ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

Dalemiani, eredi di Berlinguer senza eredità

Posted by ernestoscontento su gennaio 16, 2007

Giuseppe Calderola e Masimo D’Alema

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 17/01/2007

Nei Ds il detto BOIA chi molla non serve a niente…

I DS perdono gli uomini migliori, dopo l’abbandono dai Ds dell’economista Nicola Rossi per rimanere nell’unica area Riformista di centro sinistra che è L’ulivo.
Ora anche G.Calderola ex direttore dell’Unità dice «Al congresso dei Ds io non ci sarò, e dopo liberi tutti»

Dall’articolo sull’Unita Web del 15.01.07 si legge:

«Da anni – spiega Caldarola, entrando nel dibattito sul partito democratico – ho sempre sostenuto che il nostro compito storico fosse quello di riunificare i socialisti e i liberal-socialisti per fare un partito riformista moderno, stile socialdemocrazie europee passando per un’assemblea revisionista che stabilisse ciò che è vivo e ciò che è morto, che sanasse le ferite nella sinistra riconoscendo a Craxi quel che è di Craxi e riprendendo alcune lezioni di politica da quella grande scuola che fu il Pci, di cui si deve rigettare il debito con il comunismo internazionale ma a cui venga riconosciuto quel grande ruolo democratico che ebbe nello sviluppo della società italiana». E questo tramite «temi grandi, da discutere».

IN ESTRATTO DAL SOLE 24 ORE DEL 16.01.07

Con un’ accusa durussima:«I DS sono gestiti da una classe dirigente che da 30 anni è la stessa, che stava nella segreteria di Emrico Berlinguer e che oggi sta al comando e che, anche quando decide che serve un ricambio generazionale, scglie lei a chi tocca ».

Calderola a ragione da vendere, così come Rossi.

Sono anni che vado dicendo che da dopo la svolta della Bolognina del 1989, per paura di un’altra scissione i DS si sono congelati in una cella frigorifero.

Ma da quella svolta sono ormai passati 17 anni chi allora aveva 50 anni e si occupava del partito di base ora ne ha 67, cosa vuol dire? Semplice che per un pò di tempo la vecchia macchina da guerra dislocata sul territorio ereditata dal P.C.I. a consentito in conseguenza della stessa cultura di partito prodigata dallo stesso P.C.I. di poter godere di posizioni di rendita, e della devozione dei vecchi militanti ( quelli che Fassino chiama gli Antichi) poco critici all’esterno e egemoni con i leader.

Gli attuali leder Fassino e D’Alema non sono stati capaci di fare in questi 17 anni una vera e propria riforma culturale interna ( ammesso che la volessero) , quella riforma che consentiva di poter parlare apertamente del passato in tutti i suoi aspetti.

Nascondersi dietro un dito non serve, eludere i problemi vuol dire rinviarli!

Chi come il sottoscritto è entrato in una sezione di partito del vecchio P.C.I. all’eta di 12 anni per diffondere L’unità porta a porta ( il motto era la domenica l’unità deve entrare nelle case dei lavoratori) nella citta più rossa D’Italia Livorno, chi come il sottoscritto ha nella sua memoria l’immigrazione nei paesi europei per cercare di migliorare le proprie condizioni di vita umana, chi come il sottoscritto non è mai stato iscritto al P.C.I. per evidenti incompatibilità Democratiche e Liberali dell’allora URSS e, di tutti i paesi sotto il patto di Varsavia, blocco al quale guardava all’ora il P.C.I. se pur con molte contraddizioni interne.

Quelli come il sottoscritto simpatizzanti da sempre dei DS non hanno difficoltà ha dire, che nonostante le ambiguità e gli errori di presa di posizione a livello Internazionale, in Italia il vecchio P.C.I. è stato baluardo nella difesa dei diritti dei lavoratori e più in generale dei meno abietti.

CHI SOSTIENE IL CONTRARIO SI FACCIA AVANTI !

Non solo, Togliatti che per quanto mi riguarda lo cancellato dalla memoria, ma per ben altri motivi….., si è dimostrato tutore dello stato Democratico in un momento particolarissimo durante il suo attentato.

***

Del quale riporto un estratto copiato da Wikipedia:

