ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

Obama, il Kennedy nero

Posted by ernestoscontento su febbraio 5, 2008

 

Barack Obama, I sogni di mio padre. Un racconto sulla razza e l’eredità. Editrice Nutrimenti, pp. 464. euro 18.00

A chi si ispira Barak Obama? Al presidente Abraham Lincoln e alla sua visione politica, all’uomo dell’unità del Paese, della abolizione della schiavitù e dei valori condivisi. Obama, l’afroamericano, non è un personaggio che divide la nazione, ma al contrario ne auspica la sintesi in un cambiamento che riscopra le tradizioni più autentiche dei padri fondatori. Nella sua visione non ci sono divisioni di classe, razziali o di età, ma un popolo unito che deve ritrovare la volontà di sperare.
Non è un approccio ingenuo, da predicatore ma da politico accorto e assolutamente in sintonia con la storia americana. Qui sta la sua forza: saper coniugare la novità del suo essere fuori da ogni dinastia consolidata con la tradizione più autentica degli States. È come se fosse sbarcato una seconda volta in Massachusetts (inteso come metafora dell’agone politico americano) direttamente dal Mayflower, il vascello dei Padri Pellegrini. Un uomo che cerca la sua identità e insieme quella (perduta?) dell’America.
Anche sul tema controverso della guerra in Iraq, Barak non parla di errore, ma di guerra «stupida», inutile, cioè un atto per cui le famiglie americane non capiscono perché devono perdere i loro figli. Obama dunque non esclude la “guerra giusta”, l’uso della forza militare, l’interventismo come è presente nella tradizione wilsoniana, ma si chiede perché non aver puntato sul confine pachistano, la dove è l’origine del pericolo terrorista per la “homeland”, la Patria. Un passo più coraggioso di quanto abbia mai fatto la sua rivale di partito, Hillary Clinton, ed esattamente all’opposto di quanto sostenuto dal repubblicano John McCain.
Per capire di più la complessità dell’uomo è utile leggere “I sogni di mio padre”, l’autobiografia di Barack Obama che l’editore Nutrimenti ha tradotto e pubblicato in Italia.
È la storia appassionante dei primi trent’anni di vita del “Kennedy nero”, un racconto in presa diretta, scritto prima della discesa in campo per la corsa alla Casa Bianca: dalle Hawaii dove Obama è nato, agli anni del college, dai trascorsi newyorkesi al fondamentale lavoro come coordinatore di comunità a Chicago, fino al viaggio in Kenya, per riscoprire la famiglia del padre e le radici africane.
Pubblicato la prima volta nel 1995, “I sogni di mio padre” è stato un best seller negli Usa, dove ha già venduto quasi un milione di copie. Ed è stato citato come libro avvincente anche da Caroline Kennedy nella famosa lettera al New York Times con cui ha ufficialmente indicato Obama come unico erede politico di JFK e in cui ha affermato: «Il senatore Obama conduce la sua campagna con dignità e onestà. Ha parlato apertamente e ha rivelato aspetti della sua personalità in due libri avvincenti. Non ho mai conosciuto un presidente che m’abbia ispirata quanto, mi dicono, abbia fatto mio padre con la gente. Ma per la prima volta, credo d’avere trovato l’uomo che potrebbe essere quel presidente – non solo per me, ma per una nuova generazione di americani».
Nel saggio Obama racconta la storia difficile di un americano nato dal matrimonio fra un uomo di colore, proveniente dal Kenya, e una donna bianca, originaria di una piccola cittadina di provincia nel Kansas. Due storie di gente comune fuori dai circuiti del potere e delle dinastie politiche. Ma anche qui Barak, nonostante un nome così stravagante per l’americano medio, rappresenta la tradizione: un presidente popolare e carismatico che si oppone ai circoli elitari di Washington, così lontani dai bisogni reali della gente comune.
“I sogni di mio padre” è dunque interessante perché è un’autobiografia senza ipocrisie, che narra soprattutto le difficoltà della società americana e dei suoi giovani di colore.
Un percorso a ritroso alla scoperta della propria identità, che inizia quando, appena ventunenne, Obama viene raggiunto dalla notizia della morte del padre. Il candidato alle primarie dei Democratici per la Casa Bianca, ripercorre così la sua infanzia alle Hawaii, dove nasce e dove vive con la madre solo per pochi anni, quando il padre decide di tornare in Africa dalla famiglia d’origine. Non tace sulla difficile adolescenza quando rischia di perdersi tra droghe e gang giovanili. E racconta infine il viaggio in Kenya per conoscere i parenti della famiglia di suo padre e ritrovare la metà africana della sua identità.
Ecco perché il senatore dell’Illinois Barack Obama, candidato alle primarie dei Democratici per le elezioni del novembre 2008, nato a Honolulu (Hawaii, Usa) il 4 agosto 1961, residente a Chicago dove vive con la moglie, Michelle, e con le figlie Malia e Sasha, è comunque stato la novità che ha già cambiato (e potrebbe cambiare ancora) la storia delle prossime elezioni presidenziali. Una storia che nasce da un sogno. Come Martin Luther King.

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