato assegnato il Premio Nobel per la Pace 2006.
Erano i poveri e i diseredati, la spina costante nella vita di MuhammadYunus.

La volontà di sottrarli alla miseria secolare, ereditata dalla madre in
quegli anni dell’infanzia. Muhammad Yunus vive in uno dei paesi più poveri del mondo. Ad arginare gli effetti devastanti delle calamità naturali, della malnutrizione, della povertà strutturale, dell’analfabetismo e della alta densità di popolazione, in Bangladesh, non sono bastati i trenta miliardi di dollari degli aiuti internazionali. E’ difficile, quindi, immaginare che l’Occidente abbia qualcosa da imparare da questo paese. Eppure, è nata qui la Grameen Bank e con essa un’idea per far sparire la povertà dalla faccia della terra. Il professor Yunus ha trovato il modo, accordando minuscoli prestiti ai diseredati della terra, di fornire al 10% della popolazione – bengalese (dodici milioni di persone) gli strumenti per uscire dalla miseria, e di trasferire poi la sperimentazione del microcredito dal Terzo mondo ai poveri di altri paesi. La banca presta denaro, a tassi bonificati, solo ai poverissimi: in questo modo coloro che non potevano ottenere prestiti dai tradizionali istituti di credito (e sono state in maggioranza donne) vengono messi nella condizione di affrancarsi dall’usura, di allargare la propria base economica e di prendere in mano il proprio destino.

Una rivoluzione sociale in atto
Prima di tutto quindi è necessario sostenere con il credito le piccole attività che garantiscono ai poveri la loro sopravvivenza. La disponibilità di credito è fondamentale per la crescita di qualsiasi attività economica, e la crescita economica provoca l’aumento dei redditi delle famiglie e quindi la riduzione della povertà. Ma la sola crescita economica non basta. Affinchè lo sviluppo economico possa continuare e consolidarsi, è necessario che progredisca tutto il contesto sociale fatto di infrastrutture e servizi migliori, valorizzazione delle risorse del territorio, e poi l’istruzione, la sanità ecc.
Oltre ai microprestiti la Grameen Bank ha assunto in prima persona iniziative in vari settori dell’economia, per esempio nell’irrigazione, nell’allevamento del pesce e nella telefonia, ed è impegnata a promuovere presso i propri clienti l’igiene, la salute, l’istruzione scolastica, la pianificazione familiare e l’abbandono di usanze feudali come l’istituto della dote e dei matrimoni precoci.
I microprestiti poi, incentivando il lavoro indipendente, hanno l’effetto di rivalutare la dimensione economica degli uomini, delle donne e dei bambini, e i loro rapporti in seno alla famiglia e alla società. Le persone, anzichè essere escluse da un’economia concepita esclusivamente in funzione degli affari e del lavoro dipendente, ne diventano protagonisti a pieno titolo riprendendosi il controllo della propria vita e del proprio destino.
Il risultato è una profonda rivoluzione sociale nella direzione di una società più moderna e tollerante, con un ruolo accresciuto delle donne nella famiglia e nella società. La crescita dell’economia e del benessere, insieme a una maggiore istruzione e informazione, ha l’effetto di allentare le tensioni sociali e di togliere spazio all’intolleranza religiosa, al fondamentalismo e al terrorismo. E serve anche a innestare nella società qualche elemento di reale democrazia. Democrazia infatti vuol dire far prevalere gli interessi di tutta la società, e in particolare dei più poveri, sugli interessi particolari e sulle corporazioni statali inefficienti e corrotte. L’esempio è proprio il Bangladesh, dove il numero delle donne che partecipano al voto da minoritario è diventato preponderante, e dove nelle elezione del 1996 l’integralismo religioso è risultato sconfitto.

