ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

Il Meeting di Rimini 2007

Posted by ernestoscontento su agosto 27, 2007

Si è appena concluso il Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini.

Quest’anno il meeting è stato un po controverso, Fassino e stato fischiato, mentre Bersani, sembra essere stato accettato benevolmente.

Ma chi invece sembra averla fatta da mattatore è, Alessandro Profumo AD di Unicredit che al Meeting di Rimini, ha partecipato ad una tavola rotonda dal tema “L’onore di fare impresa”, insieme con l’AD di Eni, Bersani e Letta.

Bersani esordisce dicendo “presto altre liberalizzazioni per tlc, energia e Ferrovie”.

Alessandro Profumo invece inizia il suo discorso, ringraziando gli operatori, e dicendo se mi avete invitato e segno che credete che anche la banca è un’ impresa e non una istituzione “ semi Pubblica”.

Introducendo cosi la sua Etica di Capo azienda, di un istituto di credito. Che, in quanto impresa deve fare utili “ creare valore per l’azionista”.

Bersani fa una battuta “ dipende quanti utili fai”, Ma Profumo risponde prontamente “ no dipende da quanti ne fa il mio concorrente”.

“ L’etica in Banca? Fare molti utili. Creare valore vuol dire avere una legittimità sociale” e’ questo il credo di Profumo.

E poi continua e da l’affondo! “Alitalia? Scomparirà come azienda italiana. L’abbiamo tutelata così bene che non sta in piedi”.

L’ Alitalia, compagnia aerea in fase di privatizzazione da parte del Tesoro, scomparirà come azienda italiana.

Lo ha detto l’amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo, che ha partecipato alla prima fase della gara in cordata con la russa Aeroflot nel corso del suo intervento a una tavola rotonda del meeting Rimini.

Abbiamo difeso Alitalia e l’Italianità così bene che non sarà più un’impresa italiana.

A forza di tutelare, tutelare, tutelare, non ha avuto la capacità di stare in piedi .

Profumo nel corso della tavola rotonda evidenzierà anche che:

1) Unicredit chiuderà il 2007 con utili per parecchi miliardi di euro, riferendosi ai conti del gruppo.
2 ) Crisi sub-prime non si cambia strategie, “Le nostre strategie e la direzione del core business rimangono invariati”, spiega Profumo per il quale la crisi dei mutui subprime “con molta probabilità non rappresenta un fenomeno di breve termine”.
Su Alitalia non è certo il solo ad avere dubbi….. visto quanto scrive anche L’Economista F.Giavazzi, sul Corriere della sera del 10/08/2007.

Articolo di F.Giavazzi In Estratto:

Alitalia perde circa due milioni di euro al giorno.

A fine luglio l’asta che il governo aveva indetto per vendere la compagnia aerea è fallita perché tutti i partecipanti si sono ritirati (il governo li obbligava a mantenere un numero ingiustificato di dipendenti e soprattutto a rilevare contratti con società di servizio parassite che da anni vivono alle spalle dell’azienda pubblica).

Non eccessivamente preoccupato il presidente del Consiglio è andato in vacanza e ha rimandato il problema a settembre.

Quando tornerà la società pubblica (e quindi tutti noi) avremo perso altri 60 milioni di euro.

Profumo, sulla crisi dei mutui Sub-prime non si sbilancia, è sempre presto c’è ancora da aspettare la decantazione.

Ma sul resto delle sue affermazioni o qualche dubbio……

Chiariamo alcune definizioni, prima di analizzare le esternate dal’AD di Unicredit:

La banca è un’impresa del settore terziario che opera nel campo del credito e dei regolamenti monetari, esercitando delle attività di intermediazione e delle attività finanziarie che si affiancano e si intrecciano alla prestazione di numerosi servizi.

Infatti la funzioni principali esercitate dalle banche dovrebbero essere :

1) Funzione creditizia: sono cioè intermediari tra coloro che offrono capitali e coloro che li richiedono

2) Funzione monetaria: la banca effettua pagamenti sia in moneta legale che in moneta bancaria

3) Funzione di trasmissione degli impulsi di politica monetaria: influenzano il processo di produzione e quindi il PIL offrendo crediti

4) Funzione di servizi: offre ai clienti più vasti servizi di investimento e prestazioni complementari e collaterali.
I maggiori rischi correlati all’attività Bancaria sono:

– RISCHI RIGUARDANTI L’INTERMEDIAZIONE CREDITIZIA

– RISCHI RIGUARDANTI GLI INVESTIMENTI FINANZIARI

– RISCHI DI INSTABILITA’ DEL MERCATO DEI CAPITALI

– RISCHI DI INSOLVENZA

– RISCHIO DI OSCILLAZIONE DEI TASSI

– RISCHIO DI SBALZI NELLE QUOTAZIONI DEI TITOLI
Impresa: E’ l’attività dell’imprenditore . Che investe capitali propri, in autonomia decisionale, accettando ne il rischi in virtù di un profitto.

Etica: E’ l’agire quotidiano nel perseguire la propria Morale.

La Morale: E’ il risultato delle azioni che noi facciamo.

Mi sembra ovvio a questo punto affermare che ogni attività imprenditoriale è soggetta al rischio.

E che la stessa attività imprenditoriale, viene svolta dall’imprenditore perseguendo la propria morale.

Infatti io sono uno di quelli che crede nel detto “ se vuoi conoscere l’anima dell’impresa devi conoscere l’imprenditore che la dirige”.

Da sottoliniare, che nel rapporto fra soggetto impresa e utente, anche se è pattuito per contratto, è fondamentalmente il rapporto fiduciario.

