ernesto scontento

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Quanto crescono i redditi degli italiani?

Posted by ernestoscontento su maggio 12, 2008

Fonte: Centro Studi BNL – Focus Economico N.18 del 09 Maggio 2008

Il reddito disponibile delle famiglie italiane ha superato nel 2007 i 1.000 miliardi di euro. Rispetto al 2006, l’aumento è stato pari al 3,5%, inferiore all’incremento del Pil (+3,8%).

Pro capite, il reddito disponibile è cresciuto di poco meno del 3%, da 16,6 mila euro a 17,1 mila euro. In termini reali, l’aumento si riduce allo 0,7%, recuperando solo in parte le riduzioni degli anni precedenti.

Nel 2007, la crescita del reddito delle famiglie è stata favorita dall’aumento dell’occupazione. Ha pesato, però, il rallentamento dei salari.

Nel confronto con il 2006, il valore complessivo delle retribuzioni lorde, riferite all’intera economia, è cresciuto dell’1,5% in termini reali a seguito di un aumento di pari misura delle unità di lavoro dipendenti impiegate.

In valore, la retribuzione lorda per unità di lavoro dipendente è passata da 25,2 mila euro del 2006 a 25,7 mila euro, con una crescita di poco superiore al 2%, il valore più basso degli ultimi quattro anni.
Nonostante il moderato recupero del 2007, la dinamica del reddito delle famiglie rimane contenuta.

Dal 2003 al 2007, il reddito disponibile pro capite, indicativo del potere d’acquisto dei consumatori italiani, si è ridotto di circa lo 0,5% in termini reali.

Rimane debole la dinamica del reddito disponibile delle famiglie italiane

Nel 2007, il reddito disponibile delle famiglie italiane è stimato aver superato i 1.000 miliardi di euro, con un incremento rispetto all’anno precedente pari a circa il 3,5%. Si tratta del ritmo di crescita più elevato dal 2002.

Depurata dall’incremento del deflatore della spesa delle famiglie residenti, la crescita è risultata pari a circa l’1,3%.

Nonostante l’accelerazione dell’ultimo anno, la dinamica del reddito disponibile delle famiglie italiane rimane contenuta. Dal 2003 al 2007, l’incremento in termini reali è stato pari a meno del 2,5%

* Stima

** Deflazionato con il deflatore della spesa delle famiglie residenti.

La dinamica del reddito disponibile delle famiglie appare moderata anche nel confronto con la crescita dell’intera economia.

Nel 2007, il prodotto interno lordo ha superato in valore i 1.500 miliardi di euro, con un incremento del 3,8% che per il quinto anno consecutivo è risultato superiore a quello registrato dal reddito delle famiglie.

In rapporto al Pil, il reddito disponibile è sceso dal 67,5% del 2002 al 65,9%.

La ripresa del reddito disponibile ha favorito nel 2007 solo un modesto miglioramento delle condizioni delle famiglie.

Il potere d’acquisto dei consumatori italiani, misurato dal reddito pro capite, indicativo delle risorse a disposizione di ciascun consumatore, è cresciuto in valore di poco meno del 3%, da 16,6 mila euro a 17,1 mila euro.

Al netto dell’aumento dei prezzi, l’incremento si riduce allo 0,7% recuperando solo in piccola parte le riduzioni degli anni precedenti.

Dal 2003 al 2007, le famiglie italiane hanno perso circa lo 0,5% del proprio potere d’acquisto.

Nel 2007, il maggior reddito disponibile è stato quasi interamente assorbito dall’incremento della spesa per consumi.

Nel confronto con l’anno precedente, mentre il reddito pro capite è aumentato di quasi 480 euro, l’incremento dei consumi si è avvicinato ai 450 euro.

La propensione al risparmio (1) è stimata essersi ulteriormente ridotta, dopo essere scesa dal 13,3% del 2005 al 12,1% del 2006.

I prezzi crescono più delle retribuzioni.

Nel 2007, il potere d’acquisto dei consumatori è stato sostenuto da un positivo aumento dell’occupazione non affiancato da una robusta dinamica salariale.

Le retribuzioni lorde riferite all’intera economia, risultanti dai dati di contabilità nazionale, sono passate da 445 miliardi di euro del 2006 a 461 miliardi di euro, con un aumento del 3,6%, inferiore a quello registrato nel biennio precedente (+5% nel 2005 e +5,2% nel 2006).

L’incremento delle retribuzioni è risultato, per la prima volta negli ultimi tre anni, più basso della crescita del valore aggiunto complessivo dell’economia (+4%).

Il peso delle retribuzioni sul valore aggiunto è passato dal 33,7% del 2006 al 33,6%.

Nel 2007, l’incremento del reddito pro capite è stato favorito da una crescita dell’occupazione maggiore di quella della popolazione.

Le unità di lavoro (ULA) (2) totali sono aumentate da 24,8 milioni del 2006 a 25,1 milioni (+1%, dal +1,7% del 2006).

Più forte è risultata la crescita delle unità di lavoro dipendenti (+1,5%, da 17,7 milioni a 17,9 milioni). La popolazione complessiva è, invece, aumentata solo di poco più dello 0.5%.