******

Seguendo le teorie di Adam Smith
– Principio di simpatia
Seguendo l’approccio basato sui sentimenti, A. Smith descrive nella Teoria dei sentimenti morali appunto, un sistema morale fondato sul principio di simpatia che comporta l’immedesimazione nelle passioni e nei sentimenti altrui e che differisce dalla benevolenza e dall’altruismo pur non sostituendosi all’egoismo. Per simpatia, sentimento innato nell’uomo, va intesa la capacità di identificarsi nell’altro, la capacità di mettersi al posto dell’altro e a comprenderne i sentimenti in modo da potere ottenere l’apprezzamento e l’approvazione altrui. Da questo sentimento gli individui deducono regole morali di comportamento. La coscienza morale non è allora un principio razionale interiore, ma, scaturendo dal rapporto simpatetico che l’uomo ha con gli altri uomini, presenta un carattere prevalentemente sociale e intersoggettivo.
– Mano invisibile
La teoria di una regolazione spontanea dello scambio e delle attività produttive di A. Smith è incentrata sulla nozione di mano invisibile secondo la quale il sistema economico non richiede interventi esterni per regolarsi, in particolare non necessita l’intervento di una volontà collettiva razionale. Il ruolo della mano invisibile è triplice.
Processo con il quale si crea un ordine sociale – Dati l’uguaglianza di fronte al diritto, il non intervento dello Stato e il principio di simpatia, la mano invisibile assicura il realizzarsi di un ordine sociale che soddisfa l’interesse generale (convergenza spontanea degli interessi personali verso l’interesse collettivo).


“In effetti l’individuo non intende, in genere preseguire l’interesse pubblico, né è consapevole della misura in cui lo sta perseguendo. Quando preferisce il sostegno dell’attività produttiva del suo paese invece di quella straniera, egli mira solo alla propria sicurezza e, quando dirige tale attività in modo tale che il suo prodotto sia il massimo possibile, egli mira solo al suo proprio guadagno ed è condotto da una mano invisibile, in questo come in molti altri casi, a perseguire un fine che non rientra nelle sue intenzioni. Né il fatto che tale fine non rientri sempre nelle sue intenzioni è sempre un danno per la società. Perseguendo il suo interesse, egli spesso persegue l’interesse della società in modo molto più efficace di quando intende effettivamente perseguirlo. Io non ho mai saputo che sia stato fatto molto bene da coloro che affettano di commerciare per il bene pubblico. In effetti, questa è un’affettazione non molto comune tra i commercianti, e non occorrono molte parole per dissaderli da questa fisima” (“La ricchezza delle nazioni”).
Frasi Celebri di Adam Smith:
“L’inclinazione a trafficare, barattare, scambiare una cosa con un’altra è comune a tutti gli uomini e non si trova in nessun’altra razza di animali”

LA RIFLESSIONE:
Cosa si potrebbe fare solo a volerlo, se pensate che i prestiti erogati dalla Grameen Bank , non supera i cento dollari, ma la media preponderante è di dieci dollari. Allora sorge spontanea la domanda! per stradicare la miseria nel cosidetto terzo mondo ci vuole tempo, ma basta poco?

Basterebbe destinare una piccola percentuale del Pil MONDIALE A UNA BANCA COME LA Grameen Bank senza tanta burocrazia ma con il solo controllo degli obbiettivi su scala annuale.
Paolo Sylos Labini nel suo ultimo libro “Ahi serva Italia. “ scrive “ per risolvere la miseria nera nei paesi del terzo mondo bisogna tornare ai classici del pensiero economico, in quanto fonte di ricerca su situazioni sociali analoghe”.

Certo paragonare Muhammad Yunus, ai nostri banchieri, ai grandi manager che fanno convegni, con i vari politici di turno,FA SORRIDERE!

I Banchieri che scaricano i loro errori sul sistema, bruciando i risparmi di una vita dei cittadini, come il caso Parlmalat, Cirio, e Bancopoli insegnano, che le banche Italiane sono piene di Liquidità, ma non perchè capaci di stare sul mercato! Ma perchè lobby di potere protetta.

