ernesto scontento

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Crolla la produzione industriale, -6,6% sull’anno scorso

Posted by ernestoscontento su luglio 12, 2008

La produzione industriale a maggio è diminuita del 6,6% rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

Lo comunica l’Istat, aggiungendo che l’indice della produzione corretto per i giorni lavorativi ha registrato un calo, sempre su base tendenziale, del 4,1% (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 22 di maggio 2007).

L’indice ha invece segnato una flessione dell’1,4% rispetto ad aprile 2008; quest’ultimo è il dato peggiore da settembre 2007. Su base annua, l’indice grezzo aveva registrato a marzo scorso una diminuzione del 7,6%, che risentiva delle festività pasquali.

Sui dati negativi della produzione industriale registrati a maggio pesa soprattutto l’energia.

L’indice corretto per i giorni lavorativi ha infatti segnato, nel confronto con maggio 2007, una diminuzione per il raggruppamento dell’energia del 6,9%. L’indice destagionalizzato, rispetto ad aprile 2008, è invece diminuito del 3,7%, sempre per l’energia.

Il dato è in linea con quanto confermato dall’Isae a febbraio, evidenziando che la fiducia delle imprese era ai minimi del 2005.

Per l’Isae l’indice al netto dei fattori stagionali si era attestato a 89,8 dal 91,3 di gennaio, toccando i minimi da ottobre 2005. Il calo, spiegava la nota, era dovuto «soprattutto alla contrazione del portafoglio ordini, comune sia ai mercati interni sia a quelli esteri; si stabilizzano invece il livello delle scorte di magazzino e le aspettative di produzione».

Gli andamenti erano invece in parte divergenti guardando al dettaglio territoriale: l’indice cala infatti nettamente nel Nord Ovest (da 92,4 a 89,7), scende leggermente nel Nord Est e nel Centro (rispettivamente, da 87,4 a 87 e da 93,7 a 93,2), ma è in lieve miglioramento nel Mezzogiorno (da 93,3 a 93,6).

Secondo l’usuale focus trimestrale relativo ai dati per dimensione d’impresa, il calo della fiducia registrato tra novembre e febbraio nei dati aggregati (oltre due punti) è stato particolarmente marcato per le grandi imprese (oltre i 500 addetti), per le quali l’indicatore è sceso gradualmente da 92,2 di novembre a 88 di febbraio; il peggioramento è stato invece meno marcato per le imprese piccole (con meno di 100 addetti), per le quali l’indicatore è sceso sempre tra novembre e febbraio da 92,7 a 90,2.

Nelle medie imprese la fiducia infine è rimasta pressochè stazionaria (collocandosi oggi a 90,2 da 90,4 di novembre), pur registrando modeste oscillazioni su base mensile (un lieve calo a dicembre seguito da un recupero a gennaio e una nuova diminuzione a febbraio).

Il Monte ore lavorate non aumenta la produttività e il PIl resta al palo:

La stima delle ore lavorate dal 1993 al 2007

L’analisi dei dati dal 1993 al 2007 evidenzia tre distinti periodi in cui la dinamica del monte ore lavorate presenta andamenti differenziati (Grafico 1).

Il primo periodo, che va dal 1993 al 1995, si caratterizza per la tendenziale contrazione delle ore lavorate; in questa fase l’occupazione, misurata in termini di posizioni lavorative, registra una caduta senza eguali rispetto alla dinamica del decennio precedente.

Nel secondo periodo (il biennio 1996-1997) si assiste ad un’espansione e ad una successiva lieve contrazione delle ore lavorate, accompagnata da un lento recupero dell’occupazione.

Nel terzo periodo (dal 1998 al 2007) le ore lavorate crescono nei livelli e registrano una dinamica tendenzialmente positiva, sostenuta dal significativo incremento dell’occupazione.

Nel 2007 le ore lavorate sono pari a 45.892 milioni e si attestano su valori di gran lunga superiori a quelli del 1993 (41.446 milioni).

Dal 1993 al 2007 le ore lavorate registrano una crescita pari al 10,7% e ancora più consistente è risultato l’incremento positivo delle posizioni di lavoro (+13,7%).

Analizzando la dinamica del PIL unitamente a quella del monte ore lavorate, è possibile stabilire
il contributo effettivo di tale misura dell’occupazione alla crescita dell’output (Grafico 2) .

Le dinamiche dei due aggregati si presentano piuttosto differenziate dal 1993 fino al 2004: si
registrano infatti crescite e contrazioni differenti del loro sviluppo.

Nel periodo 2000-2003 si rileva un tasso di incremento costante delle ore lavorate a cui si contrappone la decelerazione dei ritmi di crescita del PIL; in quegli anni, in particolare, l’occupazione misurata in termini di posizioni lavorative registra una forte espansione (intorno all’1,7% come tasso di crescita medio del periodo), mentre gli orari di fatto si riducono, tanto che il contributo del monte ore lavorate rimane costante (1,1%).

Nel periodo successivo i due aggregati riprendono a crescere con lo stesso ritmo; negli anni 2004-2007 si osserva, in particolare, una concordanza negli andamenti dei due aggregati ed un ritmo di crescita delle ore lavorate costantemente inferiore rispetto a quello del PIL, ad eccezione del 2007 quando il monte ore cresce dell’1,7% e il PIL dell’1,5%.

Il monte ore lavorate è utilizzato come denominatore per il calcolo della produttività del lavoro.

La stima del PIL per ora lavorata mostra dei tassi di crescita molto bassi in quasi tutto il periodo,con tassi di variazione negativi negli anni 1996, 1998, 2002, 2003 e 2007.

Le ore lavorate, tuttavia, non riflettono la qualità o l’efficienza del fattore lavoro e, quindi, una certa cautela è richiesta quando tale aggregato è utilizzato come misura del lavoro per il calcolo della produttività.

Dal 1993 ad oggi il numero medio di ore lavorate in ciascuna posizione lavorativa è andato diminuendo:nel 1993 si lavorava mediamente 1.554 ore mentre nel 2007 se ne lavorano 1.513

Negli ultimi due anni ha però ripreso a crescere. ( Per approfondimenti,vedi documento Istat specifico)

Approfondimenti:

Comunicato ISTAT file pdf pag.5

ISTAT: Le ore lavorate per la produzione del PIL Anni 1993-2007- file pdf pag 29

ISAE: Euro-zone economic outlook – file pdf pag 4

ISAE: Le previsioni per l’economia italiana – file pdf pag 4

La Reppublica.it: Industria, -1,4% per la produzione. Rispetto all’anno scorso -6,6%

La Piazza Asiatica di Federico Rampini: Verso una nuova crisi finanziaria ?

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