ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

Posted by ernestoscontento su giugno 17, 2007

 

Articolo Pubblicato su : RESET – La libera voce della società civile Italiana

Amartya Sen, Libertà è sviluppo. Perché non c’è crescita senza democrazia, Oscar Saggi Mondadori Mondadori, 2001, pp. 355, Prezzo di copertina: Euro 9,40

Indice:

Introduzione. Lo sviluppo come libertà – 1 Il punto di vista delle libertà – 2 Fini e mezzi dello sviluppo – 3 Libertà e fondamenti della giustizia – 4 La povertà come incapacitazione – 5 Mercati, stato e occasioni sociali – 6 L’importanza della democrazia – 7 Carestie e altre crisi – 8 Ruolo attivo delle donne e mutamento sociale – 9 Popolazione, alimentazione e libertà – 10 Cultura e diritti umani – 11 Scelta sociale e comportamento individuale – 12 La libertà individuale come impegno sociale.

Contenuto Quarta di copertina:

Lo sviluppo, sostiene Amartya Sen, premio Nobel 1998 per l’economia, dev’essere inteso come un processo di espansione delle libertà reali di cui godono gli esseri umani, nella sfera privata come in quella sociale e politica. Di conseguenza la sfida dello sviluppo consiste nell’eliminare i vari tipi di “illibertà”, tra cui la fame e la miseria, la tirannia, l’intolleranza e la repressione, l’analfabetismo, la mancanza di assistenza sanitaria e di tutela ambientale, la libertà di espressione, che limitano o negano all’individuo, uomo o donna, l’opportunità e la capacità di agire secondo ragione e di costruire la vita che preferisce. Per provare la sua tesi, Sen non attinge solo alla filosofia politica, all’etica e alla scienza economica, ma delinea anche una ricca mappa di esempi tratti dalla storia o dall’attuale quadro geopolitico ed economico mondiale. Il risultato è un libro destinato a diventare un punto di riferimento costante nella storia del pensiero economico, che dimostra con analisi originali e rigorose come la libertà, con la democrazia, sia il fine primario e il mezzo principale sulla strada che porta allo sviluppo economico.

******

Hanno detto:

“Era parecchio che non leggevo un libro così stimolante. Amartya Sen è un autentico liberale … Non è stata la politica economica a fallire ma la democrazia e, senza questa, la prima non potrà mai avere successo” (Mario Vargas Llosa)

“Sen mostra che la qualità della nostra vita dovrebbe essere misurata non dal livello della nostra ricchezza ma dal grado delle nostre libertà” (Kofi Annan)

******

La Riflessione:

Il premio Nobel 1998 per l’economia Amartya Sen, è un economista , che adotta, in luogo delle teorie della scelta razionale, un approccio metodologico alle analisi economiche che tiene nel dovuto conto la complessità motivazionale degli individui.

Sen non è, però, “solo” un economista, ma anche un filosofo politico notevole, che partecipa al dibattito filosofico sulla società giusta con contributi spesso illuminanti che, sviscera, tra le altre cose, la tormentata questione del rapporto tra eguaglianza e libertà.

Libertà è sviluppo si situa su questo presupposto teoretico pluridisciplinare, fornendo un’organizzazione sistematica a temi che Sen indaga da anni.

I suoi studi che riguardano i fenomeni della povertà e delle carestie rimangono un passaggio obbligato per chi si occupa di economia del benessere: Sen è stato, infatti, il primo a mostrare, dati alla mano, che non la scarsità di cibo, ma vincoli formali al suo accesso sono più spesso stati causa di morte per fame di migliaia di persone, nonché a suggerire l’inadeguatezza della variabile reddito quale unico indicatore del livello di sviluppo di un Paese o del grado di povertà della popolazione.

La tesi di fondo del libro è : “lo sviluppo può essere visto come un processo di espansione delle libertà reali godute dagli esseri umani” ; in questo senso, “lo sviluppo richiede che siano eliminate le principali fonti di illibertà: la miseria come la tirannia, l’angustia delle prospettive economiche come la deprivazione sociale sistematica, la disattenzione verso i servizi pubblici come l’intolleranza o l’autoritarismo di uno stato repressivo”.

La libertà, intesa come libertà effettiva “di scegliersi una vita cui, a ragion veduta, si dia valore”,è dunque, secondo Sen, il criterio in base al quale valutare gli assetti politico-sociali e orientare le politiche pubbliche.

Sen argomenta questa idea principalmente nel terzo capitolo di Libertà è sviluppo.

Per chiarire questa distinzione può essere utile riprendere un esempio di Sen: “un benestante che digiuni […] può anche funzionare, sul piano dell’alimentazione, allo stesso modo di un indigente costretto a fare la fame, ma il primo ha un “insieme di capacitazioni” diverso da quello del secondo (l’uno può decidere di mangiar bene e nutrirsi adeguatamente, l’altro non può)”.

In particolare, sono interessanti le analisi di Sen alle critiche in qualche modo “classiche” alla nozione di diritti umani: si tratta della critica di legittimità, secondo cui gli individui non nascono già “vestiti” di diritti, della critica di coerenza, in base alla quale per ogni diritto occorre specificare un dovere correlativo da porre su un agente specifico, e della critica culturale, che, in nome della specificità asiatica e dei “valori autoritari” da essa incarnati, contesta l’universalità dell’idea di diritti umani.

Sen, le smonta tutte e tre: i diritti umani, innanzitutto, sono essenzialmente “rivendicazioni etiche”, che, come tali, non debbono necessariamente essere identificate con diritti esplicitamente riconosciuti da un sistema giuridico; in secondo luogo, vanno visti come richieste generiche rivolte a chi sia in grado di fare qualcosa per renderli effettivi; infine, compaiono non solo nelle tradizioni occidentali, ma anche in quelle asiatiche, solo che si eviti di leggere queste ultime in maniera arbitraria e restringendo il novero degli autori (non è un caso, dopotutto, ricorda Sen, che “in Asia l’idea che i valori asiatici siano per essenza autoritari viene difesa quasi solo dai portavoce governativi”, .

Sen mette il fattore umano centrale rispetto ai fenomeni economici.

Sen rinnova l’analisi sulle disuguaglianze e sulla globalizzazione.

Egli parte da un esame critico dell’economia del benessere, che lo porta fra l’altro alla definizione di un indice di povertà che viene largamente usato in letteratura : l’HDI, Human Development Index, ossia il coefficiente di misurazione del grado di sviluppo. Questo introduce nuovi parametri per valutare la reale ricchezza di un Paese: aspettativa di vita, alfabetizzazione degli adulti, distribuzione del reddito.

La sfida della globalizzazione non consiste, secondo Sen, nel frenare l’espansione dei mercati globali, bensì nello sviluppare il capitale sociale, nel definire le regole da seguire, nel chiarire i ruoli che le istituzioni devono assumere in questo processo.

Esiste la necessità reale di creare una governance più forte, a livello locale, nazionale, regionale e globale, con lo scopo di preservare i benefici del mercato libero e concorrenziale, ma offrendo, allo stesso tempo, lo spazio sufficiente alle risorse umane, di comunità e ambientali per far sì che la globalizzazione operi a favore degli individui.

Concluderei con le parole dell’ economista – filosofo indiano affermando che “la globalizzazione è un bene globale con un ricco passato e un futuro promettente” e ciò che veramente serve per la vera equità è un impegno globale a favore della democrazia.

Sen ha sviluppato così un approccio radicalmente nuovo nella teoria dell’eguaglianza e delle libertà.

Sorry, the comment form is closed at this time.

 
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: