ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

Le regole del mercato. Profumo, D’Alema è l’oracolo di Delfi

Posted by ernestoscontento su aprile 9, 2007

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 10/04/20007

Chi è Alessandro Profumo, il suo Curriculum Vitae e dei massimi livelli. Alessandro Profumo è nato a Genova il 17 febbraio 1957. Laureato in Economia Aziendale presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi, è Amministratore Delegato del Gruppo UniCredit dalla sua fondazione nel 1998, dal dicembre 2005 è Chairman del Supervisory Board di HVB e dal luglio 2006 è Chairman del Supervisory Board di Bank Austria Creditanstalt.
Ha iniziato la sua attività al Banco Lariano, dove ha lavorato per dieci anni, dal 1977 al 1987. Nel 2004 è stato nominato Cavaliere al Merito del Lavoro dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Prenderemo in considerazione due suoi Articolo:

1) Dialogo sul capitalismo italiano. Massimo D’Alema e Alessandro Profumo intervistati da Massimo Giannini.1 Ottobre 2005 Rivista Italianieuropei – Numero 4/2005

2) Capitalismo e competitività,Morale dell’economia: mercato e trasparenza Profumo: la concorrenza resta la migliore politica industriale. Accettare il valore positivo del profitto: è garanzia di crescita. (L’amministratore delegato del gruppo Unicredit ha scritto la prefazione,al libro «Spiriti animali» di Ettore Gotti Tedeschi)
Corriere della Sera 07 aprile 2007.

Confesso che quando ho delle difficoltà a capire, mi rivolgo al mio amico Gigi, chi è Gigi:
Il Curriculum Vitae di Gigi non è blasonato come quello di A. Profumo, ma è ugualmente degno di nota, infatti Gigi entra nel mondo del lavoro all’età di 14 anni, fa diversi mestieri fino all’età di 25 anni, dopodichè decide di mettersi in proprio, oggi Gigi a 50 anni ed è amministratore di una società consortile, che è fra le maggiori imprese di costruzioni edili della città di Livorno.
Gigi è sempre stato un uomo di centrosinistra, con un passato di attivista politico negli anni 70/80 quando simpatizzava per il P.C.I.
Gigi è un uomo che si pone diverse domande, forse la più importante della sua vita se le posta quando ha iniziato a lavorare in proprio, infatti Gigi si è domandato è compatibile la mia nuova attività con i miei valori?
La risposta Gigi l’ha cercata su un saggio scritto da Ernesto Guevara dal titolo “ L’economia”.
Come dice Gigi non è un saggio di economia, ma un piccolo libretto di buone intenzioni è, se tu togli il gergo rivoluzionario, quello che rimane è l’essere imprenditori che guardano a sinistra.

Ma vediamo cosa pensa Gigi dei due articoli sopra riportati:

Allora Gigi cosa pensi dei due articoli che ti ho fatto leggere?

Vedi Ernesto,c’è una domanda, tuttavia, cui nessuno sembra avere una risposta da dare, anche quando la si pone: se tutto è chiaro, se tutti sanno che cosa bisognerebbe fare, perché non lo si fa?

Per rispondere a queste domande anticamente si consultavano gli oracoli: il più importante è stato sicuramente l”oracolo di Delfi. Era un oracolo sito a Delfi, attribuito ad Apollo, dio che si propone come il principale tramite tra l’onniscente Zeus e gli uomini. Era l’oracolo più importane del mondo greco, per questo il santuario di Delfi era chiamato “ombelico del mondo”.

Oggi l’ombelico del mondo sembra essere il riformismo, come se per incanto bastasse cambiare il nome ad un partito o a un movimento perché questo cambi nel suo essere, perché è dall’essere che muove l’agire quotidiano di ognuno di noi.

Allora, dico a Gigi: non capisco. Spiegati meglio.

Gigi: vuol dire che tu non hai letto gli articoli.