Lo stesso codice civile, adotta per la definizione dell’agire dell’imprenditore, nell’assolvere alle obbligazioni assunte, l’imprenditore deve agire “con la diligenza del buon padre di famiglia”.

Inoltre chiariamo anche un altro aspetto! Responsabilità sociale dell’impresa, secondo il Libro verde della Comunità Europea, vuol dire rispettare le regole condivise. E da qui che l’impresa viene legittimata socialmente.

Uno dei più grandi sociologi mondiali Ralf Gustav Dahrendorf , scrive “ nelle democrazie mature, le imprese non si distinguono fra essere grandi o piccole, ma fra essere o non essere socialmente responsabili.

Da questa valutazione nasce la legittimazione dell’impresa come bene per la collettività”.

ORA CHE ABBIAMO UN QUADRO COMPLETO, FACCIAMO UNA RIFLESSIONE!

le affermazioni dell’AD di Unicredit, al Meeting di CL a Rimini, che dice “L’etica delle Banche è creare utili che sono un valore per l’azionista”, e viene applaudito…….in segno di consenso.

Ci porta a pensare che di sicuro presenti al Meeting non c’erano, quelli a cui Unicredit ha venduto le obbligazioni Parmalat per alleggerire le esposizioni.

Come si evince dalle Tabelle n.1-n.2-n.3.

Tabella n.1

Tabella n1 parmalat

Tabella n.2

tabella n2 parmalat

Tabella n.3

tab n3 parmalat

Fonte: Il sole 24 ore In Estratto:
23 maggio 2007 – Bond Parmalat, così sono stati beffati i risparmiatori

Parmalat di proprietà delle maggiori banche, per un valore di circa 200 milioni di euro, furono “passate” ai risparmiatori nei dodici mesi che precedettero il crack del gruppo, dichiarato il 27 dicembre 2003.

La verità sui “Collecchio bond” emerge oggi con dovizia di particolari da un documento, rimasto inedito, trasmesso dalla Banca d’Italia alla Procura di Parma il 17 novembre 2005 (circa un mese prima delle dimissioni di Antonio Fazio da Governatore).

L’istituto centrale passa in rassegna, nel documento,le posizioni di Citibank, Intesa, Bnl, Capitalia, SanpaoloImi, Banca Popolaredi Milano ( Bpm),Banca Popolare Italiana (Bpi), Deutsche Bank, Monte dei Paschi e Unicredito Italiano, alcuni dei gruppi bancari che erano più esposti verso Parmalat.

Queste banche, il 31 gennaio 2000, avevano in portafoglio obbligazioni Parmalat (e altri prodotti finanziari di società del gruppo) per un totale di 179,6 milioni di euro, un importo che non aveva subito variazioni di rilievo nei mesi successivi, salvo superare il picco dei 200 milioni in due occasioni: il 31 ottobre 2000 e il 28 febbraio 2001.

A cominciare dal 31 marzo 2001,il valore dei bond di proprietà delle banche era andato calando, e a parte il nuovo massimo di 239 milioni di euro battuto il 31 luglio2001 aveva continuato a registrare un andamento in discesa fino a raggiungere i 93,7 milioni il 31 maggio 2002.
Le banche erano tornate a fare il pieno di obbligazioni a metà del 2002. A fine giugno di quell’anno erano presenti, nei loro portafogli di proprietà, 124 milioni di euro di bond Parmalat.
Al 30 novembre l’importo era già salito a 175 miloni. E al 31 dicembre aveva raggiunto i 229 milioni.

A questo punto si entra nell’ultimo anno di vita della vecchia Parmalat: il 2003. E da questo momento che le banche cominciano a sgonfiare i portafogli in modo sistematico, finoa svuotarli quasi del tutto.Analizziamo la successione dei dati di Banca d’Italia, affiancandoli agli eventi che scandirono gli ultimi drammatici mesi della Parmalat di Calisto Tanzi.

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Per Quanto riguarda la Crisi dei mutui sub-prime sul sole 24 ore del 25/08/2007 pag 5, si legge un articolo dal titolo “ La corsa sfrenata dei prestiti senza garanzia”.

Dall’articolo si evince :

– Nel 2001 le pratiche incomplete da parte di chi richiedeva un prestito era il 27% nel 2006 erano il 43%.

– L’importo dei prestiti eroganti per singola operazione sono passati da 126 mila dollari del 2001 a 209 mila dollari del 2006. Non solo venivano erogati secondi mutui, per quei clienti che non c’è la facevano a pagare le rate (insomma debiti per pagare altri debiti).

Quindi, il rischio non era preso in prima persona dalla Banca, in quanto collocava i mutui sub-prime, all’interno di fondi obbligazionari, che venivano ricollocati sul mercato, all’insaputa dell’ignaro acquirente.

Ecco forse bisognerebbe ripartire da qui e domandarsi cosa è L’etica,cosa è Valore, cosa è Onore.

Anche perchè ci sorge un dubbio…. non è che il perseguimento del profitto ad ogni costo, spesso serve al management, per trattare i propri compensi ( vedi tabella n.4).

Infatti, nelle SPA di grandi dimensioni, il controllo dell’azienda è spesso in mano ad una minoranza, che è spesso benevola nel non interrogarsi tanto su come si persegue l’utile.

MI PIACEREBBE INVECE SAPERE, COME LA PENSANO, QUELLA MIRIADE DI AZIONISTI,CHE SONO LA MAGGIORANZA DELLA PROPRIETA’. MA SONO PRIVI DI RAPRESENTAZA, VISTA LA POLVERIZZAZIONE SUL MERCATO.

Tab.n.4

tabella n 4 parmalat

Forse gli interessi, dei piccoli risparmiatori privati ,è leggermente diverso da quella dei finanzieri di professione.

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