Il sistema Bancario dovrebbe essere fonte di sviluppo sociale, in Italia, manca una vera banca capace di finanziare i progetti su dei Business Plan, assumendosi i rischi inerenti ad una attività imprenditoriale.
I Politici potevano far aumentare il valore della busta paga, della maggioranza dei cittadini a costo zero!
Soprattutto ora che la BCE aumenta il TUS, con conseguente aumento delle rate sui prestiti a tasso variabile principalmente erogati per l’acquisto della casa.
Inoltre dall’inchiesta dell’Espresso in edicola, dal titolo “ Italiani corsa ai debiti” emerge che gli Italiani sono sempre più indebitati.
Ma come si poteva intervenire ?
Semplice agendo sulla legge n. 108/96 quella che identifica la soglia dei tassi di usura.
Oggi il costo del denaro fra intermediatori bancari “IRS” è al 3,96 e Euroribor 3,95.
Mentre le banche applicano i tassi riportati:
Tassi medi e di usura 1.ottobre /31 dicembre 2006
Fonte tassi medi: sito dell’UIC – Ufficio Italiano Cambi e/o sito Banca d’Italia e/o sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze

Ai fini della determinazione degli interessi usurari ai sensi dell’Art. 2 della legge n. 108/96, i tassi medi rilevati devono essere aumentati della metà.

  • Prestiti contro cessione del quinto dello stipendio fino a €.5.000 – Tassi medi 19,85 – Tassi usura 29,775
  • Prestiti contro cessione del quinto dello stipendio oltre €.5.000 – Tassi medi 11,11 – Tassi usura 16,65
  • Crediti personali e altri finanziamenti alle famiglie effettuati DALLE BANCHE – Tassi medi 10,07- Tassi usura 15,105

ORA DITEMI SE QUESTO NON E’ PROTEZIONISMO DI STATO!!! NELL’INTERESSE DI CHI?

ernesto scontento

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Dove va il partito democratico

Posted by ernestoscontento su dicembre 11, 2006

Quello che i leader dovrebbero dire!!!

P.D. “Non domandatevi con chi si va! Ma per cosa si va? “

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 11/12/2006

Livorno 10 dicembre 2006

E terminato il congresso del PSE a Oporto, dove Il segretario del Pse Poul Rasmussen, invita il premier Romano Prodi ad entrare nella casa socialista e il padrone di casa, il danese Poul Rasmussen gli spalanca la porta con un calore più mediterraneo che nord-europeo: “Caro Romano, unisciti a noi con l’Ulivo e sarai il benvenuto”, gli dice.

Il Professore ringrazia, riconosce che il Pse è la principale famiglia “riformista europea”, ma ammette che in Italia il cantiere del Partito democratico è aperto, e che alla fine si arriverà sul nodo della collocazione europea “ad una decisione univoca e condivisa”.
Come prevedibile i giornali sono pieni di commenti e reazioni in merito!
Una riflessione veloce,la differenza di età fra i Leder Europei e il nostro equivale quasi a una generazione.

Infatti anche oggi su Repubblica La senatrice Anna Finocchiaro evidenzia questa particolarità esclamando “in Italia la classe dirigente è troppo vecchia”
Sempre sulla Repubblica di oggi leggo,l’intervista al Ministro Giuliano Amato dal titolo “ Avanza un’onda populista solo il PD la può fermare” Amato: rischiamo un Pim Fortyn Italiano.

Amato evidenzia alcuni punti reali,

  • L’immigrazione sopra il limite di tolleranza sopportabile per una comunità, porta la comunità stessa a spostarsi verso forme di intolleranza a causa dell’insicurezza diffusa sia per la tutela del lavoro e sia per la sicurezza sociale nel vivere quotidiano.
  • I partiti dovrebbero adottare sistemi per ascoltare la base sociale Il “ comun sentire “ è fondamentale, per prendere decisioni programmatiche, che non allontanino la politica fatta dagli eletti, dal volere della maggioranza degli elettori.

