ernesto scontento

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Il costo dell’inflazione è di 400 euro all’anno per ogni famiglia italiana!!!!

Posted by ernestoscontento su novembre 1, 2007

L’allarme delle associazioni dei consumatori: «E’ una stangata»

L’inflazione costerà alle famiglie italiane 400 euro l’anno. La denuncia è dei consumatori che, commentando i dati dell’Istat spiegano che «una vera e propria stangata si è abbattuta sui consumatori italiani ad ottobre e questa volta viene certificata anche dall’Istat, seppur attraverso percentuali sottostimate».

I dati sull’inflazione del 31 ottobre 2007 dall’istituto di statistica – si legge in una nota a firma Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori, «vedono rincari del 10% per il pane, del 6,5% per la pasta, e poi ancora latte +5,3%, pollame +7,3% e frutta +5,4%.

inflazione It UE

Se si considerano anche gli aumenti di agosto e settembre, solo per il settore alimentare ogni famiglia spenderà in più circa 400 euro annui».

«Una situazione particolarmente critica – proseguono le organizzazioni, se anche l’Istat (di cui è nota la tendenza a sottovalutare le variazioni al rialzo dei prezzi) ha registrato aumenti così elevati, e contro la quale il Governo deve intervenire immediatamente, attraverso un’attività di controllo a tappeto dei prezzi anche con nuovi strumenti concordati come »sms consumatori« agevolando le vendite dirette produttore consumatore e, avviando una intensa campagna di lotta alle speculazioni, unica spiegazione a rincari di tale portata che, se non verranno fermati, porteranno alla bancarotta migliaia di famiglie».

L’inflazione vola! colpa di pane e pasta:

I dati Istat sul costo della vita: +2,1% su base annua, +0,4 rispetto a settembre. Pesano i rincari di carburanti, energia e alimentari

L’inflazione rialza la testa e, a ottobre secondo le stime provvisorie dell’Istat, balza nuovamente sopra il 2% al 2,1%, ai massimi dal settembre 2006 e dopo aver toccato a settembre l’1,7%. Surriscaldamento atteso, spiegano gli analisti, che confermano l’ascesa ormai inarrestabile dei prezzi di alcune filiere alimentari, pane e pasta, ma soprattutto dei prezzi dell’energia, trainati dalla catena di record del petrolio arrivato quasi a quota 94 dollari il barile.

Pari allo 0,4% la variazione mensile dell’Istat mentre il 2,1% tendenziale si allontana paurosamente dal minimo dell’1,3% toccato nel marzo 1999.

Nella lista dei prodotti a rischio di impennata dei prezzi: alimentari e bevande analcoliche (+0,8%), abitazione, acqua, elettricità e combustibili, istruzione (+0,7%), abbigliamento e calzature e servizi ricettivi e di ristorazione (+0,5%); variazioni nulle si sono verificate nei capitoli Bevande alcoliche e tabacchi e mobili, articoli e servizi per la casa; mentre variazioni congiunturali negative si sono registrate nei capitoli Comunicazioni (-0,8%), servizi sanitari e spese per la salute (-0,2%) e ricreazione, spettacoli e cultura (-0,1%).

La tendenza, spiegano gli analisti, è quella di «uno scenario che cambia per via dell’aumento dei prezzi delle filiere alimentari e del petrolio e che ci porterà a ulteriori tensioni il prossimo anno». L’effetto del greggio sull’inflazione, inoltre, continuerà ancora dal momento che i suoi effetti sui prezzi sono ritardati per via del passaggio sui beni finali.

inflazione it ue 1995 2005

Petrolio, nuovo massimo storico!

Nuovo record per il petrolio che supera anche quota 96 dollari. Nel mercato after hours di New York, il greggio con consegna a dicembre è salito fino a 96,24 dollari al barile (+1,8%), in scia alla riduzione delle scorte Usa ed al nuovo taglio dei tassi da parte della Fed.

Andamento petrolio

Riducendo all’osso, le ragioni perché aumenta il petrolio sono:

– l’economia mondiale cresce e si prevede quindi una domanda di energia in aumento (si pensi ai tassi di crescita asiatici);

– si avvicina l’inverno e con esso la classica domanda legata al riscaldamento;

– si registrano rinnovate tensioni geopolitiche in Medio Oriente;

– il dollaro crolla e questo fa aumentare leggermente il prezzo del petrolio;

– le scorte di greggio in USA sono leggermente inferiori rispetto al passato.

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Derivati se li conosci li eviti….

Posted by ernestoscontento su novembre 1, 2007

Cosa sono i derivati?

Derivati

I derivati sono strumenti finanziari così definiti in quanto il loro profilo di costo/rendimento deriva dai parametri di costo/rendimento di altri strumenti principali, chiamati “sottostanti”a cui il contratto fa riferimento, che possono essere materie prime, valute, tassi di interesse, titoli, indici azionari.
Mentre il grosso delle attività economiche reali e necessarie da tempo opera essenzialmente in passivo, le attività finanziarie hanno raggiunto fatturati vertiginosi.
Ora però anche le banche e le finanziarie versano in grandi difficoltà.
Riescono a tenere in piedi i loro schemi piramidali solo con il saccheggio sempre più aggressivo dell’economia reale.
Ma più questo procede rapidamente, più si avvicina il crollo dell’intero edificio dell’economia globale.
Lothar Komp dell’EIR mostra con questa serie di grafici alcuni aspetti essenziali
del meccanismo speculativo e dell’indebitamento.

Il debito complessivo degli Stati Uniti – composto dal debito delle amministrazioni pubbliche, dei privati e delle imprese, ha raggiunto i 35 mila miliardi di dollari.

All’epoca dell’euforia della “New Economy” furono soprattutto le imprese e le finanziarie a indebitarsi vertiginosamente. Con il dileguarsi di quell’illusione, l’indebitamento complessivo ha però continuato a crescere — per gli USA si calcola sui 200 miliardi di dollari l’anno — e persino ad accelerare.

La politica dei tassi d’interessi sempre più bassi ha indotto i privati ad accumulare una montagna di debiti, soprattutto con i mutui casa. Mentre la media dell’indebitamento dell’ultimo decennio si aggira intorno ai 200 miliardi di dollari l’anno, dalla metà degli anni Novanta l’indebitamento dei privati è esploso, arrivando a superare la soglia dei 1.000 miliardi di dollari l’anno.

Il motore principale dell’indebitamento è il mercato ipotecario, in corrispondenza di una enorme bolla immobiliare. Dal 1995, e soprattutto dal crollo della borsa del 2000, il mercato ipotecario ha raggiunto volumi senza precedenti nel dopoguerra. I ricavati liquidi dalla compravendita di ipoteche sono diventati negli USA una sostanziosa fonte di reddito per la spesa al consumo. Milioni di privati rischiano il fallimento. Qualsiasi scossone in questo settore manderebbe in frantumi le due grandi finanziarie del mercato ipotecario secondario Fannie Mae e Freddie Mac, estremamente esposte sul mercato dei derivati e prive di garanzie sottostanti.

Secondo la Banca per i regolamenti internazionali (BRI), alla fine del 2004 i contratti derivati aperti (scommesse in attesa della scadenza) ammontavano a 295 mila miliardi di dollari. Il grosso – 248 mila miliardi – erano derivati OTC (Over the counter). Gli OTC sono le scommesse sugli interessi, sui cambi, sul mercato a termine o sulle azioni che due controparti stipulano tra loro: non sono cioè contratti standardizzati e scambiati su mercati regolamentati. Le banche centrali e gli enti di vigilanza di conseguenza hanno una scarsissima supervisione sugli OTC.

Alla fine del 2004 i derivati aperti, quotati in borsa, ammontavano ad un volume nozionale di “soli” 47 miliardi di dollari. Questa categoria potrebbe però nascondere il maggior volume dei derivati in quanto le transazioni a brevissimo termine vengono solitamente condotte nelle borse derivati, mentre gli OTC solitamente riguardano contratti a lungo termine. Dopo una fase di stagnazione, dovuta ad una serie di “incidenti” (Metallgesellschaft, Orange County, Barings, LTCM), un’impennata esplosiva è stata alimentata dal denaro facile erogato dalle banche centrali a seguito della caduta delle borse del 2000. Per il 2005 il fatturato complessivo dei derivati trattati in borsa potrebbe raggiungere il milione di miliardi di dollari.

Le opinioni:

Il “guru di Omaha” Warren Buffett, il 4 marzo 2003, li definì «armi di distruzione di massa».

L’ex ministro dell’Economia Domenico Siniscalco, parlandone il 24 marzo 2004 in Parlamento a proposito degli enti locali, disse che «a volte assomigliano a droghe pesanti».

Alessandro Profumo, amministratore delegato di UniCredit Group, il 17 ottobre ha detto invece che sono «strumenti che servono per chiudere i rischi finanziari, utili e usati da tutti».

Il ministro Tommaso Padoa-Schioppa il 24 ottobre ha affermato che i derivati non destano preoccupazioni per i conti di Comuni, Province e Regioni. Ma quantificare i contratti venduti dalle banche per la copertura dei rischi finanziari degli enti locali. copertura reale solo se le controparti sono davvero capaci di comprendere strutture e costi dei contratti ,è difficile.
Approfondiamo:

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