ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

L’ostracismo è Democratico?

Posted by ernestoscontento su marzo 3, 2007

Franco Turigliato

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 04/03/2007

«Spesso abbiamo stampato la parola Democrazia. Eppure non mi stancherò di ripetere che è una parola il cui senso reale è ancora dormiente, non è ancora stato risvegliato, nonostante la risonanza delle molte furiose tempeste da cui sono provenute le sue sillabe, da penne o lingue. È una grande parola, la cui storia, suppongo, non è ancora stata scritta, perché quella storia deve ancora essere messa in atto.»

(Walt Whitman, Prospettive democratiche)

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Il teorico della liberaldemocrazia Robert Dahl parla di tre percorsi storici della democrazia

  1. democrazia delle città-stato;
  2. democrazia degli stati -nazione;
  3. democrazia cosmopolita

MA NEL 2007 SI PARATICA ANCORA L’OSTRACISMO!

Nell’uso corrente, ostracizzare significa escludere qualcuno dalla società o da una comunità, evitando di comunicare o addirittura di notare la persona.
Ostracismo è una parola derivante dal greco ostrakismós che indica una istituzione giuridica della democrazia ateniese volta a punire con un esilio temporaneo di 10 anni coloro che avrebbero potuto rappresentare un pericolo per la città. Secondo Aristotele l’ostracismo fu ideato da Clistene nel 510 A.C., secondo alcuni, appoggiandosi a un frammento di Arpocrazione, datano la sua istituzione vent’anni dopo, quando vi fu la prima applicazione. L’ostracismo consisteva in una votazione (durante l’ottava pritania) in cui il nome dell’individuo da ostracizzare doveva essere scritto su un coccio di terracotta detto appunto ostraka (od ostraca).
Il carattere politico del giudizio di ostracismo emerge chiaramente dal fatto che la condanna non richiedesse e non comportasse una accusa penale: Plutarco, per esempio, racconta che Aristide fu ostracizzato perché la sua buona fama e reputazione – era soprannominato “il giusto” – lo rendevano, indipendentemente dalle sue intenzioni, un tiranno potenziale.

Possiamo dire con certezza che i partiti praticano l’ostracismo!

Infatti l’ostracismo è, una prassi usata anche nei partiti cosiddetti costituenti (quelle forse politiche, che hanno partecipato alla formazione della carta Costituzionale)

In Passato nomi illustri del giornalismo e del mondo accademico, sono stati colpiti dall’’ostracismo dei partiti politici.

Il PRC espelle Turugliato per due anni:

Estratto Articolo su Repubblica.it

ll senatore: “Hanno processato me ma la politica del governo è fallita”
Sinistra critica chiede la revoca del provvedimento: Prc sempre più diviso

Rifondazione espelle Turigliatto “Ci ha messo in difficoltà”

ROMA – Espulso dal partito. Per due anni. Motivazione: la scelta di uno ha messo in crisi tutto il partito e poi il governo. Punito. Franco Turigliatto resta a Palazzo Madama ma non occuperà più i banchi di Rifondazione comunista che non lo riconosce più come “suo”.

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Ma Turigliato ha agito secondo coscienza, non c’è un conflitto istituzionale!

Articoli costituzionali:

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 67.

Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

Art. 68.

I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

L’uomo è soggettivo per natura!

Protagora:

“L’uomo è misura di tutte le cose, il solo criterio per giudicare la realtà è ciò che viene percepito soggettivamente dal singolo indivuduo attraverso i sensi. Da ciò deriva che non esiste una sola verità, perché lo stesso fenomeno percepito in un certo modo da un uomo, può essere percepito diversamente da un altro, in tal caso entrambi i giudizi costituiscono verità, seppur relative e soggettive”.

Questa regola era già conosciuta nel 491 A.C. ed è alla base del buon democratico, il riconoscimento della diversità altrui.Il fatto che i greci praticassero l’ostracismo, non ci deve far cadere nell’errore che sia una pratica Democratica consolidata, infatti in Grecia non esistevano le ideologie, o meglio, esisteva solo la POLIS ( città stato) i Greci si identificavano solo con essa possiamo affermare che l’unica ideologia nell’antica Grecia era la democrazia ( democrazia deriva dal greco demos: popolo e cratos: potere, ed etimologicamente significa governo del popolo).

