ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

Liberalizzazioni, è buio pesto

Posted by ernestoscontento su agosto 6, 2007

Il Sole 24 ORE 13 giugno 2007

 

SOCIETA’ LIBERA Quinto Rapporto Sull’Italia Liberalizzazioni, è buio pesto

Non si può negare la buona volontà che sta alla base delle politiche di liberalizzazione di questa legislatura. Ammesso e non concesso che raggiungano gli obiettivi prefissati, è assai improbabile però che l’incremento delle licenze ai tassisti, la possibilità di apertura dei negozi di parrucchiere il lunedì mattina, l’abolizione delle distanze minime tra le edicole o la cancellazione del balzello sulle ricariche telefoniche “siano davvero in grado di scardinare le potenti barriere competitive poste ad ogni livello istituzionale, indebolendo i gruppi di potere e le lobby che hanno fin qui frustrato gli impegni riformatori”.

Il quinto Rapporto sul processo di liberalizzazione della società italiana, promosso da Società Libera, un’associazione di esponenti del mondo accademico e imprenditoriale che auspica il realizzarsi di una società autenticamente liberale, è assai impietoso con le politiche del Governo e dell’opposizione di centro-destra ma obbliga a riflettere. Non solo perché invita ad andare molto oltre le apparenze quotidiane,ma perché raccomanda di cogliere i veri ostacoli della modernizzazione senza rinunciare mai ad alzare l’asticella.
Nel saggio centrale del Rapporto, che non per caso si intitola “Liberalizzazione per sopravvivere”, due accademici dell’Università di Pisa, Raimondo Cubeddu e Alberto Vannucci, si propongono di rintracciare le vere ragioni del malessere italiano e le reali difficoltà delle politiche di rinnovamento e le individuano nelle cattive istituzioni”, dove si annidano le radici del declino competitivo, e nella conseguente cattiva allocazione dei talenti.
Dal bassissimo livello di innovazione al modesto impegno in ricerca e sviluppo, dal dilagare della corruzione e dell’economia sommersa all’ipertrofia normativa per arrivare al degrado della pubblica amministrazione e delle infrastrutture e al venir meno, in larghe zone del Paese, della legalità e della sicurezza, non c’è indicatore o graduatoria internazionale che registri un recupero del posizionamento civile e sociale prima ancora che economico dell’Italia. Per rendere pienamente competitivo un Paese, segnalano i due autori, ci vorrebbero invece istituzioni in grado di centrare tre obiettivi: facilitare e governare la circolazione di buone informazioni; assicurare una protezione più sollecita e robusta dei diritti di proprietà; creare le condizioni per interazioni competitive nei mercati.
Su tutt’ e tre i versanti però è buio pesto, anche perché un’inversione di rotta nel declino italiano, che è prima di tutto civile, sociale, politico e istituzionale, richiederebbe – come ammette realisticamente il Rapporto- una combinazione di provvedimenti in grado di incidere su un vasto arco di settori che vanno dall’istruzione e formazione del capitale umano alle attività di ricerca e sviluppo, dalle politiche antitrust al diritto fallimentare, dal sistema creditizio alle privatizzazioni, dalla regolazione del mercato del lavoro, delle professioni e dei servizi pubblici ad altro ancora. Ci vorrebbe, in sostanza, una vera e propria rivoluzione liberale, di cui però non si vedono nemmeno le avvisaglie.
Il Quinto Rapporto di Società Libera mette impietosamente in fila tutti gli indicatori che testimoniano il nostro declino ma avverte, con realismo, che, prima o poi, con i problemi che ingessano la società italiana e che la rendono immobile bisognerà comunque fare i conti e che sarebbe del tutto illusorio immaginare scorciatoie inesistenti o inefficaci.
Malgrado il grigiore diffuso che domina la scena italiana, il Rapporto si chiude con un segnale di “speranza nel paradosso di un Governo di centro-sinistra che sappia operare con il piglio thatcheriano” delle prime liberalizzazioni e dimostri capacità e volontà di incidere più in profondità contro le rendite che ad ogni livello ingessano il nostro Paese. Se questo dovesse accadere, prima o poi si potrebbero misurare i benefici di politiche più estese e coraggiose di apertura concorrenziale dei mercati e “forse allora il consenso diffuso potrà controbilanciare l’opposizione dei pochi gruppi privilegiati e il lavorio nascosto, nel Parlamento e nel Paese, delle loro lobby trasversali”. È possibile che sia proprio così ma ci vorrebbe una classe politica molto lungimirante.
Che essa, sulla scia di una buona riforma elettorale, riesca prima o poi ad affermarsi non va escluso, ma per ora possiamo solo compiere un atto di fede.

Sorry, the comment form is closed at this time.

 
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: