ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

Derivati se li conosci li eviti….

Posted by ernestoscontento su novembre 1, 2007

Cosa sono i derivati?

Derivati

I derivati sono strumenti finanziari così definiti in quanto il loro profilo di costo/rendimento deriva dai parametri di costo/rendimento di altri strumenti principali, chiamati “sottostanti”a cui il contratto fa riferimento, che possono essere materie prime, valute, tassi di interesse, titoli, indici azionari.
Mentre il grosso delle attività economiche reali e necessarie da tempo opera essenzialmente in passivo, le attività finanziarie hanno raggiunto fatturati vertiginosi.
Ora però anche le banche e le finanziarie versano in grandi difficoltà.
Riescono a tenere in piedi i loro schemi piramidali solo con il saccheggio sempre più aggressivo dell’economia reale.
Ma più questo procede rapidamente, più si avvicina il crollo dell’intero edificio dell’economia globale.
Lothar Komp dell’EIR mostra con questa serie di grafici alcuni aspetti essenziali
del meccanismo speculativo e dell’indebitamento.

Il debito complessivo degli Stati Uniti – composto dal debito delle amministrazioni pubbliche, dei privati e delle imprese, ha raggiunto i 35 mila miliardi di dollari.

All’epoca dell’euforia della “New Economy” furono soprattutto le imprese e le finanziarie a indebitarsi vertiginosamente. Con il dileguarsi di quell’illusione, l’indebitamento complessivo ha però continuato a crescere — per gli USA si calcola sui 200 miliardi di dollari l’anno — e persino ad accelerare.

La politica dei tassi d’interessi sempre più bassi ha indotto i privati ad accumulare una montagna di debiti, soprattutto con i mutui casa. Mentre la media dell’indebitamento dell’ultimo decennio si aggira intorno ai 200 miliardi di dollari l’anno, dalla metà degli anni Novanta l’indebitamento dei privati è esploso, arrivando a superare la soglia dei 1.000 miliardi di dollari l’anno.

Il motore principale dell’indebitamento è il mercato ipotecario, in corrispondenza di una enorme bolla immobiliare. Dal 1995, e soprattutto dal crollo della borsa del 2000, il mercato ipotecario ha raggiunto volumi senza precedenti nel dopoguerra. I ricavati liquidi dalla compravendita di ipoteche sono diventati negli USA una sostanziosa fonte di reddito per la spesa al consumo. Milioni di privati rischiano il fallimento. Qualsiasi scossone in questo settore manderebbe in frantumi le due grandi finanziarie del mercato ipotecario secondario Fannie Mae e Freddie Mac, estremamente esposte sul mercato dei derivati e prive di garanzie sottostanti.

Secondo la Banca per i regolamenti internazionali (BRI), alla fine del 2004 i contratti derivati aperti (scommesse in attesa della scadenza) ammontavano a 295 mila miliardi di dollari. Il grosso – 248 mila miliardi – erano derivati OTC (Over the counter). Gli OTC sono le scommesse sugli interessi, sui cambi, sul mercato a termine o sulle azioni che due controparti stipulano tra loro: non sono cioè contratti standardizzati e scambiati su mercati regolamentati. Le banche centrali e gli enti di vigilanza di conseguenza hanno una scarsissima supervisione sugli OTC.

Alla fine del 2004 i derivati aperti, quotati in borsa, ammontavano ad un volume nozionale di “soli” 47 miliardi di dollari. Questa categoria potrebbe però nascondere il maggior volume dei derivati in quanto le transazioni a brevissimo termine vengono solitamente condotte nelle borse derivati, mentre gli OTC solitamente riguardano contratti a lungo termine. Dopo una fase di stagnazione, dovuta ad una serie di “incidenti” (Metallgesellschaft, Orange County, Barings, LTCM), un’impennata esplosiva è stata alimentata dal denaro facile erogato dalle banche centrali a seguito della caduta delle borse del 2000. Per il 2005 il fatturato complessivo dei derivati trattati in borsa potrebbe raggiungere il milione di miliardi di dollari.

