ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

La dittatura del PIL

Posted by ernestoscontento su novembre 6, 2007

La dittatura del PIL. Schiavi di un numero che frena lo sviluppo
Autore: Dacrema Pierangelo
Prezzo: € 10,00
Dati: 2007, 94 p.,
Editore: Marsilio

Da qualche anno un discorso economico e politico immiserito ruota con insistenza ossessiva intorno a tre lettere: PIL.

C’è un bel libro uscito in questi giorni. L’ha scritto un economista, Pierangelo Dacrema.

Si intitola “La dittatura del Pil”, ed è un buon antidoto contro chi manifesta di continuo spasmodiche ansie di prestazione, oppure comincia ad avere gli incubi se la ricchezza del suo paese, quella appunto espressa dal prodotto interno lordo, segna il passo.

Un punto di percentuale in meno, ed ecco che lo spettro della povertà aleggia sulle nostre sazie vite. In realtà, sostiene Dacrema con un apparente paradosso, siamo schiavi di un numero che frena lo sviluppo.

Meglio dire, forse, che siamo schiavi di una crescita economica per il cui ottenimento siamo disposti a sacrificare tutto.

Inutile ricordare che, per parafrasare Adam Smith, alla ricchezza delle nazioni contribuisce anche lo sviluppo culturale e la bontà del tessuto civile di un paese.

Nonchè la felicità e la soddisfazione di chi ci vive. Che hanno il solo difetto di non essere misurabili con criteri contabili.

Benché abbia il difetto non lieve di trascurare la qualità dell’aria che respiriamo o quella dei servizi sanitari, la facilità di trovare un parcheggio o la “dolcezza di vivere” in un certo paese, il PIL viene trattato come l’indicatore attendibile del benessere collettivo: al punto che pochi decimali (il PIL è un numero, e la sua crescita una percentuale) possono decidere una campagna elettorale. La politica è caduta in una trappola, si direbbe; come noi che l’ascoltiamo e le andiamo dietro.

Cosa sia il PIL, come venga calcolato, come abbia innescato una competizione insensata tra Stati ed economie, quale impatto psicologico e quali conseguenze sulla produzione abbia la sua avvilente semplificazione e quantificazione della realtà, perché agisca più da freno che da stimolo allo sviluppo, e quali vantaggi verrebbero dal non calcolarlo più, o almeno dal ridimensionare l’importanza che gli attribuiamo:

Sono i temi affrontati da Pierangelo Dacrema in questo “pamphlet”,appassionato e appassionante, che è un’esemplare lezione d’indisciplina.

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