ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

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Comincialitali.net da Giornale, vuole diventare partito. Io mi dissocio!!!!

Posted by ernestoscontento su maggio 7, 2007

 

mail-08052007.pdf – inviata in data per essere cancellato dagli autori di Comincialitalia.net.

MI DISSOCIO DAL GIORNALE di Comincialitalia.net, in quanto non è più un giornale libero ma vuole diventare un partito politico. Venendo meno ai principi per cui molti autori collaboravano con il Giornale.

Donatella Papi è andata anche nelle Università a dire che il suo era un giornale scritto dai cittadini per i cittadini.

In Rete sul giornale dei cittadini si trova scritto questo:

Martedì 17 aprile, ore 20.30 CITTADINI E MEDIA:

QUALE DIALOGO?

Nel dibattito saranno affrontate le seguenti esperienze: Comincialitalia.net E’ il primo quotidiano italiano dei cittadini (citizen journal). Comincialitalia è una testata regolarmente registrata ad aprile del 2005, quindi un vero giornale, interamente scritto dai cittadini, che rappresentano la Redazione. Chiunque vuole scrivere e andare on line su Comincialitalia può farlo all’interno di un coordinamento giornalistico secondo le regole della professione, che consentono al giornalismo partecipativo un profilo alto e un’offerta ampia e inedita ma anche corretta e affidabile. E’ un ‘giornale fai da te’ in cui l’Autore scrive on line, impagina e titola il suo articolo, ne fa un’anteprima esattamente come avviene nelle redazioni giornalistiche. Ogni giorno mobilita un flusso costante di presenze: oltre 7 mila visitatori unici al giorno, 200 mila al mese, più di 350 mila pagina viste. http://www.comincialitalia.net

Estratto da: Casalecchio: Democrazia, partecipazione ecomunicazione alla Casa della Conoscenza

Oggi la Sig.ra. Papi scrive questo :

Ve l’ho detto che diventeremo il primo partito italiano, d’altra parte Dio qualcosa mi doveva dare e io gli ho chiesto il popolo. Inviato da Donatella Papi il 7 Maggio 2007 alle 15:04

Altri  Articoli per capire meglio:

Comincia l’Italia, il mio partito della vita

Il terzo segreto di Fatima

Il nostro giornale della vita

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Morti Bianche, un’altra lettura dei dati.

Posted by ernestoscontento su maggio 2, 2007

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 04/05/20007

Premesso che quando muore un essere umano è una disgrazia per l’intera comunità, quindi il presente documento vuole essere una chiave di lettura dei dati nel rispetto delle regole che il sociologo Max Weber indicava “ un ricercatore, deve analizzare i dati in maniera fredda senza farsi coinvolgere emotivamente ( La scienza come professione)”.

In questo primo Maggio giustamente si sono ricordate le morti bianche, anche se non sempre c’è stata la dovuta obbiettività.

Giustamente il capo dello stato fa suo questo impegno umano e sociale, ma deve essere visto come il raggiungimento dell’obbiettivo zero dei morti sui luoghi di lavoro.

ALTRA COSA E’ IL PROCLAMARE LA TOLLERANZA ZERO, CHE COME SPESSO ACCADE E’ SOLO FRUTTO DI DEMAGOGIA CHE NON ANALIZZA I PROBLEMI NELL’INTENTO DI RISOVERLI.

Chi scrive esercita la professione di imprenditore edile da oltre venti anni, ed è tecnico abilitato per la sicurezza nei cantieri temporanei e mobili ai sensi della Legge 494.

Quindi procederemo con l’analisi dei dati, e con i possibili rimedi, secondo il sottoscritto.

I Dati:

Dalla lettura dei dati emerge chiaramente che gli infortuni in Italia sono in diminuzione.

Infatti se prendiamo come base 100 il 2003 e lo compariamo con il 2006, ci rediamo conto che:

– gli infortuni sono diminuiti del 7,86 %

– gli infortuni mortali sono diminuiti del 13,46%

– La forza Lavoro dal 2003 al 2006 è aumentata di unmilione di unità.

