ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

Tassazione Bot e Cct al 20%, a chi giova?

Posted by ernestoscontento su agosto 23, 2007

In questi giorni vi sono state roventi polemiche sul futuro della tassazione delle attività finanziarie, ma spesso l’informazione è stata parziale o fuorviante.

Inoltre un articolo di ieri, ha fatto si che l’amica Doriana, mi ha richiamato al mio orgoglio di Europeista.

Chiariamo subito un aspetto! Io credo nell’Europa ma penso con la mia testa….quindi prendo dall’Europa ciò che mi convince e abbandono ciò che non mi convince.

Quindi proviamo a riflettere su cosa comporterebbe nel reale l’aumento della tassazione delle attività finanziarie.

Per farlo ci appoggiamo a due pensatori del calibro di Maurice Dobb un economista di scuola Marxista, che metteva in guardi gli economisti dai giudizi ideologizzati ( Il pensiero economico – Editori Riuniti).

E John Maynard Keynes,considerato il più grande economista del XX secolo che andava dicendo
“ un economista tale, non perché trova soluzioni con teorie vecchie, ma perchè elabora nuove teorie per trovare le soluzioni”.

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E’ Utile porsi alcune domande in merito e le risposte vengono dalla rivista business-online

Proviamo a rispondere ad alcune domande più frequenti, per cercare di sfatare alcuni luoghi comuni.

I redditi di capitale sono tassati oggi in Italia? Come?

I redditi di capitale e diversi (interessi, dividendi e plusvalenze) percepiti da un normale risparmiatore (una persona fisica che non esercita attività di impresa) sono già oggi tassati nel nostro paese, ma con aliquote diverse.
Sui depositi e conti correnti bancari e postali e sulle obbligazioni private con scadenza inferiore a diciotto mesi vi è una imposta sostitutiva dell’Irpef, prelevata alla fonte con l’aliquota del 27 per cento.
Sugli interessi sui titoli del debito pubblico, sui buoni postali e sulle obbligazioni con scadenza superiore a diciotto mesi, l’aliquota è invece il 12,5 per cento.

La stessa aliquota è applicata anche ai dividendi e a tutte le plusvalenze, purché, nel caso di dividendi e plusvalenze azionarie, l’azionista non detenga partecipazioni qualificate (in caso contrario una quota, pari al 40 per cento del loro valore è tassata in Irpef).

L’aliquota del 12,5 per cento è applicata al risultato netto di gestione dei fondi comuni e delle gestioni patrimoniali.
Vi sono buoni motivi per cambiare la tassazione delle attività finanziarie?

La presenza di due aliquote non ha alcuna giustificazione razionale, né sotto il profilo dell’equità (perché chi ha interessi da depositi bancari o postali dovrebbe pagare di più di chi detiene obbligazioni?).

I motivi per unificare il tutto in un’unica aliquota non sono tanto quelli di recuperare gettito, quanto quelli di rendere più coerente e razionale il sistema di imposizione diretta dei redditi.

Quale sarebbe il livello ottimale per un’aliquota unica sui redditi finanziari?

Non vi è un livello ottimale.

La scelta va fatta tenendo conto del tipo di sistema impositivo che si vuole adottare.

Se si volesse adottare, ad esempio, un’imposizione non sul reddito ma sul consumo (“imposta sul reddito spesa”), tema spesso dibattuto nella letteratura economica, i redditi di capitale dovrebbero essere esentati. Nessun paese si è mosso però finora in questa direzione.

I redditi di capitale sono spesso tassati con regimi proporzionali, fuori dal regime progressivo che grava sui redditi di lavoro. Mediamente quindi sono meno tassati rispetto ai redditi di lavoro.

La scelta di una aliquota intermedia, fra le due attualmente esistenti (12,5% e 27%) è motivata dalla volontà di ridurre la distanza fra il prelievo sui redditi finanziari, da un lato, e quello sui redditi di lavoro (tassati con le aliquote Irpef dal 23 al 43 per cento) e delle società di capitali (tassati con l’Ires al 33 per cento e l’Irap al 4,25 per cento), dall’altro.

Come è la tassazione negli altri paesi europei?

Per quanto riguarda gli interessi il modello di tassazione prevalente nella Unione Europea non è più l’imposizione ordinaria (imposta personale e progressiva sul reddito), ma un insieme variegato di regimi sostitutivi e separati.

Nell’Europa a 25, gli interessi rimangono assoggettati al regime ordinario di tassazione solo nel Regno Unito e Slovenia e, per opzione del contribuente, in Belgio, Francia e, in parte, in Germania.

