ernesto scontento

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In Italia in crisi 4 famiglie su 10, non riescono a risparmiare

Posted by ernestoscontento su ottobre 30, 2007

Aumentano le famiglie in difficolta’ economica e cresce il pessimismo nel Paese.

E’ una fotografia a toni scuri quella scattata dall’Acri con la consueta indagine sugli italiani e il risparmio, realizzata in collaborazione con Ipsos per la 83° Giornata Mondiale del Risparmio, in programma oggi.

Dalle risposte raccolte emerge che “la debole svolta ottimista registrata nel 2006 e’ svanita e aleggia un pessimismo quasi rassegnato, alimentato anche da timori per l’andamento dell’economia internazionale”.

Alla maggioranza degli intervistati il Paese non pare attrezzato “a far fronte a questa emergenza” e sono in aumento le famiglie che si dichiarano in difficoltà, dal 32% del 2006 al 38% del 2007.

In un anno, prosegue la ricerca, diverse persone che conducevano tranquillamente la propria vita si sono trovate a fronteggiare una situazione che, se non e’ proprio crisi, le preoccupa.

Il 20% degli intervistati si e’ visto costretto a intaccare i risparmi contro il 18% dello scorso anno.

L’incertezza e le difficolta’ economiche si riverberano sull’atteggiamento nei confronti del risparmio e si riduce sempre di piu’ la quota di coloro che riescono a risparmiare: dal 37% al 33%.

Nel contempo, cresce il numero di quelli che non riescono a vivere tranquilli se non mettono da parte qualche cosa: sono il 43% contro il 26% del 2001.

Inoltre, dal 2001 a oggi sono cresciute del 2% all’anno le famiglie in “saldo negativo”, ossia che ricorrono a prestiti o ai risparmi accumulati per tirare avanti, con la conseguenza che nei sette anni intercorsi sono piu’ che raddoppiate fino a raggiungere quota 27%.

Si conferma una costante propensione alla liquidita’, che caratterizza quasi due italiani su tre: un atteggiamento legato alla bassa fiducia attuale e prospettica di molti nei confronti delle leggi e dei regolamenti in materia di tutela del risparmio.

Quest’anno si registra inoltre una riduzione di attrattivita’ dell’investimento nel mattone (quelli che lo preferiscono sono scesi in dodici mesi dal 70% al 55%) a vantaggio degli strumenti finanziari considerati piu’ sicuri: titoli di stato, certificati di deposito, obbligazioni e libretti di risparmio.

Questa situazione, spiega la ricerca, potrebbe essere il combinato dell’aumento dei costi delle case, dei crescenti tassi di interesse e, in modo indiretto, della “crisi” dei mutui americani, con l’implicita paura, in alcuni, di sgonfiamento della “bolla immobiliare”.

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