Ma anche lui fa un errore di fondo! oggi troppo spesso quando una classe politica non è in sintonia con l’elettorato si rifugia dietro parole tipo populismo, demagogia,propaganda e spesso come fa il Ministro Amato si dimentica, che la politica attuale è fatta da persone come lui, che tutto possono dire…ma una cosa non possono fare!!!

Dissociarsi dalla situazione attuale, che è frutto di errori politici della dirigenza partitocratrica; Come dire, “voi credete che noi si stia sbagliando, ma noi sappiamo di essere nel giusto”.

QUESTO MODO DI FARE POLITICA DA PARTE DEGLI ELETTI E FORTEMENTE MACCHIAVELLICO, E ASSOMIGLIA MOLTO AL PRINCIPIO DEI “CUSTODI” DI PLATONE (l’esercizio politico per Platone era una forma di attività umana rivolta solo ai filosofi,che capivano ciò che gli altri non capivano, erano una casta eletta).

Anche oggi Prodi e stato contestato a Bologna al Motor Show e, su Repubblica cosa si legge:
Il premier : “Propagandisti, la democrazia non si ferma” “Pro o contro, bianco o nero. Il Paese è in una situazione penosa”
Solo stizza per le contestazioni, alcuni politici credono di essere nelle aule Universitarie a fare lezione agli allievi.
Gli anni di differenza contano soprattutto in politica, il vissuto dei periodi sociopolitici diversi portano a angolazioni di veduta opposte e, il modo di fare politica di Prodi e G.Amato è tipico della loro generazione; sono quelli del sorriso malizioso quando vengono criticati, sono quelli delle spallucce quando parli di valori in privato, insomma come diceva Paolo Sylos Labini sono Machiavellici.
Loro sono parte attiva del CAOS che sta emergendo in Italia, la finanziaria ora non la vuole più nessuno, nemmeno G. Amato che dice “ va rivista”.
Ecco che cosa manca alla classe politica italiana l’onesta intellettuale di assumersi la responsabilità del proprio agire, sono tutti li pronti a estraniarsi e, noi cosa dovremmo credere che le azioni sono nate da sole!!!
Purtroppo se non saremo come sempre noi cittadini elettori a usare la ragione e il pragmatismo da questa situazione non se ne esce e, rischiamo di perdere il treno con L’Europa e con il mondo,per ritrovarci fanalino di coda non solo in Europa ma anche nel mondo industrializzato.
I cambiamenti in atto delineeranno la competitività di un paese per i prossimi venti anni.
Quindi anche se io capisco bene le radici che la sinistra dei DS. Da una parte e i Teo Dem della Margherita dall’altra parte richiamano in contrapposizione alla nascita del futuro Partito Democratico; e sono quelle radici che in questi anni sono state il collante per molti piccoli imprenditori nell’ostinarsi a non arrendersi e questo in entrambi gli schieramenti
Vedete era molto più semplice cedere al richiamo delle sirene senza quelle radici e forse qualcuno lo ha fatto, altri resistono ma non potrà essere sempre una battaglia perpetua non è sopportabile per nessuno.
Il nuovo dovrebbe essere portatore di quiete, non sarà facile ci vorrà molto coraggio quel coraggio che deve mettere in conto la perdita di alcuni compagni di viaggio per intraprendere una nuova avventura con nuovi compagni.
Ma se cominciamo a divulgare la domanda “per cosa si va” e, se saremo capaci di spiegarlo, partendo dai luoghi da dove siamo venuti, allora il nuovo no sarà tanto nuovo ma sarà una evoluzione naturale.

Io sono uno che proviene dalla sinistra e, do il mio perché in contrapposizione ai dubbi e all’opposizione del cosiddetto correntone interno ai DS.
Atri all’interno dei vari partiti, dovrebbero trovare punti di riflessione, per trovare una risposta alla domanda “ per cosa si va”.
In una intervista a Massimo D’Alema su Panorama, alla domanda se Berlinguer sarebbe stato favorevole al PD?

Lui risponde “credo di si “, lo fa prendendo come spunto il compromesso storico.

