ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

A PAROLE SIAMO TUTTI LIBERALI, MA NELLA PRATICA?

Posted by ernestoscontento su marzo 4, 2007

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 05/03/2007

Strana coincidenza, il 4 Marzo 2007 sulle pagine di questo giornale sono usciti due articoli, il mio dal titolo (L’ostracismo è Democratico?) e quello di Salvatore Vigna ( ospite. Fisichella, Margherita: “Più sviluppo più democrazia”).

Se pur partendo da argomenti diversi entrambi si sono soffermati, su una valutazione “ La libertà degli antichi e quella dei moderni”.

Segno evidente che,in una società in mutamento e, in questo particolare momento per la democrazia Italiana, il tema delle libertà individuali, dei dritti reali è non enunciati, sono temi che toccano i cittadini, ma che sembrano indifferenti per una classe politica che è sicuramente referenziale, ma che appare anche ai nostri occhi come oligarchica e dispotica, tanto che i richiami all’etica sono ormai all’ordine del giorno e su tutti i giornali. Una classe politica che erige Nicolò Machiavelli è il suo “ Il Principe”a guida per l’agire politico.

Ma, dimenticandosi che,i consigli del segretario fiorentino, erano rivolti ad un principe che non governava dei cittadini, ma dei sudditi. F. De Sanctis è Piero Gobetti, avevano messo in guardia dalla lettura del Principe, in quanto soggetta ad una duplice interpretazione, la prima ( la buonista,ma la meno condivisa dagli storici) è che Machiavelli scrisse il Principe per mettere in guardia il popolo dall’agire politico (il Principe).

La seconda che i consigli erano invece mirati a consigliare i potenti dell’epoca, nella speranza di Machiavelli di poter ritornare nelle grazie del principe, che lo avevano esiliato.

Forse in un momento così particolare è, auspicabile, una rilettura dei classici che, sono stati ieri fonte di nuove idee e,di evoluzione sociale rivolte verso l’essere umano in quanto individuo ( indivisibile) sicuramente egoista, ma non nella misura in cui lo descrive Machiavelli.
Fra questi classici un posto d’onore spetta sicuramente a Benjamin Constant è“ La libertà degli antichi, paragonata a quella dei moderni”

Benjamin Costant

“Il pericolo della libertà antica era che gli uomini, attenti unicamente ad assicurarsi la partecipazione al potere sociale, vendessero a troppo poco prezzo i diritti e le soddisfazioni individuali. Il pericolo della libertà moderna è che, assorti nel godimento della nostra indipendenza privata e nel perseguire i nostri interessi privati, rinunciamo troppo facilmente al nostro diritto di partecipare al potere politico”
(La libertà degli antichi comparata a quella dei moderni)

Distinzione, ormai classica, introdotta da uno studioso di grandissimo valore come Benjamin Constant nel suo scritto sulla libertà degli antichi (quale partecipazione alla collettività, o libertà positiva) e sulla libertà dei moderni (che è piuttosto la piena autonomia di un singolo, il quale si sottrae ad ogni dominio, o libertà negativa).

Il pensiero di Benjamin Constant:

1 – Lo scopo di tutte le società umane è la libertà personale Constant distingue due tipi di libertà:

la libertà dei moderni, basata sul sistema rappresentativo e che consiste in un complesso di diritti che l’individuo ha nei confronti del potere sociale:
– diritti negativi (non essere arrestato, maltrattato, ucciso per volontà arbitraria);

– diritti positivi (essere sottoposto solo alle leggi, esprimere la propria opinione, scegliere il proprio lavoro, disporre della sua proprietà, muoversi senza chiedere permessi, unirsi con altri individui per interesse, fede, ecc.).

La libertà dei moderni si basa sul godimento pacifico dell’indipendenza privata che e’ il primo bisogno dei moderni , mentre l’esercizio dei diritti politici costituisce solo una parte dei vantaggi; infatti i mezzi del benessere privato variano e si moltiplicano in funzione di :
– progressi della civiltà;
– tendenza al commercio;
– comunicazione dei popoli fra loro.