*: deflazionato con il deflatore della spesa delle famiglie residenti.

– 1 Rapporto tra il risparmio e il reddito disponibile.
-2 L’unità di lavoro quantifica in modo omogeneo il volume di lavoro svolto da coloro che partecipano al processo produttivo. È un concetto non legato alla singola persona fisica ma risulta ragguagliato a un numero di ore annue corrispondenti a un’occupazione esercitata a tempo pieno. Le unità di lavoro sono utilizzate come misura del volume di lavoro impiegato nella produzione dei beni e dei servizi rientranti nelle stime del Pil in un determinato periodo di riferimento.

L’incremento dell’occupazione è stato, però, affiancato da una debole dinamica delle condizioni salariali.

La retribuzione lorda per unità di lavoro dipendente è risultata pari a 25,7 mila euro rispetto ai 25,2 mila euro del 2006.

L’incremento nei confronti dell’anno precedente è stato pari a poco più del 2%, il valore più basso degli ultimi quattro anni (+3% nel 2006 e +3,4% sia nel 2004 che nel 2005).

L’indebolimento della dinamica salariale nel corso del 2007 appare ancora più evidente nel momento in cui dai valori nominali si passa ai valori reali.

Al netto dell’aumento dei prezzi (+2,2% l’incremento del deflatore della spesa delle famiglie residenti), la retribuzione lorda per unità di lavoro dipendente si è ridotta dello 0,1% nel confronto con l’anno precedente.

Si tratta della prima contrazione dopo tre anni di crescita moderata. Dal 2003, mentre la retribuzione lorda pro capite è cresciuta in termini reali di quasi il 5%, la retribuzione lorda per unità di lavoro dipendente è aumentata di poco più del 2%.

Nel 2007, l’aumento in termini reali intorno all’1,5% delle retribuzioni lorde a livello aggregato è, quindi, il risultato della combinazione di un incremento dell’1,5% delle unità di lavoro dipendenti impiegate nel processo produttivo e una contemporanea riduzione della retribuzione media unitaria (-0,1%).

Le retribuzioni fronteggiano l’impennata dell’inflazione giornaliera.

Nel corso del 2007, l’indebolimento della dinamica salariale si è confrontato con un’accelerazione dell’inflazione.

Questo fenomeno si è accentuato nell’ultima parte dell’anno. L’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) è cresciuto nel 2007 dell’1,8%, in rallentamento dal 2,1% dell’anno precedente.

La crescita dei prezzi è rimasta stabile poco sopra l’1,5% per gran parte del 2007 per poi accelerare dopo l’estate e chiudere l’anno al 2,6%.

Il repentino aumento dei prezzi non ha, però, interessato in maniera omogenea tutte le tipologie di beni considerate nel paniere dell’Istat.

La ricostruzione di indicatori specifici sulla base della frequenza con la quale i beni e i servizi vengono acquistati dai consumatori ha segnalato come le pressioni abbiano riguardato prevalentemente le merci e i servizi acquistati frequentemente.

La crescita annuale dell’indice dei prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza di acquisto (3) è passata dal 2,4% di agosto del 2007 al 4,4% di dicembre.

In media annua, l’incremento è risultato prossimo al 3% ben al di sopra sia del +1,8% relativo all’indice generale che del +2,2% registrato dal deflatore della spesa delle famiglie residenti.

Il differenziale tra la crescita dell’indice dei prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza di acquisto e l’incremento del NIC ha raggiunto i valori più elevati degli ultimi dieci anni.

Data la particolarità di questo fenomeno appare opportuno analizzare l’evoluzione del potere d’acquisto delle famiglie, nonché la dinamica salariale, deflazionandolo non con il deflatore dei consumi, ma con l’indice dei prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza di acquisto.

Considerando in questo modo beni oggetto di acquisti giornalieri si ottiene una misura del potere d’acquisto delle famiglie legata non alla totalità dei bisogni dei consumatori, ma solo a quella parte dei bisogni considerati primari e difficilmente comprimibili.

Il reddito disponibile pro capite deflazionato con l’indice dei prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza di acquisto è rimasto invariato nel 2007 dopo aver registrato negli anni precedenti tre contrazioni consecutive.

Dal 2003 al 2007, i consumatori italiani hanno perso circa l’1,5% del loro potere d’acquisto.

Nel 2007, il modesto incremento salariale non è riuscito a compensare il repentino aumento dei prezzi dei beni di primaria necessità.

Le retribuzioni lorde per unità di lavoro dipendente, deflazionate con l’indice dei prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza, si sono ridotte di quasi l’1%, posizionandosi su un valore inferiore a quello del 2005.

* Stima per il reddito disponibile.

** Deflazionato con l’indice dei prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza di acquisto

3 Tra i prodotti ad alta frequenza di acquisto sono inclusi: i generi alimentari, le bevande alcoliche e analcoliche, i tabacchi, le spese per l’affitto, i beni non durevoli per la casa, i servizi per la pulizia e manutenzione della casa, i carburanti, i trasporti urbani, i giornali e periodici, i servizi di ristorazione, le spese di assistenza.

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