Le opinioni:

Il “guru di Omaha” Warren Buffett, il 4 marzo 2003, li definì «armi di distruzione di massa».

L’ex ministro dell’Economia Domenico Siniscalco, parlandone il 24 marzo 2004 in Parlamento a proposito degli enti locali, disse che «a volte assomigliano a droghe pesanti».

Alessandro Profumo, amministratore delegato di UniCredit Group, il 17 ottobre ha detto invece che sono «strumenti che servono per chiudere i rischi finanziari, utili e usati da tutti».

Il ministro Tommaso Padoa-Schioppa il 24 ottobre ha affermato che i derivati non destano preoccupazioni per i conti di Comuni, Province e Regioni. Ma quantificare i contratti venduti dalle banche per la copertura dei rischi finanziari degli enti locali. copertura reale solo se le controparti sono davvero capaci di comprendere strutture e costi dei contratti ,è difficile.
Approfondiamo:

derivati glossario

Quindi il termine “derivati” indica la caratteristica fondamentale di questi prodotti:
il loro valore deriva dall’andamento del valore di una attività ovvero dal verificarsi nel futuro di un evento osservabile oggettivamente.
L’attività, ovvero l’evento, che possono essere di qualsiasi natura o genere, costituiscono il “sottostante” del prodotto derivato.
La relazione,determinabile attraverso funzioni matematiche,che lega il valore del derivato al sottostante costituisce il risultato finanziario del derivato, anche detto “pay-off”.
I prodotti derivati sono utilizzati, principalmente, per tre finalità:
ridurre il rischio finanziario di un portafoglio preesistente (finalità di copertura o, anche, hedging);
assumere esposizioni al rischio al fine di conseguire un profitto (finalità speculativa);
conseguire un profitto privo di rischio attraverso transazioni combinate sul derivato e sul sottostante tali da cogliere eventuali differenze di valorizzazione (finalità di arbitraggio).
Il problema più complesso dei derivati è, da sempre, quello della determinazione del loro valore o, meglio della sua stima.
STIMA DEL VALORE DEI DERIVATI :
Il problema della stima del valore dei prodotti derivati è, da sempre, avvertito dagli operatori come un aspetto particolarmente importante e, nello stesso tempo, critico della materia, in quanto, oltre ad orientare le scelte di investimento in relazione alle finalità di copertura, speculativa e di arbitraggio,comporta complesse attività di analisi.
Abbiamo già detto che esso varia in relazione all’andamento del sottostante, secondo una relazione, propria di ciascun derivato, rappresentata da una funzione matematica. In questo senso si afferma che il valore dei prodotti derivati è connesso sia al sottostante che al pay-off.
La stima del valore dei prodotti derivati, ad un certo momento, richiede la capacità di simulare i possibili scenari futuri del sottostante al fine di determinare, per ciascuno scenario, il conseguente valore del pay-off. Pertanto, il valore del derivato è la media dei valori assunti dal pay-off ponderati per la probabilità di accadimento di ciascun scenario scontata del valore finanziario nel tempo.
PONDERAZIONE PER LE PROBABILITA’ DI ACCADIMENTO:

La dizione “ponderata per le probabilità di accadimento” sembra complicata ma, in realtà, esprime un concetto molto semplice. Un esempio chiarirà il tutto.

Abbiamo una certa attività di cui dobbiamo stimare il valore futuro. Sappiamo che quest’ultimo potrà essere pari a 100, con una probabilità del 10% ovvero, molto più probabilmente, 110, con una probabilità del 90%.

E’ evidente che una stima realistica del valore futuro non può essere la semplice media aritmetica fra 100 e 110, cioè 105, perché ci sono molte più probabilità che il valore si attesti a 110. Per stimare correttamente bisogna allora ponderare i due valori (100 e 110) per le probabilità di accadimento che essi hanno (10% e 90% che possono anche essere espressi, rispettivamente, con 0,1 e 0,9).
Il calcolo è semplice:
(100 x 0,1) + (110 x 0,9). Il risultato è:
10 + 99 = 109, valore ben superiore alla media aritmetica di 105.