I Greci erano un popolo di guerrieri è quindi il loro concetto di comunità era ristretto, a tutelare la città unico luogo che gli consentiva di vivere da cittadini liberi e uguali.Ma attenzione, va detto che solo chi aveva il titolo di cittadino godeva nell’antica Grecia di questi privilegi, infatti all’epoca in Grecia esisteva la schiavitù, quindi il concetto di libertà non è la libertà individuale che noi intendiamo oggi, la democrazia greca infatti tendeva più all’uguaglianza.

Differenza tra la democrazia degli antichi e democrazia liberale:

Già Benjamin Constant nel Settecento, nel suo celebre discorso pronunciato all’Athènèè royal di Parigi nel 1819, aveva mostrato le differenze tra la concezione della democrazia degli antichi e quella dei moderni.

La democrazia dei moderni, si differenzia a quella degli antichi, per le libertà concesse ai cittadini.

Per Constant, la libertà degli antichi (il riferimento più diretto è sempre per la polis greca) è caratterizzata dalla priorità etica del potere. I cittadini si modellano sullo stampo di un bene oggettivo personificato dallo Stato e il diritto si manifesta come estrinsecazione della comunità di cui il cittadino è solo una filiazione. Per i moderni la libertà si pone come una determinazione originaria della coscienza e i diritti individuali rappresentano il fine nei confronti del quale il potere è solo strumento e garanzia. La supremazia etica del potere presuppone per Constant una instabile e effimera consapevolezza delle soggettività e dei loro rapporti civili, presuppone un raggio di vita e di esperienza limitato e predeterminato. La sovranità collettiva diviene il tutto morale là dove la individualità non ha altri strumenti per la sua realizzazione se non il criterio della sua appartenenza a un corpo politico egemonico. Partecipare a questo insieme appare il culmine della realizzazione morale e civile del cittadino e la misura esclusiva del dovere e dei diritti.

Del resto il raggio limitato di esperienza non poneva agli antichi le condizioni di un’alternativa. La scarsa mobilità sociale faceva convergere ogni interesse in direzione di quella sovranità che appariva appunto patrimonio di tutti, centro non solo di potere, ma di significati, di scopi, di occasioni di esperienza. Nella esperienza della polis greca il grado di affermazione della politicità giungeva, per Constant, al suo culmine. Etica e politica, diritti e sovranità erano espressioni coincidenti. La vita complessiva della comunità rifletteva e incorporava i diritti degli individui, la cui nozione era oscura e insostenibile se disancorata da quella partecipazione effettiva alla vita politica che condizionava non solo i ruoli dei cittadini ma le stesse attribuzioni etiche della soggettività. Gli antichi, ripete Constant sulle tracce del Condorcet, non avevano una sicura nozione dei diritti individuali. Il singolo vede nella legge non la garanzia delle sue libere determinazioni, ma un riflesso del suo status e della sua assegnazione nel contesto generale della vita.

Per questo ogni perfezionamento civile e giuridico veniva connesso a una estensione della politicizzazione dei cittadini. Tale ipertrofia politica non rifletteva tuttavia una forzosa riduzione a un’unica lealtà delle varie componenti delle esperienze morali e sociali, ma si poneva piuttosto come caratterizzazione immediata di un ambiente che ancora non conosceva il dissidio tra sistemi diversi di lealtà né la competizione tra ordini diversi di bisogni.

In sintesi: Costant, nel suo celebre discorso,delineò la distinzione tra la “Libertà degli Antichi” e la “Libertà dei Moderni”, in quanto:

La prima era partecipatoria, basata sulla libertà repubblicana, La Libertà dei Moderni, di contro, era basata sul godimento delle libertà civili, sul dominio della legge, e sulla libertà dall’ingerenza dello Stato

Affermando che: “gli antichi praticavano l’ostracismo come arbitrio legale e lodato da tutti i legislatori dell’epoca,l’ostracismo, che a noi appare e deve apparire una rivoltante ingiustizia, prova che ad Atene l’individuo era asservito alla supremazia del corpo sociale.”

MAI COME OGGI, QUESTE PAROLE APPAIONO VIVE!

Concludo dicendo, che io non sono un simpatizzante del partito di Turigliato, in quanto sono prima di tutto un Democratico e, mi vedo come un uomo libero che vive all’interno di una società democratica, l’unico limite alla mia libertà che io accetto è quello imposto dalle regole condivise.

Ma ho cercato di evidenziare in questo articolo, quanto questa parola “ Democrazia” che spesso è in bocca ai nostri politici, venga altrettanto spesso calpestata dagli stessi, nel loro agire quotidiano.

Quindi concludo con un interrogativo:

È legittimo nel 2007 per quelle forze politiche, che si ispirano ai valori Democratici applicare L’ostracismo?????

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