ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

Archive for luglio 2007

CASA: BANKITALIA, IN DISAGIO 20% ITALIANI PER AUMENTO PREZZI

Posted by ernestoscontento su luglio 29, 2007

Anche una ricerca appena uscita della B’Anca D’Italia, conferma quanto andiamo dicendo da tempo.

(AGI) – Roma, 28 lug. – Il 20% degli italiani soffre di “disagio abitativo”:

Dal 1977 al 2004, insomma, l’accesso all’abitazione in rapporto al reddito si e’ ridotto notevolmente, passando da 3,5 a 5,8.Ma non sono solo i prezzi a rendere l’accesso alla casa piu’ problematico.

Il rapporto infatti stima che il 9,5% dei proprietari vive in una casa inadeguata alla propria struttura familiare, una percentuale che nel caso delle persone in affitto sale al 37,5% contro il 20,4% del 1977; senza contare che l’8% di chi paga oggi un canone di locazione magari stipulato qualche anno fa, oggi farebbe fatica a cambiare casa.

Se il disagio abitativo e’ dunque reale, non per questo aumenta il numero di case popolari, anzi. Dal 1977 al 2004 si sono ridotte a 4,8 milioni le famiglie che ne dispongono (meno di 1,4 milioni sono invece quelle che vivono in abitazioni messe a disposizione da enti locali e associazioni).

Le prospettive non sono certo piu’ rosee.

Indice accessibilità abitazioni

Con l’aumento delle persone che comprano casa, lo studio ipotizza un ulteriore aumento dei prezzi, mentre a mettere in crisi chi sceglie l’affitto saranno i canoni di locazione sempre piu’ alti, com’e’ normale visto l’aumentato valore degli immobili.

Altro problema non da poco saranno i tassi di interesse, pure in prevedibile salita: ipotizzando un aumento di 2 punti percentuali, il rapporto stima che quasi il 2% degli italiani in affitto potrebbe far fatica a pagare un mutuo.

Papers Banca D’Italia file pdf

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Dossier Argomento su Reset

Allarme affitti: fino al 7% in più

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Unipol Bnl, senatore Latorre: Giusto interessarsi all’operazione

Posted by ernestoscontento su luglio 29, 2007

Roma, 27 lug. (Apcom)

L’iniziativa dell’Opa Unipol su Bnl “non poteva non suscitare l’interesse del mondo politico che non soltanto è, ma deve essere, come accade in tutto il mondo occidentale, sensibile agli assetti economici e finanziari”.
Nicola Latorre, vicepresidente dei senatori dell’Ulivo, tra gli esponenti Ds intercettati nell’ambito dell’inchiesta milanese, offre con una lettera al Corriere della Sera la sua versione dei fatti, confermando il suo “rammarico” per “il mancato successo di quella operazione”.
Nella missiva, quasi una memoria scritta, Latorre ricostruisce le tappe della vicenda dimostrando come “nonostante il clamore”, “nulla è stato poi osservato in merito al periodo in cui queste conversazioni sono avvenute: in quel momento – sottolinea, date alla mano, l’esponente ds – nulla più poteva essere fatto per creare i presupposti per l’insider trading o l’aggiottaggio.
Le azioni erano già state acquisite e i giornali, infatti, avevano già dato notizia dell’Opa”. Insomma, prosegue Latorre, “ritengo che non ci sia alcunché di illecito in questi comportamenti né tanto meno di opaco”.
Puntando il dito contro la “fuga di notizie” e il mancato accertamento dei responsabili, il vice capogruppo ulivista ribadisce infine la sua disponibilità “a fornire ogni chiarimento ritenuto necessario nelle sedi opportune a prescindere dal mio ruolo di parlamentare.
Ci sono poi prerogative che sono nella esclusiva disponibilità della Giunta per le autorizzazioni del Parlamento. Io – conclude – condividerò ogni decisione presa in quella sede, tanto più quella di autorizzare l’uso delle intercettazioni”.

Ci Prendono per i Fondelli, QUESTI SONO SENATORI E CREDONO DI MELEGGIARE I CITTADINI.

Qui non è in discussione se c’è la rilevanza penale o meno, qui in discussione c’è il problema politico di una CLASSE DIRIGENTE che, fa politica da 20/30 anni, senza avere il ben che minimo senso del pudore sull’etica della Responsabilità.

Una CLASSE DIRIGENTE che dice L’Italia va Male e da sempre la colpa agli altri, MA LORO DOVE ERANO IN QUESTI ULTIMI 20/30 ANNI ????

Nemmeno gli passa per la testa che. erano a conoscenza di un Concerto per L’OPA su BNL e, come Senatori della Repubblica avevano il dovere e l’obbligo di denunciarne il fatto.

Nemmeno pensano al problema politico, che porta i cittadini a schifare la politica ,per come questa classe dirigente sta interpretando il ruolo di leader.

Ormai è chiaro che, ci sono leader che, vedono la politica solo come rappresentazione di Lobby affaristico finanziarie a discapito dei più che, sono i cittadini e i militanti.

E’ penosa la difesa di Massimo D’Alema rilasciata a Repubblica:

Intercettazioni: “E’ un’indecenza mettere sotto processo una classe dirigente per una battuta”

14 Giugno 2007 vedi video.

ANCHE NOI SOGNAMO, UNA CLASSE DIRIGENTE E, UNA POLITICA DEGNA DI QUESTO NOME.

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Approfondimenti:

Unipol, Forleo accusa: “Politici complici”Mastella attacca: “Possibili lesioni dei diritti”

Milano, 24 lug. – (Adnkronos) – “L’iniziativa assunta dal gip di Milano Clementina Forleo sconvolge i ruoli perche’ assume posizioni che appartengono alla Procura”. Lo ha dichiarato il senatore Ds Nicola Latorre in un’intervista trasmessa su Radio 24. Commentando la vicenda relativa alle intercettazioni telefoniche disposte nel corso delle indagini effettuate a Milano sulle scalate alla Bnl, all’Antonveneta e a Rcs, Latorre si dichiara certo che “prima la Giunta poi l’aula valuteranno con serenita’ e rigore la documentazione (la richiesta avanzata dal gip Forleo di poter utilizzare le intercettazioni che coinvolgono 6 parlamentari, ndr) posto che di questo materiale non c’e’ ancora traccia”.

Fassino: «Sui Ds superato ogni limite»

Fassino a Consorte: aspetta a denunciare – di GIANLUIGI NUZZI

Unipol BNL – Tutte le notizie su Google, già filtrate:

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Dialogo di due padri con i loro figli uno è conservatore e l’altro progressista.

Posted by ernestoscontento su luglio 27, 2007

Salve Ragazzi, ieri 26/07/2007 nel mio comune Bientina (Pisa), c’è stata la prima assemblea aperta per il coordinamento Comunale per il P.D.

Mi sono domandato di cosa parlare, seguendo i vari incontri per il PD, e prendendo spunto dai temi esposti anche da leader locali, devo dire che la scelta era ampia e, potevo parlare di:

– Max Weber e, della politica come professione ( tema molto sentito),

– Della Democrazia che non c’è e, della democrazia che vogliamo intesa come partecipazione politica e, vicinanza dell’eletto all’elettore,

– Dei costi della democrazia legittimi fin dai tempi di Pericle, ma degli sprechi politici politici non legittimi,

– Della Flexsicurity, che non è una invenzione di C. Damiano o di T. Treu, Ma già A.Giolitti ne parlava nel suo saggio dal titolo “ un socialismo possibile” del 1965 e ,quindi dal mio punto di vista un dovere morale, per quelle forse politiche che guardano al sociale e, una necessità per la modernizzazione del paese.

Certo sono temi di attualità,sono temi importanti e, se supportati da a persone o testi ritenuti idonei, sia dal mondo politico che da quello accademico, assumono anche ‘autorevolezza.

MA FACEVO QUALCOSA DI NUOVO……, PROBABILMENTE NO.

QUINDI HO PENSANDO DI PARLARE DI UN COLLOQUIO IMMAGINARIO SU 6/7 PUNTI FRA DUE PADRI E I LORO FIGLI ADOLESCENTI.

Entrambi i padri sono, imprenditori, democratici e, consci che l’economia di mercato non si può abolire,

UNO E DI C.D E LO CHIAMERO UN PADRE CONSERVATORE,

L’ALTRO E’ DI CS E LO CHIAMERO UN PADRE PROGRESSISTA.

Un partito nuovo nasce anche da qui, da un modo anche diverso di dialogare, consapevoli che il PD, non potrà certo essere una tavola bianca, ognuno di noi a una sua storia politica alle sue spalle, ma dobbiamo prendere dal passato ciò che è BUONO e avere l’intelligenza di ABBANDONARE il resto.

Bisogna riappropriarci del nostro ruolo di militanti politici che, per me che vengo dalla sinistra è, l’interpretazione che, A. Giolitti ha dato dell’intellettuale organico di Gramsciana memoria.

SCRIVE A . GIOLITTI :

“ Ciò che A. Gramsci, intendeva per intellettuale organico è, il militante di base che, parlando giornalmente di politica, promuove la Democrazia e la Responsabilità Pubblica”.

Una premessa, chi leggerà questo POST, tenga presente che, nel dialogo c’è un adoloscente e, come diceva un mio vecchio Proff.la cosa più difficile per me è, spiegare concetti complessi con parole semplici, perchè solo le parole semplici sono recepite dagli adolescenti.

Dialogo con i loro Figli:

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Alitalia “un caso da manuale di economia”

Posted by ernestoscontento su luglio 25, 2007

La storia di Alitalia la conoscete tutti molto bene è, l’ennesima privatizzazione all’Italiana, che merita di essere scritta sui manuali di economia, per formare i nuovi economisti; SU COSA NON SI DOVREBBE MAI FARE QUANTO SI PRIVATIZZA UNA SOCIETA’.

Poniamoci alcune domande:

La cosa assurda è che se un’azienda riesce ad accumulare miliardi di deficit all’anno, ed è dunque totalmente fallimentare, perchè un privato deve pagare per salvarla ?

Quale il suo valore sul mercato?

Perchè un privato a interesse a comprare una azienda in via di fallimento?

E’ utile prima di cercare di dare una risposta a queste domande rileggere alcune affermazioni, dei nostri governanti.

Bilancio Alitalia 2006

ALITALIA: SINDACATI A PRODI, PERDITEIN PICCHIATA.

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Italiani schiacciati dal mutuo per la casa. Rate più care di mille euro all’anno.

Posted by ernestoscontento su luglio 24, 2007

Una Ricerca del centro studi Sintesi, fotografa la situazione degli italiani alle prese con il mutuo casa.

Più volte ci siamo occupati di questo tematica, evidenziando un problema non più controllabile dagli stati nazionali, ma gestito dalla BCE,tematica non indifferente per un paese dove 80% dei suoi abitanti è proprietario di un immobile, un paese che vede nella proprietà immobiliare un investimento solido e duraturo per la famiglia.

Negli ultimi otto anni le famiglie italiane hanno più che quadruplicato (+326%) il loro indebitamento nei confronti del sistema creditizio per l’acquisto di immobili, in particolare nelle province del sud Italia.

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No alla plastica inutile!!!!!

Posted by ernestoscontento su luglio 22, 2007

Il consumo di plastica in Italia è ormai diventato insostenibile, realtà come quella di Napoli lo confermano. Ma cambiare si può.

Reset ha lanciato un’iniziativa volta a diminuire il consumo di materiali plastici nella Pubblica Amministrazione e nelle aziende private.

La petizione prevede questi cinque punti:

  • No al materiale “usa e getta”, sì alla raccolta differenziata nelle mense e nei refettori pubblici e privati (scuole, ospedali, altre aziende pubbliche).
  •  Sostituzione dei materiali usa e getta con servizi “alla spina”.
  •  Incentivazione dei prodotti senza “packaging”.
  •  Disincentivazione dei prodotti “usa e getta”.
  •  Il mancato rispetto di anche solo uno dei punti precedenti, determinerà una multa al colpevole della negligenza. Gli introiti ottenuti in questo modo andranno a finanziare esclusivamente iniziative ambientaliste (finanziamenti all’installazione di pannelli fotovoltaici, raccolta differenziata..).

Se pensi di essere d’accordo con la nostra petizione.. firmala! Basta andare  e sottoscriverla!! Cambiare, insieme, ora si può!! Fai sapere di questa iniziativa anche ai tuoi amici!! !:)

CLICCA QUI PER FIRMARE LA PETIZIONE

Clicca qui per prelevare il codice del banner da inserire nel tuo sito.

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Report Economico Luglio 2007

Posted by ernestoscontento su luglio 14, 2007

 

INDICE

  • Meno disoccupazione con meno inflazione.
  • Nell’arco degli ultimi quindici anni l’Italia del lavoro e della produzione è molto cambiata.
  • Cosa c’è dietro questa virtuosa deviazione dai dettami della “normalità” economica?
  • Riforme, euro, globalizzazione, qualità:
  • Le nuove teorie economiche sulla crescita endogena sottolineano il ruolo dell’istruzione come fattore di sviluppo e dividono i sistemi-paese tra “innovatori” e “imitatori”.
  • C’è un’Italia che, non senza difficoltà, cerca di cambiare.
  • Recupera la produzione industriale
  • Commercio estero: export batte import
  • Frenano ad aprile gli ordini esteri
  • Le imprese al centro del mercato del credito in Italia
  • Inflazione: a giugno torna a spingere il petrolio
  • Prezzi industriali al 3% a maggio: più elevati della media europea
  • Retribuzioni stabili ; sale l’attesa per i rinnovi dei contratti
  • Rimangono stabili i consumi delle famiglie italiane
  • L’aumento dei tassi penalizza i conti trimestrali delle Amministrazioni pubbliche
  • Le migrazioni dall’estero fanno crescere la popolazione italiana
  • L’ITALIA CONTINUA A PERDERE TERRENO NELLE CLASSIFICHE DI COMPETITIVITÀ 2006 DEL WORLD ECONOMIC FORUM
  • TABELLA CLASSIFICA COMPLESSIVA
  • FONTI – E AVVERTENZE DA LEGGERE

Scarica file pdf pag.n.23

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Cosa significa essere Democratici

Posted by ernestoscontento su luglio 9, 2007

Stati Uniti / Intervista a George Lakoff

Fonte: www.rassegna.it, 6 luglio 2007

Cosa significa essere Democratici

“Esistono due teorie. Quella tradizionale sostiene che c’è una linea che va da sinistra a destra passando per il centro verso il quale bisogna spostarsi se si vogliono vincere le elezioni. È una falsità, perché non esiste un’ideologia di centro e le convinzioni di chi afferma di essere centrista sono assai disparate, se analizzate con attenzione. Ma il pericolo, se ci si sposta verso destra, è quello di rinunciare alla propria visione del mondo.”

di Martina Toti

Un po’ come nella canzone “Destra-Sinistra” di Giorgio Gaber, che ironicamente divideva cibi, vestiti e mode secondo le ideologie, George Lakoff, un cognitivista prestato alla scienza politica, sa esattamente cosa è di destra e cosa è di sinistra. Progressisti e conservatori non dovrebbero parlare la stessa lingua. O meglio non dovrebbero attivare gli stessi modelli culturali, quelli che Lakoff, che insegna linguistica all’università di Berkeley e dirige il Rockridge Institute, chiama frame – in inglese inquadrature. I frame si accendono nelle sinapsi del nostro cervello ogni volta che pensiamo a un concetto. Almeno negli Stati Uniti – ma forse anche da noi – le scelte politiche si possono ricondurre a due modelli culturali di famiglia: quello conservatore dominato dalla figura maschile di un padre severo che impone la propria disciplina, e quello progressista dove entrambi i genitori provvedono premurosamente ai propri figli.
Finora i conservatori sono riusciti a inquadrare meglio il loro modello – lamentava Lakoff nel suo libro “Non pensare all’elefante” (Fusi Orari. I libri di Internazionale, 2006) –, così i democratici si sono trovati a reagire secondo schemi a loro estranei e a parlare la lingua degli avversari. A campagna elettorale iniziata, abbiamo chiesto a questo linguista di spiegarci meglio la sua teoria. I candidati democratici sarebbero in grado oggi di superare il test del framing?

Rassegna, Quali sono i concetti fondamentali che modellano il discorso pubblico progressista e quello conservatore negli Stati Uniti?

Lakoff, Dietro il discorso democratico progressista ci sono due nozioni fondamentali: empatia e responsabilità. Da questi due principi derivano altre idee di fondo: protezione, giustizia, benessere. La prospettiva conservatrice si basa su altri concetti: obbedienza al padre-presidente e responsabilità individuale; ognuno deve preoccuparsi di se stesso e non esiste alcuna responsabilità sociale.

Rassegna, Quali sono le conseguenze politiche di queste due diverse prospettive?

Lakoff, Se sei un progressista sei convinto che il governo esiste per proteggere le persone e per rafforzarle. Protezione non significa semplicemente sicurezza militare o polizia, ma anche difesa dell’ambiente, social security, possibilità di fare affidamento su una pensione, su un sistema sanitario universale, su un sistema universitario accessibile. Anche il benessere comune è molto importante: l’idea progressista è che tutti debbano avere la possibilità di accedere alle stesse infrastrutture, di guadagnarsi da vivere e realizzarsi.

Rassegna, Invece, cosa pensa del governo un conservatore?

Lakoff, Pensa che debba essere il mercato a decidere premiando la disciplina e punendo gli indisciplinati. Se sei povero è quello che ti meriti. I conservatori non vogliono interferenze nel mercato, niente che rallenti o ostacoli il profitto: quindi, no alla regolamentazione del governo, no alle tasse, no ai sindacati e alla protezione dei lavoratori, no alle azioni giudiziarie contro aziende come quelle del tabacco. È evidente che si tratta di visioni sociali completamente opposte.

Rassegna, È questo quello che intende quando nei suoi scritti parla di una “guerra civile culturale”?

Lakoff, Solo in parte. Questi sono gli aspetti politici ed economici, ma la “guerra culturale” a cui mi riferisco riguarda soprattutto la politica estera da un lato e la religione dall’altro, dove liberal e conservatori hanno due visioni assolutamente divergenti di come l’America dovrebbe agire.

Rassegna, Lei parla di bi-concettualismo. Di persone che nella loro vita quotidiana combinano i due modelli, per quanto opposti. È su di esse che i candidati democratici dovrebbero concentrarsi in modo da attivare in loro il modello progressista a livello politico e, soprattutto, elettorale?

Lakoff, Mi permetto di fare un passo indietro. Esistono due teorie. Quella tradizionale sostiene che c’è una linea che va da sinistra a destra passando per il centro verso il quale bisogna spostarsi se si vogliono vincere le elezioni. È una falsità, perché non esiste un’ideologia di centro e le convinzioni di chi afferma di essere centrista sono assai disparate, se analizzate con attenzione. Ma il pericolo, se ci si sposta verso destra, è quello di rinunciare alla propria visione del mondo.

Rassegna, E l’altra teoria?

Lakoff, È proprio quella del “bi-concettualismo”. Ci sono elettori che non si considerano né democratici né conservatori ma che già sono d’accordo con i progressisti su molte cose. Perciò, anziché modificare la propria visione morale, bisognerebbe parlare degli argomenti che abbiamo in comune con loro.

Rassegna, Un rimprovero che lei muove ai democratici è che mancano di una visione strategica di lungo termine. Da questo punto di vista, la campagna elettorale ha portato delle novità?

Lakoff, Non solo i democratici non hanno una visione strategica di lungo termine, ma reagiscono ai sondaggi che commissionano e che chiedono agli intervistati di indicare quali siano le loro priorità. In base alle risposte vengono stabiliti i temi attorno ai quali far ruotare la campagna elettorale. I democratici non cercano di cambiare i risultati, di introdurre elementi innovativi.

Rassegna, Lei si lamenta spesso del fatto che i progressisti si preoccupano troppo della visione del mondo dei conservatori. I candidati democratici pensano ancora troppo all’elefante?

Lakoff, Durante questa campagna elettorale sto notando qualche piccolo cambiamento. Hillary Clinton pensa ancora che esista un centro e che occorra spostarsi verso destra. Edwards sembra credere in una sorta di populismo economico: se si dice alla gente le cose che stanno facendo i conservatori e che vanno contro i loro interessi, voterà democratico. Personalmente, non credo affatto che sia una formula vincente perché, in questo modo, si trascura la dimensione culturale. Obama, su alcuni temi, ha una posizione intermedia tra Edwards e la Clinton. Ma i candidati democratici dovrebbero riuscire a non cadere nella trappola degli schemi conservatori

Rassegna, Tirando le somme, se dovesse scegliere il candidato che riesce a formulare meglio il modello democratico progressista, chi supererebbe l’esame?

Lakoff, Hillary Clinton ha indubbiamente l’organizzazione migliore, l’ha costruita per anni e la squadra dell’amministrazione di suo marito è pronta a sostenerla. Anche i sondaggi la danno in testa. È interessante che a seguirla sia Obama che è il candidato più articolato, il miglior comunicatore ma che, per ora, sta cercando di farsi conoscere e di farsi apprezzare, e non sta ancora “ispirando” la gente.