L’On. Salvi gli risponde “ prima ci avete detto che il padre del PD era Bill Clinton, poi Tony Blayer con terza via, ora Berlinguer! Ma quale volo pindarico fa D’Alema, sarà meglio che c’è lo spieghi, staremo a sentire se ci convince”.
Ernesto si è interrogato su queste affermazioni!
Portando a supporto delle ragioni di D’Alema spunti da queste tre interviste:
3 aprile 1977.Per un nuovo internazionalismo. Dalle conclusioni al XV Congresso nazionale del PCI – Roma.

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La questione morale Enrico Berlinguer – Repubblica, 1981
Intervista a Enrico Berlinguer

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Discorso ai Giovani Enrico Berlinguer – Milano, 1982
Per un nuovo socialismo

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Da questi discorsi esce un Berlinguer capace di riformarsi con le esigenze della società, quindi un Berlinguer riformista nell’evoluzione del suo pensiero politico.
Certo va fatta attenzione e capire il particolare periodo storico…..Il Muro di Berlino non era ancora caduto (nessuno immaginava la fine del comunismo nei paesi dell’ex URSS), le ideologie dominavano ancora gran parte della militanza politica.
Va tenuto conto anche che per il vecchio PCI l’unità del partito era un punto fondamentale ( anche oggi gli eredi del PCI soffrano di questo valore ma che è anche un limite all’emancipazione).
Contemporaneamente va tenuto conto che sulla scena politica c’erà il PSI di CRAXI che stava prendendo consensi e si era già posizionato su una via socialdemocratica Europea, quindi emerge la necessità di essere qualcosa di diverso.
Se visto sotto questa ottica cioè un Berlinguer capace di evolversi ma con i vincoli di quel periodo allora possiamo dire che D’Alema a ragione, Il contrario vorrebbe dire che Berlinguer era un uomo statico perchè fa una lettura rigida del suo pensiero collocandolo nel contesto storico e lasciandolo li nel 2006.
Se l’economista Francese Jaques Attali consigliere di Mitteran e oggi di Ségolène Royal può scrivere Karl Marx “ovvero, lo spirito del mondo” affermando che Marx non è mai stato Marxista ( frase pronunciata in punto di morte da Marx) anzi secondo come lo leggi è liberale ( i francesi sono dediti a queste domande già nel 1980 era uscito un saggio intitolato “ Marx Critico del Marxismo” di Maximilien Rubel, che è stato il primo traduttore in Francia dei testi di Marx dal Tedesco al Francese).
Quindi se è possibile rileggere Marx attualizzando anche il suo pensiero, proiettandolo nella società contemporanea (sono molti che lo fanno compreso Sylos Labini) è per noi legittimo, ricollocare ad oggi il pensiero di Berlinguer ? io credo di si, ma è una mia opinione personale.
Potevo sintetizzare dicendo che C.A. Ciampi ha detto :“ Patriottismo vuol dire essere al disopra degli interessi particolari”,Ciampi è un grande uomo,ma non fa parte della storia dei partiti Italiani.

ernesto scontento

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Approfondimenti:

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Ahi serva Italia. Un appello ai miei concittadini

Posted by ernestoscontento su dicembre 8, 2006

Titolo: Ahi serva Italia. Un appello ai miei concittadini
• Autore: Sylos Labini Paolo
• Curato da Petrini R.
• Editore: Laterza
• Edizione: 3
• Data di Pubblicazione: 2006
• Collana: Saggi tascabili Laterza
• ISBN: 8842079758
• Pagine: XXIV-165
• Reparto: Economia e fisco

“Il discorso è angoscioso, ma mi sembra giusto farlo, dal momento che sulla questione ho riflettuto molto e riguarda noi tutti. Perché siamo caduti così in basso? Non per orgoglio né per presunzione, ma per “disperazione sociale” mi rivolgo ai miei concittadini per esortarli a fare uno spietato esame critico della coscienza civile evitando ogni formula consolatoria. E’ la premessa per uscire dall’abisso.”

