ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

Conflitto d’interessi,l’Unione accelera

Posted by ernestoscontento su maggio 4, 2007

Articolo Pubblicato su : RESET – La libera voce della società civile Italiana

Conflitto di Interessi? SI, Francescani NO!!!!

Ieri sera la commissione Affari Costituzionali della Camera ha approvato l’articolo del provvedimento che prevede l’incompatibilità tra incarichi di governo e chi è proprietario di un patrimonio superiore ai 15 milioni di euro o di una impresa che svolga la propria attività in regime di autorizzazione o concessione.

Il primi commenti di Romano Prodi:

Non si deve mica diventare San Francesco, c’è la possibilità di fare il cosiddetto blind trust. All’interessato si dice semplicemente: ‘non puoi amministrare direttamente la tua ricchezza perchè facendo coincidere potere politico e potere economico la democrazia si indebolisce. E’ una cosa strana? E’ tipicamente americana, americana, americana”.

Silvio Berlusconi è il, principale azionista del gruppo televisivo Mediaset.

Chi decide di disfarsi dei propri beni, secondo questa norma, dovrà concordare tempi e modi con l’Antitrust.

Se l’autorità indicherà il blind trust dovrà anche indicare le misure alle quali il trustee dovrà attenersi per garantire l’effettiva cecità del trust e alla vendita si procederà solo quando si tratti dell’unica misura possibile per evitare che si crei una situazione di conflitto.

“E’ una legge più blanda di quella di tutte le altre democrazie e quindi è giusto che vada avanti”, ha commentato il capo del governo.

E’ giusto che chi aspira a incarichi di governo rinunci all’amministrazione diretta della propria ricchezza, così come avviene negli Stati Uniti d’America?

Romano questa volta a ragione, in America se sei proprietario del 30% di una televisione non puoi candidarti, alle elezioni politiche, senza un blind trust.
Inoltre va considerato che, l’influenza che ha una rete televisiva in America sull’opinione Pubblica è, decisamente inferiore a quella che ha in Italia.
Quanto siano gli Americani attenti a queste cose è evidente anche dal fatto che un azionista con il 30% di azioni non detiene la maggioranza della società è, quindi se non si crea delle alleanze non può decidere la condotta della stessa.

Ma cosa è un Blind Trust?
Il blind trust deriva dal trust che è uno dei più importanti istituti del sistema giuridico anglosassone, e serve a regolare una molteplicità di rapporti giuridici, in particolare in materia di successioni, pensionistica, diritto societario e fiscale.
Quindi un blind trust è una forma di trust costituita allo scopo di separare completamente un soggetto dal proprio patrimonio, al fine di evitare alcune forme di conflitto di interessi.
Tecnicamente si tratta di un affidamento fiduciario (trust ) nel quale il titolare (settlor) conferisce il proprio patrimonio a un consiglio direttivo (trustee) che lo amministra per suo conto, scegliendo nella più completa libertà le forme di investimento più opportune, senza obbligo (anzi: con espresso divieto) di rendiconto, e ciò fino alla scadenza di un termine o al verificarsi di una condizione (es: la cessazione da una carica).
Tipicamente il blind trust viene costituito da soggetti che accedono a cariche pubbliche di altissima rilevanza, al fine di assicurare che le decisioni da essi prese nell’interesse pubblico non possano essere influenzate dal proprio interesse personale.

Il blind trust è lo strumento più idoneo a raggiungere tale scopo, in quanto il costituente non ha idea di quali siano i settori economici nei quali è investito il proprio patrimonio, e pertanto non è in grado di favorirli nel proprio agire. Il blind trust serve quindi ad impedire che il proprietario favorisca le proprie aziende, ma non serve invece ad impedire che le aziende favoriscano il loro proprietario, come nel caso dei mass media; col blind trust infatti il proprietario non è più a conoscenza dell’amministrazione delle sue proprietà, mentre il personale delle sue aziende continua ad avere piena conoscenza del proprietario.

Quindi è normale che in una Democrazia il conflitto di interessi venga regolato per chi ambisce ad avere responsabilità pubbliche, per gestire LA RES-PUBLICA.
Detto questo dalle prime informazione c’è un vago sapore di purga Staliniana, dove?

Nel limite di poter esercitare gli incarichi politici per chi a valori patrimoniali superiori a 15 milioni di euro.
A Parte che dovrà essere cambiato l’art 51 della Costituzione che recita:

“Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.
La legge può, per l’ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica. Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro”.
Questo è, un principio sacrosanto che, viene esercitato in Democrazia fin dai tempi di Pericle 450 A.C..
Infatti fu proprio Pericle nell’antica Atene a fare approvare per i ceti più poveri ( contadini, rematori, artigiani) l’indennizzo giornaliero per la partecipazione politica nell’Agora, il fine di questa legge era che tutti gli Ateniesi aventi diritto, potessero partecipare alla vita politica della Polis, rispettando quel principio della Democrazia Ateniese che voleva l’eguaglianza politica.
I ricchi proprietari terrieri e, gli aristocratici, partecipavano alla vita politica della Polis ma ne sostenevano personalmente le spese.
Gli Ateniesi forse non lo sapevano, ma applicavano di fatto una prima norma di ridistribuzione sociale, delle risorse economiche della polis, applicando quel principio di economia politica che mette in guardia nel vedere le risorse disponibili come “scarse e poco riproducibile, soldi compresi, al fine di massimalizzare l’efficienza del sistema, con il minimo costo possibile ( rapporto costi / benefici).
Quindi ha fatto bene R. Prodi, a dire che uno per fare politica non deve diventare S. Francesco e, io aggiungo, o Marxista Leninista, anche perché, in entrambi i casi, la diversità degli ideali, porta ad una conseguenza comune, l’impoverimento materiale e personale dell’uomo, quindi una sfera dicisionale individuale, dove è bene che, ognuno di noi rimanga libero di scegliere.

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Approfondimenti:

Parla Alan Dershowitz “In America è la regola,ma i beni non si toccano”

I 21 articoli del disegno di legge Prevista la creazione di un’Authority

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