ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

POSTDEMOCRACY?

Posted by ernestoscontento su marzo 25, 2007

Colin Crouch, Postdemocrazia Laterza, 2003 – Edizione economica 2005

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 26/03/2007

Indice

Nota dell’autore

– 1. Perché «postdemocrazia»?

– 2. L’azienda globale: istituzione chiave del mondo postdemocratico

– 3. La classe sociale nella postdemocrazia

– 4. Il partito nella postdemocrazia

– 5. Postdemocrazia e commercializzazione della cittadinanza

– 6. Conclusioni: dove siamo diretti?

– Bibliografia

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Hanno detto:

Un libro sul destino della democrazia nella società attuale: non una situazione assolutamente disperata (ma poco ci manca), per la quale Crouch indica alcuni rimedi su cui meriterà riflettere. Eccezionalmente illuminante e suggestivo. Gianni Vattimo

Una lettura attenta dell’evoluzione del mondo politico, economico e sociale. Un ricostituente per esangui discussioni politiciste. Luigi La Spina, “La Stampa”

Crouch entra con precisione nel cuore dei più scottanti problemi della politica odierna. Michele Prospero, “l’Unità”

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La democrazia rappresentativa è al tramonto. Su questa considerazione si articola il libro di Colin Crouch, direttore del Department of Political and Social Sciences presso l’Istituto Universitario Europeo di Firenze e, anche a capo della rivista “The Political Quarterly”.

In un contesto nel quale la politica si trova in posizione sempre più subalterna rispetto al potere economico, la tesi sviluppata da Colin Crouch è che le nostre società politiche occidentali si siano ormai avviate verso una fase di post-democrazia.

Il sistema democratico è al tramonto e, sarebbe entrato in una fase nuova, in cui contano le lobbies, i leader populisti e i sondaggi di opinione che Crouch definisce da “post-democrazia”.

In un momento nel quale il ruolo della società civile sembra sempre più vivace, diventano i canali che permettono all’opinione pubblica e alla volontà dei cittadini di influire realmente sui processi decisionali si fanno sempre più scarsi e difficili da identificare.

In base a questo modello, scrive l’Autore. anche se le elezioni continuano a svolgersi e condizionare i governi, il dibattito elettorale è uno spettacolo saldamente controllato, condotto da gruppi rivali di professionisti esperti nelle tecniche di persuasione e si esercita su un numero ristretto di questioni selezionate da questi gruppi.

La massa dei cittadini svolge un ruolo passivo, acquiesciente, persino apatico, limitandosi a reagire ai segnali che riceve.

A parte lo spettacolo della lotta elettorale, la politica viene decisa in privato dall’interazione tra i governi eletti e le èlite che rappresentano quasi esclusivamente interessi economici”

La partecipazione attiva al dibattito politico è la caratteristica fondamentale di una società democratica, in questi primi anni del XXI secolo assistiamo invece a una crescente passività dei cittadini occidentali.

Finite le elezioni, trasformate in uno spettacolo saldamente controllato da gruppi rivali di professionisti esperti nelle tecniche di persuasione, la politica viene poi decisa in privato dallo scambio di favori tra i governi eletti e le lobbies che rappresentanto in forme sempre più marcate gli interessi economici. E, in una società in cui la democrazia rappresentativa sembra al tramonto, la gente vive la politica come un corpo estraneo, lontano, inafferrabile.

Quindi sempre secondo l’interpretazione del politologo Colin Crouch la democrazia è una parabola che, dopo aver raggiunto il suo punto massimo in Europa occidentale nel secondo dopoguerra, si trova attualmente in una fase discendente; questa condizione appunto viene definita come postdemocrazia, termine che esplica una nuova situazione, che non significa né democrazia né non democrazia ma ha caratteristiche di entrambe ed allo stesso tempo specificità proprie.

Una di esse è da ritrovare nel rapporto Stato – Globalizzazione.

Lo Stato nazionale è diventato vassallo delle multinazionali, rinuncia a parte del proprio potere decisionale per assecondare e favorire i grandi interessi economici su cui si appoggia ormai l’economia statale, la sua produttività ed il suo tasso di occupazione.

Al suo fianco l’altra questione definente la postdemocrazia è la mancanza di partecipazione politica delle masse che ormai sono relegate nella loro unica funzione di deposito di elettori.

Condizione questa, imposta sia dallo sviluppo frenetico della società occidentale, in particolare dalla nuova tipologia del lavoro contemporaneo caratterizzato da orari irregolari spesso non conciliabili con attività extralavorative (tra cui quella politica), sia dalla trasformazione dei partiti politici in una sorta di impresa consacrata a “vendere” il proprio prodotto attraverso l’utilizzo della perenne campagna elettorale pubblicitaria; il cittadino, dal canto suo, una volta espletato il proprio compito di elettore perde tutta la sua influenza.

Come scrisse Ralf Dahrendorf, «il libro di Colin Crouch provocherà un vivace dibattito».

Per quanto mi riguarda invece il libro mi sembra lo specchio della realtà contemporanea, alla quale noi individui, cittadini, elettori, cerchiamo di ribellarci anche tramite la rete.

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