PROBABILITA DI ACCADIMENTO DI CIASCIN SCENARIO,SCONTATO IL VALORE FINANZIARIO DEL TEMPO (e cioè riportata al momento della valutazione):

Anche in materia finanziaria il tempo ha un valore: prestiamo una somma per un anno, alla scadenza riavremo la stessa somma più un interesse.

Può essere utile calcolare anche l’inverso: quanto varrebbe oggi una certa somma futura. Se abbiamo un credito futuro, per cui fra un anno dobbiamo dobbiamo ricevere la somma di 100, è possibile sapere quanto valgono quei 100 oggi, in altre paole quanto riceveremmo se la somma invece che essere consegnata fra un anno venisse consegnata oggi. E’ normale che oggi varranno qualche cosa di meno e questo qualche cosa è il valore finanziario del tempo. Scontare il valore finanziario del tempo vuol dire sottrarre quest’ultimo ad un importo futuro.

Per determinare il valore finanziario del tempo, occorre conoscere, oltre al tempo, anche il tasso di interesse applicabile che, normalmente, è un tasso”risk free” (cioè il tasso corrisposto da un’attività finanziaria assolutamente priva di rischio) su base annua relativo al periodo temporale di riferimento (nel nostro caso un anno). Come esempio può essere fissato al 2%.

La formula per il valore attuale è:
Va = Ct/(1+i)
dove:
Va è il valore che si vuole determinare;
Ct è il ricavo atteso alla fine del periodo (nel nostro esempio 100 euro)
i è il tasso di mercato monetario su base annua (nel nostro esempio 2%)
t è il periodo di riferimento (nel nostro caso un anno =1)

Nel nostro esempio il valore attuale è 98,04.

Diversi dai prodotti derivati sono i prodotti strutturati, che sono costituiti dalla combinazione, in un unico prodotto, di uno o più prodotti finanziari con uno o più prodotti derivati, in maniera tale da modificare strutturalmente l’originario profilo di rischio/rendimento dei singoli prodotti. Tipico esempio sono le obbligazioni strutturate.

In conclusione,il problema della stima del valore dei prodotti derivati è, da sempre, avvertito dagli operatori come un aspetto particolarmente importante e, nello stesso tempo, critico della materia, in quanto, oltre ad orientare le scelte di investimento in relazione alle finalità di copertura, speculativa e di arbitraggio,comporta complesse attività di analisi.
Tipologia dei derivati:

Si possono avere due tipologie di derivati, distinte in base all’attività sottostante di riferimento: derivati sulle merci e derivati su attività finanziarie.

I primi sono legati ad attività reali come il petrolio, l’oro, il grano, il caffè…

I secondi sono invece legati ad attività finanziarie come tassi di interesse, valute, azioni ed indici azionari.

Un future è un contratto a termine, con il quale si assume l’impegno di acquistare o vendere una certa quantità di una merce o attività finanziaria ad un prezzo e ad una scadenza futura predeterminati, però a differenza dei contratti a termine rappresenta un valore mobiliare, suscettibile di essere trasferito in modo immediato, ed è scambiato soltanto all’interno dei mercati borsistici ufficialmente riconosciuti.

I future vengono generalmente utilizzati per operazioni di:

– Speculazione

Il future viene acquistato o venduto al fine di guadagnare dai rialzi o ribassi del mercato, beneficiando dell’effetto leva e i ridotti costi di transazione.

Circa l’85-90% delle operazioni sui contratti future vengono svolte a tale fine ed hanno in genere un orizzonte temporale molto breve, talvolta intraday, con gli operatori che aprono e chiudono le proprie posizioni più volte all’interno della giornata.

– Copertura o hedging

Un’operazione di copertura o hedging permette di eliminare il rischio di fluttuazione del valore di un bene sul mercato.

