ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

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Valdo Spini e l’aggettivo socialista

Posted by ernestoscontento su gennaio 30, 2007

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 31/01/2007

Valdo Spini – La crisi della politica e l’aggettivo socialista

Fonte: L’Unità.it 30.01.07

In Estratto:

La parola socialismo, lo vogliamo nuovamente ribadire, è ancora attuale, perché in essa è insita l’esigenza di una politica programmaticamente rivolta ad includere e a socializzare nel progresso economico, civile sociale e culturale anche chi ne è rimasto escluso; e questo in modo laico, e cioè con le armi della politica stessa. La parola democratico (usata come sostantivo, perché come aggettivo dovremmo condividerla tutti) è una parola nobilissima, ma rappresenta più una scelta sulle regole che devono improntare la dinamica politica e sociale che un ideale e un obiettivo di fondo. Nella parola socialista c’è qualcosa di più. Veramente pensiamo che si possa con un atto di volontà politica spengerla?

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Noi siamo ciò che siamo e, non quello che idealmente vorremmo essere (Ernesto).

I nomi non contano nulla i contenuti si!

Perché?

Nel romanzo «I fratelli Karamazov», di Fedor Dostoevskij, uno dei personaggi principali, Ivan Fedorovic, ad un certo punto afferma: «Se Dio non esiste, tutto è permesso».

Questa frase, meglio di tanti trattati di filosofia, ci fa capire magistralmente buona parte del pensiero moderno e contemporaneo, che si basa proprio sulla perdita o rifiuto dell’assoluto e sui vari tentativi di trovare percorsi alternativi alla concezione metafisica.

Lo stesso Schopenhauer non ci lascia all’oscuro su suoi rapporti nei confronti dei grandi dell’idealismo tedesco.
La sua critica spietata alla “filosofia degli oracoli” dei “filosofi per spasso” è fin troppo nota, ne riporto di seguito solo alcuni assaggi.

Dai “tre idoli della filosofia accademica” non c’è nulla da imparare; i loro scritti sono “perdita di tempo e rovina di menti”‘. Fichte, “il pallone gonfiato”, ha portato all’eccesso tutti gli errori di Kant’ e Schellíng .
E quanto profondamente Schopenhauer odiasse Hegel, “il pazzo e ciarlatano”, non ha alcun bisogno di documentazione.
Gli epigoni dell’idealismo tedesco, in testa a tutti i cosiddetti eredi di Marx, da Lukàcs a Steigerwald hanno accettato la sfida di Schopenhauer e ne hanno fatto il padre del soggettivismo irrazionale, il traditore della ragione, colui che la lasciò in balìa di forze oscure.
Schopenhauer ha rinfacciato veramente all’idealismo tedesco di essere troppo razionale, troppo idealista? O non è piuttosto il contrario?

Schopenhauer non ha invece difeso la causa della ragione contro la disonestà intellettuale, le belle frasi, i pensieri fumosi?

L’intero arsenale del condizionamento ideologico che ha avvelenato politica e propaganda nel ventesimo secolo, Schopenhauer l’ha smascherato chiaramente nell’idealismo tedesco.
Schopenhauer una posizione particolare: egli è il filosofo al quale il nostro secolo ha dato ragione in pieno, persino le sue supposizioni piú nere hanno trovato riscontro nello stato attuale del mondo.
La sua visione dell’idealismo tedesco si è dimostrata veritiera e la sua filosofia è quindi la pietra di paragone piú adeguata per esaminare quanto è rimasto della Geistesphilosophie.
Grazie a Schopenhauer, il concetto idealistico di ragione può venir liberato dalle scorie dell’autopresunzione.
Contro la filosofia dello spirito che dilaga nel diciannovesimo secolo e con tanta maestria lusinga l’immagine dell’uomo, Schopenhauer ha messo in evidenza il primato della volontà.
La volontà di vivere in noi tutti ed in ogni essere vivente non è un’intuizione esterna ma proviene dall’interno, ci è immediata mente esperibile è un’intuizione esterna ma proviene dall’interno, ci è immediata mente esperibile.
Schopenhauer individua la nostra incapacità di comprendere il tutto e quindi anche dell’attuale distruzione del mondo che ci circonda.
Egli non ci toglie tuttavia ogni speranza in una vita piú umana, ci offre almeno la possibilità di una “vita eroica”‘.
L’intelletto può liberarsi dai servami della volontà e fare dell’uomo “un puro soggetto del conoscere”, “uno specchio inoffuscato del mondo che nulla può smuovere o intimidire” .
Nell’intuizione disinteressata dell’idea, questo è ciò che riesce al genio, all’artista come al filosofo e anche a noi in “istanti benedetti”.
Può sembrare poco se lo si confronta con le grandi promesse dell’idealismo, ma ha l’esperienza dalla sua parte.

Nella visione estetica siamo in grado di avvicinarci allo stato della pura, sciolta dalla volontà, conoscenza oggettiva.
Ma già il sociologo Max Weber ha dimostrato come la critica del protestantesimo ascetico contro il desiderio di acquisizione di beni materiali produsse al contempo lo spirito del capitalismo.
Il lavoro, questo vecchio esperimentato mezzo ascetico si mutò in una professione fissa; la bramosia di profitto venne legalizzata e la formazione del capitale assicurata tramite un’ascetica costrizione al risparmio.
L’ascetismo razionale, che si oppone al desiderio irrazionale, alla soddisfazione momentanea dei piaceri, divenne secondo l’analisi di Weber, il principio dell’economia all’inizio della rivoluzione industriale.
Di regola l’ascetismo è un esercizio che permette di distinguere l’essenziale da ciò che non lo è e di pervenire in tal modo all’essenza delle cose.
Nell’etica schopenhaueriana della compassione, la ragione ascetica è accessibile a chiunque, un processo quotidiano e al tempo stesso misterioso. “Ogni soddisfazione, ogni benessere e ogni felicità consiste” secondo Schopenahuer “nell’immediata partecipazione, indipendente da ogni altro riguardo, alla sofferenza di un altro e con ciò all’impedimento o annullamento di questo dolore”.

“Soltanto questa compassione è la base reale di ogni giustizia spontanea e di ogni genuino amore del prossimo”

Si deve tuttavia notare che la compassione di Schopenhauer non va intesa nel senso comune del termine; non è semplicemente un immedesimarsi in “chi è bisognoso” ‘, ma in essa si realizza una conoscenza valida per tutti: “Questo tu sei!

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La sanità incivile….di un paese civile.

Posted by ernestoscontento su gennaio 29, 2007

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 29/01/2007

Anche qui vige la regola “la realtà come provocazione”.

Stamattina mentre andavo sul posto di lavoro, sento alla radio, che un pensionato di 69 anni, muore davanti a pronto soccorso dell’ospedale Santa Croce di Moncalieri (Torino), i medici non escono dal perche’ non autorizzati.

La notizia e stata riportata anche dall’Ansa della Regione Piemonte.