I regimi di tassazione separata o sostitutiva prevedono generalmente una sola aliquota di tassazione (anche se in molti paesi, soprattutto fra i nuovi entranti, sono previste esenzioni per varie tipologie di interessi) il cui livello varia fra il 10 e il 35 per cento, ma è generalmente non inferiore al 15-20 per cento (ad esempio, 27 per cento in Francia, 31,65 per cento in Germania al di sopra di una soglia esente, dal 20 al 40 per cento nel Regno Unito, 28 per cento in Finlandia).

Nei paesi nordici, che applicano sistemi cosiddetti di dual income tax, l’aliquota sui redditi di capitale coincide con l’aliquota base dell’imposta personale progressiva sul reddito.

Se si aumentasse l’aliquota sugli interessi dei titoli pubblici non si correrebbe il rischio di un aumento dei rendimenti lordi che lo Stato deve garantire ai sottoscrittori, con il risultato che il Governo pagherebbe con la mano sinistra quello che ha raccolto con la mano destra?

I titoli del debito pubblico sono per lo più detenuti da soggetti esteri (55 per cento) e per il 20 per cento da banche e imprese.
Per questi soggetti l’aumento dell’aliquota del 12,5 per cento non avrebbe alcun effetto.

I risparmiatori (persone fisiche residenti) per i quali l’aumento dell’aliquota del 12,5 per cento ha effetto detengono meno del 16 per cento dei titoli pubblici (il restante 9 per cento è nelle mani dei fondi comuni).
Difficilmente la loro domanda sarà in grado di influenzare le condizioni di offerta, e ciò a maggior ragione a seguito del progressivo allineamento dei tassi di interesse lordi fra paesi, reso possibile dall’adesione del nostro paese all’Unione monetaria europea.

Non si creerebbe una convenienza a modificare la composizione del portafoglio, perché la nuova aliquota sarebbe applicata ai redditi di tutti i tipi di attività finanziaria.

Aumentare la tassazione sui titoli pubblici significherebbe colpire i piccoli risparmiatori?

I titoli pubblici sono una componente minoritaria del risparmio delle famiglie; rappresentano secondo l’ultimo bollettino economico della Banca d’Italia solo il 5,6 per cento delle attività finanziarie detenute dalle famiglie.

Per affrontare il problema dell’equità della riforma proposta occorre considerare l’insieme di queste attività.

Quali sono allora gli effetti redistributivi della riforma?

Per rispondere a questa domanda occorre tener presente che la ricchezza finanziaria è nel nostro paese molto concentrata. Sulla base dei dati ricavabili dall’ultima inchiesta della Banca d’Italia sui redditi e la ricchezza delle famiglie italiane, corretti per tener conto delle note sottostime che emergono in questo tipo di rilevazioni campionarie, si evince che il 10 per cento delle famiglie più ricche possiede, da solo, il 40 per cento dello stock di attività finanziarie (con l’esclusione di riserve assicurative e fondi pensione) dell’insieme delle famiglie, contro il solo 1,2 per cento posseduto dal 10 per cento delle famiglie più povere.

Uniformare le aliquote a un livello intermedio (ad esempio, il 19-20 per cento) avrebbe quindi sicuramente effetti redistributivi positivi.

Si può fissare una esenzione per i piccoli risparmi?

Generalmente l’esenzione ai piccoli risparmiatori viene concessa nell’ambito di una tassazione personale, non di una tassazione sostitutiva, come la nostra, perché richiede di conoscere i redditi finanziari complessivamente ricevuti dal singolo risparmiatore.
È comunque possibile studiare forme di esenzione, attraverso meccanismi di opzione per la tassazione ordinaria o di certificazione dell’imposta pagata da parte degli intermediari.

Quanto sarebbe il gettito che si potrebbe ottenere da una riforma di questo tipo?

Le stime del gettito atteso vanno prese con molta cautela, in quanto in larga parte dipendono dalle ipotesi che si fanno circa la rilevanza delle plusvalenze, che sono però una componente con un andamento molto erratico. Vi è poi difficoltà a stimare la tassazione dei fondi comuni, i quali stanno ancora sfruttando, in compensazione, ingenti crediti di imposta maturati in passato, a seguito delle minusvalenze conseguite sui mercati azionari.

Si parla comunque di una cifra compresa fra i 2,5 e i 4,2 miliardi. Di questi, meno di 400 milioni arriverebbero dalla tassazione dei titoli pubblici.

