ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

Amartya Sen, nel suo “Etica ed Economia”

Posted by ernestoscontento su dicembre 27, 2006

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 03/01/2007

Fonte Editore – Descrizione del Libro:

Questo breve libro è una vera ‘miniera’ per gli economisti, i filosofi e gli studiosi di scienze politiche interessati ai rapporti tra l’economia contemporanea e la filosofia morale. Scrivendo in uno stile chiaro e stimolante, il professor Amartya Sen presenta qualcosa di più di una limpida sintesi della letteratura importante in campo etico ed economico. Amartya K. Sen è Premio Nobel 1998 per l’economia.

Indice del Libro:

Amartya K. Sen (Santiniketan, 1933), economista indiano, Premio Nobel per l’economia nel 1998, Lamont University Professor presso la Harvard University.
Il paradosso di Sen

Prendendo spunto dal teorema di Arrow, Sen dimostra che, in uno stato che voglia far rispettare contemporaneamente efficienza paretiana e liberismo, possono crearsi delle situazioni in cui al più un individuo ha garanzia dei suoi diritti. Egli dimostra dunque matematicamente l’impossibilità del liberismo di Vilfredo Pareto, basato appunto sull’efficienza. Il paradosso è analogo a quello di Arrow sulla democrazia. Come per quest’ultimo, sono possibili alternative sociali che non ne sono soggette, ma richiedono l’abbandono dell’una o dell’altra assunzione. Sen ha ricevuto il Nobel proprio per aver sviluppato una teoria sociale scevra dal suo paradosso.

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ETICA ED ECONOMIA

Il binomio etica ed economia è stato finora poco frequentato. Oggi però si sta cominciando finalmente a capire che è di vitale importanza per il nostro futuro e per il futuro delle generazioni a venire.
Il ricorso sempre più ampio all’economia per spiegare i comportamenti individuali e le scelte politiche dei governi ha portato a considerare una figura, quella dell’ ”homo economicus”, come realmente rispondente alle caratteristiche umane, dimenticando che si tratta di un’astrazione teorica utilizzata per spiegare in modo semplificato alcuni meccanismi economici.
La sua origine etica risale ad Aristotele il quale collegava l’economia ai fini umani, considerando che lo studio di questa disciplina è sì legato al perseguimento della ricchezza, ma tale ricchezza non è fine a se stessa, bensì un mezzo per raggiungere altri fini. Quindi non è possibile dissociare lo studio dell’economia da quello dell’etica e della filosofia politica.
In realtà gli economisti non possono non riconoscere che l’uomo sia mosso nelle sue azioni da finalità non solo strettamente utilitaristiche, ma anche morali.
Lo studio dell’economia progredisce poi nel tempo, come sappiamo, con l’apporto dei grandi economisti, alcuni dei quali privilegiano l’approccio etico, altri quello ingegneristico.
“Nessuno dei due tipi (di approccio), naturalmente, è puro in alcun senso, ed è tutta una questione di equilibrio dei due approcci dell’economia. In realtà molti esponenti dell’approccio etico, da Aristotele ad Adam Smith, erano anche molto interessati alle questioni di ingegneria, pur entro un approccio prevalentemente orientato sul ragionamento etico.” .

Infatti Adam Smith nella “Teoria dei sentimenti morali”, ma anche nella “Ricchezza delle nazioni”,“dimostra di avere una concezione ben più allargata di come agisce la motivazione umana nel contesto sociale: egli è ben lontano dal considerare il comportamento autointeressato come l’unico veramente razionale. Smith considerò la virtù della “prudenza”, della quale un intelligente perseguimento dei propri interessi non è che una parte, come quella più importante per gli individui: ma per lui la giustizia, l’umanità, la generosità, lo spirito pubblico sono le qualità più utili per la convivenza sociale.” .
Man mano che l’economia moderna progredisce, però, l’aspetto etico va via via perdendo di importanza.
“ La metodologia della cosiddetta “economia positiva” ha avuto l’effetto di far ignorare una gamma di complesse considerazioni etiche che influenzano il comportamento umano effettivo e
che, dal punto di vista dell’economista che studi tale comportamento, sono prevalentemente dati fattuali più che elementi di giudizio normativo. Se si esamina l’equilibrio delle varie accentuazioni nelle pubblicazioni sull’economia moderna è difficile non accorgersi di quanto venga elusa l’analisi normativa a livello profondo, e di quanto sia trascurata l’influenza delle considerazioni di natura etica nella caratterizzazione del comportamento umano effettivo.” 3.
Per Sen, quindi, l’economia avrebbe molto da guadagnare se prestasse più attenzione ai temi di carattere etico, così come anche l’etica progredirebbe come disciplina se considerasse maggiormente i presupposti economici che sono alla base delle scelte umane.
Invece l’etica tratta i principi e le norme di comportamento indipendentemente dai loro risultati concreti, cosa che al contrario fa proprio l‘economia per la quale la valutazione delle conseguenze è una necessità imprescindibile.
Anche Sen, da buon economista, non prescinde dalla considerazione dei risultati, solo che per lui le conseguenze delle azioni umane, private o pubbliche che siano, vanno valutate non in termini strettamente utilitaristici, ma perseguendo quell’ideale più ampio di “fioritura umana” tanto caro ad Aristotele.

