ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

Giovani e donne gli anelli deboli del mercato del lavoro

Posted by ernestoscontento su novembre 13, 2007

Gli anelli deboli del mercato del lavoro italiano sono i giovani e le donne.

Lo ha sottolineato il ministro del Lavoro Cesare Damiano nel corso della presentazione del rapporto «Occupazione e forme di lavoro precario», realizzato dal Coordinamento delle attività statistiche del ministero del Lavoro, che fornisce il quadro qualitativo e quantitativo del lavoro precario in italia.

Nel 2006, sono stati 2.719 milioni i lavoratori italiani temporanei:

I dati in Italia:

– il 13,1% dei lavoratori dipendenti ha un contratto di lavoro a termine,

– l’11,8% del complesso degli occupati sono a tempo determinato.

– 246mila i contratti a termine per gli agricoli ,

– 1.985 milioni di dipendenti con contratto di lavoro a tempo determinato (interinali, stagionali, contratti di inserimento, a chiamata).

– 399mila i lavoratori con contratti di collaborazione coordinata e continuativa,

– 89mila i prestatori d’opera occasionale.

– il lavorano in nero occupa 3,5 milioni di persone,

– il lavoro a termine è imposto e non una scelta libera, dopoa 36 mesi dall’ingresso nel mondo del lavoro con un contratto a termine, uno su quattro rimane temporaneo (25,8 per cento).

– gli apprendisti vanno peggio, dopo 3 anni oltre 1/3 è ancora a termine,

Il rapporto anticipa i contenuti di un dossier ministeriale, di prossima uscita, sull’occupazione e le riforme del mercato del lavoro.

Il rapporto è uno studio, condotto sulla base di dati forniti dall’Istat e dall’Inps.

Tra i motivi per cui si lavora a termine, ai primi posti il lavoro stagionale, il lavoro occasionale e il periodo di formazione o apprendistato.

La durata dei contratti a termine risulta differenziata in base alla tipologia lavorativa, mentre è molto chiaro (9 dipendenti a termine su 10) il motivo che spinge ad accettare un lavoro a tempo, e cioè «il non aver trovato di meglio».

Una discreta quota di lavoratori a termine dichiara di essere alla ricerca di un altro lavoro (18% contro il 6,2% del complesso degli occupati).

Confrontando, poi, la situazione italiana sul piano internazionale, emerge:

– l’incidenza dei dipendenti a termine in Italia è inferiore a quella della media europea (nel 2006, 13,1% contro 14,7 per cento).

Da evidenziare, infine, che nel 2006, per le donne italiane il contratto a tempo abbia una incidenza maggiore rispetto agli uomini (15,8% contro l’11,2 per cento), allineandosi alla media europea pari a 15,4 per cento.

pdf File del rapporto

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