Ernesto: Gigi li ho letti.
Gigi :ho capito, allora cercherò di spiegarmi meglio.Vedi Ernesto, negli articoli che mi hai fatto leggere, ci sono due persone una è A.Profumo il Banchiere, l’altra è M. D’Alema il politico.

L’economia di mercato è cosa che D’Alema non conosce, il suo modello di mercato è quello lobbystico relazionale. Per iintendersi quello delle COOP amiche, dove una miriade di piccoli soci non decidono niente, in quanto le scelte manageriali, vengono fatte da pochi individui a discapito dei molti soci.

D’Alema con la privatizzazione di Telecom credeva di poter fare la stessa cosa vendendola ai Capitalisti amici. Che lui definì “ Capitani Coraggiosi”. Pensava di dettare a loro le regole del gioco, ma ha imparato – a spese nostre – che le regole del gioco sono ben altre. Così per reazione ha coniato la frase “ Capitalismo straccione”, che ora si usa per definire i Capitalisti Italiani.

Non è un caso se nella Fondazione da lui creata, Italiani Europei, gli unici interlocutori sono i Manager di aziende pubbliche o di Banche Amiche. Inoltre D’Alema è una persona piena di sè, che non accetta di sentirsi dire che ha sbagliato, non è umile.

Mi fermo qui, senza inoltrarmi oltre nel suo coinvolgimento in Affittopoli, quando fu scoperto che stava in una casa proprietà dell’ INPS pagando un affitto irrisorio, mentre gli enti previdenziali Italiani erano in deficit.

Invece su Alessandro Profumo mi voglio soffermare con attenzione. Il suo Curriculum Vitae è degno di un cavallo di razza e dei migliori. Ma anche lui non può fare l’oracolo che predicare bene e razzolare male.

Quindi analizziamo i due articoli:

Nel primo, “ Dialogo sul capitalismo italiano”, Profumo è lucido, le sue richieste sono semplici e razionali, da buon Manager chiede alla politica di dichiarare gli obiettivi, indicarne i tempi e modi di realizzo, le priorità.Se fosse un’azienda potremmo dire che Profumo chiede che sia redatto un Business Plan (Piano Operativo).

Il secondo articolo invece è più complesso essendo la prefazione di un Libro (non suo) dal titolo “Spiriti animali”, in cui si parla di Capitalismo competitivo che, per competere, deve essere libero da vincoli e restrizioni.

Premesso che i vincoli e le restrizioni spesso servono a poco, i Casi Cirio, Parmalat, Eron, insegnano che esistono modi diversi di essere a favore del Capitalismo.

Il primo è quello alla Milton Friedman, gli interessi degli azionisti prima di tutto.

Il secondo è quello responsabile o, dal volto umano, che interpreta Adam Smith, padre dell’economia di mercato tenendo conto che, Smith è stato professore di etica e, che prima di scrivere “ Ricchezza delle Nazioni” in cui elogia la mano invisibile regolatrice dei mercati, ha scritto “ Teoria dei Sentimenti Morali”.Quindi per A. Smith mercato ed Etica sono tutt’uno, nel senso che il loro antagonismo fa da freno all’egoismo umano.

Interpreti contemporanei di questa visione del pensiero di Smith sono l’economista italiano Paolo Sylos Labyni e il Premio Nobel per l’economia A.K.Sen. In particolare Sen nel suo saggio “Utilitarismo e oltre” dirà che l’uomo che ragiona in termini utilitaristici deve sempre tenere conto delle conseguenze che derivano dalle sue azioni e dall’effetto che possono avere sugli altri.

Ernesto: scusa Gigi,ma nell’articolo dove avrebbe detto queste cose A.Profumo?

Gigi: non le ha dette esplicitamente, ma richiama la Responsabilità sociale dell’impresa, quindi è dentro a questo concetto che stanno le cose da me accennate. Il tema della Responsabilità sociale dell’impresa è un tema cardine che fa la differenza della visione del mondo fra due Capitalisti.