Con la mente sono andato subito al caso recente di Vibo Valentia, dove il 20 gennaio 2007 – Una ragazza di 16 anni, F.M., mentre veniva sottoposta ad un intervento chirurgico di appendicectomia, nell’ospedale di Vibo Valentia, è entrata in coma, dopo che in sala operatoria si è registrato un black-out elettrico.

Rientrando in ufficio non ho potuto evitare una ricerca su google per verificare il problema della cosiddetta “ Malasanità” e scopro sul sito omonimo:

Sono da 30mila a 35mila in un anno, circa 90 al giorno, le vittime della malasanità in Italia. E’ quanto emerso da un convegno di medici riuniti all’Istituto dei Tumori di Milano. Gli errori in corsia farebbero più vittime degli incidenti stradali, dell’infarto e di molti tumori. A guidare la classifica dei reparti più a rischio c’è la sala operatoria, seguita dai dipartimenti degenza e urgenza e dall’ambulatorio.
I costi annuali degli errori medici sono stati stimati in 10 miliardi di euro (pari all’1% del Pil). I dati sono stati presentati al convegno promosso dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom). In Italia le cifre degli errori commessi dai medici o provocati..

Allora mi domando siamo un paese civile?

Se si muore davanti al pronto soccorso senza essere soccorsi!!!!
Dove gli esseri umani non sentono neanche l’orgoglio onorare il giuramento Ippocrate,del quale riporto un estratto:

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Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo,

GIURO:

di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento; di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale; di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente; di attenermi nella mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita e della persona non utilizzerò mai le mie conoscenze; di prestare la mia opera con diligenza, perizia e prudenza secondo scienza e coscienza ed osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione;

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Mi sono anche ricordato che alcuni giorni addietro, su radio 24 nella trasmissione la zanzara, il ministro della salute Livia Turco è, stata contattata telefonicamente per commentare il fatto di Vibo Valentia, la sua risposta è stata “non telefonatemi più per commentare certi fatti” (non ho ascoltato la telefonata ma riporto il commento del conduttore).

Spesso si parla di morti Bianche ( le morti che accadono sui luoghi di lavoro) che sono intollerabili, tanto da vedere coinvolto in prima persona il Presidente della Repubblica. Ma non solo, tutti i partiti di governo sono pronti a deprecare e condannare giustamente i comportamenti delle imprese che mettono a rischio i lavoratori che sono anche cittadini.

Allora mi domando ma che morti sono quelle causate dalla malasanità , dalla superficialità di medici che invece di intervenire per onorare la deontologia della loro professione, si nascondono dietro i cavilli burocratici.

Ma mi domando anche perché le proteste dei politici sono più deboli in questi casi ?

Forse la qualifica di lavoratore, da diritto a maggiori tutele rispetto a quella di cittadino?

Una cosa che possiamo imparare dall’antica Grecia, dove non esistevano ideologie è, che la società si basava sull’interesse generale dei cittadini , dove tutto veniva analizzato e ragionato in base ai valori della comunità (la democrazia degli antichi e dei moderni – di Finley).

Quali sono i valori della nostra società?

Sono valori di civiltà?

Non vado oltre lascio a voi le risposte.

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Approfondimenti:

La Stampa. it

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MORIRE DI FRONTE ALL’OSPEDALE ,TUTTO IN CENTO PASSI !

Clicca sull’immagine per ingrandirla.

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Caro Prodi, ecco la mia busta paga in perdita

Posted by ernestoscontento su gennaio 28, 2007

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 29/01/2007

Grazie Prodi, a gennaio busta paga in perdita!

Prodi si è prodigato nel dire “per giudicare la mia finanziaria aspettate Gennaio, VEDRETE CHE BENEFICI ? “
Tutti quanti si aspettavano, insieme al Klinex liberalista del Ministro Bersani , avrebbe fatto vivere all’Italia il secondo miracolo economico.
Gennaio e arrivato e il miracolo non c’è stato….ma veniamo alle cifre:

Fascia sociale del contribuente:

  • Single povero con un reddito annuo di 15 mila euro, una spremuta e un tramezzino al bar in più una volta al mese,
  • Reddito a 30 mila euro, con moglie e due figli a carico, il premio in busta paga, aumenta considerevolmente. Permette di comperare un paio di scarpe nuove al mese.
  • Redditi pari a 50 mila euro da gennaio potrà contare su 200 euro al mese in meno, se single, 130 se con famiglia.

Ma prima di cantare vittoria chi per il momento ci guadagna,dovrà aspettare la fine dell’anno, quando si accorgerà di dover fare i conti con , l’aumento dei contributi Inps e il peso delle addizionali regionali e comunali, il vantaggio si ridurrà considerevolmente.

Con le addizionali comunali e regionali non c’è nucleo familiare che tenga.

Aumenti ICI, benzina, tassa rifiuti, e addizionali irpef non guardano in faccia nessuno.
Sul versante delle compravendite immobiliari le novità sono forti:

Va bene la trasparenza sulle compravendita! con menzione nel rogito notarile, delle modalità di pagamento, con relativa scrittura degli estremi.

I dati vanno trascritti sia per la compravendita e, sia per il pagamento dell’agenzia immobiliare.

In questo modo si dovrebbe ridurre l’evasione fiscale.

Ma lo sproposito arriva sul fronte della compravendita degli immobili strumentali per natura (capannoni artigianali, industriali e commerciali; Infatti mentre prima si pagava €.500,00 e l’iva al 20% sul valore dell’immobile se, la vendita era effettuata da soggetto imprenditoriale.

Ora oltre a pagare l’iva come sempre, si paga l’imposta ipotecaria 3% e l’imposta catastale 1% = Totale 4% sul valore dell’immobile.

Un esempio concreto:

Valore di un immobile di nuova costruzione di metratura media di 280 mq nel comune di Livorno, €. 308.000,00 x 4% = 12.320,00

Nuova imposta €. 12.320,00 – vecchia imposta €. 500,00 = differenza €. 11.820,00

Se qualcuno non si rende ben conto di cosa vuole dire, basta che faccia questa proporzione:

Il Notaio dove sono andato io, al 26 di gennaio a stipulato rogiti per beni immobili strumentali per un valore di € 2.000.000,00 su sei Rogiti notarili.

Un solo notaio di una sola città in un solo mese ha incassato in più per lo Stato :
€. 2.000.000,00 x 4% = €. 80.000,00 – €. 3.000,00 = differenza in favore dello Stato €. 77.000,00.

Se riportato su scala nazionale e per 12 mesi, vi renderete conto che le nuove entrate per le casse statali sono enormi.

Da notare che questa nuova imposta è esclusivamente a carico delle imprese che producono beni o servizi.

Niente di male in periodi di crisi i soldi si prendono dove ci sono! ma allora bisogna essere onesti e, dire che le imprese fanno la loro parte per risanare le casse dello stato e, hanno diritto di chiedere di razionalizzare lo stesso, al fine di renderlo più efficiente e meno burocratico.