Emerge chiaramente che a fronte di una maggiore forza lavoro, diminuisce il numero di incidenti, segno che negli anni c’è stato un lavoro di sensibilizzazione e di messa in atto della sicurezza tale da invertire anche un probabile dato statistico in conseguenza di una maggiore intensità numerica di posti di lavoro attivi.

Dai Dati emerge anche che molti incidenti avvengono nei primi giorni di lavoro, che la frequenza degli incidenti è in una fascia lavorativa da 55 a 65 anni.

Non è vero che la piccola impresa è causa di un maggior numero di infortuni, anzi le PMI anno un dato occupazionale maggiore e un numero di incidenti minori.

I maggiori settori di attività colpiti da infortuni sono L’agricoltura e L’edilizia.

Gli infortuni in Italia ultimo dato disponibile risale all’anno 2002 è in linea con i paesi ad eguale intensità di popolazione attiva ed inferiore a Francia e Germania.

COSA SI PUO’ FARE SENZA DEMAGOGIA MA CON LINTENTO DI RISOLVERE NEL LIMITE DEL POSSIBILE IL PROBLEMA?

Prima cosa dobbiamo dirci che ci sarà sempre un dato strutturale inalienabile, l’obbiettivo zero infortuni è un obbiettivo di lavoro, ma sarà sempre soggetto a rimanere un obbiettivo.

Detto questo secondo il mio modesto parere occorre:

– Cultura della sicurezza. che, deve essere insegnata fin dalle scuole,

– Corsi di informazione e formazione prima di entrare nel posto di lavoro a cura egli organi paritetici, CTP. Casse edili, USL, Ispsel, al fine di rendere effettiva e certa la formazione.

– La formazione e l’informazione, deve essere continua, su basi generali di tipo normativo e idonee per tutte le attività lavorative, una volta fatta dagli organi paritetici è, valida per tutte le attività di lavoro, quella specifica dell’attività lavorativa deve essere fatta prima dell’assunzione, ogni volta che uno cambia mansione di lavoro deve essere di nuovo informato e formato. Il datore di lavoro dovrebbe cosi fare solo l’informazione e la formazione, per i macchinari specifici dell’azienda e per i rischi del luogo specifico dove è collocata l’azienda

– Semplificazione della normativa, con responsabilità certe,anche a carico del lavoratore una volta che è stato formato e informato sui rischi e, che gli è stato dato i dispositivi di prevenzione e protezione. Gli esseri umani ragionano anche con la loro testa è non sempre fanno ciò che è razionale, spesso la confidenza con il lavoro li porta a disattendere le norme di sicurezza impartite; Tutti sappiamo che esistono i limiti di velocità ma molti vanno anche a 200 all’ora, perché?

– .A carico del datore di lavoro, rimangano comunque in obbligo, la effettiva manutenzione dei macchinari e, la effettiva messa a disposizione, dei dispositivi di protezione individuali e collettivi.

– Le sanzioni devono essere certe e, se ripetute nel giro di tre anni, possono portare anche all’esclusione dell’impresa dalla partecipazione, degli appalti i pubblici.

Tutto questo naturalmente a un costo sociale, la collettività non deve essere più disposta ad appaltare, negli appalti pubblici, con il criterio del massimo ribasso, che è la causa principale dello sfruttamento e, impoverimento della qualità del lavoro.

Negli Appalti pubblici il prezzo a base d’asta deve essere congruo all’opera da eseguire.

Quanto accaduto questo primo Maggio a Sorrento con la morte anche di persone che niente avevano a che fare con il lavoro da eseguire è, l’esatto contrario di cosa vuole dire sicurezza, li le responsabilità sono si dell’impresa, ma anche dell’amministrazione appaltante e, del responsabile della sicurezza della stessa.

