ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

Capitalismo,Socialismo e Democrazia

Posted by ernestoscontento su dicembre 9, 2007

“La maggior parte delle creazioni dell’intelletto o della fantasia scompaiono per sempre dopo un tempo che varia da un’ora a una generazione; per altre invece non accade così. Esse soffrono eclissi, ma poi tornano, e tornano non come elementi irriconoscibili di una eredità culturale, ma nel loro abito individuale e con le loro cicatrici personali che la gente può vedere e toccare. Queste sono le creazioni che possiamo dire grandi, e non è uno svantaggio che questa definizione unisca insieme la grandezza con la vitalità”.

Il 1942 è l’anno di Capitalismo, socialismo, democrazia in lingua Inglese, la prima traduzione in Italiano è del 1955.

Grande affresco dei nostri sistemi sociali ed economici, opera originale e innovativa nelle sue analisi, Capitalismo, socialismo e democrazia mantiene inalterata nel tempo la propria attualità.

Infatti, come scrive Francesco Forte, «…la sua lettura è quasi obbligatoria per chiunque voglia affrontare i problemi contemporanei del capitalismo e delle grandi imprese high tech, della democrazia e della giustizia sociale.

Qualcuno si stupirà del fatto che possa essere considerata attuale, per i problemi che si presentano nel XXI secolo, un’opera che tratta del capitalismo industriale, pubblicata nel 1942…

Si può dire, però, che questo libro è più attuale ora che non vent’anni fa, perché al cuore della teoria dello sviluppo capitalistico di Schumpeter, assieme alla figura dell’imprenditore innovatore, vi è il progresso tecnologico, che genera e alimenta la crescita delle grandi imprese.»

pdf Introduzione di Francesco Forte edizione ETAS 2001- file pdf pag.34

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Da Filosofico.net

Si tratta di un’opera in cui convivono diversi ambiti: quello economico, quello politico e sociologico. Schumpeter esordisce ponendo i confini tra la sua teoria e quella marxiana.

Per Karl Marx, come per l’economista austriaco, il capitalismo si sviluppa in fasi cicliche per fattori interni (peraltro, diversi: il plusvalore per Marx, l’innovazione per Schumpeter) e, per entrambi, è destinato ad essere sostituito dal socialismo.

Schumpeter rifiuta però la concezione di Marx delle istituzioni sociali come mere sovrastrutture dei rapporti di produzione e, soprattutto, non concorda con il filosofo di Treviri circa le cause per cui il capitalismo entrerà in crisi irreversibile.

Per Schumpeter sarà, infatti, proprio il successo del capitalismo a renderne inevitabile il declino.

Con il processo di distruzione creatrice che la caratterizza, l’economia borghese sostituisce i vecchi modi di produrre e pensare, promovendo lo sviluppo, ma distrugge anche i valori tipici dell’ancien regime, importante supporto alla stabilità.

Soprattutto,e qui si giunge alla geniale intuizione di Schumpeter, mentre nella grande impresa capitalistica il ruolo dell’imprenditore, creativo e diretto all’innovazione, verrà sempre più sostituito dalla mentalità burocratica e tendente all’immobilismo dei managers, nella società si affermeranno, ad opera degli intellettuali, valori contrari allo sviluppo capitalistico, facendo sì che i capitalisti stessi prima si vergognino del proprio ruolo ed, infine, rinuncino ad esso.

A quel punto, una qualsiasi forma di socialismo sarà inevitabile sbocco al capitalismo monopolistico ed alla sua eutanasia.

Il passaggio al socialismo non avverrà, infatti, a mezzo di una rivoluzione violenta, come profetizzato dai marxisti e realizzato dai bolscevichi, ma con un processo graduale, per vie parlamentari,ogni accelerazione rivoluzionaria, come quella sovietica, avrebbe unicamente causato innumerevoli lutti, e darà vita ad un sistema socialista compatibile con la democrazia, in cui si vedrà la concorrenza di gruppi corporativi, non più regolata dal mercato, bensì dallo Stato.

A proposito di quest’opera, Schumpeter dichiarò non aver inteso scrivere un manifesto politico (era, del resto, un conservatore e non nutriva alcuna simpatia per il socialismo), ma semplicemente un’analisi sociale.

In sintonia con Marx su molti punti, Schumpeter sottolinea l’importanza dello spirito innovativo in campo economico, che è in grado di offrire benessere e ottenere il profitto come corrispettivo.

L’economia si svolge per fasi: a quella prospera segue la fase di flessione e quindi quella di ripresa.

Per Schumpeter il capitalismo, dopo aver distrutto tutte le altre formae mentis, alla fine distruggerà anche se stesso.

Il nostro autore afferma che il processo capitalistico tende alla eliminazione delle piccole e medie aziende, in un processo che lo porterà a negare se stesso:

“Il processo capitalistico, sostituendo i pacchetti di azioni ai muri e alle macchine dello stabilimento, svuota il concetto di proprietà, ne indebolisce la presa un tempo cosi forte, la presa nel senso del diritto legale e della capacità reale di trasformare ciò che si ha in ciò che si vuole, sia nel senso che il possessore del titolo è deciso a combattere, economicamente, fisicamente e politicamente per la “propria” azienda e per il suo controllo e a morire, se necessario, sui suoi gradini.

L’evaporazione di quella che possiamo chiamare la sostanza materiale della proprietà – e la sua realtà visibile e tangibile – incide non solo sull’atteggiamento degli azionisti, ma anche su quello degli operai e del pubblico in genere.

La proprietà smaterializzata, sfunzionalizzata e assenteista non esercita piú il fascino tipico della forma ancora vitale della proprietà. Un giorno non ci sarà piú nessuno al quale veramente prema di difenderla – nessuno all’interno, e nessuno all’esterno dei confini dell’azienda-gigante” (Capitalismo, socialismo, democrazia, Etas Libri, Milano 1977, pp. 136-137).

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