Per esempio in caso di aspettative negative è possibile difendersi, vendendo futures sull’indice di Borsa di riferimento.

In caso di un forte calo dell’indice, la perdita teorica del proprio portafoglio sarebbe compensata dal guadagno realizzato sui contratti futures arbitraggio.
E’ l’attività che permette di ottenere dei profitti dalle differenze di prezzo presenti su mercati diversi.

Per esempio se il future fosse scambiato ad un prezzo più alto del proprio valore teorico, l’arbitraggista potrebbe vendere il future ed acquistare titoli dell’indice e lucrare sulla differenza; in definitiva, l’attività dell’arbitraggista permette quindi di correggere gli scostamenti dei prezzi tra future e sottostante;

In Italia è possibile trattare i future sull’IDEM (Italian Derivatives Equity Market), il Mercato Italiano dei Derivati Azionari.

L’IDEM nasce ufficialmente il 28 novembre 1994, con l’introduzione del contratto future sull’indice MIB 30 (FIB 30 o più semplicemente FIB).

Successivamente, nel novembre 1995, ha avuto inizio la contrattazione delle opzioni sull’indice MIB 30 (MIBO 30), mentre qualche mese dopo sono state introdotte le prime opzioni su i titoli azionari. Il 22 marzo 2004 hanno avuto inizio le contrattazioni i nuovi derivati sull’indice S&P/MIB, che dal settembre 2004 hanno sostituito il Fib30 e le opzioni sul mib30.

Il Fenomeno in Italia:

I dati del Governo:Secondo il Tesoro, dal 2002 e al primo semestre 2007 sono stati circa 900 i derivati firmati da 525 enti locali (459 Comuni, 45 Province, 17 Regioni e quattro Comunità montane).
Ben 151 sono stati stipulati tra gennaio e il 30 giugno scorso.

A fine agosto, secondo Banca d’Italia, il mark to market (il valore di mercato alla data della rilevazione) dei derivati in tasca agli enti locali era negativo per 1,055 miliardi.

Due terzi di questo valore (che non si traduce in una perdita immediata) sono in capo ai Comuni, un quarto alle Regioni e il resto alle Province.

Regole e trasparenza:L’equilibrio tra innovazione finanziaria, autonomie locali e controllo centrale sul debito è stato un difficile obiettivo per il legislatore.

Fu la Finanziaria 2002 ad aprire agli enti locali la sottoscrizione di derivati.

Il ministero dell’Economia a fine 2003 ha disciplinato le operazioni consentite. Il 27 maggio 2004, all’epoca dell’indagine parlamentare sulla finanza locale, furono date ulteriori regole ai Comuni.

Infine, il collegato alla Finanziaria del 2006 ha fatto scattare una nuova, importante regola: tutti i derivati stipulati dal 2007 dagli enti locali e dalla pubblica amministrazione, per essere validi, devono venire segnalati preventivamente al Tesoro.

Secondo alcuni operatori, però, tutto ciò non basta: gli enti locali non hanno competenze e capacità per evitare sgradite sorprese, dunque serve un servizio centrale in grado di “smontare” preventivamente i contratti e definire un prezzo equo.

Business e opportunità:Per almeno un quinquennio, a partire dal 2000, i contratti derivati hanno consentito alle banche di riguadagnare quei margini che le tradizionali gestioni di tesoreria delle pubbliche amministrazioni non offrivano più in un periodo di calo dei tassi. Proprio gli swap per la rinegoziazione dei tassi d’interesse hanno aperto agli operatori privati la «riserva di caccia» costituita dal debito degli enti locali.

Un debito sempre più difficile da gestire per amministratori pubblici alle prese con la progressiva stretta ai trasferimenti centrali e con i maggiori vincoli ai bilanci dovuti al Patto di stabilità.

La proposta delle banche più spregiudicate suonava come la classica quadratura del cerchio alle orecchie di sindaci e assessori: con gli Interest rate swap appariva possibile ristrutturare il debito, prolungarne la scadenza (oltre la fine del proprio mandato), abbassarne i tassi e, spesso, ottenere dalle banche un’entrata di cassa iniziale.