Hanno altresì diritto in una società Democratica, che si basa sull’economia di mercato, a chiedere di essere considerate un bene sociale, che contribuisce al mantenimento dello stato sociale e, a chiedere altresì l’abbattimento dei privilegi, compreso la trasparenza della spesa pubblica a qualsiasi livello.

Trasparenza, equità e merito, sono le basi per uno stato moderno e competitivo che vuole mantenere un grado di benessere accettabile per i suoi cittadini.

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Alitalia perde e manovra. Io pago ma non volo

Posted by ernestoscontento su gennaio 28, 2007

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 29/01/2007

Alitalia, la realtà come provocazione!

Da Repubblica . it
I dati iviati dlla compagnia alla Consob. Infatti domani scade il termine per presentare le “proposte d’interesse” a rilevare parte del capitale. Alitalia.

I Dati in sintesi:

  • Perdite per 380 milioni di euro,”Liquidità sufficiente per 12 mesi”
  • Risultato operativo negativo per 197 milioni di Euro
  • Alitalia: A dicembre 2006 Passeggeri -2,3%; merci +29,2
  • Lo scorso mese di dicembre, l’ Alitalia ha registrato, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, una contrazione del traffico passeggeri del 2,3% a fronte di una restrizione dell’offerta del 2%.
  • Alitalia: Piano 2005-2008 superato e inattuabile
  • Il Piano Industriale 2005-2008 dell’Alitalia  è “superato nei suoi target e, pertanto, non attuabile”.

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Per Alitalia nemmeno la realtà è una provocazione per i sindacati, infatti non più tardi di una settimana fa in una sequenza di dichiarazioni su Alitalia da parte del segretario generale della Cisl.

In vista del bando governativo volto ad individuare potenziali acquirenti. Secondo Bonanni, per Alitalia “Air France non sembra il partner più adatto per il ruolo che una compagnia di bandiera deve avere in Italia. Ci vuole, comunque, un accordo con una compagnia italiana in modo da controllare almeno il 60-70% del mercato italiano”. Anche il partner ideale “dovrebbe essere distante dall’Italia in modo che i nostri aeroporti non diventino dei sotto-hub” di altre compagnie.

Bonanni ci prende per le mele….sa benissimo che una qualsiasi azienda vale per gli utili che produce, se produce perdite, COSA VALE ?

Inoltre se il Manamegent deve inginocchiarsi davanti al sindacalista di turno, che vede l’imprenditore come un limone da spremere; e bene che Alitalia segua il suo corso naturale imposto dal mercato.

Il sindacato sembra non rendersi conto che con Alitalia, hanno già spremuto tutto e, inoltregli Italiani sono stufi di pagare di tasca loro, le spese di una gestione statale e sindacale del quale chi e coinvolto dovrebbe essere citato per danni per sperpero del denaro pubblico( il nostro).

Domani entro le 18 dovrebbero essere presentate le “proposte d’interesse” da parte di eventuali “cordate” intenzionate a rilevare una parte della compagnia di bandiera, per una quota del 30,1 %.

Dai dati inviati alla Consob dalla compagnia aerea, su sollecitazione di quest’ultima, il giorno prima della presentazione delle offerte per l’ingresso nel capitale azionario di nuovi investitori, si legge:

  • La liquidità del gruppo Alitalia ” è adeguata a garantire continuità aziendale ben oltre i 12 mesi”.
  • I dati consolidati al 30 novembre, secondo quanto comunicato alla Consob :
  • registrano un risultato operativo negativo pari a 197 milioni.
  • L’Alitalia prevede di archiviare il 2006 con un bilancio in perdita per 380 milioni di euro.

Gli amministratori di Alitalia rimasti in carica, Giancarlo Cimoli e Giovanni Sabatini, esercitano poteri di ordinaria amministrazione.

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Solo in Italia si tiene in piedi un pachiderma mangia soldi di queste dimensioni.

Bisognerebbe fare una legge, che obbliga i sindacalisti a passare un esame, che valuti la loro capacità individuale, ad esercitare il buon senso.

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Il giorno della Memoria, per non dimenticare

Posted by ernestoscontento su gennaio 27, 2007

 Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 27/01/2007

E QUESTO E’ UN UOMO

Voi che vivete sicuri Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno:
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli:
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri cari torcano il viso da voi.

Primo Levi

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Se comprendere è impossibile,conoscere è necessario,perché ciò che è accaduto può ritornare,le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre.

Primo Levi

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Dalla memoria di Ernesto:

Scuole medie G. Marconi di Livorno 1971. Incontro con Il Comandante Giotto Ciardi, medaglia d’oro della Resistenza Italiana:

Dopo una breve introduzione sull’azione condotta dai partigiani durante la resistenza e che per la verità non ricordo molto bene in quale luogo si svolse, il Comandante Ciardi si rivolse a noi dicendoci:

  • voi ragazzi avete libertà di stampa – noi non l’avevamo
  • voi ragazzi avete libertà di riunione – noi non l’avevamo
  • voi ragazzi avete libertà di pensiero e di parola – noi non l’avevamo
  • voi ragazzi avete la pluralità di voto – noi non l’avevamo
  • Nella speranza che nessuna generazione futura possa conoscere l’orrore delle leggi razziali che noi abbiamo subito
  • Voi siete uomini Liberi all’interno di una società Democratica – noi non lo eravamo
  • Ragazzi se voi ricorderete queste cose durante tutto l’arco della vostra vita allora vorrà dire che il sacrificio mio e dei miei compagni non sarà stato un sacrificio vano.

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Non occorre aggiungere altro, basta riflettere di cosa è capace l’essere umano. Per questo è importante avere la memoria e tramandare la storia di quel che realmente è stato.

Noi siamo ciò che siamo e, non quello che idealmente vorremmo essere.

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Approfondimenti:

http://www.ucei.it/giornodellamemoria/index2.htm

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Riccardo Illy, La Rana Cinese

Posted by ernestoscontento su gennaio 25, 2007

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 26/01/2007

Descrizione dell’editore:

Riccardo Illy, presidente della regione Friuli Venezia Giulia e presidente del gruppo Illy, è uno dei più noti industriali italiani nonché uno dei più autorevoli e ascoltati governatori regionali dell’alleanza di centro sinistra.

“Mi sono più volte chiesto se la teoria della rana bollita (e della rana scottata), che mio padre ama spesso citare, sia effettivamente – come lui assicura – il risultato di un autentico esperimento scientifico.

Però è certo che si tratta di una metafora davvero utile per capire l’effetto positivo che la globalizzazione, e in particolare la concorrenza cinese, può avere sulle imprese italiane.”

Nel fantasioso e un po’ crudele esperimento della “rana cinese”, si prendono due rane e due pentole piene d’acqua. Si lascia cadere la prima rana in una delle pentole quando l’acqua è ancora fredda, poi si mette la pentola sul fuoco e la si porta pian piano a ebollizione.

In questo caso la rana muore bollita, perché si abitua gradualmente al cambiamento di temperatura, si intorpidisce, e non si accorge quando arriva il punto di non ritorno, quando conviene saltar fuori e salvarsi.

