ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

Cosa significa essere Democratici

Posted by ernestoscontento su luglio 9, 2007

Stati Uniti / Intervista a George Lakoff

Fonte: www.rassegna.it, 6 luglio 2007

Cosa significa essere Democratici

“Esistono due teorie. Quella tradizionale sostiene che c’è una linea che va da sinistra a destra passando per il centro verso il quale bisogna spostarsi se si vogliono vincere le elezioni. È una falsità, perché non esiste un’ideologia di centro e le convinzioni di chi afferma di essere centrista sono assai disparate, se analizzate con attenzione. Ma il pericolo, se ci si sposta verso destra, è quello di rinunciare alla propria visione del mondo.”

di Martina Toti

Un po’ come nella canzone “Destra-Sinistra” di Giorgio Gaber, che ironicamente divideva cibi, vestiti e mode secondo le ideologie, George Lakoff, un cognitivista prestato alla scienza politica, sa esattamente cosa è di destra e cosa è di sinistra. Progressisti e conservatori non dovrebbero parlare la stessa lingua. O meglio non dovrebbero attivare gli stessi modelli culturali, quelli che Lakoff, che insegna linguistica all’università di Berkeley e dirige il Rockridge Institute, chiama frame – in inglese inquadrature. I frame si accendono nelle sinapsi del nostro cervello ogni volta che pensiamo a un concetto. Almeno negli Stati Uniti – ma forse anche da noi – le scelte politiche si possono ricondurre a due modelli culturali di famiglia: quello conservatore dominato dalla figura maschile di un padre severo che impone la propria disciplina, e quello progressista dove entrambi i genitori provvedono premurosamente ai propri figli.
Finora i conservatori sono riusciti a inquadrare meglio il loro modello – lamentava Lakoff nel suo libro “Non pensare all’elefante” (Fusi Orari. I libri di Internazionale, 2006) –, così i democratici si sono trovati a reagire secondo schemi a loro estranei e a parlare la lingua degli avversari. A campagna elettorale iniziata, abbiamo chiesto a questo linguista di spiegarci meglio la sua teoria. I candidati democratici sarebbero in grado oggi di superare il test del framing?

Rassegna, Quali sono i concetti fondamentali che modellano il discorso pubblico progressista e quello conservatore negli Stati Uniti?

Lakoff, Dietro il discorso democratico progressista ci sono due nozioni fondamentali: empatia e responsabilità. Da questi due principi derivano altre idee di fondo: protezione, giustizia, benessere. La prospettiva conservatrice si basa su altri concetti: obbedienza al padre-presidente e responsabilità individuale; ognuno deve preoccuparsi di se stesso e non esiste alcuna responsabilità sociale.

Rassegna, Quali sono le conseguenze politiche di queste due diverse prospettive?

Lakoff, Se sei un progressista sei convinto che il governo esiste per proteggere le persone e per rafforzarle. Protezione non significa semplicemente sicurezza militare o polizia, ma anche difesa dell’ambiente, social security, possibilità di fare affidamento su una pensione, su un sistema sanitario universale, su un sistema universitario accessibile. Anche il benessere comune è molto importante: l’idea progressista è che tutti debbano avere la possibilità di accedere alle stesse infrastrutture, di guadagnarsi da vivere e realizzarsi.

Rassegna, Invece, cosa pensa del governo un conservatore?

Lakoff, Pensa che debba essere il mercato a decidere premiando la disciplina e punendo gli indisciplinati. Se sei povero è quello che ti meriti. I conservatori non vogliono interferenze nel mercato, niente che rallenti o ostacoli il profitto: quindi, no alla regolamentazione del governo, no alle tasse, no ai sindacati e alla protezione dei lavoratori, no alle azioni giudiziarie contro aziende come quelle del tabacco. È evidente che si tratta di visioni sociali completamente opposte.

Rassegna, È questo quello che intende quando nei suoi scritti parla di una “guerra civile culturale”?

Lakoff, Solo in parte. Questi sono gli aspetti politici ed economici, ma la “guerra culturale” a cui mi riferisco riguarda soprattutto la politica estera da un lato e la religione dall’altro, dove liberal e conservatori hanno due visioni assolutamente divergenti di come l’America dovrebbe agire.