Un uomo e un intellettuale che è stato grande protagonista del dibattito pubblico passa a tutti gli Italiani il suo testimone, in pagine memorabili e di raro impegno. Paolo Sylos Labini, uno dei maggiori intellettuali italiani, è considerato economista di fama mondiale.

Indice
Prefazione di Roberto Petrini – Premessa – 1. Ahi serva Italia, di dolore ostello! – 2. Risalire dall’abisso – 3. L’urlo di Munch – 4. I cattolici per bene e Suadela – 5. Un paese di camerieri – 6. L’autostima, l’onore, la dignità e l’amor patrio – 7. C’è speranza? Il Rinascimento, il Risorgimento e la Resistenza – 8. Liberiamoci di Machiavelli e Marx – 9. Lo spettro dell’Argentina – 10. L’opposizione – 11. Appunti programmatici per il futuro prossimo – 12. Lo sviluppo e la miseria – 13. Quattro grandi utopie – Conclusioni – Ringraziamenti – Riferimenti bibliografici.

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In memoriam

Presentazione di Andrea Camilleri

Casa Editrice Laterza, Roma, 9 marzo 2006
(Il testo che segue è stato pubblicato su La primavera di MicroMega, n.6, 6/4/2006)

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Il Paese normale dove tutto è il contrario di tutto

Posted by ernestoscontento su dicembre 8, 2006

Titolo del quadro : Caos

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 11/12/2006

Livorno 07 Dicembre 2006

Il titolo di un libro scritto dall’On. D’Alema nel 1995 si intitolava “Un paese normale”, nel risvolto di copertina D’Alema scriveva “ Il compito della mia generazione è quello di portare la sinistra al governo”.

Oggi mi verrebbe voglia di dire, ci siete avete tutte le cariche Pubbliche che volete!!!!! Ma questo è un paese normale?

Qui sotto ho riportato gli articoli di alcuni quotidiani di questi giorni dove si legge tutto e il contrario di tutto, quello che viene dichiarato il giorno prima cambia il giorno dopo.

Il Governo Rassicura sulla Finanziaria, ma tutti scioperano, hanno iniziato i sindaci per finire con la delegittimazione dei sindacati a, Mirafiori.

Ognuno di questi argomenti meriterebbe un articolo a parte, ma di una cosa siamo certi che chi ci governa naviga a vista, perché se prevedeva il piccolo BOMM Economico ma silenzioso, prima di infilarsi caparbiamente in una finanziaria Marxista e, non risanatrice dei conti ci pensava due volte.

Come dice il CENSIS il BOMM è fatto da quell’Italia silente, priva di rappresentanza, che produce e che è la spina dorsale del paese. Quell’Italia che deve Piangere e che deve essere estirpata alla radice secondo il segretario del PRC F.Giordano.

Se l’Italia produttiva molla è L’Italia che affonda!

Ma non vi preoccupate perché come dice la seconda carica dello stato Il Presidente F. Bertinotti nell’intervista a Camere “ Fidel Castro e una icona dell’America Latina , a Cuba una qualche forma di socialismo e stata realizzata” dimenticandosi che nell’Italia Democratica, nessuno gli impedisce di chiedere la cittadinanza Cubana.

Ma soprattutto emerge chiaro il suo pensiero, infatti lui in quel preciso istante avvallava la teoria che per il socialismo si può venire meno ai diritti fondamentali dell’uomo universalmente riconosciuti.

Leggendo i titoli dei quotidiani qui sotto, mi domando! ma il caos che regna oggi in Italia dipenderà anche da quanto scritto sopra?

UNA COSA PERO’ PER ME E CERTA! IL COMPITO DELLA MIA GENERAZIONE E MANDARE IN PENZIONE I “CUSTODI” INCAPACI MA CONVINTI PLATONICI.