Nel secondo caso, invece, si porta l’acqua a ebollizione e solo allora si butta dentro la rana. Appena sfiora l’acqua bollente, la rana si scotta e istintivamente schizza via il più lontano possibile. Si ritroverà con qualche ustione e qualche ammaccatura, ma si salverà.

Nel momento in cui gran parte del mercato mondiale guarda all’Oriente e al suo straordinario sviluppo economico con ansia e preoccupazione, Riccardo Illy ci invita a considerare la congiuntura presente alla stregua di uno choc salutare, capace di attivare le risorse più autentiche del nostro

Paese e di salvarlo dal fatale intorpidimento in cui, adattandosi al peggio, rischiava di cadere.

Se infatti è vero che non pochi sono gli svantaggi competitivi dell’Italia – l’eccessiva tassazione sul reddito d’impresa, il cuneo fiscale-previdenziale, la carenza di infrastrutture, la lentezza e inefficienza della burocrazia, i limiti del nostro sistema di istruzione, gli scarsi investimenti in ricerca e sviluppo, la crisi della giustizia, e non ultimo il mammismo, ovvero la mancanza di volontà dei nostri giovani di uscire dal guscio protettivo della famiglia per affermare la loro libertà e autonomia -, non bisogna però dimenticare che gli italiani da sempre mostrano un peculiare ingegno e una propensione all’estetica e alla qualità della vita pressoché unici. Tutte caratteristiche che dobbiamo imparare a valorizzare al meglio.

Rilanciare un processo virtuoso di crescita economica e coesione sociale nel nostro Paese è possibile. È giunto il tempo di ristabilire un clima di reciproca fiducia, un tempo in cui gli italiani possano davvero mettere a frutto i loro straordinari talenti.

Indice del libro
1. L’Italia al palo
2. Scenari in movimento
3. La riscoperta delle vocazioni
4. Cambiare per competere
Conclusioni. Il tempo della polietica
Polietica e capitalismo sociale

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LA PARABOLA DELLA RANA BOLLITA:

Accade spesso che l’imprenditore è pienamente coinvolto nella gestione corrente, perdendo di vista le refluenze che le sue scelte quotidiane (spesso implicite) sono in grado di esercitare su un orizzonte di più lungo periodo; succede anche che l’imprenditore non percepisca tempestivamente segnali deboli sintomatici di disfunzioni che alla fine sfociano in crisi.
Nel momento in cui gran parte del mercato mondiale guarda all’Oriente e al suo straordinario sviluppo economico con ansia e preoccupazione, Riccardo Illy ci invita a considerare la congiuntura presente alla stregua di uno choc salutare, capace di attivare le risorse più autentiche del nostro Paese e di salvarlo dal fatale intorpidimento in cui, adattandosi al peggio, rischiava di cadere.

Con questo libro l’imprenditore triestino, nonché presidente della regione, offre il suo punto di vista, sempre controcorrente, sull’attuale situazione italiana, sul ruolo che il Paese può svolgere nell’economia globale, contrassegnata, secondo lui, dalla conoscenza quale fattore competitivo fondamentale.

E propone la sua esperienza economica sui mercati di tutto il mondo come motivo di ispirazione per un Paese alla ricerca di modelli positivi da cui ripartire.

Come una rana che cade in una pentola di acqua bollente si salva perché ne salta fuori per istinto con grande velocità, così l’Italia, secondo llly, si salverà dalla scottatura dell’ingresso della Cina nell’economia internazionale per la semplice ragione che le sue conseguenze sono così immediate e violente che costringeranno tutti a reagire con rapidità.

Illy parla quindi del triangolo maledetto: protezione dalla concorrenza, divieto di licenziare e diritto di sciopero e spiega che quando cade il primo, gli altri due vertici sono mortali per le imprese.
Alla fine propone un modo per saltare dalla pentola: passare dalla cultura della protezione a quella del merito!

Illy evidenzia ache l’anomalia fra i lavoratori Spagnoli e quelli Italiani, infatti il costo del lavoro nei due paesi è uguale; ma gli Spagnoli percepiscono una paga netta maggiore rispetto agli Italiani, infatti in Spagna gli oneri prevvidenziali a carico dei lavoratori e delle aziende sono nettamente inferiori.

Il Beneficio di questo modello è sotto gli occhi di tutti, gli Spagnoli oltre ad avere un reddito maggiore con evidenti benefici individuali.

A come conseguenza indiretta che la Spagna cresce più dell’Italia visto il maggior reddito disponibile che si tramuta in consumi, aumentando il PIL Nazionale.

Facile trovarsi d’accordo, quanto difficile rendere questo fattibile proprio nel nostro paese.

Ma io non sono ottimista l’Italia è al Palo, la temperatura dell’acqua sale,la razionalità vorrebbe che si facesse un salto per sfuggire alla inevitabile fine, ma spesso manca la necessaria percezione del pericolo che si corre.

Chi si occupa di azienda sa che per raggiungere degli obbiettivi importanti è necessario motivare tutto il sistema aziendale, è questa è la cosa più difficile da attuare.

E’ chiaro che non è la ricchezza il bene da noi cercato: essa, infatti, ha valore solo in quanto “utile”, cioè in funzione di altro (Aristotele, L’Etica )
Da notare che sul dizionario della lingua Italiana De Mauro la parola polietica non esiste!!!

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Ciriaco De Mita, la laicità e il riformismo

Posted by ernestoscontento su gennaio 23, 2007

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 23/01/2007

Il 22/01/2007 a Livorno si sono tenute due iniziative politiche, organizzate
da esponenti del mondo cattolico che ha vissuto l’esperienza della DC.
Una con De Mita, in cui il vecchio esponente della DC e attuale esponente
politico della Margherita, ha messo in evidenza la carenza di contenuti, nella costruzione di nuove formazioni politiche, tra cui lo stesso Partito Democratico.
Un discorso a cui dovrebbero seguire iniziative tese a costruire questi contenuti, cercando di far partecipare al massimo l’opinione pubblica e tutti coloro che sono disponibili ad impegnarsi.
De Mita ha dato spunti generali, Ma molti concetti hanno valore comunque.
Ebbene uno dei punti messi sul tavolo è stato proprio quello della laicità dello Stato. Così come quello della definizione di riformismo, in Italia, vista la nostra storia un pò diversa da quella americana o inglese.
La mia opinione in merito ai due concetti esposti da De Mita è la seguente:

– Laicità dello Stato,

Il fenomeno religioso spiega una influenza specifica nella vita sociale, in quanto predispone per propria natura gli strumenti per una valutazione dell’assetto organizzato del corpo sociale, che opera, per così dire, dall’esterno e dall’alto dello stesso ordinamento giuridico. Per sua intima natura, nel dar luogo in particolare alle organizzazioni confessionali, esso implica l’esistenza, all’interno della società generale, di forme di organizzazioni particolari i cui componenti manifestano la appartenenza ad un ordine che pretende un rango diverso rispetto a quello politico generale.