Rassegna, Lei parla di bi-concettualismo. Di persone che nella loro vita quotidiana combinano i due modelli, per quanto opposti. È su di esse che i candidati democratici dovrebbero concentrarsi in modo da attivare in loro il modello progressista a livello politico e, soprattutto, elettorale?

Lakoff, Mi permetto di fare un passo indietro. Esistono due teorie. Quella tradizionale sostiene che c’è una linea che va da sinistra a destra passando per il centro verso il quale bisogna spostarsi se si vogliono vincere le elezioni. È una falsità, perché non esiste un’ideologia di centro e le convinzioni di chi afferma di essere centrista sono assai disparate, se analizzate con attenzione. Ma il pericolo, se ci si sposta verso destra, è quello di rinunciare alla propria visione del mondo.

Rassegna, E l’altra teoria?

Lakoff, È proprio quella del “bi-concettualismo”. Ci sono elettori che non si considerano né democratici né conservatori ma che già sono d’accordo con i progressisti su molte cose. Perciò, anziché modificare la propria visione morale, bisognerebbe parlare degli argomenti che abbiamo in comune con loro.

Rassegna, Un rimprovero che lei muove ai democratici è che mancano di una visione strategica di lungo termine. Da questo punto di vista, la campagna elettorale ha portato delle novità?

Lakoff, Non solo i democratici non hanno una visione strategica di lungo termine, ma reagiscono ai sondaggi che commissionano e che chiedono agli intervistati di indicare quali siano le loro priorità. In base alle risposte vengono stabiliti i temi attorno ai quali far ruotare la campagna elettorale. I democratici non cercano di cambiare i risultati, di introdurre elementi innovativi.

Rassegna, Lei si lamenta spesso del fatto che i progressisti si preoccupano troppo della visione del mondo dei conservatori. I candidati democratici pensano ancora troppo all’elefante?

Lakoff, Durante questa campagna elettorale sto notando qualche piccolo cambiamento. Hillary Clinton pensa ancora che esista un centro e che occorra spostarsi verso destra. Edwards sembra credere in una sorta di populismo economico: se si dice alla gente le cose che stanno facendo i conservatori e che vanno contro i loro interessi, voterà democratico. Personalmente, non credo affatto che sia una formula vincente perché, in questo modo, si trascura la dimensione culturale. Obama, su alcuni temi, ha una posizione intermedia tra Edwards e la Clinton. Ma i candidati democratici dovrebbero riuscire a non cadere nella trappola degli schemi conservatori

Rassegna, Tirando le somme, se dovesse scegliere il candidato che riesce a formulare meglio il modello democratico progressista, chi supererebbe l’esame?

Lakoff, Hillary Clinton ha indubbiamente l’organizzazione migliore, l’ha costruita per anni e la squadra dell’amministrazione di suo marito è pronta a sostenerla. Anche i sondaggi la danno in testa. È interessante che a seguirla sia Obama che è il candidato più articolato, il miglior comunicatore ma che, per ora, sta cercando di farsi conoscere e di farsi apprezzare, e non sta ancora “ispirando” la gente.

Rassegna, È una scelta strategica?

Lakoff, Credo che stia aspettando l’autunno per dare il meglio di sé. Ora sta costruendo la sua organizzazione. Anche il modo in cui sta raccogliendo i fondi dimostra una strategia opposta rispetto a Hillary Clinton. La Clinton sta cercando di ottenere quante più donazioni possibili dalle persone ricche. Obama, per ora, punta su molte piccole donazioni da parte di quanti più finanziatori possibili, per poi giocarsi i contributi più cospicui più in là nel corso della campagna elettorale.

Rassegna, Per concludere, di cosa hanno bisogno i democratici per vincere le elezioni del 2008?

Lakoff, Una delle ragioni del successo dei conservatori in questo paese è il loro populismo e la loro retorica conservatrice, che è riuscita a convincere molti che i liberal sono opprimenti. Si parla di un’élite liberal, di mezzi di comunicazione liberal, dei ricchi liberal e dei liberal di Hollywood. Si dice che i liberal non sarebbero realmente interessati alle necessità dei poveri o della classe media ma semplicemente degli snob che occupano posizioni di potere. La soluzione? Riformuliamo i nostri discorsi, esprimiamo i nostri valori. Facciamo una politica attiva, non reattiva.

(www.rassegna.it, 6 luglio 2007)

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