Estratto comunicato del CENSIS:

LA POLITICA NON CAPISCE – La percezione collettiva pessimistica secondo il Censis nasce ««perchè c’è un reciproco “altrove” di posizioni: le dinamiche positive sono altrove rispetto alle scelte politiche, sono addirittura fuori d’Italia». Per sconfiggere la «demotivazione diffusa» occorre una «nuova ri- articolazione sociale che vede scomparire la cetomedizzazione che si è avuta dagli anni Settanta». La politica, però, secondo il Censis «non sembra tener conto di quello che sta succedendo».

  • Prodi al “País”:campagna contro il mio governo per tenere la politica sotto scacco”Lotterò contro l’evasione fiscale anche se protesteranno a milioni” Quindi, l’opposizione degli imprenditori va letta in chiave politica. “In parte sì. Ma c’è un’altra chiave di lettura più profonda. Glielo dico con la massima sincerità: il problema fondamentale è l’evasione fiscale. In realtà le categorie professionali che manifestano protestano contro il pagamento delle tasse. E per me non cambierebbe niente anche se scendessero in piazza a milioni. Nella lotta contro l’evasione, ci giochiamo il futuro del Paese. Il resto è secondario. Il fatto che gli introiti del fisco siano tanto cresciuti negli ultimi mesi, senza che sia entrata in vigore nessuna riforma, è dovuto al fatto che la gente sta prendendo coscienza che dovrà pagare. Riusciremo a mettere fine alle frodi? Le resistenze sono enormi. E negli ultimi anni tutta la struttura della lotta contro l’evasione è stata smantellata”.

ernesto scontento

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Ex Terroristi in Parlamento? No grazie.

Posted by ernestoscontento su dicembre 7, 2006

“Il nostro, come disse Sciascia, è un paese senza memoria e verità,ed io per questo cerco di non dimenticare”

Mentre il sacrificio di Massimo D’Antona e Enzo Biagi sono ancora ben impressi nella nostra memoria, scopriamo ,che ex brigatisti ed ex terroristi possono essere candidati per il Parlamento e addirittura eletti a governare questa strana Democrazia ipocrita.
Non esistono limitazioni molto più rigide?
E’ quello che ci chiediamo noi cittadini comuni ci sembra incredibile che la partecipazioni ad associazioni sovversive, terroristiche, attentato contro lo Stato, siano rimasti esclusi tra le cause di incandidabilità e ineleggibilità, a livello nazionale.
Le limitazioni a livello anche regionale sono già maggiori. Il problema esiste ed è numericamente consistente come denuncia anche Lorenzo Conti, figlio dell’ex sindaco repubblicano Lando Conti ucciso dalle Br, in circostanze ancora non del tutto chiarite.

  • Oggi in parlamento ci sono, il segretario Sergio D’Elia, già componente del gruppo terroristico Prima Linea.
  • Susanna Ronconi oggi e chiamata dal ministro Ferrero a far parte della consulta nazionale sulle tossicodipendenze. Ma lavorava comunque già per le Asl e comuni in materia di tossicodipendenza.
  • Giovanni Senzani, implicato nel sequestro Moro, oggi lavora al centro documentazione della Regione Toscana, chiamato «Cultura della Legalità Democratica».

In una intervista di Gaia Cesare, per il Giornale dal titolo “ La pretesa dell’ex Br: «Giusto che lo Stato ci aiuti» “

Susanna Ronconi risponde alle polemiche esplose dopo lo sciopero della fame iniziato da Lorenzo Conti, che protesta contro uno Stato che «ha dimenticato i parenti delle vittime» e sembra invece aiutare gli ex terroristi.

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Estratto dell’articolo dell’intervista a Susanna Ronconi:
«Io credo, e insisto su questo, che la società debba vedere tutte queste esperienze come una conquista e come una vittoria della democrazia, non come un’offesa per qualcuno».

«Sicuramente non abbiamo vinto noi. La lotta armata di sinistra ha mandato in carcere cinquemila persone. Siamo stati sconfitti politicamente. Ma né lo Stato né le forze politiche parlamentari hanno vinto perché esistono ancora troppe ingiustizie sociali. E io trovo la società di oggi molto più ingiusta di quella degli anni Settanta».