La tensione che ne deriva che è tensione implicata naturalmente nel fenomeno religioso in quanto tale sarebbe stata affrontata, nel tempo, con soluzioni molto diverse fra loro, che nell’ambito dell’occidente spaziano dal modello del mondo antico della identificazione fra potere religioso e potere civile, al modello che è stato conosciuto nella esperienza contemporanea della radicale esclusione del fenomeno religioso da quelli riconosciuti come socialmente apprezzabili.
Il rifiuto progressivamente affermatosi dallo Stato moderno sino a quello liberale di rinvenire un fondamento esterno all’ordinamento giuridico, e la pretesa speculare ed opposta di fondare la legittimazione propria e delle proprie istanze costitutive esclusivamente all’interno di sé.
Difatti, la completa equiparazione delle manifestazioni del sentimento religioso ad ogni altra espressione di sentimento interiore, proprio in quanto unita al principio della indifferenza dello Stato verso le fedi religiose, doveva condurre, per forza sua propria, ad una sorta di necessaria “neutralità degli apparati pubblici dinanzi alle istanze emergenti di tempo in tempo dalla comunità” a prescindere dalla loro intrinseca natura e dal loro contenuto.

Quindi come espresso dal nostro presidente Giorgio Napoletano: «La laicità dello Stato è elemento essenziale della democrazia» 21 ottobre 2006 – Fonte: La Reppublica.it

– Riformismo

La parola più in voga a sinistra quest’oggi è sicuramente “riformismo”. E’ una parola che si è imposta di fatto, senza un’adeguata riflessione intellettuale e senza partire da un’impellente esigenza politica. Di colpo essa è diventata la più usata per indicare ciò che vorrebbe e potrebbe essere quell’insieme magmatico posto fra il fu del “grande partito della classe operaia”, l’è di una coalizione litigiosa e senza un vero leader, e il sarà (forse) di una forza autorevole di governo e, perché no?, di cambiamento.

Fra i più strenui e convinti assertori della bontà del termine, della sua dignità storica e teorica come del suo valore simbolico e pratico, è sicuramente Giuliano Amato.
Luogo privilegiato e centro ideale di essa è subito diventata la Fondazione Italianieuropei, che Amato anima insieme a Massimo D’Alema.

Amato in una intervista su Reset di qualche anno fa dal titolo “Lezione sul riformismo”, che è una vera e propria voce di dizionario politico. Proprio dalla lettura di questa “lezione” si può prendere lo spunto per cominciare a chiarirsi sul significato del termine. E sul senso dell’essere riformisti oggi.

Amato all’inizio del suo intervento parla di riformismo al plurale e dice che i riformismi sono sostanzialmente tre o quattro: “socialista, cattolico-popolare e liberal – democratico, con l’ambientalismo che li arricchisce tutti”. E che essi rappresentano “le culture dell’Ulivo” ( a questa accezione ampia del concetto fa riferimento Sylos Labini, che ogni venerdì sulle pagine de l’Unità proponeva un’interessante antologia del riformismo). Ma subito dopo Amato mostra come, storicamente, di riformismo si parla solo in seno al movimento socialista.

Se è infatti vero che il riformismo è un’impostazione politica volta a modificare lo stato esistente delle cose con metodi legali.

In questo si distingue il Riformista dal Rivoluzionario!

Se ci si pone la domanda qualé l’agire del Riformista?

“ deve cambiare aggiustando il vecchio, o modificarlo in profondità? “

Il Riformista agisce senza mettere in crisi lo stato è l’economia di mercato, quindi il suo agire è graduale ma costante e , la sua azione si vede nel tempo, come dire “ ristrutturiamo una casa, mettendo un mattone alla vota ben murato, controllando prima però che le fondazioni siano solide”

Jhon Stuart Mill ( considerato da molti uno dei padri del riformismo classico) scrive “Saggio sulla libertà” e si schiera contro ogni forma di dogmatismo, che porta a illudere della verità ma non è che un’orma di un pregiudizio che ci fa chiudere il passo allo strumento prezioso della verità, ossia la dialettica.
La cecità del fanatismo e l’uso ormai invalso di una didattica non problematica hanno causato i più grossi errori della storia.

E come è necessario qualunque istituzione deve garantire le diverse vie che portano una contraddizione dall’interno

Se si tiene largo il concetto di riformismo si deve ammettere, che in un regime democratico di alternanza, in cui tutti accettano sostanzialmente le regole del gioco, riformista è ogni movimento politico anche di opposizione che si candidi alla guida del governo e che, per ciò stesso, voglia riformare ciò che è proprio dell’attuale politica governativa.

In poche parole, si può dire che si è riformisti sempre rispetto a qualcosa, e sono riformisti coloro che vogliono cambiare solo singoli aspetti di un regime al quale sostanzialmente aderiscono, nel rispetto delle regole Democratiche.

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Approfondimenti:

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Paul Ginsborg La democrazia che non c’è

Posted by ernestoscontento su gennaio 18, 2007

Paul Ginsborg La democrazia che non c’è

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 19/01/2007

Prefazione dell’autore in copertina

La democrazia è un sistema politico mutevole e insieme vulnerabile. Per rivitalizzarla oggi è indispensabile connettere rappresentanza e partecipazione, economia e politica, famiglia e istituzioni.

Come si fa a proteggere il dono politico piú prezioso dei nostri tempi, quello della democrazia? Certamente non con la sua esportazione forzata, né con la difesa miope di un modello rappresentativo già antiquato, né con l’assegnazione del potere politico a una sfera separata, dominata dai politici e dai partiti. No, per proteggere la democrazia bisogna rianimarla e ripopolarla. Bisogna creare una democrazia all’altezza del momento storico – una democrazia partecipata, di genere, economica e non solo politica, che esce dal «palazzo» ed entra nella cultura della gente.
Partendo da un confronto tra Karl Marx e John Stuart Mill, due voci che percorrono l’intero saggio, Ginsborg ci spinge a immaginare una democrazia diversa, piú quotidiana e incisiva.

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Nel libro, edito dall’Enaudi, l’autore illustrerà al pubblico le sue posizioni su come si fa a proteggere il dono politico piú prezioso dei nostri tempi, quello della democrazia. «Certamente – commenta Ginsborg – non con la sua esportazione forzata, né con la difesa miope di un modello rappresentativo già antiquato, né con l’assegnazione del potere politico a una sfera separata, dominata dai politici e dai partiti. No, per proteggere la democrazia bisogna rianimarla e ripopolarla. Bisogna creare una democrazia all’altezza del momento storico – una democrazia partecipata, di genere, economica e non solo politica, che esce dal «palazzo» ed entra nella cultura della gente».

Londra, una notte di nebbia dell’inverno 1872. Karl Marx e John Stuart Mill si incontrarono in segreto e discutono per ore di economia, di natura, di democrazia, liberismo e socialismo “scientifico”, scoprendo punti di contatto insospettabili tra le teorie che hanno creato e che tutti pensavano agli antipodi: il marxismo e il liberismo. E se un secolo e mezzo dopo, mentre la fiducia nella politica conosce un declino inarrestabile, fosse proprio l’incontro tra democrazia rappresentativa e democrazia partecipata a segnare la via della rinascita?