Approfondimenti sul Libro:
Il premio Nobel Amartya Sen, nel suo “Etica ed Economia”, ricorda come l’Economia abbia avuto due origini diverse: da un lato l’etica e dall’altra l’ingegneria.
L’altra origine dell’economia, quella ingegneristica, risale, probabilmente, al IV secolo A. C., con lo “Arthasastra” di Kautilya (consigliere e ministro dell’imperatore indiano Chandragupta). Tradotto dal sanscrito, il titolo suonerebbe come: “Istruzioni riguardo alla prosperità materiale”. Qui l’autore studia i comportamenti umani in modo semplificato, senza dare importanza a considerazioni di carattere morale.
L’essere umano è uno, malgrado la sua complessità, e il dimenticarlo, così come a volte fa la medicina con le branche nelle quali si è parcellizzata, può essere fatale. Così l’economia che non considera i molteplici aspetti dell’agire umano può portare a gravissime conseguenze.
Sen in un ciclo di conferenze: le Royer Lectures, tenute presso l’Università della California a Berkeley dal 4 al 6 Aprile 1986. La versione rielaborata di quelle tre conferenze ha dato vita a questo testo “ Etica ed Economia”.
La considerazione iniziale da cui parte l’autore che verrà poi ripresa in tutte e tre le
conferenze è il progressivo distacco creatosi tra l’economia moderna e l’etica: man mano che l’economia moderna evolveva, si indeboliva l’interesse per considerazioni etiche. L’evoluzione storica della disciplina economica tuttavia, ci dimostra che essa deriva in gran parte dall’etica: Aristotele collega la materia dell’economia ai fini umani considerandola uno strumento per raggiungere la vera ricchezza, che è il bene umano.
Esiste anche un’origine “ingegneristica” dell’economia, più interessata a problemi
logistici e meno a questioni etiche ma non per questo incapace di fornire validi contributi pratici. La tesi sostenuta da Sen non insinua che l’approccio non etico all’economia sia improduttivo ma sostiene che la stessa economia potrebbe essere resa più produttiva qualora si prestasse maggiore attenzione alle considerazioni di natura etica che influenzano il comportamento e il giudizio sociale umani.
Nella teoria economica corrente svolge un ruolo primario il comportamento razionale dove per razionalità si intende coerenza interna delle scelte e massimizzazione dell’interesse personale: l’uomo economico agisce perseguendo il proprio interesse personale e così facendo si comporta razionalmente. Ma è assurdo e riduttivo
sostenere che tutto ciò che non sia massimizzazione dell’interesse personale debba essere per forza irrazionale ed inoltre non vi è alcuna prova che questo modo di procedere porti necessariamente a condizioni economiche ottimali (si veda l’esempio del mercato giapponese).Il successo di un libero mercato in realtà non ci dice nulla
delle motivazioni soggiacenti all’azione economica. La vera questione è se ci sia una pluralità di motivazioni, o se sia solo l’interesse personale a guidare gli esseri umani:
cercare di fare del proprio meglio per raggiungere ciò che ci si è prefissato è razionale, e questo può includere il perseguimento di obiettivi ai quali noi assegniamo un valore intrinseco e non dettati dall’interesse personale. Alla fine della prima conferenza Sen
affronta il problema dell’errata interpretazione fatta nei confronti del padre del liberismo Adam Smith ridotto da sempre a mero guru dell’interesse personale trascurando invece la sua analisi etica dei sentimenti e del comportamento. Questo impoverimento
è strettamente collegato all’allontanamento dell’economia dall’etica.
Un’altra grave conseguenza di questo distacco è trattata nella seconda conferenza e riguarda l’indebolimento della posizione dell’economia del benessere a favore dell’economia predittiva laddove quest’ultima può influenzare la prima ma non viceversa. Con lo sviluppo dell’atteggiamento antietico l’unico criterio rimasto è quello
dell’efficienza economica e delle utilità individuali. Sen muove due critiche all’utilità intesa come unica fonte di valore: innanzitutto l’utilità, così come il successo di una persona, non possono essere considerati solo in termini di benessere personale ma
anche in termini di facoltà d’agire ossia della capacità di scegliere i propri obiettivi e di rispettare i propri valori non esclusivamente in vista dell’immediato benessere personale. In secondo luogo non si può giudicare il benessere di una persona solo in base al criterio della felicità o dell’appagamento dei desideri perché sarebbe troppo
riduttivo. L’autore giunge così ad affermare che se viene fatto esplodere lo spazio ristretto in cui è relegata l’economia del benessere inserendovi considerazioni etiche più ampie, allora non può più essere giustificata l’indipendenza totale da quest’ultima dell’economia predittiva. Ne consegue che l’efficienza non possa più essere
considerata l’unico criterio economico di giudizio: il modo migliore di vedere il vantaggio di una persona non è da considerarsi in termini di risultati raggiunti ma anche in termini di libertà raggiunta e di importanza intrinseca assegnata a diritti e valori. L’accettazione morale dei diritti può richiedere un sistematico allontanamento
dal comportamento mosso dall’interesse personale. La parte conclusiva del testo torna ad analizzare il rapporto tra etica ed economia sottolineando l’esigenza per entrambe
le discipline di un più stretto contatto. Infatti non solo la ricchezza delle considerazioni etiche può essere rilevante per l’economia, ma anche la stessa disciplina etica potrebbe trarre giovamento utilizzando alcuni approcci economici (ragionamento
conseguenziale, interdipendenza sociale…) nell’analizzare questioni particolarmente complesse. Sen ci lascia con la certezza che l’avvicinamento di etica ed economia è necessario sia per l’arricchimento reciproco delle due discipline sia per il vantaggio
futuro del bene sociale.

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Approfondimenti Vari:

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