ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

Robert A. Dahl – La Democrazia E I Suoi Critici

Posted by ernestoscontento su febbraio 16, 2007

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 16/02/2007

Dal sito dell’editore:

La democrazia, il regime politico che si basa sui diritti individuali, su regole che intendono assicurare il pacifico trasferimento del potere da un gruppo politico a un altro, sulla convivenza di Stato e mercato, è il regime politico già instaurato o in corso di realizzazione nella stragrande maggioranza dei paesi. In questo volume Dahl risponde di volta in volta ai critici della democrazia. E giunge in conclusione a interrogarsi sulla possibile “terza trasformazione” dopo quelle della nascita della città-stato e dello Stato-nazione. Ripropone qui le sue ormai classiche argomentazioni a favore della democrazia economica, dell’introduzione di norme democratiche anche nel governo attualmente dispotico dell’impresa.

******

Capitalismo e democrazia, coppia in crisi

Conscio della indeterminatezza semantica che da sempre accompagna il termine “democrazia”, fin dagli anni ’50 Dahl ha proposto l’introduzione del termine “poliarchia’ o “democrazia poliarchica”, parola derivata dal greco che significa “governo di molti”. Si tratta in realtà di nient’altro che della democrazia rappresentativa moderna, a suffragio universale, che rispetta le seguenti condizioni: i governanti sono eletti attraverso libere e frequenti elezioni, vi è libertà di espressione e di associazione, l’accesso a forme alternative di informazione, un demos allargato. Si tratta di una concezione di democrazia che – dice Dahl – è cosa recente ed è in vigore, in modo consolidato, in molti meno paesi di quanto comunemente si creda. E per Dahl, incontestabilmente, il sistema migliore, o il meno negativo, tra tutti i sistemi politico-istituzionali. Anche se non è senza limiti seri. Su alcuni è lo stesso Dahl a richiamare l’attenzione.

Quali sono i limiti degli odierni sistemi liberal-democratici? Le critiche fino ad oggi più radicali vengono dall’elitismo e dal marxismo, L’elitismo (Mosca, Pareto) afferma che, al di là delle apparenze, tutti i sistemi politici funzionano in egual modo: è in realtà una ristretta élite, una minoranza organizzata, a detenere il potere reale, a prescindere dalla sua ideologia o dalla caratteristica di fondo che ne determina la composizione, ecc. Le pratiche democratiche servirebbero solo a mascherare questa verità eterna e immodificabile. Non è chi non veda quanto questa critica colga almeno in parte nel segno.

Tuttavia, invece di assumerla per ragionare sulle controtendenze possibili, Dahl sorvola disinvoltamente sul problema.

Eppure vive in un paese, gli Stati Uniti, in cui ormai meno della metà del corpo elettorale si reca alla urne; e una tendenza al calo della partecipazione si registra in tutte le “poliarchie” esistenti. Non è il segno di una sempre più diffusa sfiducia nel poter contare davvero?

Tutto sta a trovare un equilibrio giusto fra le spinte egualitarie e quelle antiegualitarie che sono presenti in ogni democrazia.

E che comunque, secondo Dahl, svolgono entrambe fino a un certo punto un ruolo essenziale.

Dahl introduce un discorso, molto interessante, sulla necessità di analizzare i limiti più che dei pregi della democrazia: farlo, non significa affatto portare acqua al mulino degli antidemocratici, ma è connaturato alla natura più vera e profonda dell’essere un democratico. Ciò in considerazione proprio di quell’idea di perfettibilità o sperimentalista di cui si diceva prima e che, in qualche modo, è un portato della concezione pragmatica che dovrebbe essere concezione della vita di ogni liberal-democratico.

La differenza vera è fra principio democratico e principio liberale. Fra di essi c’è una convergenza sempre precaria, che può essere ammortizzata prendendo sul serio il concetto dell’eguaglianza delle opportunità. Una eguaglianza che deve investire, in primo luogo, i diritti umani fondamentali.

Si ritorna cosi al tema della “poliarchia”, che serve a contrassegnare società e democrazie complesse come le contemporanee. E che rimanda al problema della sovranità, cioè del “chi decide” e del “dove è il potere”, che è poi il problema della “legittimità” di ogni fonte autoritativa. Tanto più che la situazione è poi complicata, dalla coesistenza nelle nostre società dei due tipi di razionalità politica già individuati da Max Weber: quella secondo i valori, e l’altra che bada allo scopo.

Robert Dahl alla fine pone la questione che si dovrà affrontare è quella del come spostare al mondo la democrazia che fu un tempo della polis e che è ora degli Stati. L’unica certezza è che la ricerca continua.

******

BIBLIOGRAFIA DI R.A. DAHL

Giovanni Sartori – Giancarlo Burghi – L’abc della democrazia

Gianfranco Pasquino ” di chi sono le idee politiche?”

Annunci

Sorry, the comment form is closed at this time.

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: