ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

Il senso di giustizia

Posted by ernestoscontento su luglio 5, 2007

Nel Sud del mondo oltre l’emergenza….per la dignità e la giustizia sociale

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“Il senso di giustizia”

tratto da Teoria dei sentimenti morali

Il senso di giustizia, il rimorso e la coscienza del merito.

Secondo Bernard Mandeville, l’autore della Favola delle api, la morale non sarebbe altro che finzione, un sistema delle buone maniere, mentre la prosperità della società sarebbe effetto dell’interazione tra individui guidati solo dall’interesse privato e dalla passione dominante dell’orgoglio. L’orgoglio è chiamato da Mandeville anche self-liking, cioè «preferenza di sé»; si tratta di quella stima che ogni individuo attribuisce a se stesso e alle sue azioni (indipendentemente dal loro valore reale) e che spinge a desiderare sopra ogni cosa il consenso e l’amore degli altri (vero o simulato che sia): per essere felici, agli uomini non basta accumulare beni o provare nuovi piaceri; hanno bisogno innanzitutto di veder soddisfatta la propria vanità, la passione che fa viaggiare il mondo. Secondo Adam Smith, invece, la spinta alla ricerca del benessere e del miglioramento della propria condizione è spontaneamente corretta dal desiderio della considerazione pubblica (e non dalla vanità, come pensa Mandeville); al di sopra di ciò, sulle motivazioni dell’individuo vigila la coscienza, che è portata ad assumere il punto di vista di un ideale «spettatore imparziale», censurando comportamenti lesivi della felicità altrui. Così, ad un livello più elevato di maturazione morale della coscienza, gioca un ruolo decisivo non solo il desiderio della stima altrui, ma anche il desiderio di sentirsi degni di lode di fronte a se stessi, condizione della più alta felicità interiore. La metafora della gara, richiamata nel passo di Smith qui sotto riportato, evoca la corsa di Hobbes, ma ha una cornice molto diversa: ciascuno può fare la sua gara, ma a patto di rispettare canoni sociali di correttezza. Così farà l’uomo prudente, parsimonioso, oculato nella cura dei propri interessi, portato naturalmente a pensare agli effetti sociali delle sue azioni, da cui dipende il senso che ha di sé; egli potrà trovare la felicità incrementando i suoi beni, sentendosi a posto con se stesso e con gli altri, raggiungendo la tranquillità interiore, mentre la società svilupperà un’economia spontanea, in grado di distribuire ricchezza.

Sebbene, perciò, possa essere vero che ogni individuo, nel suo cuore, naturalmente preferisca se stesso all’intera umanità, tuttavia egli non osa ammettere di fronte all’umanità di comportarsi secondo questo principio. Sente che gli altri non potrebbero mai condividere questa preferenza, e che per quanto possa essere naturale per lui, deve sempre apparire eccessiva e abnorme a loro. Quando considera se stesso nella luce in cui è consapevole che lo considereranno gli altri, riconosce che per loro egli non è altro che uno dei tanti, in nessun rispetto migliore di qualsiasi altro. Se vuole agire in modo che uno spettatore imparziale possa prendere parte ai principi della sua condotta, cosa che più di ogni altra egli desidera fare, deve in questa come in tutte le altre occasioni, sottomettere l’arroganza dei suo amor di sé, e attenuarla fino a un punto che gli altri uomini possano condividere. Essi la potranno tollerare solo fino a consentirgli di essere più preoccupato della propria felicità e di perseguirla con più zelante assiduità che quella di qualsiasi altra persona. Fino a questo punto, ogni volta che si metteranno nella sua situazione, lo condivideranno prontamente. Nella gara per la ricchezza, gli onori e le promozioni, può correre più forte che può, tendere al massimo ogni nervo e ogni muscolo per superare i suoi avversari. Ma se dovesse fare uno sgambetto o atterrare uno di loro, l’indulgenza degli spettatori verrebbe del tutto meno. Sarebbe una violazione della competizione leale, che essi non potrebbero ammettere. Per loro quest’uomo è sotto ogni rispetto buono quanto lui: essi non prendono parte a quell’amore di sé per il quale egli preferisce così tanto se stesso all’altro e non possono condividere il motivo per cui l’ha danneggiato. Perciò simpatizzano prontamente con il naturale risentimento di chi ha ricevuto il torto, mentre chi l’ha fatto diventa l’oggetto del loro odio e della loro indignazione. Egli è consapevole di diventarlo, e avverte che quei sentimenti sono pronti a esplodere contro di lui da ogni parte.

TESTO IN LINGUA ORIGINALE

Of the sense of Justice, of Remorse, and of the consciousness of Merit

Though his own happiness may be of more importance to him than that of all the world besides, to every other person it is of no more consequence than that of any other man. Though it may be true, therefore, that every individual, in his own breast, naturally prefers himself to all mankind, yet he dares not look mankind in the face, and avow that he acts according to this principle. He feels that in this preference they can never go along with him, and that how natural soever it may be to him, it must always appear excessive and extravagant to them. When he views himself in the light in which he is conscious that others will view him, he sees that to them he is but one of the multitude in no respect better than any other in it. If he would act so as that the impartial spectator may enter into the principles of his conduct, which is what of all things he has the greatest desire to do, he must, upon this, as upon all other occasions, humble the arrogance of his self-love, and bring it down to something which other men can go along with. They will indulge it so far as to allow him to be more anxious about, and to pursue with more earnest assiduity, his own happiness than that of any other person. Thus far, whenever they place themselves in his situation, they will readily go along with him. In the race for wealth, and honours, and preferments, he may run as hard as he can, and strain every nerve and every muscle, in order to outstrip all his competitors. But if he should justle, or throw down any of them, the indulgence of the spectators is entirely at an end. It is a violation of fair play, which they cannot admit of. This man is to them, in every respect, as good as he: they do not enter into that self-love by which he prefers himself so much to this other, and cannot go along with the motive from which he hurt him. They readily, therefore, sympathize with the natural resentment of the injured, and the offender becomes the object of their hatred and indignation. He is sensible that he becomes so, and feels that those sentiments are ready to burst out from all sides against him.

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Approfondimenti:

Bernard de Mandeville “La favola delle api”

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