Rassegna, È una scelta strategica?

Lakoff, Credo che stia aspettando l’autunno per dare il meglio di sé. Ora sta costruendo la sua organizzazione. Anche il modo in cui sta raccogliendo i fondi dimostra una strategia opposta rispetto a Hillary Clinton. La Clinton sta cercando di ottenere quante più donazioni possibili dalle persone ricche. Obama, per ora, punta su molte piccole donazioni da parte di quanti più finanziatori possibili, per poi giocarsi i contributi più cospicui più in là nel corso della campagna elettorale.

Rassegna, Per concludere, di cosa hanno bisogno i democratici per vincere le elezioni del 2008?

Lakoff, Una delle ragioni del successo dei conservatori in questo paese è il loro populismo e la loro retorica conservatrice, che è riuscita a convincere molti che i liberal sono opprimenti. Si parla di un’élite liberal, di mezzi di comunicazione liberal, dei ricchi liberal e dei liberal di Hollywood. Si dice che i liberal non sarebbero realmente interessati alle necessità dei poveri o della classe media ma semplicemente degli snob che occupano posizioni di potere. La soluzione? Riformuliamo i nostri discorsi, esprimiamo i nostri valori. Facciamo una politica attiva, non reattiva.

(www.rassegna.it, 6 luglio 2007)

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EURISPES, Italia 5 milioni le famiglie povere o a rischio.

Posted by ernestoscontento su luglio 8, 2007

Metà delle famiglie italiane vive l’incubo della “terza settimana”: già al venti del mese non riescono a far quadrare il magro bilancio.

Sono circa cinque milioni i nuclei familiari già indigenti o a rischio povertà. Metà delle famiglie italiane, precisamente il 51 per cento, ha difficoltà economiche ad arrivare a fine mese, Il 17,3 è in grave difficoltà, un altro 23 per cento dichiara di “tirare un po’ la cinghia” nell’ultima settimana del mese, solo il 23,6 per cento non ha alcun problema nella gestione delle finanze familiari.
È quanto emerge dal nuovo studio Eurispes sulla condizione finanziaria delle famiglie, realizzato in collaborazione con Federcasalinghe.
In particolare, ad essere a rischio povertà sono circa 2,5 milioni di nuclei familiari (l’11 per cento delle famiglie totali, cioè 8 milioni di persone).
In aumento anche la povertà che l’istituto di ricerca definisce in “giacca e cravatta”, quella che colpisce i ceti medi.
Secondo l’indagine, inoltre, è allarme anche per l’insolvenza dei mutui per la casa: il numero dei contratti non onorati è in aumento, nel solo 2006 le famiglie in difficoltà nel pagare le rate del mutuo sono cresciute del 5,1 per cento.
Il debito complessivo in sofferenza è di circa 11 miliardi di euro nel 2006 e le famiglie coinvolte sono almeno 410.000.

“L’inflazione ritorna a salire”. Secondo l’Eurispes l’inflazione ha ripreso a salire: ”Per primi lanciammo un segnale d’allarme nell’agosto del 2002 denunciando un’inflazione galoppante all’8%”, ricorda Gian Maria Fara. “Subimmo per questo dure critiche, ma per noi l’inflazione non è né di centrodestra né di centrosinistra.
Oggi, a distanza di cinque anni, segnaliamo nuovamente che l’inflazione, dopo un periodo di stasi, sta tornando a crescere più di quanto indicato dalle statistiche ufficiali”.

“Italia a due economie”. “La famiglia di fronte alla crisi del welfare”, mostra un’Italia a due economie: un’economia delle famiglie e una delle imprese. “Da un lato cresce il PIL, sostenuto prevalentemente dalle esportazioni e non dai consumi interni; dall’altra, manca una condivisione della crescita che, per il momento, si risolve ad esclusivo vantaggio delle imprese”.

Ma dove tagliano gli italiani per ridurre le spese?

Innanzitutto, riducono le risorse destinate ai regali (“abbastanza” nel 39,9% dei casi e “molto” nel 23,1%); poi privilegiano l’acquisto dei prodotti in saldo (il 40,8% lo fa abbastanza spesso e il 23,6% ancora più frequentemente). Il 56,3% si rivolge “molto” o “abbastanza” frequentemente ai punti vendita più economici come i discount. I grandi magazzini e gli outlet affascinano invece i consumatori quando si tratta di abbigliamento “molto” o “abbastanza” rispettivamente nel 24% e nel 43,2% dei casi.

