ernesto scontento

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Ciriaco De Mita, la laicità e il riformismo

Posted by ernestoscontento su gennaio 23, 2007

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 23/01/2007

Il 22/01/2007 a Livorno si sono tenute due iniziative politiche, organizzate
da esponenti del mondo cattolico che ha vissuto l’esperienza della DC.
Una con De Mita, in cui il vecchio esponente della DC e attuale esponente
politico della Margherita, ha messo in evidenza la carenza di contenuti, nella costruzione di nuove formazioni politiche, tra cui lo stesso Partito Democratico.
Un discorso a cui dovrebbero seguire iniziative tese a costruire questi contenuti, cercando di far partecipare al massimo l’opinione pubblica e tutti coloro che sono disponibili ad impegnarsi.
De Mita ha dato spunti generali, Ma molti concetti hanno valore comunque.
Ebbene uno dei punti messi sul tavolo è stato proprio quello della laicità dello Stato. Così come quello della definizione di riformismo, in Italia, vista la nostra storia un pò diversa da quella americana o inglese.
La mia opinione in merito ai due concetti esposti da De Mita è la seguente:

– Laicità dello Stato,

Il fenomeno religioso spiega una influenza specifica nella vita sociale, in quanto predispone per propria natura gli strumenti per una valutazione dell’assetto organizzato del corpo sociale, che opera, per così dire, dall’esterno e dall’alto dello stesso ordinamento giuridico. Per sua intima natura, nel dar luogo in particolare alle organizzazioni confessionali, esso implica l’esistenza, all’interno della società generale, di forme di organizzazioni particolari i cui componenti manifestano la appartenenza ad un ordine che pretende un rango diverso rispetto a quello politico generale.

La tensione che ne deriva che è tensione implicata naturalmente nel fenomeno religioso in quanto tale sarebbe stata affrontata, nel tempo, con soluzioni molto diverse fra loro, che nell’ambito dell’occidente spaziano dal modello del mondo antico della identificazione fra potere religioso e potere civile, al modello che è stato conosciuto nella esperienza contemporanea della radicale esclusione del fenomeno religioso da quelli riconosciuti come socialmente apprezzabili.
Il rifiuto progressivamente affermatosi dallo Stato moderno sino a quello liberale di rinvenire un fondamento esterno all’ordinamento giuridico, e la pretesa speculare ed opposta di fondare la legittimazione propria e delle proprie istanze costitutive esclusivamente all’interno di sé.
Difatti, la completa equiparazione delle manifestazioni del sentimento religioso ad ogni altra espressione di sentimento interiore, proprio in quanto unita al principio della indifferenza dello Stato verso le fedi religiose, doveva condurre, per forza sua propria, ad una sorta di necessaria “neutralità degli apparati pubblici dinanzi alle istanze emergenti di tempo in tempo dalla comunità” a prescindere dalla loro intrinseca natura e dal loro contenuto.

Quindi come espresso dal nostro presidente Giorgio Napoletano: «La laicità dello Stato è elemento essenziale della democrazia» 21 ottobre 2006 – Fonte: La Reppublica.it

– Riformismo

La parola più in voga a sinistra quest’oggi è sicuramente “riformismo”. E’ una parola che si è imposta di fatto, senza un’adeguata riflessione intellettuale e senza partire da un’impellente esigenza politica. Di colpo essa è diventata la più usata per indicare ciò che vorrebbe e potrebbe essere quell’insieme magmatico posto fra il fu del “grande partito della classe operaia”, l’è di una coalizione litigiosa e senza un vero leader, e il sarà (forse) di una forza autorevole di governo e, perché no?, di cambiamento.

Fra i più strenui e convinti assertori della bontà del termine, della sua dignità storica e teorica come del suo valore simbolico e pratico, è sicuramente Giuliano Amato.
Luogo privilegiato e centro ideale di essa è subito diventata la Fondazione Italianieuropei, che Amato anima insieme a Massimo D’Alema.

Amato in una intervista su Reset di qualche anno fa dal titolo “Lezione sul riformismo”, che è una vera e propria voce di dizionario politico. Proprio dalla lettura di questa “lezione” si può prendere lo spunto per cominciare a chiarirsi sul significato del termine. E sul senso dell’essere riformisti oggi.

Amato all’inizio del suo intervento parla di riformismo al plurale e dice che i riformismi sono sostanzialmente tre o quattro: “socialista, cattolico-popolare e liberal – democratico, con l’ambientalismo che li arricchisce tutti”. E che essi rappresentano “le culture dell’Ulivo” ( a questa accezione ampia del concetto fa riferimento Sylos Labini, che ogni venerdì sulle pagine de l’Unità proponeva un’interessante antologia del riformismo). Ma subito dopo Amato mostra come, storicamente, di riformismo si parla solo in seno al movimento socialista.

Se è infatti vero che il riformismo è un’impostazione politica volta a modificare lo stato esistente delle cose con metodi legali.

In questo si distingue il Riformista dal Rivoluzionario!

Se ci si pone la domanda qualé l’agire del Riformista?

“ deve cambiare aggiustando il vecchio, o modificarlo in profondità? “

Il Riformista agisce senza mettere in crisi lo stato è l’economia di mercato, quindi il suo agire è graduale ma costante e , la sua azione si vede nel tempo, come dire “ ristrutturiamo una casa, mettendo un mattone alla vota ben murato, controllando prima però che le fondazioni siano solide”

Jhon Stuart Mill ( considerato da molti uno dei padri del riformismo classico) scrive “Saggio sulla libertà” e si schiera contro ogni forma di dogmatismo, che porta a illudere della verità ma non è che un’orma di un pregiudizio che ci fa chiudere il passo allo strumento prezioso della verità, ossia la dialettica.
La cecità del fanatismo e l’uso ormai invalso di una didattica non problematica hanno causato i più grossi errori della storia.

E come è necessario qualunque istituzione deve garantire le diverse vie che portano una contraddizione dall’interno

Se si tiene largo il concetto di riformismo si deve ammettere, che in un regime democratico di alternanza, in cui tutti accettano sostanzialmente le regole del gioco, riformista è ogni movimento politico anche di opposizione che si candidi alla guida del governo e che, per ciò stesso, voglia riformare ciò che è proprio dell’attuale politica governativa.

In poche parole, si può dire che si è riformisti sempre rispetto a qualcosa, e sono riformisti coloro che vogliono cambiare solo singoli aspetti di un regime al quale sostanzialmente aderiscono, nel rispetto delle regole Democratiche.

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Approfondimenti:

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