ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

Dove va il partito democratico

Posted by ernestoscontento su dicembre 11, 2006

Quello che i leader dovrebbero dire!!!

P.D. “Non domandatevi con chi si va! Ma per cosa si va? “

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 11/12/2006

Livorno 10 dicembre 2006

E terminato il congresso del PSE a Oporto, dove Il segretario del Pse Poul Rasmussen, invita il premier Romano Prodi ad entrare nella casa socialista e il padrone di casa, il danese Poul Rasmussen gli spalanca la porta con un calore più mediterraneo che nord-europeo: “Caro Romano, unisciti a noi con l’Ulivo e sarai il benvenuto”, gli dice.

Il Professore ringrazia, riconosce che il Pse è la principale famiglia “riformista europea”, ma ammette che in Italia il cantiere del Partito democratico è aperto, e che alla fine si arriverà sul nodo della collocazione europea “ad una decisione univoca e condivisa”.
Come prevedibile i giornali sono pieni di commenti e reazioni in merito!
Una riflessione veloce,la differenza di età fra i Leder Europei e il nostro equivale quasi a una generazione.

Infatti anche oggi su Repubblica La senatrice Anna Finocchiaro evidenzia questa particolarità esclamando “in Italia la classe dirigente è troppo vecchia”
Sempre sulla Repubblica di oggi leggo,l’intervista al Ministro Giuliano Amato dal titolo “ Avanza un’onda populista solo il PD la può fermare” Amato: rischiamo un Pim Fortyn Italiano.

Amato evidenzia alcuni punti reali,

  • L’immigrazione sopra il limite di tolleranza sopportabile per una comunità, porta la comunità stessa a spostarsi verso forme di intolleranza a causa dell’insicurezza diffusa sia per la tutela del lavoro e sia per la sicurezza sociale nel vivere quotidiano.
  • I partiti dovrebbero adottare sistemi per ascoltare la base sociale Il “ comun sentire “ è fondamentale, per prendere decisioni programmatiche, che non allontanino la politica fatta dagli eletti, dal volere della maggioranza degli elettori.

Ma anche lui fa un errore di fondo! oggi troppo spesso quando una classe politica non è in sintonia con l’elettorato si rifugia dietro parole tipo populismo, demagogia,propaganda e spesso come fa il Ministro Amato si dimentica, che la politica attuale è fatta da persone come lui, che tutto possono dire…ma una cosa non possono fare!!!

Dissociarsi dalla situazione attuale, che è frutto di errori politici della dirigenza partitocratrica; Come dire, “voi credete che noi si stia sbagliando, ma noi sappiamo di essere nel giusto”.

QUESTO MODO DI FARE POLITICA DA PARTE DEGLI ELETTI E FORTEMENTE MACCHIAVELLICO, E ASSOMIGLIA MOLTO AL PRINCIPIO DEI “CUSTODI” DI PLATONE (l’esercizio politico per Platone era una forma di attività umana rivolta solo ai filosofi,che capivano ciò che gli altri non capivano, erano una casta eletta).

Anche oggi Prodi e stato contestato a Bologna al Motor Show e, su Repubblica cosa si legge:
Il premier : “Propagandisti, la democrazia non si ferma” “Pro o contro, bianco o nero. Il Paese è in una situazione penosa”
Solo stizza per le contestazioni, alcuni politici credono di essere nelle aule Universitarie a fare lezione agli allievi.
Gli anni di differenza contano soprattutto in politica, il vissuto dei periodi sociopolitici diversi portano a angolazioni di veduta opposte e, il modo di fare politica di Prodi e G.Amato è tipico della loro generazione; sono quelli del sorriso malizioso quando vengono criticati, sono quelli delle spallucce quando parli di valori in privato, insomma come diceva Paolo Sylos Labini sono Machiavellici.
Loro sono parte attiva del CAOS che sta emergendo in Italia, la finanziaria ora non la vuole più nessuno, nemmeno G. Amato che dice “ va rivista”.
Ecco che cosa manca alla classe politica italiana l’onesta intellettuale di assumersi la responsabilità del proprio agire, sono tutti li pronti a estraniarsi e, noi cosa dovremmo credere che le azioni sono nate da sole!!!
Purtroppo se non saremo come sempre noi cittadini elettori a usare la ragione e il pragmatismo da questa situazione non se ne esce e, rischiamo di perdere il treno con L’Europa e con il mondo,per ritrovarci fanalino di coda non solo in Europa ma anche nel mondo industrializzato.
I cambiamenti in atto delineeranno la competitività di un paese per i prossimi venti anni.
Quindi anche se io capisco bene le radici che la sinistra dei DS. Da una parte e i Teo Dem della Margherita dall’altra parte richiamano in contrapposizione alla nascita del futuro Partito Democratico; e sono quelle radici che in questi anni sono state il collante per molti piccoli imprenditori nell’ostinarsi a non arrendersi e questo in entrambi gli schieramenti
Vedete era molto più semplice cedere al richiamo delle sirene senza quelle radici e forse qualcuno lo ha fatto, altri resistono ma non potrà essere sempre una battaglia perpetua non è sopportabile per nessuno.
Il nuovo dovrebbe essere portatore di quiete, non sarà facile ci vorrà molto coraggio quel coraggio che deve mettere in conto la perdita di alcuni compagni di viaggio per intraprendere una nuova avventura con nuovi compagni.
Ma se cominciamo a divulgare la domanda “per cosa si va” e, se saremo capaci di spiegarlo, partendo dai luoghi da dove siamo venuti, allora il nuovo no sarà tanto nuovo ma sarà una evoluzione naturale.