Non è un caso se la commissione Europea ha dedicato un Libro Verde in merito a questo tema.

Ma quale responsabilità sociale ha quella catena alimentare che investe in Cina e paga la metà del salario previsto ai suoi dipendenti, o l’industria che investe nei paesi dell’est Europa sottopagando i lavoratori? ( articoli- 12 34 – )

Quale responsabilità sociale hanno le banche che devono essere protagoniste di sviluppo e che invece tengono in ostaggio un’azienda una volta concesso il prestito, quando lo concedono?

Il fatto è che in Italia non c’è un sistema bancario che sostiene gli investimenti per le nuove attività e i nuovi progetti e che accetti il rischio e partecici allo sviluppo. Una strada invece percorsa nel “modello renano” Tedesco, che ha fatto la fortuna dei nostri gelatai immigrati che come garanzie hanno dato la capacità di far bene fare bene il proprio mestiere.

Certo il modello renano esige però un sindacato responsabile e non politicizzato, manager capaci e consapevoli di dover creare valore per i propri azionisti rispettando le regole del gioco. Condizioni difficili da trovare in un contesto come quello italiano. Per ora l’attesa regna sovrana, rendendoci consapevoli di quanto il destino del capitalismo italiano sia oggi in mano a un pugno di uomini confusi e con obbiettivi diversi. E a Banche e Banchieri che attendono che gli altri facciano la prima mossa senza essere protagonisti del cambiamento.

Ernesto: Gigi scusa ma io ho difficoltà, come si può misurare l’efficienza e il buon governo, il cambiamento in senso progressista della società?

Gigi: l’efficienza del mercato la si può misurare con l’ottimo Paretiano dell’economista V.Pareto, ora qui il discorso sarebbe complesso, ma facciamo un esempio semplice:

In una società ci sono tre classi sociali, A la più ricca; B il ceto medio; C il sottoproletariato;

In A oggi ci sono 100 persone, in B 200 persone, in C 500 persone.

Se dopo un certo periodo di economia di mercato in A rimangono 100 persone, in B diventano 250 e in C 450, siamo di fronte ad un ottimo paretiano. Il mercato ha funzionato e le persone sono progredite senza danneggiare nessuno.

Se invece in A ci sono 150 persone, in B 100 e in C 550, siamo di fronte al fallimento del mercato, perché alcune persone sono progredite a discapito di altre.

Ernesto: Ho capito, però non mi sembra che Pareto si sia preoccupato molto dell’uguaglianza dei soggetti.

Gigi: Hai ragione V. Pareto, dava per scontato che il mercato non è ugualitario per natura, ma ha voluto dare, uno strumento oggettivo, per misurarne l’efficienza.

L’uguaglianza non è propria del mercato, ma è un valore della Democrazia.

Quindi ecco che i cosiddetti Riformisti accettato il mercato, ma danno per scontato che il mercato da solo non basta e quindi deve essere regolato nei suoi fallimenti dallo Stato. Con l’emanazioni di leggi e regolamenti ad hoc.
Inoltre la Democrazia deve creare opportunità, preoccupandosi che tutti gli attori sulla scena abbiano solidi condizioni per emergere. Insomma, ai nastri di partenza si deve partite tutti dalla riga.
Comunque, Ernesto, ora si è fatto tardi e devo andare. Prima però voglio darti questo articolo da leggere.

Gigi se ne va, Ernesto apre il foglio lasciatogli da Gigi, sono due pagine: l’articolo è del 29 gennaio 1982, dal titolo “La solitudine del riformista”del Prof. Federico Caffè.
Chissà perchè Gigi me lo ha dato. Forse per farmi capire che a trent’anni di distanza, il riformismo sembra essere una bandiera usata per “tutte le battaglie” e il termine “riformista” viene usato sovente a sproposito.

Ma forse Gigi, più semplicemente, voleva farmi conoscere il pensiero del grande economista Federico Caffè, essendo io più giovane di lui.

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