“Sempre più finanziarie, disposte a fare prestiti”. “Un numero sempre crescente di famiglie – cosi spiega l’onorevole Federica Rossi Gasparrini, presidente di Federcasalinghe – è assediato da una comunicazione martellante che spinge verso un sempre maggiore indebitamento. Basti pensare che la pubblicità delle finanziarie è aumentata del 28% negli ultimi anni ed oggi rappresenta un fenomeno sfacciato”.

Il tutto in un paese che a i salari più bassi d’Europa, come rileva un altro comunicato dell’ Euroispes uscito a Marzo 2007.

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Non pensare all’elefante!

Posted by ernestoscontento su luglio 7, 2007

Di George Lakoff.

Fusi orari 2006, 185 pagine

12,00 euro

In ogni sfida politica vince chi riesce a comunicare i suoi valori fondamentali e imporre il suo linguaggio. La destra sa farlo, la sinistra no. Ma non è mai troppo tardi per imparare.

Con più di 240mila copie vendute negli Stati Uniti, Non pensare all’elefante! è un caso editoriale che ha rivoluzionato il dibattito politico: non è solo un’analisi chiara e appassionante del ruolo chiave del linguaggio nella competizione tra i partiti, ma anche il primo manuale che spiega alla sinistra come far capire i propri valori all’elettore. E convincerlo.

È difficile pensare a una forza politica più in difficoltà nel riconoscere le cause di una sconfitta dei Democratici Usa all’indomani della batosta delle ultime elezioni presidenziali. A posteriori, si potrebbe commentare che nessuno nel partito dell’asinello Usa aveva tentato di soffermarsi su una questione che già prima del novembre 2004 circolava a Washington: quella che si richiama all’espressione politica del framing. Letteralmente, frame significa “quadro”, “composizione”, “struttura”; applicato al contesto politico, il termine indica la scelta di un linguaggio preciso per inquadrare ogni problema in una cornice più ampia. Padre riconosciuto della teoria del framing è George Lakoff, specialista di teoria del linguaggio.

L’insegnamento contenuto nel volume si può sintetizzare così:

“Quando state discutendo con i vostri avversari non usate mai il loro linguaggio”.

Lakoff, al contrario del suo più celebre “avversario” Chomsky, non crede che la linguistica debba scoprire le regole universali della sintassi; bensì, vede nell’esplorazione del comportamento inconscio della mente la chiave per comprendere la natura del linguaggio stesso. Strumento essenziale in tale percorso diventa, secondo il professore di Berkeley, la metafora, che in questa sede perde ogni sua connotazione di espediente linguistico per trasformarsi nel più efficace dei mezzi di comunicazione.

La figura retorica proposta dall’autore è quella della famiglia: nella repubblicana c’è un genitore severo che educa alla responsabilità e all’interesse personali, nella democratica un padre premuroso il cui cuore pulsa nella direzione di una società moralmente più solida.

La ragione del successo del partito dell’elefante negli Usa sembra stare tutta qui:

I conservatori hanno insistito nella comunicazione di questi valori – di questo frame – molto più di quanto abbiano fatto i progressisti.

L’applicabilità del volume di Lakoff al contesto italiano, pensando un consiglio utile da dare al centrosinistra , è senz’altro di stimolare i suoi leader a ragionare in maniera trasversale, tornare a pensare per grandi obiettivi morali, a ridare slancio ai grandi temi della solidarietà, dello sviluppo di un’economia aperta e accessibile, della lotta alla precarizzazione.

In un’espressione, invitare la sinistra ad essere più sinistra, senza pensare all’elefante.

Scrive Ferruccio De Bortoli nella prefazione che arricchisce l’edizione italiana del libro: “Spesso un genitore severo è preferibile per l’educazione dei figli, ma non è detto che un genitore premuroso non si riveli, alla fine, più giusto”. A buon intenditore poche parole.

George Lakoff è uno dei più noti linguisti americani. Insegna scienze cognitive e linguistica all’università di Berkeley, California. Tra i suoi libri Metafora e vita quotidiana (con Mark Johnson, Bompiani).

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