Ginsborg .mette in scena un incontro che non è mai avvenuto, ma che nella Londra della seconda metà dell’Ottocento avrebbe potuto avvenire, tra John Stuart Mili, padre del liberalismo politico e un esule tedesco che promuoveva il comunismo, Karl Marx ( di cui sia Maximillian Rubell prima e, ora la nuova biografia scritta da Jacques Attali, ne danno una lettura diversa).

Di fronte, in quel dialogo immaginario, sono la libertà e i diritti formali, e la libertà sostanziale: sono la democrazia politica e la democrazia economica. Che non hanno trovato, nel Novecento, una maniera per andare insieme, perché se nei paesi del «socialismo reale» a una proprietà collettiva (in realtà, Statale) dei mezzi di produzione faceva da contrappeso il dispotismo del partito unico, negli Stati uniti che avevano fondato le loro libertà sulla proprietà individuale della terra si è poi sovrapposto Una fine dell’Ottocento il modello del capitalismo imprenditoriale, senza che mai – scrive Ginsborg citando Dahl – questa svolta sia diventata oggetto di un dibattito pubblico, di un ripensamento profondo.
Poi è arrivata la globalizzazione, grazie alla quale i poteri della politica sono stati sommersi da quelli dell’economia: da qui la crisi irreversibile (la democrazia che non c’è) dei sistemi politici degli stati-nazione.

Che consiste nel ritrovare, il più concreto, della democrazia, ossia quella cittadina, partecipativa, affinchè siano le comunità, la società civile, i cittadini organizzati e informati a decidere, in una relazione di contrapposizione democratica con gli eletti, quale economia sia utile per il loro benessere sociale e per il loro ambiente di vita.

La Democrazia partecipativa non è democrazia diretta!

La democrazia diretta di tipo Ateniese, oggi non è più possibile a causa degli stati nazione, Atene era una città Stato.

Oggi però è possibile mediante la rete essere più partecipi come cittadini al dibattito democratico, la rete aiuterà la nascita di una democrazia partecita vera? La Democrazia del cittadino partecipe, informato e dissenziente democrticamente.

Anche questa è sicuramente una delle sfide più importanti del nostro tempo.

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Approfondimenti:

Paul Ginsborg

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Italiani indebitati con tassi usurai

Posted by ernestoscontento su gennaio 17, 2007

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 18/01/2007

Bankitalia: Popolo Rate Cresce, Credito Consumo +31,6%

Mi sono sempre domandato del perché in Italia c’è un cosi alto proliferare di finanziarie, la risposta e da ricercare nella legge anti usura del quale riporto uno stralcio.

Mi sono anche domandato del perché questa legge scandalo sia legge in uno stato civile e Democratico, di fatto legalizza l’usura economicamente parlando.

Un tasso di interesse del 20% in 5 anni erode il capitale.

In Italia non c’è una vera Antitrust e le aggregazioni Bancarie diventano monopolistiche del mercato, basta vedere i prodotti da Banca a Banca sono fatti con o stampino cambia solo il nome del prodotto.

E giusto assimilare il rischi Bancari, ai rischi che sostiene una industria tipo Italiana ?

Secondo Ernesto si, io costruisco case per rivenderle, loro prestano soldi, entrambi rischiamo sul mercato.

Quindi se seguite il mio ragionamento vediamo dove arriviamo,

o ragione? O Sbagliato? Sta a voi decidere!

Riporto: in estratto la legge antiusura, la rivelazione in base alla legge, del tasso medio rilevato e della soglia di usura.

Ho cercato di esplicare il mio ragionamento soprattutto con formule e calcoli.

Legge anti usura 108 / 1996: tassi usura periodo ottobre – dicembre 2006

Il tasso anti usura viene rilevato trimestralmente dalla banca d’italia ed è ottenuto come media dei tassi effettivi globali, ossia comprendenti anche spese e commissioni, praticati dal sistema bancario e finanziario. Il suddetto decreto fissa quindi i tassi di interesse effettivi globali medi che ha rilievo ai sensi della legge anti usura penale.
Le operazioni su cui applicare la legge anti usura sono genericamente indicate nelle seguenti: apertura di credito in conto corrente, anticipi, sconti commerciali ed altri finanziamenti alle imprese effettuate dalle banche, factoring, credito personale ed altri finanziamenti alla famiglia effettuati dalle banche, prestiti contro cessione del quinto dello stipendio, leasing, credito finalizzato all’acquisto rateale e credito revolving, mutui con la garanzia reale, ovvero relativi al mutuo a tasso fisso ed al mutuo a tasso variabile.

N.B. Al fine di determinare il tasso usurario, ai sensi dell’art. 2 legge n. 108 / 1996, i tassi di interesse rilevati per essere considerati usura, debbono essere aumentati della metà, cioè, il tasso è considerato dalla legge usurario qualora superi il dato rilevato maggiorato della metà. Solo allora si è puniti ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 644 del codice penale, cioè superata la soglia di cui sopra il fatto è considerato dalla legge come reato penale.

Tuttavia, i tassi non comprendono la commissione di massimo scoperto che, nella media delle operazioni bancarie rilevate, si attesta a 0,73 punto percentuale.
I sottostanti dati concernono la rilevazione dei tassi di interesse effettivi globali medi ai sensi della legge antiusura.

Tassi di interesse (soglia usura al 31/12/2006)

Prestiti contro cessione del quinto dello stipendio

Fino a 5.000-

tasso medio rilevato 19,85 – tasso soglia di usura 29,775

Oltre 5.000 –

tasso medio rilevato 11,11 – tasso soglia di usura 16,665

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Indebitamento per nucleo familiare in Italia €. 21.640,00, fonte il Mondo N.3 2007

PIANO DI AMMORTAMENTO ALLA FRANCESE

€.21.640.00 mesi 60

Tasso medio rilevato al 31.12.2006 11,11%

Valori espressi in:Euro

RATA MENSILE: 471.0

IMPORTO TOTALE DA RIMBORSARE SECONDO LA LEGGE :28,262.0

N.B. O PRESO IN CONSIDERAZIONE IL TASSO MEDIO RILEVATO, MA MOLTI PAGANO DI PIU’ DEL 11,11% DI TASSO DI INTERESSE.

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Ma veniamo alla valutazione di Ernesto:

Quale la % equa da applicare come tasso di interesse?

Prendiamo in considerazione un prestito dietro garanzia della cessione del quinto dello stipendio.

Il per il costo del denaro si prende come riferimento l’Euribor 3 mesi a 365 gg. Tasso 3.654 %

Nelle transazioni commerciali con le aziende, la banca ricarica uno spred ( una maggiorazione in punti %)

Lo spred viene ricaricato per il semplice fatto che la banca considera di prendere in prestito il denaro, quindi non tiene conto delle sue riserve patrimoniali. Teniamo per valido questo principio ormai consolidato.