L’uomo, scrive Constant, “deve essere padrone di se stesso prima di estendere il suo potere di fuori di sè”
L’Autore distingue la libertà individuale, che e’ la libertà dei moderni, dalla libertà politica, collettiva; la seconda è indispensabile alla prima perchè ne è la garanzia, e si esplica col sistema rappresentativo, che Constant definisce “una procura data a un certo numero di uomini dalla massa del popolo, che vuole che i suoi interessi siano difesi e che tuttavia non ha il tempo di difenderli” , pur controllando che i governanti non siano negligenti, corrotti, incapaci : “il pericolo della libertà moderna è infatti che si rinunci al diritto di partecipazione al potere politico, per perseguire solo interessi privati “.
La libertà degli antichi consisteva invece nell’esercizio collettivo, diretto , di funzioni sovrane (deliberare guerra e pace, pronunciare giudizi, esaminare atti, ecc.); non c’è nulla che non sia regolato dalle leggi, l’autorità si intromette in tutti i rapporti privati: “presso i moderni, al contrario, l’individuo, indipendente nella vita privata, è, anche nel più libero degli Stati, sovrano solo in apparenza. La sua sovranità è limitata, quasi sospesa” .

Per esercitare funzioni di democrazia diretta, occorrono:

1) limitata estensione dello Stato (l’estensione territoriale accresce gli svantaggi);

2) schiavi che permettano ai cittadini di dedicare tempo alle funzioni sovrane (deliberare quotidianamente in pubbliche piazze);

3) scarso amore per la libertà individuale e per il commercio che la ispira ).

Il fine degli antichi, scrive ancora Costant, “era la divisione del potere sociale fra tutti i cittadini di una stessa patria; era questo che essi chiamavano libertà. Il fine dei moderni e’ la sicurezza nei godimenti privati; e chiamiamo libertà le garanzie accordate a questi godimenti dalle istituzioni”

2 – Il consenso della maggioranza non e’ sempre sufficiente a legittimare gli atti:
“la volontà di tutto un popolo non può rendere giusto ciò che è ingiusto”;
inoltre, i rappresentanti della volontà generale (che sono alcuni, pur agendo a nome di tutti), divengono despoti (Rousseau ).
Il genere umano non è stazionario, il giudizio sulle opinioni e le istituzioni è perciò relativo, quelle un tempo necessarie oggi sono considerate abusi, quelle oggi indispensabili un domani potranno essere esse stesse respinte come abusi: dai grandi mali nascono le rivoluzioni che hanno come scopo il bene dell’umanità.
La sovranità deve essere limitata, e non basta dividere i poteri, se questi possono formare una coalizione ;
un popolo infatti “non può delegare a nessuno un’autorità che egli stesso non ha”

Costant afferma che: “gli antichi praticavano l’ostracismo come arbitrio legale e lodato da tutti i legislatori dell’epoca,l’ostracismo, che a noi appare e deve apparire una rivoltante ingiustizia, prova che ad Atene l’individuo era asservito alla supremazia del corpo sociale.”

L’arbitrio è nemico della libertà, di tutte le attività che danno prosperità, del commercio, del credito, della sicurezza, della morale (non esiste morale senza sicurezza), ed è contagioso.

I diritti sono indipendenti dall’autorità sociale, che non può lederli , e vanno separati dal principio di utilità (Bentham) perchè una violazione di diritti potrebbe anche rivelarsi utile ; l’obbedienza alla legge è un dovere relativo, presuppone sia la legittimità che la giusta limitazione della legge .

I caratteri di illegalità delle leggi sono:

1) la retroattività;
2) la prescrizione di azioni contro la morale;
3) la divisione dei cittadini in classi e la loro punizione non per fatti dipendenti dalla loro volontà ma in quanto appartengono a classi: “le leggi contro i nobili, contro i preti, contro i padri dei disertori, contro i parenti degli emigranti, non erano leggi” .
L’uomo che serve una legge che considera iniqua non è scusabile.

Alcuni diritti individuali sono indipendenti dall’autorità sociale, quale che sia :

– la libertà personale;
– la libertà religiosa;
– la libertà di pensiero;
– la garanzia contro l’arbitrio;
– i diritti di proprietà: questi ultimi non sono però anteriori alla società come lo sono invece gli altri diritti individuali, anzi la proprietà e’ una convenzione sociale, sebbene necessaria alla divisione del lavoro e allo sviluppo .

Costant afferma che: “gli antichi praticavano l’ostracismo come arbitrio legale e lodato da tutti i legislatori dell’epoca,l’ostracismo, che a noi appare e deve apparire una rivoltante ingiustizia, prova che ad Atene l’individuo era asservito alla supremazia del corpo sociale.”
L’arbitrio è nemico della libertà, di tutte le attività che danno prosperità, del commercio, del credito, della sicurezza, della morale (non esiste morale senza sicurezza), ed è contagioso.
3 – Guerra e commercio sono entrambi mezzi per possedere ciò che si desidera, ma mentre il commercio e’ calcolo, la guerra e’ impulso: “per questo appunto deve sorgere un’epoca in cui il commercio sostituisce la guerra” .

