ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

La realtà sociale e il Calcio

Posted by ernestoscontento su febbraio 6, 2007

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 06/02/2007

Anche nel calcio vige la regola della realtà come provocazione.

Guardando porta a porta del 06.02.2007, dove erano presenti Il Ministro Melandri, i Presidenti dei club del Catania e della Lazio, alcuni giornalisti e, il valido e sincero Luca Pancalli.

Non posso non esimermi che ad eccezione di Luca Pancali, il resto mi sembrava la messa in scena della sagra della retorica, con in testa il conduttore che cadeva dalle nuvole esterefatto.

Insomma Politici che sono al potere da oltre 20 anni, giornalisti di primo piano che praticano la professione da oltre 30 anni. E a nessuno viene in mente che forse anche loro sono partecipi della realtà che stiamo vivendo.
Detto questo proverò ad articolare il mio ragionamento su quattro punti, vediamo dove arriviamo e, se oggettivamente possiamo sperare di risolvere il problema.
Si perché vedete come diceva K. Popper, in fondo gli esseri umani, non se ne rendono conto, ma passano la maggior parte del loro tempo a risolvere problemi di varia natura.

1. Concentrarsi sull’essenziale

Il Problema e la soluzione dello stesso.

2. La realtà come metro di giudizio

Il merito di un leader viene misurato anche in base al successo. A cosa serve la migliore classe politica o manageriale se poi non riesce a realizzare le proprie idee.

È la qualità della vita la realtà determinante. Ia società non va soltanto studiata. Occorre amalgamarsi con lei, intuire le sue necessità, sondarne gli umori, riuscire a conoscerne le caratteristiche fin nei più reconditi particolari. Si deve, per dirlo in modo conciso, confrontarsi incondizionatamente con la realtà del proprio agire.
Nel corso della mia piccola attività di imprenditore, che dura da alcuni decenni, sono giunto alla conclusione che vi può essere soltanto un metro di giudizio: la realtà oggettiva.
Se la riconosciamo, se le diamo un nome, abbiamo imboccato la strada giusta per risolvere il problema.
Anche in politica è necessario agire seguendo questo principio. Ogni carica politica impone gioco forza determinati comportamenti. Colui che entra a far parte di un governo, non può più esprimersi con la sincerità e la libertà di cui disponeva quando era parlamentare. Queste sono le leggi della politica. Nel contempo, tuttavia, il principio della collegialità non può tradursi nell’obbligo di mentire. Neppure la politica può sottrarsi alla realtà. La realtà dovrebbe anzi rappresentare il denominatore comune, dato che essa va oltre le ideologie e le dispute tra i partiti.

3. La realtà come provocazione

Il tema che stiamo discutendo, oltre che mettere in evidenza il disagio sociale, mette anche in evidenza la gestione anomala delle quadre di calcio, I CLUB professionisti sono Imprese?
Se si ( ed io credo di si) allora dobbiamo approfondire la questione sotto l’aspetto dell’interazione tra marketing e provocazione.

Non faccio parte di quelli che di primo acchito definiscono la provocazione come qualche cosa di negativo. No, la provocazione e, soprattutto una provocazione di qualità , può costituire un mezzo valido per poter rappresentare la realtà e i fatti.

Sapete, non è la provocazione in sé stessa che mi interessa. Ma con stupore ho dovuto constatare che nell’attuale classe politica e, anche in qualche fanatico militante, ormai contrassegnati dall’abitudine di negare, basta dire le cose come stanno per andare incontro a un mare di proteste e d’indignazione.
Già la semplice rappresentazione della realtà oggettiva viene recepita come provocazione.
Ciò che non deve essere, non esiste.

Colui che infrange tale regola viene immediatamente tacciato d’essere immorale e incapace di raccogliere consensi. I moralisti di ogni epoca hanno sempre tentato di trasferire la discussione dalla realtà terrena alle fatue sommità dell’etica, evitando così di confrontarsi con le argomentazioni e con le verità scomode.

La parola «Provocazione» deriva dal verbo latino provocare e significa chiamare fuori.
La provocazione può dunque effettivamente portare alla luce qualcosa di già esistente, ma che non si vede perché ben nascosto. La provocazione può mettere a nudo verità e suscitare malumori e già soltanto per questo reazioni concitate.

Volete un esempio?

Che differenza c’è: fra andare contro le forze dell’ordine allo stadio e, andare contro le forze dell’ordine perché si vuole impedire a dei cittadini di esprimere la loro libera opinione (vedi gli attacchi a G. Pansa durante la presentazione del suo libro, o gli attacchi al ministro Damiano a Venezia, o le manifestazioni dove si brucia il fantoccio del soldato ITALIANO, DOVE SI GRIDANO SLOGAN IRRIPETIBILI PER UNA PERSONA DOTATA DI UN MINIMO DI BUON SENSO)impedendo loro l’esercizio del più antico modo di relazionarsi in Democrazia l’uso della parola.

L’uso della parola era già conosciuto nell’antica Atene, non erano gli scritti che circolavano per diffondere le opinioni ( Per ovvi motivi legati alla tecnologia della stampa ) ma la parola, Socrate non scrisse mai nulla, è stato Platone a scrivere di Socrate.

