ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

Posted by ernestoscontento su giugno 2, 2007

Il libro dell’economista Federico Caffè: “Scritti quotidiani”, Manifestolibri, Roma 2007, pp 160, euro 7,90.

Articolo Pubblicato su : RESET – La libera voce della società civile Italiana

Forse questa raccolta di articoli è ricca di spunti attualissimi e di particolarità ci potrà aiutare a dare una risposta alla domanda. Oltre ad aiutare il lettore, alla conoscenza della figura di Federico Caffè, economista di prestigio scomparso misteriosamente, vorrei prendere le mosse da quel famoso articolo del 1982 dal titolo “La solitudine del riformista”, tante volte citato e sempre stimolante, pubblicato sul il 29 gennaio 1982.

Sono passati venticinque anni da quando quelle righe furono scritte e se allora il punto di confronto di Caffè, che aveva colto tutta la portata della rivoluzione liberista avviatasi già dalla metà degli anni Settanta, era la sinistra che continuava ad immaginare l’alternativa di sistema, oggi possiamo dire che la situazione appare ribaltata.

In estratto:

Il riformista è ben consapevole d’essere costantemente deriso da chi prospetta future palingenesi, soprattutto per il fatto che queste sono vaghe, dai contorni indefiniti e si riassumono, generalmente, in una formula che non si sa bene cosa voglia dire, ma che ha il pregio di un magico effetto di richiamo.

La derisione è giustificata, in quanto il riformista, in fondo, non fa che ritessere una tela che altri sistematicamente distrugge. E’ agevole contrapporgli che, sin quando non cambi «il sistema», le sue innovazioni miglioratrici non fanno che tappare buchi e puntellare un edificio che non cessa per questo di essere vetusto e pieno di crepe (o «contraddizioni»).
Egli è tuttavia convinto di operare nella storia, ossia nell\’ambito di un «sistema», di cui non intende essere né l’apologeta, né il becchino; ma, nei limiti delle sue possibilità, un componente sollecito ad apportare tutti quei miglioramenti che siano concretabili nell’immediato e non desiderabili in vacuo.
Egli preferisce il poco al tutto, il realizzabile all’utopico, il gradualismo delle trasformazioni a una sempre rinviata trasformazione radicale del «sistema».

Il riformista è anche consapevole che alla derisione di chi lo considera un impenitente tappabuchi (o, per cambiare immagine, uno che pesta l’acqua nel mortaio), si aggiunge lo scherno di chi pensa che ci sia ben poco da riformare, né ora né mai, in quanto a tutto provvede l’operare spontaneo del mercato, posto che lo si lasci agire senza inutili intralci: anche di preteso intento riformistico. Essendo generalmente uomo di buone letture, il riformista conosce perfettamente quali lontane radici abbia l’ostilità a ogni intervento mirante a creare istituzioni che possano migliorare le cose.

Oggi “tutti si dicono riformisti”, ma ciò non impedisce ad un uomo come Caffè dovunque esso si trovi a continuare a sentire la “solitudine” è, stato difficilissimo dirsi riformisti senza sentirsi una minoranza, salvo oggi abusarne, è ancora alla condizione esistenziale di Caffè, a quella “solitudine”, che la politica più avveduta cerca di dare una risposta.

Ma non troveremo nessuna risposta fintanto che, la politica non ritrova se stessa, è penoso sentire la relazione del Presidente di confindustria Luca Cordero di Montezemolo,

Ma è altrettanto penoso sentire la relazione di Mario Draghi attuale governatore della Banca D’Italia, in particolar modo Draghi non sembra avere preso il rigore di uno dei suoi maestri F. Caffè.

Entrambi vogliono dare un’etica a ciò che ancora oggi non ha dimostrato di essersela guadagnata,

Le banche e una certa imprenditoria sono state le prime a tradire la fiducia dei risparmiatori ( Crak Parmalat, Cirio, bond Argentini, Bancopoli, Fittopoli, e furbetti del Quartierino amici delle COOP, ecc..ecc..) Banche guidate da banchieri coinvolti in scandali penosi ma portati agli onori e alla gloria per l’immenso debito che i partiti hanno nei loro confronti. Industriali senza etica che galoppano il mercato grazie alle relazioni politiche.

Inoltre è interessante l’articolo dell’Espresso dal titolo“Banche d’affari e di truffe”, Secondo l’inchiesta della procura di Pescara, Goldman, Lehman e Jp Morgan hanno frodato il Fisco italiano.

DOVE LAVORAVA MARIO DRAGHI DAL 2002 AL 2005 ?

LE FUSIONI BANCARIE TANTO ESALTATE DA CHI SONO FATTE:

GERONZI, COINVOLTO NEL FALLIMENTO DI ITALCASE

IL GRUPPO GUIDATO DA A. PROFUMO,COME SI E’ COMPORTATO CON LE OBBLIGAZIONI PARMALAT:

Dal massimo debito al minimo……

Bond Parmalat, così sono stati beffati i risparmiatori

MA COME DISSE UN GRANDE ECONOMISTA:

(…) giacché nel campo della filosofia economica e politica non vi sono molti sui quali le nuove teorie fanno presa prima che abbiano venticinque o trent’anni di età, cosicché le idee che funzionari di Stato e uomini politici e perfino gli agitatori applicano agli avvenimenti correnti non è probabile che siano le più recenti. Ma presto o tardi sono le idee, non gli interessi costituiti, che sono pericolose sia in bene che in male».( J.M. Keynes, Occupazione, interesse e moneta. Teoria generale)

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In questi giorni pubblicherò un post unico, su due saggi attualmente in libreria “ Spiriti animali” e “ Società a responsabilità illimitata” entrambi scritti da due grandi Manager Italiani, ma che sono tesi e antitesi di un mondo che speso cerca di infiocchettare un secchio di spazzatura.

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