Avvenuto nella mattinata del 14 luglio 1948, Palmiro Togliatti viene colpito da tre colpi di pistola sparati a distanza ravvicinata mentre esce da Montecitorio in compagnia di Nilde Iotti.
L’autore dell’attentato a Togliatti è un giovane simpatizzante di estrema destra, iscritto al Partito Liberale, Antonio Pallante. I proiettili sparati da una pistola calibro 38.8 colpiscono il leader del PCI alla nuca e alla schiena, mentre una terza pallottola sfiora la testa di Togliatti. Ricoverato d’urgenza, Togliatti viene operato dal chirurgo Pietro Valdoni.
Nelle ore in cui si attende l’esito dell’intervento si diffondono le più diverse voci sullo stato di salute di Togliatti: circola addirittura la notizia della morte del segretario comunista. Il clima politico del paese è caldissimo: soltanto due mesi prima, il 18 aprile 1948, le prime elezioni della storia della repubblica avevano sancito la vittoria della Democrazia Cristiana sul fronte delle sinistre (Partito Comunista e Partito Socialista).
Poche ore dopo l’attentato si verificano incidenti a Roma e morti a Napoli, Genova, Livorno e Taranto nel corso di violentissime manifestazioni di protesta. Gli operai della FIAT di Torino sequestrano nel suo ufficio l’amministratore delegato Vittorio Valletta. Buona parte dei telefoni pubblici non funzionano e si blocca la circolazione ferroviaria. Il democristiano Mario Scelba, ministro degli interni, impartisce disposizioni ai prefetti per vietare ogni forma di manifestazione. Il Paese sembra sull’orlo della guerra civile.
L’operazione a Togliatti va a buon fine ed è proprio il dirigente del Partito Comunista Italiano a imporre ai luogotenenti del PCI, Secchia, che insieme a Luigi Longo diresse il Partito in quei drammatici momenti, di fermare la rivolta. L’insurrezione di massa delle organizzazioni militanti comuniste si arresta davanti all’ordine di Togliatti, e da alcuni si sostiene che abbiano contribuito a moderare gli animi anche le imprese di Gino Bartali al Tour de France. La ribellione lascia sul terreno una ventina di morti e decine di feriti.
Nei giorni successivi all’attentato il Paese ritorna alla normalità, grazie alla precisa volontà dei vertici comunisti che si adoperano per recuperare il controllo della base.
Uno degli assistenti del chirurgo Pietro Valdoni tenne per ricordo un pezzo della costola asportata; divenuto poi docente all’Università di Perugia, affidò il cimelio a un padre francescano che prestava assistenza ai malati del locale policlinico, senza dire quale fosse la provenienza; il francescano la mise assieme alle altre reliquie del convento di Monteripido, dove ancora oggi giace non identificata.

***

Non vi è dubbio che i Comunisti Italiani oltre ad aver partecipato alla guerra di Liberazione, sono anche stati difensori dello Stato democratico Italiano, CERTO NON SENZA AMBIGUITA’, MA I FATTI SONO FATTI NEL BENE E NEL MALE.

Noi siamo quel che siamo e non quello che idealmente vorremmo essere, siamo frutto del nostro agire sociale che in parte troviamo già fatto e, in parte c’è lo costruiamo agendo durante la nostra vita ( K.Marx interpretato da ernesto).
Quindi nessuno avrebbe contestato agli eredi del P.C.I. una revisione storica in termini di ideali e, del reale comportamento nella società Italina del partito.

Occorreva però la volontà di farlo, il coraggio di affrontare gradatamente l’elettorato tutto, e non solo la coperta calda degli iscritti al partito.

Un progetto serio e voluto con tappe e obbiettivi in 17 anni che è quasi una generazione se si voleva si faceva, invece di scegliere la strada meno faticosa dell’emancipazione generazionale (il cambiamento naturale).

Invece gli attuali leader, si sono rinchiusi in Italiani Europei dove fanno convegni con i boiardi di stato e Manager di banche, che con il favore della legge applicano interessi al consumo sproporzionati ( una ritoccatine alla legge sulla soglia dei tassi d’usura migliorerebbe il potere di acquisto dei meno abietti più della manovra finanziaria visto che dai sondaggi in Italia siamo tutti indebitati).

Oggi i DS sono un Icocervo, nel senso che non sanno cosa sono non sono identificabili , se a questo si aggiunge la carenza di analisi dei leader, l’ultima verifica è il voto del 9 Aprile, dovevano vincere di 3 o 4 punti e invece governiamo grazie alla legge modificata all’ultimo momento dal C.D. Berlusconiano.

Quindi io non ho difficoltà a dire che Calderola, Rossi, e tanti altri come me non si identificano più in questo partito e, siamo lasciti allo sbando della sinistra radicale.

Questo è il regalo dell’onorevole D’Alema, infatti noi abbiamo contribuito a realizzare il sogno che la sua generazione sentiva come un dovere “ portare la sinistra al governo” così scriveva D’Alema nel suo libro “Un paese normale”.

Loro, D’Alema e Fasino ,ci lasciano lo sfascio del più grande partito della sinistra dell’Europa occidentale, con il paradosso che tutto questo immobilismo era dovuto per ottenere il suo esatto contrario “ l’unità di quel che rimaneva del P.C.I. e l’integrazione dell’area socialista liberale e Democratica” .

Come già dichiarato in tempi non sospetti, molto prima delle elezioni, quando sul Blog di Beppe grillo invitavo gli indecisi ad andare a votare liberamente, “QUESTE ELEZIONI SONO LE ULTIME IN CUI VI HO FIRMATO UNA CAMBIALE IN BIANCO”.

Aggiungo che nessuno di loro ha ereditato l’eredità di enrico Berlinguer, si sono srviti del suo nome per far presa sugli elettori.

Ricordare Berlinguer con frasi tipo ” sei il gabbiano dei nostri pensieri” ” la velina rossa delle nostre riflessioni” ecc..ecc.. non vuol dire niente.

La grandezza di Berlinguer stava nella sua identificazione di uomo con la sua misione politica, potevi non condividerlo, MA NON POTRAI MAI DIRGLI CHE LUI NON ERA UN TUTTUNO CON I SUOI VALORI MORALI CHE PERSEGUIVA CON UN COMPORTAMENTO ETICO ADEGUATO.

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