Droghe pesanti, appunto, collocate con delibere standard già pronte da copiare su carta intestata dei Comuni, alle quali venivano allegati elenchi di enti locali che avevano già fatto ricorso ai derivati, come testimonial della bontà del prodotto, e una liberatoria con la quale amministratori e tecnici locali si auto certificavano “operatori finanziari esperti”, in grado di comprendere appieno rischi, costi impliciti e opportunità del contratto che si accingevano a firmare.

Competenze che, nella stragrande parte dei casi, erano solo sulla carta, mancando gli strumenti tecnici necessari a “smontare” e dare un prezzo equo ai derivati.
I principali operatori:Non esistono ricerche sulle quote dei singoli operatori nel mercato dei derivati Otc venduti alla pubblica amministrazione, così come la loro evoluzione nel tempo.
I dati al 31 agosto scorso sono nelle mani di Banca d’Italia che li ha presentati solo in forma aggregata.

L’indagine del Sole-24 Ore:

Per ottenere la fotografia del mercato, «Il Sole-24 Ore» ha inviato un questionario a 34 banche italiane ed estere. Dopo le inchieste dei giorni scorsi condotte sui giornali e dalla trasmissione tv «Report», sono fioccati i “no comment”.

Alcuni istituti, però, hanno dimostrato maggiore trasparenza di altri.

Mps, ad esempio, ha reso noto di aver attualmente attivi un centinaio di contratti. Citigroup è impegnata nella maxiristrutturazione del debito sanitario della regione Lazio.

Al 31 agosto il gruppo Lehman Brothers aveva derivati con quattro tra Regioni o società controllate da enti pubblici il cui mark to market è positivo per le controparti.

Natixis nel 2007 ha realizzato un’unica operazione relativa al primo bond del programma Emtn della Cassa del Trentino. Credem ha in corso un solo contratto del nozionale di 13.818 euro a favore della controparte.

Il Banco Popolare, che nel 2003 aveva otto contratti con cinque enti locali e cinque con tre società pubbliche, oggi ha nove contratti con otto enti locali e 16 con nove partecipate pubbliche, per un mark to market complessivo a fine agosto di 2,1 milioni a favore dei clienti.

UniCredit Banca d’Impresa a fine agosto aveva invece 295 derivati collocati a 216 fra Comuni, Province e Regioni, con un mark to market totale di 98 milioni a favore della banca.

La quota di mercato di UniCredit resta forte ma è molto calata dal 2003 quando, contava 317 contratti con enti pubblici per un nozionale di 7,47 miliardi, oltre a 34 contratti con aziende pubbliche per altri 387 milioni di nozionale.

Nuove strategie
Ora però la situazione sta cambiando: alcuni operatori, come UniCredit Banca d’Impresa, hanno annunciato una sostanziale virata nella strategia commerciale per il settore.
Altri si sono trovati a dover fronteggiare la crisi della finanza strutturata, innescata dalla bolla dei mutui sub-prime Usa, e le ricadute del caso Italease.

In Conclusione:
Se non si è esperti di finanza, affrontare il tema dei prodotti derivati (o, più semplicemente, derivati) crea sempre disagio. E’ come entrare in un campo di cui non si conoscono esattamente i confini e le caratteristiche. Si sa solo che è accidentato.
Questa sensazione è in parte giustificata: i prodotti derivati sono strumenti complessi, destinati ad investitori professionali, o quanto meno evoluti, che sappiano sfruttare le numerose opportunità che offrono e, nel contempo, siano in grado di valutare e gestire correttamente i relativi rischi, che sono notevoli.
L’effetto su cartolarizzazioni e bond, privati e pubblici, si farà sentire, e a farne le spese saranno sempre, i cittadini?

Alcune sentenze in merito:

Derivati, vince Unicredit – 06 Ottobre 2007

Derivati, UniCredit bocciata – 29 Settembre 2007

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