Ma se la nuova aliquota fosse applicata in modo uniforme a tutti i redditi di capitale e diversi, inclusi dividendi e plusvalenze azionarie, non si avrebbe un fenomeno di doppia imposizione, posto che dividendi e plusvalenze azionarie possono avere già subito un primo livello di tassazione in capo alla società?

Già oggi vi è doppia imposizione, ma questa aumenterebbe se ci si limitasse ad aumentare l’aliquota del 12,5 per cento anche sui dividendi e sulle plusvalenze azionarie.

Una volta il problema non si poneva, perché c’erano delle compensazioni, che riducevano la tassazione complessiva (societaria e personale) sugli utili di impresa: la dual income tax in capo alla società e il credito di imposta ai dividendi, in capo al socio.

Oggi questi correttivi non ci sono più. Se si vuole evitare di penalizzare le società che si finanziano con capitale proprio sul mercato dei capitali, occorrerà una riforma più organica che coinvolga anche la tassazione del reddito delle società. E’ questo un aspetto spesso trascurato nel dibattito, che meriterebbe maggiore attenzione .

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Ora che abbiamo tutti i dati, per poter ragionare con la nostra testa, proviamo a farlo.

La differenza che c’è fra gli economisti classici e quelli moderni è che i primi erano anche filosofi e sociologi , nel senso che prima di prendere le decisioni analizzavano la società e verificavano le teorie anche sulla conoscenza dell’uomo dei suoi vizi e delle sue virtù.

Purtroppo con gli anni, e il predominio delle Ideologie hanno annullato questa capacità di analisi e di verifica.

PERCHE’ E’ SBAGLIATO AUMENTARE LA TASSAZIONE SUI TITOLI DI STATO?

Vi propongo l’analisi che ho fatto per mia nonna Amelia.

Nonna detiene una liquidità di 10.000,00 Euro per la sua tranquillità, a nonna non interessa rischiare a lei interessa non erodere i suoi risparmi, che sono li solo per tranquillità sua e per non gravare sula famiglia quando lei passerà a miglior vita.

Voi Capite che una nonna così, è un tesoro di nonna e, a nonna bisogna dire la verità, senza ideologie ( nonna ormai con i suoi 95 anni suonati è immune da quelle).

Tabella n.1 dati per il calcolo

Tabella n 1

Tabella n.2 proiezione con imposta del 12,50%

Tabella n 2

Tabella n.3 proiezione con imposta del 20%

Tabella n 3

Tabella n.4

Tabella n 4

NB:
1)Il dato sulle spese bancarie è una mia valutazione, ma essendo uguale non altera il confronto.
2)Si tenga presente che l’inflazione reale è sempre maggiore dell’inflazione statistica.

DOPO QUESTA VALUTAZIONE COSA MI RISPONDE NONNA AMELIA?

Nonna per la verità è un po’ arrabbiata, infatti mi dice che se aumenteranno l’aliquota, senza tenere di conto della realtà delle cose, che è una “ I titoli di stato in mano alle famiglie non è una attività speculativa, ma è una forma di mantenimento del capitale dall’erosione inflazionistica”.

Nonna preleverà il suo contante e lo terrà in casa,infischiandosene se toglierà la moneta dal sistema, in fondo sono suoi i risparmi, ( nonna è un pò anarchica).

Nonna ribadisce che lei non si fida più delle banche, che con i casi CIRIO, PARMALT, BOND ARGENTINI, SUB-PRIME ecc..ecc.. hanno rovinato centinaia di piccoli risparmiatori.

Nonna è arrabbiata anche perché lei sa bene che la cultura Finanziaria non è propria della famiglia media Italiana, non è che si insegna finanza alle scuole dell’obbligo, e fino a qualche anno fa in Italia c’era ancora una grande percentuale di analfabeti, nonna quel periodo la vissuto e si arrabbia perché dice non è giusto, noi abbiamo sofferto la fame, abbiamo sfidato le bombe per dare a voi una società più equa e voi è così che ci trattate…… rubandoci i risparmi, consigliandoci titoli spazzatura approfittando della nostra ignoranza, noi siamo ignoranti ma abbiamo lottato perché voi non lo siate, RICORDATELO SEMPRE.

A nonna viene un dubbio…non è che vogliono i 5 miliardi di nuove entrate, per finanziare la spesa pubblica?

SE QUALCUNO, VUOLE RISPONDERE A NONNA, LO FACCIA, MA LO FACCIA CON AMORE, PERCHE’ ANCHE NONNA E’ STATA UNA LAVORATRICE.

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