ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

Maximilien Rubel. Zio Karl era Buono, i Marxisti no

Posted by ernestoscontento su gennaio 13, 2007

Maximilien Rubel

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 16/01/2007

“Maximilien Rubel (morto a novant’anni il 28 febbraio del 1996) decise di occuparsi di Marx, al quale si sarebbe poi dedicato tutta la vita, allorquando, durante l’Occupazione, si trovò a tradurre in tedesco degli appelli alla diserzione, che contenevano alcuni riferimenti a Marx, destinati ai soldati della Wermacht. Questo erudito, il quale sarebbe diventato uno dei migliori conoscitori di un pensatore più celebre che letto, opponeva Marx al ‘marxismo’”. …
Nicolas Weill, “le Monde”, 2 giugno 2.000

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Maximilien Rubel ha dedicato la sua tesi universitaria di dottorato a Marx. Nel 1959 ha fondato la rivista Etudes de marxologie. Ha inoltre partecipato al “Groupe communiste de conseils”, gruppo che ha curato – dal 1962 – la pubblicazione della rivista Cahiers de discussion pour le socialisme des conseils.
Rubel ha curato l’edizione delle opere di Marx presso l’editrice francese La Pléiade, traducendo tra l’altro numerosi testi di Marx fino ad allora inediti in francese.
La tesi fondamentale di Rubel è che il cosiddetto “marxismo” non era che un grosso fraintendimento del pensiero originario di Marx. Era solito affermare: «Non ascoltate i marxisti, leggete Marx!».
Maximilien Rubel, ebreo, era nato nel 1905 a Czemowitz, la «piccola Vienna» dell’AustriaUngheria. Trasformato in cittadino romeno dal crollo dell’impero, s’era trasferito saggiamente a Parigi nel 1931, quando l’antisemitismo aveva cominciato a farsi minaccioso e a perdere quel suo aspetto involontariamente comico, da «socialismo degl’imbecilli», come lo canzonavano a Vienna.
Tradotta in italiano “Marx critico del marxismo (Cappelli, 1981)”.
E si scopre che l’autore del «Capitale» in fin dei conti non era marxista
Rubel scopre Marx e, pochi anni dopo, nel 1948, enuncia la sua interpretazione etica del marxismo: “L’attualità di Marx non sta tanto nel valore scientifico, dunque relativo e discutibile, della sua teoria economica, quanto nella validità etica della sua critica radicale delle istituzioni sociali che impediscono il pieno e libero sviluppo di ciascuno e, di conseguenza, dell’umanità”. Per etica intendeva un insieme di ragioni di vita, di valori condivisi e di norme per l’azione, coerenti con un fine prefissato; la dimensione etica della critica sociale e politica di Marx andava ricercata nella sua conformità al fine della costruzione del socialismo.

Il presupposto spinoziano ed etico introdotto da Rubel apriva strade nuove che cozzavano contro il conformismo marxista prevalente. Egli dava risalto all’importanza e all’attualità di tre critici ottocenteschi del sistema hegeliano: Kierkegaard, Nietzsche e lo stesso Marx.

Il primo aveva segnalato la mancanza di elementi etici nel sistema di Hegel, poiché l’agire umano era sottomesso allo sviluppo dello spirito.

Nietzsche si era opposto allo storicismo hegeliano scagliandosi contro l’onnipotenza attribuita alla storia e, quindi, la conseguente sottomissione dell’uomo al fatto compiuto: aveva esortato l’uomo all’azione nel mondo, a una storia che fosse al servizio della vita e dei valori vitali.

Marx, infine, aveva affermato la necessità dell’intervento cosciente degli uomini nella storia, contrapponendosi a una dottrina che rendeva gli uomini strumenti di una “sostanza immateriale definita Spirito universale”.

