ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

Anche Marx sembra avere aderito al VaffanculoDay.

Posted by ernestoscontento su agosto 16, 2007

 

Si Marx si è rotto!!!!!!!

 

E’ stufo di essere interpretato, ad uso e consumo dei politici di turno.

 

I fatti son duri,e sono quello che sono, questo è quello che il vecchio Karl , dovrebbe avere insegnato, insieme al rigore scientifico per la documentazione dei fatti.

 

Si può non essere d’accordo con le sue idee ( peraltro male interpretate da altri), ma non possiamo dire che Karl sia stato un superficiale, non c’è personalità accademica ,che non riconosca il rigore quasi paranoico nei suoi scritti,per la ricerca documentale dei fatti.

 

Analisi sintetica della situazione Italiana:
In Italia si pagano troppe tasse: il 65,8% rispetto al 64,1% della media di Eurolandia e al 37,3% degli Stati Uniti.

Particolarmente pesante il cuneo fiscale e contributivo, che rappresenta quasi la metà della pressione fiscale complessiva: il 31,8%, di cui il 24,9% a carico delle imprese e il 6,9% sui lavoratori.

L’altra metà è composta da tasse sul reddito e sui consumi.

E’ quanto emerge da uno studio della Bce – contenuto nel “Working paper” di aprile – che denuncia l’elevata tassazione in tutta l’area dell’euro.

Conclusione: se in Eurolandia si tagliassero tasse e contributi sociali portandoli al livello degli Stati Uniti, nel lungo termine l’economia crescerebbe del 12% e i salari del 25%, sottolineano gli esperti dell’Eurotower.

La conferma che cittadini e imprese italiani sono tra i più tartassati d’Europa sta nei numeri che corredano lo studio, in cui si sottolineano le ripercussioni negative sulla crescita economica, sugli investimenti delle aziende, sui salari e sul costo del lavoro.

E se è vero che le Bce ha più volte frenato su un’immediata riduzione delle tasse nel nostro Paese , visto che la priorità resta la riduzione del debito e della spesa per risanare definitivamente i conti pubblici, dai numeri appare chiaro che prima o poi il nostro Governo dovrà fare i conti con una pressione fiscale che ci pone in testa alla classifica di Eurolandia, dietro solo a Belgio, Francia e Germania.

Paesi, questi ultimi, che però crescono molto più del nostro e che presentano un profilo delle finanze pubbliche nettamente migliore. Sul fronte del cuneo fiscale e contributivo, in particolare, il livello del 31,8% in Italia è di fatto sotto la media di Eurolandia (33,7%).

Ma ci sono due considerazioni da fare.

La prima, come emerge dallo studio, è che tale cuneo in Italia grava soprattutto sulle imprese (24%, contro il 21,9% della media Ue-12), che sono praticamente le più colpite in Europa insieme a quelle francesi.
La seconda è che nei Paesi in cui il livello del cuneo è complessivamente più elevato, molto più leggero è il peso sia dell’Iva e delle altre tasse sui consumi, sia quello delle imposte sul reddito.
In entrambi i casi, invece, l’Italia sfora ampiamente la media dell’eurozona.

Le tasse sui consumi, infatti, si attestano al 20% (contro il 18,3%) e quelle sul reddito al 14% (contro il 12,2%).

In generale, nello studio della Bce si sottolinea come “il carico fiscale nell’area dell’euro è notevolmente più elevato che negli Stati Uniti”, circa 27 punti percentuali in più. In particolare, i ricercatori della banca centrale europea mettono in evidenza come “la maggior parte dei governi ha pesantemente caricato la parte dei contributi sociali e previdenziali sulle imprese”, circa il 21,0% contro il 7,1% degli Stati Uniti, vale a dire quasi 22 punti in più. “Abbassando il carico fiscale nell’area dell’euro ai livelli degli Stati Uniti, concludono gli studiosi della Bce, il risultato sarebbe un aumento delle ore lavorate e della produzione di oltre il 10% nel lungo termine”.

L’economia crescerebbe così del 12% e i salari del 25%.

Ad allarmare è pure il divario tra quanto viene versato allo Stato e quanto viene reso ai cittadini in termini di servizi.

E’ Chiaro che in queste condizioni gli investimenti privati in R&S sono al minimo sindacale.

Infatti il 15/05/07 Eurostat ha diffuso i dati sulle spese in Ricerca & Sviluppo delle aziende europee da cui è emerso un decisivo incremento degli stanziamenti in tutta Eurolandia.

A distinguersi per la lungimiranza e l’orientamento al futuro è senz’altro la Germania che con i suoi 38 miliardi di euro di investimento primeggia sottolineando la priorità che le imprese tedesche conferiscono all’innovazione produttiva e tecnologica.