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La mia Posizione in merito è semplice, chi è stato condannato per qualsiasi reato ha il diritto di rifarsi una vita, se poi si redime meglio il fine del carcere è questo, ma confondere la Democrazia con la fiducia Democratica è un’altra cosa!

La Democrazia ha vinto signora Ronconi perché gli ha dato la possibilità di rifarsi una vita, gli da la possibilità visto le sue capacità di poter essere una brava operatrice Sanitaria ma lo deve fare come libera professionista o in strutture private.
Ma da quanto scritto sopra a essere Parlamentari, o accreditati in qualunque incarico Pubblico c’è ne corre.

Soprattutto per quelle persone che sono state attive nella lotta armata durante gli anni di piombo.

La mia posizione era già netta all’ora, PER ERNESTO NON ERANO COMPAGNI CHE SBAGLIVANO! MA SOLO E SOLTANTO ASSASINI SENZA SE E SENZA MA.

Nessun ragionamento astratto può essere oggi fatto su quegli eventi, nessuna indulgenza può esserci oggi. Gli Omicidi di Massimo D’Antona (20 maggio 1999) e Marco Biagi (19 marzo 2002) uccisi dalle Brigate Rosse sono recentissimi.

Una Nazione seria e Democratica non permetterebbe mai con le sue leggi che degli assassini siano Rappresentanti del popolo sovrano.

Un Popolo civile deve indignarsi per le inciviltà commesse.

Qui non si tratta di politica, non si tratta di prendere posizioni….qui ci si divide fra onesti e disonesti,fra persone perbene e assassini.
Gli Ideali li avevano tutti…io oggi, ammiro quelle persone che per anni…anni …e anni …si sono adoperate Democraticamente per le loro idee.

IL VERO CORAGGIO ERA IN LORO CHE ANDAVANO TUTTE LE MATTINE IN FABBRICA!

CHE ANDAVANO TUTTE LE DOMENICHE A DIFFONDERE IL GIORALE DI PARTITO!

CHE SOPPORTAVANO LE UMILIAZIONI, PER NON FARCELA AD ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, CON QUELLO CHE GUADAGNAVANO!

Questi, sono gli eroi ,del movimento di sinistra del 900 ,no i terroristi rossi e neri!!!.

E ti dirò di più I Terroristi erano anche vigliacchi! Bel coraggio a sparare ad un uomo disarmato…o a mettere una bomba in piazza! per colpire solo delle persone inermi.
In ultima analisi va evidenziato che comunque gli ex terroristi Rossi sono portati in parlamento da quelle forze politiche Massimaliste nei concetti Marxisti e Libertari.

Se passa questo concetto un giorno anche Toto Riina potrà ambire ad essere Presidente della Repubblica e, onestamente non mi sembra una cosa normale.
ernesto scontento

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Spunti di Riflessione:

  • Gandhi:Quando il Mahatma Gandhi proclamò il valore universale della nonviolenza, non sosteneva che i popoli di tutto il mondo lo stessero già riconoscendo, bensì che avessero buone ragioni per farlo.
  • Albert Einstein disse di Gandhi:“Le generazioni a venire, forse, a fatica crederanno che un individuo, come questo, in carne ed ossa camminò su questa terra.”
  • Amartya Sen: Premio Nobel per l’economia nel 1998:Il valore della democrazia comprende la sua importanza intrinseca per la vita umana, il suo ruolo strumentale nella creazione di incentivi politici e la sua funzione costruttiva nella formazione di valori (e nella comprensione della forza e dell’attuabilità di richieste e bisogni, diritti e doveri).Questi non sono meriti di carattere regionale. E lo stesso vale per la difesa della disciplina e dell’ordine in contrapposizione alla libertà e la democrazia. L’argomento culturale non preclude, ne limita in modo sostanziale, le scelte che oggi possiamo fare.

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