Comunismo non era per Rubel il cancro moscovita, il Gulag, il sistema dei passaporti, lo sterminio dei kulaki e il Ghepeu, ma la parola di passo per accedere alle meraviglie del «socialismo etico», dell’utopia d’un mondo senza stato.
Per Rubel il danno lo aveva fatto prima Lenin e poi Stalin, interpretando a proprio uso e consumo e per i propri interessi le teorie di Marx.
Afferma Rubel, proprio perché teorie fatte da un uomo non potevano essere assunti come dogmi per guidare altri uomini.

La Dittatura del Proletariato era per Marx l’autocoscienza di se della classe operaia, che essendo classe sociale dominante ( nel senso di maggioranza Democratica ) applicava questa sua forza all’interno dello stato Democratico per far valere i propri diritti ( quindi dittatura della maggioranza che ottiene il maggior consenso Democratico).
Per ovviare a questo problema Lenin si inventa l’esempio del motore dicendo” in fondo anche il motore prima è stato pensato, poi costruito e non funzionava, ma oggi abbiamo la locomotiva”.
Quindi Lenin da il via ad una interpretazione di tipo ingegneristico meccanicio del pensiero di Marx, al fine di attuarlo.
Ma il pensiero di Marx trae le sua scienza dalla Filosofia e dalla scienza Economica.
Ora passi pure il concetto che le scienze filosofiche posso anche assumere un carattere non razionale, avendo a che fare con l’animo umano, il pensiero può anche essere debole sotto certi aspetti.

MA LE SCIENZE ECONOMICHE NO!

LE SCIENZE ECONOMICHE SONO DI TIPO EMPIRISTICO, STUDIANO FATTI REALMENTE ACCADUTI PER TROVARNE LE CAUSE. LE CAUSE INDIVIDUATE SERVONO COME STRUMENTO DI ANALISI PER POTER FARE IPOTESI IN PREVISIONE A BREVE TERMINE .

Gli economisti non sono Maghi, non possiedono la sfera di cristallo!!!!

Questa semplice riflessione doveva far capire subito che era una scienza utopica liberatrice delle masse proletarie.
La scienza di Marx doveva elevare le coscienze dei lavoratori salariati, che prendendo coscienza della loro condizione come massa sfruttata dal Capitale Borghese, quindi prendendo coscienza della loro condizione umana dovevano liberarsi dalle catene dell’alienazione.
Marx si prende il compito di dotarli dei necessari strumenti di analisi.
Il Paradosso!
Ma l’attuazione della sua scienza liberatrice delle masse proletarie si trasforma nel suo esatto contrario, una scienza di sottomissione delle stesse masse, che passavano dall’essere sfruttate dall’industria borghese a l’essere sfruttate dall’industria di Stato.

Paradosso nel paradosso, i Russi venivano sottomessi, e il tutto veniva fatto per la loro liberazione.
Per risolvere questo doppio PARADOSSO Lenin richiamerà la Dittatura del proletariato prevista da Marx (ma come abbiamo visto sopra aveva ben altre fini e intenzioni) per accelerare i tempi di attuazione ( Marx non dirà mai quanto tempo occorrerà per la realizzazione del fine, come poteva?) dell’idea che era diventato dogma (1) di conseguenza il principio teorico viene considerato assolutamente vero e di fondamentale importanza.
In sintesi Rubel ci dice che la scienza di K.Marx era la realizzazione di un’utopia (2) è in quanto tale non poteva essere assunta a dogma se non i mala fede.
Ecco perché rimango sconcertato oggi quando la seconda carica dello Stato Italiano, l’on Fausto Bertinotti, Presidente della Camera; in una intervista a Camere afferma “ Fidel Castro è una icona dell’America latina a Cuba una qualche forma di socialismo è stata realizzata”.
OGGI SAPPIAMO CHE TUTTI I PAESI CHE HANNO ADOTTATO IL COSIDETTO SOCIALISMO SCIENTIFICO NON SONO E NON POSSONO ESERE CONSIDERATI ATTUATORI DELLA SCIENZA DI K. MARX, CHE TUTTO AVREBBE VOLUTO TRANNE CHE SOTTOMETTERE LA CLASSE DOMINANTE ,QUELLA DEI LAVORATORI SALARIATI.
Ecco perché affermazioni come quelle dell’intellettuale Sanguineti sull’odio di classe ,andrebbero controbattute con forza in una società Democratica.