Nell’universo, sostiene Constant, ci sono due principi, la forza e la ragione ;
le opinioni creano la forza , le istituzioni sono opinioni messe in pratica mentre la sola forza non può combattere il pensiero: per disarmare l’errore, occorre confutarlo .
Alla base delle ingiustizie ci sono sempre ineguaglianze:

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Estratto: testo di un discorso pronunciato all’ateneo di Parigi nel 1819

Benjamin Constant, La libertà degli antichi paragonata a quella dei moderni, [1819]

Chiedetevi, prima di tutto, Signori, che cosa intende oggi per libertà un Inglese, un Francese, un abitante degli Stati Uniti d’America.
È, per ognuno di loro, il diritto di non essere sottoposto che alle leggi, di non poter essere né arrestato, né tenuto in carcere, né condannato a morte, né maltrattato in alcun altro modo, causa della volontà arbitraria di uno o più individui. È per ognuno il diritto di esprimere la propria opinione, di scegliere il proprio lavoro e di esercitarlo; di disporre della sua proprietà e perfino di abusarne, di andare e di venire senza chiedere permessi, e senza rendere conto delle sue intenzioni e dei suoi passi. È, per ognuno, il diritto di unirsi con altri individui, sia per ragione dei propri interessi, sia per professare il culto che egli e i suoi associati preferiscono, sia semplicemente per occupare il proprio tempo nel modo più conforme alle proprie inclinazioni e fantasie. E infine è il diritto, per ognuno, di esercitare la propria influenza sull’amministrazione del governo, sia concorrendo alla nomina di tutti o di alcuni dei funzionari, sia con rimostranze, petizioni, domande, che l’autorità è in qualche modo obbligata a prendere in considerazione. […]

Libertà degli antichi: esercizio collettivo della sovranità, ma controllo statale sulla vita privata.

Presso i moderni, al contrario, l’individuo indipendente nella vita privata, è, anche nel più libero degli Stati, sovrano solo in apparenza. La sua sovranità è limitata, quasi sempre sospesa; e se a epoche fisse, ma rare, durante le quali è ancora più circondato di precauzioni e di restrizioni, esercita questa sovranità, non è che per abdicarvi. […]

Libertà degli antichi: possibile solo in Stati piccoli e in continuo conflitto gli uni con gli altri. Moderni: Stati grandi, che hanno sostituito il commercio alla guerra.

L’indipendenza individuale è il primo bisogno dei moderni: di conseguenza, non bisogna mai chieder loro di sacrificarla per stabilire la libertà politica. […]

La libertà individuale, lo ripeto, ecco la vera libertà moderna. La libertà politica ne è la garanzia; la libertà politica è perciò indispensabile. Ma chiedere ai popoli di oggi di sacrificare come facevano quelli di una volta la totalità della libertà individuale alla libertà politica è il mezzo più sicuro per staccarli dalla prima, per poi, raggiunto questo risultato, privarli anche dell’altra. […]

Non è alla libertà politica che voglio rinunciare; è la libertà civile che io reclamo, con altre forme di libertà politica. […]

Noi abbiamo ancora oggi i diritti che abbiamo sempre avuto, quei diritti eterni di dare il consenso alle leggi, di deliberare sui nostri interessi, di essere parte integrante del corpo sociale di cui siamo membri. Ma i governi hanno nuovi doveri; il progresso della civiltà, i cambiamenti operati attraverso i secoli, impongono all’autorità un rispetto maggiore per le abitudini, per gli affetti, per l’indipendenza degli individui. Essa deve operare in tutte queste materie con la mano più prudente e più leggera. […]

Mezzi maggiori dei moderni per combattere il dispotismo: commercio, circolazione, denaro.

Che il potere dunque si rassegni; noi abbiamo bisogno della libertà, e l’avremo; ma siccome la libertà di cui abbiamo bisogno è diversa da quella degli antichi, bisogna dare a questa libertà un’organizzazione diversa da quella che si limiti ad essere giusta. Noi ci incaricheremo di essere felici.

Scopo dell’uomo = perfezionamento; la libertà politica è il mezzo più potente per raggiungere questo perfezionamento.

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Approfondimenti:

Ultima edizione in ordine di tempo

 

La libertà degli antichi, paragonata a quella dei moderni. Con il saggio «Profilo del liberalismo» di Pier Paolo Portinaro
Autore: Constant Benjamin
Curato da Paoletti G.
Editore: Einaudi
Data di Pubblicazione: 2005
Collana: Piccola biblioteca Einaudi. Nuova serie
ISBN: 8806173979
Pagine: LX-166
Reparto: Etica

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