Ritenete che questa questo accostamento sia in qualche modo una provocazione per i politici?
Cosa gli provoca veramente?
Che sia un cittadino a farla
?
Ma noi cittadini, come la vediamo è una provocazione il fatto che lo Stato non garantisca il normale esercizio democratico ai suoi cittadini?

Qual è stata la vostra prima reazione quando avete letto la comparazione sopra scritta:

Avete fatto una riflessione?
Auspicate misure che permettano di far fronte al problema?

O forse ritenete simili accostamenti soltanto meschini?

A tal proposito mi preme comunque precisare quanto segue:

Le regole democratiche, sono regole e principi sui quali non si può transigere, causa indebolimento degli stessi, non si può interpretare a giorni alterni gli effetti dell’agire che è uguale, anche se fatto in luoghi e circostanze diverse.

Vedete con quanta facilità la realtà può essere provocatoria!

Perché faccio questo esempio?

Sicuramente non per essere contro, ma se il Ministro AMATO DICE:

CHIARA LA VOLONTA’ DI MOLTI CLUB DI ELUDERE LE NORME.

ROMA – Dal mondo del calcio ”verra’ una pressione perche’ lo spettacolo continui, perche’ le entrate dello stato e delle societa’ dipendono dal calcio. Noi abbiamo il dovere verso le forze dell’ordine e i cittadini di resistere alle pressioni”. Lo ha detto il Ministro dell’Interno Giuliano Amato, intervenendo in aula alla Camera e spiegando che ”la serenita’ delle famiglie italiane vale di piu’ degli interessi economici che pretendono che lo spettacolo continui”.

Appare ”chiara la volonta’ di molte societa’ di eludere le norme” ha detto Amato. Di fronte allo standard previsto dai decreti Pisanu della capienza di 10mila spettatori per gli stadi che si devono adeguare alle nuove norme, ha detto Amato, ”molte societa’ certificano una capienza di 9.999 spettatori”. In questo modo, ha aggiunto, ”dimostrano di non aver alcuna intenzione di adeguarsi alle norme”.

”Anch’io ho sbagliato a firmare in dicembre il provvedimento che autorizzava i prefetti a concedere le deroghe agli stadi non a norma con la legge Pisanu”. (FONTE ANSA)

Io penso soltanto, che i Club di Calcio professionali sono delle aziende e, che dovrebbero avere interesse, che i propri clienti siano invogliati e tornino il più rapidamente possibile a consumare il loro prodotto (concetto di qualità, il soddisfacimento del cliente) .
Quindi spetta a loro garantire la qualità dello spettacolo e, assumersi gli oneri della gestione della loro attività.
L’importante è riconoscere un problema reale e chiamarlo con il suo nome! Che di fatto è capitoli di spesa non il linea con le entrate.

Se la società incassa 100 nell’incasso ci deve stare tutto, se il conto economico fra entrate e uscite non quadra vuol dire che o il Business non è remunerativo, o che alcune voci di spesa sono eccessive (Costi e stipendi dei giocatori) e traggono risorse agli altri capitoli di spesa.

Oggi si leggono i commenti dei politici, che prendono atto della realtà, era l’ora, poiché soltanto così è possibile modificare le cose.

4. Il coraggio di affrontare la realtà

Quando Winston Churchill nel mezzo della Seconda Guerra mondiale assunse le redini del Governo, tenne il famoso discorso di investitura nel corso del quale promise ai suoi concittadini lacrime, sudore, sangue e, cosa sovente omessa – fatica.
Normalmente i politici preferiscono promettere ai loro cittadini nettare e ambrosia in abbondanza. Ma Churchill si rifiutò di raccontare frottole agli Inglesi poiché sapeva perfettamente come stavano le cose e cosa riservasse loro il futuro. Sapeva che nell’emergenza, in tempi difficili, è preferibile parlare a chiare lettere. Per questo ha semplicemente guardato la realtà in faccia, ha tirato le conseguenze e ha potuto diventare una delle forze trainanti che liberò l’Europa dalla tirannia permettendole di riacquistare la libertà. Il fatto che alla fine del suo mandato gli Inglesi non lo abbiano più rieletto, non prova certo che abbia fatto male ad agire così, bensì costituisce un segno della grandezza del suo agire. Ha guardato in faccia la realtà. Ha osato dire cose spiacevoli. Ha insistito a dirle e ha ridato la libertà alle persone. Ha sempre agito tenendo conto della realtà e senza badare minimamente alla propria reputazione.
Questa ricetta è valida anche per gli attuali politici Italiani! Spesso platonici e poco realisti.

In Italia vista la popolarità del calcio, le forse politiche anno sempre chiuso un occhio ( il ministro Amato lo dice fra le righe), in fondo anche gli appassionati di calcio votano.

E io non vedo eredi di Winston Churchill in giro per il momento.

E voi che ne pensate?

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Approfondimenti:

6/2/2007 (13:57) Tutti d’accordo i club,si va in campo domenica

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