Fosse solo per il rispetto di migliaia di esseri umani morti, per la volontaria è arbitraria interpretazione a fini personali di una scienza utopica, che tende a realizzare un mondo più equo e umano ma per l’uomo come essere libero da tutto e non sottomesso.

Forse un simile sogno non si realizzerà mai, perché per essere realizzato (ammesso che lo so voglia) richiede tempi lunghi e menti aperte al dialogo e al confronto. Implica questo si, una contrapposizione democratica fra classi sociali con interessi opposti, che ne rallentano inevitabilmente la realizzazione pratica.

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Approfondimenti e Note

Note:
Fonte Dizionario De Mauro Paravia:
1) utopìa
s.f.
1 TS filos., polit., modello politico, sociale o religioso che non trova effettivo riscontro nella realtà ma che viene proposto come ideale
2 CO estens., ideale irrealizzabile, progetto che non può avere un’attuazione pratica:
2) dògma
s.m.
1 TS teol., nel cattolicesimo, verità contenuta nella rivelazione o definita dalla Chiesa come tale, imposta ai credenti come articolo di fede immutabile e assoluto: proclamare un d., d. della Trinità
2 CO estens., principio teorico considerato assolutamente vero e di fondamentale importanza: d. filosofico, i dogmi della scienza
3 CO estens., principio indiscutibile
3) razionàle
agg., s.m.
AU
1a agg., dotato della ragione, che usa la ragione o se ne lascia guidare al fine di giudicare rettamente e regolarsi efficacemente nell’azione: gli uomini sono esseri razionali
1b agg., che procede dal ragionamento, conforme alla ragione: principio r. | che è fondato su una logica rigorosa e obiettiva: procedimento r.; sistematico: un’analisi r. delle conseguenze
1c agg., concepito e attuato con rigorosa considerazione delle finalità d’uso, eliminando gli elementi superflui o puramente decorativi: edifici, costruzioni razionali
2 agg. TS filos., che è conforme agli schemi della ragione
3 s.m. TS filos., solo sing., parte dell’attività spirituale guidata dalla ragione: seguire il r. piuttosto che l’irrazionale | ciò che corrisponde alla ragione: il r. è reale

Fonte Wikipedia:

Il pensiero debole è un’accezione usata in filosofia per indicare una crisi dei valori di grande riflessione nel modo in cui è stata riscontrata a partire dalla metà del XX secolo.

Fonte filosofico.net:

IL PENSIERO DEBOLE

Da tempo si parla di ” pensiero debole “, cioè di un tipo particolare di sapere caratterizzato dal profondo ripensamento di tutte le nozioni che erano servite da fondamento alla civiltà occidentale in ogni campo della cultura. Secondo questa prospettiva i valori tradizionali sarebbero diventati tali solo a causa di precise condizioni storiche che oggi non sussistono più; per questo motivo deve essere messa in crisi la loro pretesa di verità. A fondamento del pensiero debole c’è l’idea che il pensiero non è in grado di conoscere l’essere e quindi non può neppure individuare valori oggettivi e validi per tutti gli uomini. Il maggiore interprete di questa problematica in Italia è Vattimo.

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filosofico.net Vattimo

“La debolezza del pensiero nei confronti del mondo, e dunque anche della società, è probabilmente solo un aspetto della impasse in cui il pensiero si è venuto a trovare alla fine della sua avventura metafisica. Ciò che conta adesso è ripensare il senso di quella avventura ed esplorare le vie per andare oltre: appunto, attraverso la negazione – non anzitutto a livello di rapporti sociali, ma a livello di contenuti e modi del pensare stesso – dei tratti metafisici del pensiero, prima fra tutti la “forza” che esso ha sempre creduto di doversi attribuire in nome del suo accesso privilegiato all’essere come fondamento. ” (“Il pensiero debole”)

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