Qualità delle line di credito :

La linea di credito e garantita da una cessione di credito su fattura, chiamata normalmente anticipo fattura, consiste da parte della banca nell’anticipo di un credito esigibile mediate emissione di fattura, la banca anticipa fino al 80% dell’importo della fattura. quindi del tutto assimilabile alla cessione del quinto sullo stipendi, soprattutto se in presenza di un TFR non percepito dal lavoratore e vincolato al buon esito della fine del prestito.

Spred applicato su Euribor dalla banca per una società artigiana è 1% quindi il tasso di interesse risulta essere del 4,654%

Facciamo un’altra valutazione comparativa:

La linea di credito su cessione del quinto dello stipendio e assimilabile alla linea di credito commerciale?

Si, il fattore tempo che crea una incertezza, in quanto la transazione commerciale a un suo fine trascorsi 90 giorni mentre il prestito su cessione del quinto dello stipendio dura 5 anni e il lavoratore può anche essere licenziato o licenziarsi, questa maggiore assunzione di rischi da parte della banca può essere mitigata in presenza di un TFR non percepito dal lavoratore capiente per l’importo del prestito almeno per il 50% e vincolato al buon esito della fine del prestito.
Con questi dati ,quanto sarebbe il giusto ricarico sui costi che la banca deve applicare?

Prendiamo il settore delle costruzioni edili negli appalti pubblici.

A fronte dei costi sostenuti ricavabili d analisi per la formazione di un elenco prezzi si deve applicare un ricarico del 15% per spese generali di gestione aziendale e un 10 % come utile di Impresa per il rischi assunto dall’imprenditore .TOTALE sui costi 26.50%.

Ora la Banca prende in prestito da un’altra Banca € 21.640,00 con il tempo restituisce il capitale al suo creditore, quale il costo sostenuto dalla Banca?

Valori espressi in:Euro

RATA TASSO A REGIME: 3,654

IMPORTO TOTALE DA RIMBORSARE (MONTANTE): 23, 700.0

Il costo sostenuto dalla banca è 21.640,00 – 23.700,00 = 2.060,00

Moltiplichiamo 2.060,00 x 26,50% = 545,90 utile bancario

Valore complessivo da restituire Alla banca = 23.700,00 + 545,90 = 24.245,9

Diviso 60 rate = 404,10

Differenza canone mensile fra tasso applicato e valutazione di Ernesto

471,00 – 404,10 = 66,90 x rate mutuo 60=4.014,10 : anni 5 = risparmio annuale 802,80

Perché invece lo stato Italiano fa leggi che chiama tassi antiusura ma da la possibilità di applicare tassi usurai economicamente parlando.

Qui si rimane nella regolarità fino all’applicazione di un tasso del 20% che in cinque anni erode il capitale.

UNA RITOCCATINA A QUESTA LEGGE AVREBBE DATO AGLI ITALIANI, PIU’ DI QUANTO IL GOVERNO A FATTO CON LA FINANZIARIA. I DEBITI LI FANNO I MENO FALCOLTOSI!!!

E che non mi si dica che sono ragionamenti dirigistici, perché il libero mercato funziona se libero veramente è non se protetto da leggi insensate o da accorpamenti che formano cartelli in un sistema sprovvisto delle tutele necessarie per i cittadini utenti.

NB:
IL problema anche se in forma diversa è stato oggetto di un POST recente sul BLOG di Beppe grillo, voglio precisare che io ne avevo già evidenziato l’anomalia in alcuni articoli sul giornale Comincialitalia.net, antecedentemente al POST di Beppe.

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Dalemiani, eredi di Berlinguer senza eredità

Posted by ernestoscontento su gennaio 16, 2007

Giuseppe Calderola e Masimo D’Alema

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 17/01/2007

Nei Ds il detto BOIA chi molla non serve a niente…

I DS perdono gli uomini migliori, dopo l’abbandono dai Ds dell’economista Nicola Rossi per rimanere nell’unica area Riformista di centro sinistra che è L’ulivo.
Ora anche G.Calderola ex direttore dell’Unità dice «Al congresso dei Ds io non ci sarò, e dopo liberi tutti»

Dall’articolo sull’Unita Web del 15.01.07 si legge:

«Da anni – spiega Caldarola, entrando nel dibattito sul partito democratico – ho sempre sostenuto che il nostro compito storico fosse quello di riunificare i socialisti e i liberal-socialisti per fare un partito riformista moderno, stile socialdemocrazie europee passando per un’assemblea revisionista che stabilisse ciò che è vivo e ciò che è morto, che sanasse le ferite nella sinistra riconoscendo a Craxi quel che è di Craxi e riprendendo alcune lezioni di politica da quella grande scuola che fu il Pci, di cui si deve rigettare il debito con il comunismo internazionale ma a cui venga riconosciuto quel grande ruolo democratico che ebbe nello sviluppo della società italiana». E questo tramite «temi grandi, da discutere».

IN ESTRATTO DAL SOLE 24 ORE DEL 16.01.07

Con un’ accusa durussima:«I DS sono gestiti da una classe dirigente che da 30 anni è la stessa, che stava nella segreteria di Emrico Berlinguer e che oggi sta al comando e che, anche quando decide che serve un ricambio generazionale, scglie lei a chi tocca ».

Calderola a ragione da vendere, così come Rossi.

Sono anni che vado dicendo che da dopo la svolta della Bolognina del 1989, per paura di un’altra scissione i DS si sono congelati in una cella frigorifero.

Ma da quella svolta sono ormai passati 17 anni chi allora aveva 50 anni e si occupava del partito di base ora ne ha 67, cosa vuol dire? Semplice che per un pò di tempo la vecchia macchina da guerra dislocata sul territorio ereditata dal P.C.I. a consentito in conseguenza della stessa cultura di partito prodigata dallo stesso P.C.I. di poter godere di posizioni di rendita, e della devozione dei vecchi militanti ( quelli che Fassino chiama gli Antichi) poco critici all’esterno e egemoni con i leader.

Gli attuali leder Fassino e D’Alema non sono stati capaci di fare in questi 17 anni una vera e propria riforma culturale interna ( ammesso che la volessero) , quella riforma che consentiva di poter parlare apertamente del passato in tutti i suoi aspetti.

Nascondersi dietro un dito non serve, eludere i problemi vuol dire rinviarli!

Chi come il sottoscritto è entrato in una sezione di partito del vecchio P.C.I. all’eta di 12 anni per diffondere L’unità porta a porta ( il motto era la domenica l’unità deve entrare nelle case dei lavoratori) nella citta più rossa D’Italia Livorno, chi come il sottoscritto ha nella sua memoria l’immigrazione nei paesi europei per cercare di migliorare le proprie condizioni di vita umana, chi come il sottoscritto non è mai stato iscritto al P.C.I. per evidenti incompatibilità Democratiche e Liberali dell’allora URSS e, di tutti i paesi sotto il patto di Varsavia, blocco al quale guardava all’ora il P.C.I. se pur con molte contraddizioni interne.