Io sono uno che proviene dalla sinistra e, do il mio perché in contrapposizione ai dubbi e all’opposizione del cosiddetto correntone interno ai DS.
Atri all’interno dei vari partiti, dovrebbero trovare punti di riflessione, per trovare una risposta alla domanda “ per cosa si va”.
In una intervista a Massimo D’Alema su Panorama, alla domanda se Berlinguer sarebbe stato favorevole al PD?

Lui risponde “credo di si “, lo fa prendendo come spunto il compromesso storico.

L’On. Salvi gli risponde “ prima ci avete detto che il padre del PD era Bill Clinton, poi Tony Blayer con terza via, ora Berlinguer! Ma quale volo pindarico fa D’Alema, sarà meglio che c’è lo spieghi, staremo a sentire se ci convince”.
Ernesto si è interrogato su queste affermazioni!
Portando a supporto delle ragioni di D’Alema spunti da queste tre interviste:
3 aprile 1977.Per un nuovo internazionalismo. Dalle conclusioni al XV Congresso nazionale del PCI – Roma.

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La questione morale Enrico Berlinguer – Repubblica, 1981
Intervista a Enrico Berlinguer

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Discorso ai Giovani Enrico Berlinguer – Milano, 1982
Per un nuovo socialismo

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Da questi discorsi esce un Berlinguer capace di riformarsi con le esigenze della società, quindi un Berlinguer riformista nell’evoluzione del suo pensiero politico.
Certo va fatta attenzione e capire il particolare periodo storico…..Il Muro di Berlino non era ancora caduto (nessuno immaginava la fine del comunismo nei paesi dell’ex URSS), le ideologie dominavano ancora gran parte della militanza politica.
Va tenuto conto anche che per il vecchio PCI l’unità del partito era un punto fondamentale ( anche oggi gli eredi del PCI soffrano di questo valore ma che è anche un limite all’emancipazione).
Contemporaneamente va tenuto conto che sulla scena politica c’erà il PSI di CRAXI che stava prendendo consensi e si era già posizionato su una via socialdemocratica Europea, quindi emerge la necessità di essere qualcosa di diverso.
Se visto sotto questa ottica cioè un Berlinguer capace di evolversi ma con i vincoli di quel periodo allora possiamo dire che D’Alema a ragione, Il contrario vorrebbe dire che Berlinguer era un uomo statico perchè fa una lettura rigida del suo pensiero collocandolo nel contesto storico e lasciandolo li nel 2006.
Se l’economista Francese Jaques Attali consigliere di Mitteran e oggi di Ségolène Royal può scrivere Karl Marx “ovvero, lo spirito del mondo” affermando che Marx non è mai stato Marxista ( frase pronunciata in punto di morte da Marx) anzi secondo come lo leggi è liberale ( i francesi sono dediti a queste domande già nel 1980 era uscito un saggio intitolato “ Marx Critico del Marxismo” di Maximilien Rubel, che è stato il primo traduttore in Francia dei testi di Marx dal Tedesco al Francese).
Quindi se è possibile rileggere Marx attualizzando anche il suo pensiero, proiettandolo nella società contemporanea (sono molti che lo fanno compreso Sylos Labini) è per noi legittimo, ricollocare ad oggi il pensiero di Berlinguer ? io credo di si, ma è una mia opinione personale.
Potevo sintetizzare dicendo che C.A. Ciampi ha detto :“ Patriottismo vuol dire essere al disopra degli interessi particolari”,Ciampi è un grande uomo,ma non fa parte della storia dei partiti Italiani.

ernesto scontento

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