ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

L’ECONOMIA DELLA PIGRIZIA

Posted by ernestoscontento su maggio 22, 2007

Articolo Pubblicato su : RESET – La libera voce della società civile Italiana

In breve
La fotografia di un’Italia piatta, pigra e dallo sbadiglio facile, quella che resiste al nuovo, che è allergica alla scienza, che non investe, che si nasconde nelle corporazioni, che oppone una resistenza passiva, che non vuole crescere.

Indice
Introduzione – 1. La paura del nuovo – 2. C’è una cultura antindustriale? – 3. Imprenditori alla sbarra – 4. «Taxi Driver» non molla – 5. Statali: sono loro i fannulloni? – 6. Il rebus del lavoro – 7. I nuovi Oblomov – 8. La società piatta – Bibliografia essenziale – Indice dei nomi – Indice dei grafici e delle tabelle

VI SEGNALO VOLENTIERI, VISTO CHE E’ APPENA ARRIVATO IN LIBRERIA.

” L’economia della pigrizia” di Roberto Petrini (giornalista di Repubblica)

La Terza editore

Il retro di copertina inizia così:

Si respira aria di cloroformio in giro per il paese.
E’ come se la gente si alzasse tardi, crescesse di peso,indugiasse con il naso all’aria in vaghi pensieri.
Molti cominciano a convincersi che sia inutile darsi da fare e guardare al futuro, molto meglio rimanere immobili e conservare il passato.

Che cos’è che non funziona?

Quale malattia ha colto i nostri connazionali?

Perchè le riforme trovano una sempre maggior schiera di accaniti oppositori?

Si è messo in moto un meccanismo che può andare tranquillamente sotto il nome di ” economia della pigrizia”

Gli Italiani hanno un alibi per chiamarsi fuori dall’interesse generale?

L’autore fa una fotografia dell’Italia piatta, pigra e dallo sbadiglio facile, quella che resiste al nuovo,che è allergica alla scienza,che non investe, che si nasconde nelle corporazioni, che oppone una resistenza passiva, che non vuole crescere.

Sono otto i punti messi a fuoco dall’autore, dove emergono tutte le contraddizioni di questa Italia che non si trova, siamo un paese industrializzato senza infrastrutture, siamo l’unico paese Europeo che non produce energia nucleare, ma non solo diciamo di no anche ad altre forme di diversificazione energetica.

Siamo il paese che produce di meno in Europa, che è il meno informatizzato dei paesi della U.E. A 15.

Siamo il paese che cresce di meno in Europa, ma siamo anche quello dove a parità di costo del lavoro gli operai prendono meno dei loro colleghi Europei della U.E. 15.

Siamo uno dei paesi più indebitati del mondo i debito pubblico è il 106% del PIL.

Ma siamo anche il paese che vive alla grande come se fossimo uno dei paesi più ricchi del mondo.

Siamo il paese del Nimby , dove ciò che serve va fatto nel giardino degli altri.

Basta pensare che, in Campania sono oltre 20 anni che c’è l’emergenza rifiuti, e non si è trovato ancora una soluzione.

Siamo il paese che a perso la fiducia in se stesso, andiamo in Banca per farci consigliare e, le banche ti rifilano obbligazioni di carta, per alleggerire il loro rischio espositivo, nei confronti delle aziende a cui avevano prestato i soldi (Cirio e Parmalat hanno fatto scuola).

Siamo il paese dove i banchieri invece di fare il loro lavoro storico che è, quello di accompagnare l’economia, facendola crescere con un supporto agli investimenti in progetti nuovi e, soprattutto le nuove attività aperte da giovani imprenditori, investono dove gli dicono i politici amici.

Siamo il Paese dove la politica, dice di essere Liberale, ma nemmeno sa cosa sia il concetto di libertà economica ( basta vedere la vicende Telecom e Alitalia)

Siamo il Paese dove chi fa politica da 40 anni nemmeno sente su se stesso la responsabilità di ciò che è.

Insomma un Libro attuale, snello e veloce da leggere, documentato in maniera giusta e scorrevole ,con dati a sostegno delle tesi poste.

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