Quelli come il sottoscritto simpatizzanti da sempre dei DS non hanno difficoltà ha dire, che nonostante le ambiguità e gli errori di presa di posizione a livello Internazionale, in Italia il vecchio P.C.I. è stato baluardo nella difesa dei diritti dei lavoratori e più in generale dei meno abietti.

CHI SOSTIENE IL CONTRARIO SI FACCIA AVANTI !

Non solo, Togliatti che per quanto mi riguarda lo cancellato dalla memoria, ma per ben altri motivi….., si è dimostrato tutore dello stato Democratico in un momento particolarissimo durante il suo attentato.

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Del quale riporto un estratto copiato da Wikipedia:

Avvenuto nella mattinata del 14 luglio 1948, Palmiro Togliatti viene colpito da tre colpi di pistola sparati a distanza ravvicinata mentre esce da Montecitorio in compagnia di Nilde Iotti.
L’autore dell’attentato a Togliatti è un giovane simpatizzante di estrema destra, iscritto al Partito Liberale, Antonio Pallante. I proiettili sparati da una pistola calibro 38.8 colpiscono il leader del PCI alla nuca e alla schiena, mentre una terza pallottola sfiora la testa di Togliatti. Ricoverato d’urgenza, Togliatti viene operato dal chirurgo Pietro Valdoni.
Nelle ore in cui si attende l’esito dell’intervento si diffondono le più diverse voci sullo stato di salute di Togliatti: circola addirittura la notizia della morte del segretario comunista. Il clima politico del paese è caldissimo: soltanto due mesi prima, il 18 aprile 1948, le prime elezioni della storia della repubblica avevano sancito la vittoria della Democrazia Cristiana sul fronte delle sinistre (Partito Comunista e Partito Socialista).
Poche ore dopo l’attentato si verificano incidenti a Roma e morti a Napoli, Genova, Livorno e Taranto nel corso di violentissime manifestazioni di protesta. Gli operai della FIAT di Torino sequestrano nel suo ufficio l’amministratore delegato Vittorio Valletta. Buona parte dei telefoni pubblici non funzionano e si blocca la circolazione ferroviaria. Il democristiano Mario Scelba, ministro degli interni, impartisce disposizioni ai prefetti per vietare ogni forma di manifestazione. Il Paese sembra sull’orlo della guerra civile.
L’operazione a Togliatti va a buon fine ed è proprio il dirigente del Partito Comunista Italiano a imporre ai luogotenenti del PCI, Secchia, che insieme a Luigi Longo diresse il Partito in quei drammatici momenti, di fermare la rivolta. L’insurrezione di massa delle organizzazioni militanti comuniste si arresta davanti all’ordine di Togliatti, e da alcuni si sostiene che abbiano contribuito a moderare gli animi anche le imprese di Gino Bartali al Tour de France. La ribellione lascia sul terreno una ventina di morti e decine di feriti.
Nei giorni successivi all’attentato il Paese ritorna alla normalità, grazie alla precisa volontà dei vertici comunisti che si adoperano per recuperare il controllo della base.
Uno degli assistenti del chirurgo Pietro Valdoni tenne per ricordo un pezzo della costola asportata; divenuto poi docente all’Università di Perugia, affidò il cimelio a un padre francescano che prestava assistenza ai malati del locale policlinico, senza dire quale fosse la provenienza; il francescano la mise assieme alle altre reliquie del convento di Monteripido, dove ancora oggi giace non identificata.

***

Non vi è dubbio che i Comunisti Italiani oltre ad aver partecipato alla guerra di Liberazione, sono anche stati difensori dello Stato democratico Italiano, CERTO NON SENZA AMBIGUITA’, MA I FATTI SONO FATTI NEL BENE E NEL MALE.

Noi siamo quel che siamo e non quello che idealmente vorremmo essere, siamo frutto del nostro agire sociale che in parte troviamo già fatto e, in parte c’è lo costruiamo agendo durante la nostra vita ( K.Marx interpretato da ernesto).
Quindi nessuno avrebbe contestato agli eredi del P.C.I. una revisione storica in termini di ideali e, del reale comportamento nella società Italina del partito.

Occorreva però la volontà di farlo, il coraggio di affrontare gradatamente l’elettorato tutto, e non solo la coperta calda degli iscritti al partito.

Un progetto serio e voluto con tappe e obbiettivi in 17 anni che è quasi una generazione se si voleva si faceva, invece di scegliere la strada meno faticosa dell’emancipazione generazionale (il cambiamento naturale).

Invece gli attuali leader, si sono rinchiusi in Italiani Europei dove fanno convegni con i boiardi di stato e Manager di banche, che con il favore della legge applicano interessi al consumo sproporzionati ( una ritoccatine alla legge sulla soglia dei tassi d’usura migliorerebbe il potere di acquisto dei meno abietti più della manovra finanziaria visto che dai sondaggi in Italia siamo tutti indebitati).

Oggi i DS sono un Icocervo, nel senso che non sanno cosa sono non sono identificabili , se a questo si aggiunge la carenza di analisi dei leader, l’ultima verifica è il voto del 9 Aprile, dovevano vincere di 3 o 4 punti e invece governiamo grazie alla legge modificata all’ultimo momento dal C.D. Berlusconiano.

Quindi io non ho difficoltà a dire che Calderola, Rossi, e tanti altri come me non si identificano più in questo partito e, siamo lasciti allo sbando della sinistra radicale.

Questo è il regalo dell’onorevole D’Alema, infatti noi abbiamo contribuito a realizzare il sogno che la sua generazione sentiva come un dovere “ portare la sinistra al governo” così scriveva D’Alema nel suo libro “Un paese normale”.

Loro, D’Alema e Fasino ,ci lasciano lo sfascio del più grande partito della sinistra dell’Europa occidentale, con il paradosso che tutto questo immobilismo era dovuto per ottenere il suo esatto contrario “ l’unità di quel che rimaneva del P.C.I. e l’integrazione dell’area socialista liberale e Democratica” .

Come già dichiarato in tempi non sospetti, molto prima delle elezioni, quando sul Blog di Beppe grillo invitavo gli indecisi ad andare a votare liberamente, “QUESTE ELEZIONI SONO LE ULTIME IN CUI VI HO FIRMATO UNA CAMBIALE IN BIANCO”.

Aggiungo che nessuno di loro ha ereditato l’eredità di enrico Berlinguer, si sono srviti del suo nome per far presa sugli elettori.

Ricordare Berlinguer con frasi tipo ” sei il gabbiano dei nostri pensieri” ” la velina rossa delle nostre riflessioni” ecc..ecc.. non vuol dire niente.

La grandezza di Berlinguer stava nella sua identificazione di uomo con la sua misione politica, potevi non condividerlo, MA NON POTRAI MAI DIRGLI CHE LUI NON ERA UN TUTTUNO CON I SUOI VALORI MORALI CHE PERSEGUIVA CON UN COMPORTAMENTO ETICO ADEGUATO.

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