Sicuramente, di fronte all’investimento statunitense di ben 178 miliardi di dollari, il primato tedesco diventa relativo, ma si tratta comunque di una cifra di tutto rispetto: come dice un proverbio cinese “ogni viaggio inizia con un piccolo passo“.

La classifica europea prosegue con un argento francese le cui imprese hanno pianificato investimenti per 21,6 miliardi di euro.

 

Medaglia di bronzo, invece, per il Regno Unito con 19,7 miliardi di euro; si posiziona quarta la Svezia con 7,8 miliardi di euro mentre l’Italia si deve accontentare del quinto posto con appena 6,9 miliardi di euro dedicati alla ricerca e allo sviluppo.

Come in tutti i grandi Paesi europei, anche in Italia, l’andamento delle spese in ricerca e sviluppo ha registrato un andamento modesto nell’ultimo quinquennio.

 

La R&S manifatturiero è aumentato del 14% mentre quello per il comparto dei servizi si è fermato sul +4%.

Gli investimenti delle imprese europee si sono maggiormente concentrati sulle aziende manifatturiere accaparrandosi l’81% del totale delle spese in ricerca e sviluppo.

La spesa Per il Welfare In Italia

La quota della spesa sociale italiana sul Pil è pari al 23,5%, contro il 27,2% nella media dell’Unione Europea a 15 paesi.

Anche nel Regno Unito, la spesa sociale è superiore a quella italiana (26,7%). In Francia raggiunge il 29%, in Germania il 28,2%.

La quota della spesa sociale destinata alla disoccupazione e alle politiche attive del lavoro sul Pil è pari ad appena lo 0,5%, contro il 2,4% in Francia, il 2,6% in Germania, l’1,6% nel Regno Unito, il 3% in Spagna. Il divario è talmente ampio da indicare con chiarezza l’urgenza di una riforma del sistema di ammortizzatori sociali e dell’intero sistema delle politiche per l’impiego;

La quota dei disoccupati di lungo periodo sul totale della disoccupazione è del 66,3% in Italia contro il 49% dell’Unione a 15 e il 50,9% di Eurolandia.

Questo indicatore conferma la scarsa efficacia delle politiche italiane di reinserimento delle persone colpite dalla disoccupazione;

La quota della spesa sociale destinata alla famiglia e alla maternità sul Pil è pari ad appena lo 0,8%, contro il 2,6% in Francia, il 2,1% in Germania, il 2,4% nel Regno Unito.

Nonostante i miglioramenti degli ultimi anni (aumento degli assegni familiari), questo dato riflette un’attenzione ancora insufficiente al ruolo delle famiglie per la cura delle persone.

Il 2007 si conferma l’anno delle tasse locali. Anche il Fisco regionale ha spiccato il volo e per la prima volta sfonda la barriera dei 50 miliardi di euro.

Tante sono le risorse messe a preventivo dai Governatori per il 2007, anche se (con pochissime eccezioni, come il Veneto), i conti regionali non tengono, in genere, in considerazione il taglio sull’Irap per il cuneo fiscale. L’aumento rispetto all’anno scorso, comunque, è di 2,6 miliardi (5,4%), e quindi finisce per neutralizzare le risorse liberate dall’intervento sul cuneo.

L’effetto della Finanziaria che andava in aiuto alle famiglie, è svanito da tempo, inoltre l’effetto tassi imposto dalla politica monetaria della BCE, a messo in crisi le famiglie più indebitate.

L’ultima asta dei Bot ha segnato il massimo dall’agosto 2001: annuali 4,25%, trimestrali 4,08%

Che Fare?

File pdf con i dati Macroeconomici.pag.n.12

Indice:

· Dati Macroeconomici

· Italia – Previsioni macroeconomiche: 2007 ( Fonte Unicamere)

· Area Ocse: superindice di giugno in crescita, ma l’Italia arretra

· I Margini di profitto delle Imprese Italiane

· Il Costo Del Lavoro Fonte Euroispes Marzo 2007:

· Il costo medio della manodopera nel mondo globale 2004

· I Primi cinque paesi esportatori nel mondo

· Movimenti e tassi di variazione occupazionale previsti dalle imprese

· Confronto Internazionale Produttività 1989 – 2006

· Movimenti e tassi di variazione occupazionale previsti dalle imprese

· Assunzioni previste dalle imprese per tipo di contratto

· Indicatore di soddisfazione delle imprese nei confronti ella P.A.

· La Povertà Soggettiva In Italia

· Cambio Euro Dollaro dal 1999 al 2007

· Bot ai massimi dall’agosto 2001: annuali 4,25%, trimestrali 4,08%

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