ernesto scontento

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In Italia l’11% delle famiglie vive in povertà

Posted by ernestoscontento su giugno 25, 2007

Quota di famiglie povere per area di residenza

 

Fonte Grafico: Lavoce.info


Il rapporto Istat mostra che la percentuale di famiglie povere non è cambiata rispetto al 2004.

Le più disagiate: famiglie numerose e famiglie giovani
Nel 2005 resta stabile all’11% circa la percentuale di famiglie italiane in condizione di povertà.

È quanto emerge da un rapporto Istat pubblicato stamani, in cui si spiega che vengono classificate come povere le famiglie di due componenti che hanno una spesa mensile pari o inferiore, nel 2005, a 936,58 euro.
L’indagine è condotta su un campione, dunque il valore che si otterrebbe osservando l’intera popolazione è compreso, con una probabilità del 95%, tra 10,6% e 11,6%, aggiunge l’Istituto di statistica.
La soglia di povertà relativa è calcolata sulla base della spesa familiare rilevata dall’indagine annuale sui consumi .
Nel 2005 le famiglie in condizione di povertà relativa sono 2 milioni 585 mila, pari all’11,1% delle famiglie residenti in Italia.
Si tratta complessivamente di 7 milioni 577 mila individui, il 13,1% dell’intera popolazione”, si legge nel rapporto.
“La diminuzione dell’incidenza della povertà relativa non risulta statisticamente significativa e mostra quindi come la povertà sia sostanzialmente stabile rispetto al 2004”
Restano poi confermati sia il divario tra Nord e Sud, il Mezzogiorno mantiene gli elevati livelli di incidenza raggiunti nel 2004, sia le principali caratteristiche delle famiglie in condizione di povertà: famiglie con cinque o più componenti, famiglie con figli minori, famiglie con componenti in cerca di occupazione o con bassi profili professionali, famiglie con anziani.
A livello territoriale non si osservano variazioni statisticamente significative fra il 2004 e il 2005, mentre la povertà si riduce fra le famiglie con anziani, in particolare tra gli anziani soli o in coppia, tra le famiglie con persona di riferimento ultrasessantacinquenne, tra quelle con a capo un ritirato dal lavoro o una persona con basso titolo di studio.
Peggiora invece la condizione delle famiglie più ampie, in particolare quelle con membri aggregati residenti nel Mezzogiorno, delle famiglie con un elevato numero di componenti residenti nel Centro, e di quelle settentrionali con persona di riferimento giovane o lavoratore dipendente.

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