ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

Avere o essere?

Posted by ernestoscontento su maggio 10, 2007

Articolo Pubblicato su : RESET – La libera voce della società civile Italiana

Note di Copertina
Dicendo essere o avere non mi riferisco a certe qualità a sé stanti di un soggetto… Mi riferisco, al contrario, a due fondamentali modalità di esistenza, a due diverse maniere di atteggiarsi nei propri confronti e in quelli del mondo, a due diversi tipi di struttura caratteriale, la rispettiva preminenza dei quali determina la totalità dei pensieri, sentimenti e azioni di una persona.” Ed è la prevalenza della modalità esistenziale dell’avere che per Fromm ha determinato la situazione dell’uomo contemporaneo, ridotto a ingranaggio della macchina burocratica, manipolato nei gusti, nelle opinioni, nei sentimenti dai governi, dall’industria, dai mass media, costretto a vivere in un ambiente degradato con lo spettro incombente del conflitto nucleare. Fromm delinea quindi le caratteristiche di un’esistenza incentrata sulla modalità dell’essere, in quanto attività autenticamente produttiva e creativa, che offra all’individuo e alla società la possibilità di realizzare un nuovo e più autentico umanesimo.

Dall’anticipazione:
Contro la brama del possesso, contro l’avidità del potere, lo spreco, la violenza, la prospettiva di un diverso atteggiamento verso la natura e la società, basato sull’altruismo e sull’amore. L’opera più significativa di Erich Fromm (1900-80).

Indice – Sommario

Erich Fromm (Biografia, Opere)

Prefazione

I. Come comprendere la differenza tra avere ed essere
II. Analisi delle differenze fondamentali tra le due modalità esistenziali
III. L’uomo nuovo e la nuova società

Bibliografia
Indice

L’AUTORE

Fromm nasce in Germania nel 1900. E’ di origini ebraiche, pertanto dovrà emigrare in America (a causa delle leggi razziali del regime nazista), dove vivrà per gran parte della sua vita e comporrà quasi tutte le sue opere.

Laureato in filosofia a 22 anni, frequentò uno dei più prestigiosi istituti berlinesi di psicologia e ottenne la facoltà di esercitare tale professione.
Fu da subito un innovatore, in quanto mischiava nel suo pensiero, in modo ardito e tuttavia congruente, personalità quali Freud e Marx, senza averne mai riverenza incondizionata, ma anzi arricchendone e criticandone molti punti di vista.

Uno dei punti cardine della sua filosofia era proprio la divisione netta tra le due modalità possibili di esistenza umana: quella dell’avere e quella dell’essere.

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La lettura risulta scorrevole e gradevole, impegnativa ovviamente ma mai pesante.

Pur essendo scritto nel 1976, lo stile si nota non attuale ma ciò non importa: risulta comunque comprensibile e svelto, mai superficiale e comunque capace di visualizzare con poche righe un’intero aspetto di ogni argomento.

Ogni considerazione porta a mille riflessioni, ogni singola frase può essere osannata o criticata, ma comunque non lascia mai indifferenti.
Leggendolo con attenzione, ci si accorge di come questo libro sia una fonte inesauribile di pensieri e riflessioni di ogni tipo.

Fromm non lesina citazioni di ogni tipo, da filosofi greci, a storici, economisti, psicologi, sociologi e politici. Una miniera di punti di vista, di opinioni e, in fin dei conti, di possibili spunti per riflessioni di ampissimo spettro.

Avere o essere?
E’questo l’interrogativo che bisogna porsi: “cos’è l’uomo?”.

La funzione della nuova società è di incoraggiare il sorgere di un uomo nuovo, la cui struttura caratteriale abbia le seguenti qualità: Disponibilità a rinunciare a tutte le forme di avere per essere senza residui…

Larga parte della nostra società sembra aver fatto propria la pulsione del possedere, a qualsiasi costo, dell’accumulare, del depredare. La storia di noi occidentali è legata indissolubilmente alla violenza.

Ciò è vero anche e soprattutto per la società italiana, con la smania, ben descritta letterariamente, nei romanzi di Verga per esempio, per la proprietà, per la roba.
Fromm, riprendendo invece varie correnti religiose e filosofiche, si schiera dalla parte dell’essere, forse in modo eccessivamente unilaterale, visto che l’esistenza non è possibile escludendo totalmente l’avere.

Ed è altrettanto importante che l’uomo da essere che possiede divenga un essere produttivo e creativo per cercare di rendere migliore la società in cui vive.

Era questa la domanda che si pose il grande filosofo Erich Fromm.
Una domanda che , nonostante siano trascorsi trent’anni dalla pubblicazione di questo saggio, risulta attualissima nel nostro panorama economico-sociale:avere o essere?
Fromm concepisce l’essere e l’avere non come “certe qualità a sè stanti di un soggetto”, bensì come “due fondamentali modalità di esistenza, come due diverse maniere di atteggiarsi nei propri confronti e in quelli del mondo”.
Il filosofo nel suo saggio analizza queste due modalità esistenziali:
L’avere è tipico della società capitalistica dei consumi, costruita sulla proprietà privata, che porta l’uomo ad identificarsi con il suo profitto, con ciò che possiede; in poche parole, se non possiedo niente, la mia esistenza viene negata.
Ma è proprio questa condizione in cui l’uomo da un lato possiede le cose, ma dall’altro è lui stesso ad essere posseduto da esse; l’essere è invece la condizione della realizzazione dei bisogni più profondi dell’uomo, ed ha come presupposto la libertà e l’autonomia che finalizza gli sforzi alla crescita e all’arricchimento della propria interiorità.

Pertanto l’uomo che si riconosce nel modello esistenziale dell’essere non è più alienato, ma è protagonista della propria vita e stabilisce rapporti di pace e di solidarietà con gli altri.

Il modello che Fromm propone è quest’ultimo, quello dell’essere, riconosciuta come l’unica attività creatrice, capace di mutare la condizione dell’uomo incentrata sulla manipolazione dei suoi gusti, delle sue opinioni, e dei suoi sentimenti.

Oggi più che mai l’interrogativo posto da Fromm va visto con attenzione ed analizzato nella società in cui viviamo: quale è il carattere dell’uomo contemporaneo?
E’ mutata la situazione rispetto ai termini con cui ne parla va Fromm?

Questo è sicuramente un quesito molto complesso; tuttavia oggi l’uomo è per lo più influenzato nei suoi giudizi e nei suoi gusti dai mass media, i suoi sentimenti sono condizionati, e il possedere si identifica con la sua stessa esistenza: la possibilità di comunicare tramite le nuove tecnologie con qualunque persona di tutto il mondo, la velocità con cui si “muove” il globo oggi, rendono apparentemente l’essere umano superpotente.
Ma chi è veramente l’uomo?

In un’epoca in cui è dominante il relativismo, quali sono i caratteri interiori di ciascuno di noi, del notro giardino segreto, della nostra essenza.Sarà forse che la nostra esistenza si è identificata con l’avere?

E’ questo l’interrogativo che bisogna porsi: “che cos’è l’uomo?”.

Ed è altrettanto importante che l’uomo da essere che possiede divenga un essere produttivo e creativo per cercare di rendere migliore la società in cui vive.

Ed è proprio per questo motivo che saggi come “Avere o essere” andrebbero letti con attenzione , in quanto costituiscono la materia di riflessione sulla nostra società.

Il libro mette in luce il salutare dubbio che la felicità e la realizzazione personali possano essere raggiunte percorrendo strade diverse.

Nella parte finale vi sono proposte le ipotesi, ed è forse la parte che risente maggiormente del passare degli anni; ma, pensandoci bene, questo può essere solo perchè le sue previsioni più pessimistiche si stanno avverando…

Questo è uno dei più bei libri di Erich Fromm. Penso che sia un testo di argomentazione universale: abbraccia la filosofia, soprattutto, ma anche la sociologia, la religione, la quotidianità. Un libro da leggere e da avere.

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Intervista a Erich Fromm

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