Luogo dell’incidente a Sorrento

Non si movimenta una grù in mezzo ad un passaggio di persone, una regola fondamentale è quella che le persone devono essere fuori dal raggio operativo delle macchine operatrici, questo vale per gli addetti ai lavori, figuriamoci per dei passanti occasionali, l’area doveva essere recintata e sorvegliata a terra da personale esperto. Voi capite che questo costa, se è stato pagato dall’Amministrazione bene altrimenti c’è anche una responsabilità morale collettiva.

Livorno,02/05/2007

Ernesto Scontento

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File PDF di sintesi, con i dati statistici, prelevati dal sito INAIL, ISPSEL, e del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, usati per elaborare questa sintetica riflessione.

File PDF : Infortuni sul lavoro 2003 – 2006

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Imparare la democrazia

Posted by ernestoscontento su maggio 1, 2007

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 01/05/20007

 

Dal sito dell’editore:

Dettagli del libro

•Titolo: Imparare democrazia
•Autore: Zagrebelsky Gustavo
•Editore: Einaudi
•Data di Pubblicazione: 2007
•Collana: Einaudi tascabili. Saggi
•ISBN: 8806186442
•Pagine: 182
•Reparto: Politica
Un saggio di Gustavo Zagrebelsky – una riflessione – che poggia su convinzioni maturate in lunghi anni di dedizione all’argomento, in cui vengono descritti significati e storia di un modello politico che aspira all’uguaglianza, al dialogo e all’esercizio dei diritti di ciascuno e di tutti.
Completa il volume una scelta di testi sul concetto di democrazia, significativi seppur non tutti canonici, di autori d’ogni tempo.
In appendice brani di:
Aristofane
Gennaro Cariilo
Erodoto
Cicerone
Charles-Louis de Montesquieu
Norberto Bobbio
Gustavo Zagrebelsky
Aléxis de Tocqueville
Hannah Arendt

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Il commento:
Secondo un luogo comune, l’attaccamento alla democrazia si svilupperebbe da solo, causa ed effetto della democrazia stessa: tanta più democrazia, tanta più virtù democratica. Un circolo meraviglioso! La democrazia sarebbe l’unica forma di governo perfettamente autosufficiente, rispetto a ciò che Montesquieu denominava il suo ressort, la molla spirituale. Basterebbe metterla in moto, all’inizio; poi, le cose andrebbero da sè per il meglio.

Ebbene, a distanza di qualche decennio dalla Costituzione, uno scritto famoso di Norberto Bobbio (Il futuro della democrazia, 1984) tra le “promesse non mantenute” della democrazia indicava lo spirito democratico.
Invece dell’attaccamento, cresce l’apatia politica.

In Italia, e forse non solo, si è democratici non per convinzione, ma per assuefazione e l’assuefazione può portare alla noia, perfino alla nausea e al rigetto.

È pur vero che la partecipazione può improvvisamente infiammarsi e l’indifferenza può essere spazzata via da ventate di mobilitazione, in situazioni eccezionali. Sono però reviviscenze che non promettono nulla di buono.
Gli elettori, eccitati, si mobilitano su fronti opposti per sopraffarsi, al seguito di parole d’ordine elementari: bene-male, amore-odio, verità-errore, vita-morte, patriottismo-disfattismo, ecc., cose che lestofanti della politica spacciano come rivincita dei valori sul relativismo democratico. Parole che potranno forse servire a vincere le elezioni ma intanto spargono veleni, senza che un’opinione pubblica consapevole sappia difendersi, dopo che la routine l’ha resa ottusa. Un difetto e un eccesso: l’uno indebolisce, l’altro scuote alle radici.

Apatia e sovreccitazione sono qui a dimostrare che l’ethos della democrazia non si produce da sè. Monarchie, dispotismi, aristocrazie e repubbliche hanno avuto i loro pedagoghi: Senofonte, Cicerone, Machiavelli, Bossuet, Montesquieu…

Le rivoluzioni hanno avuto i loro catechismi.

La democrazia invece ha politologi e costituzionalisti,non bastano, il loro compito è studiare e spiegare regole esterne di funzionamento ma ciò che qui importa, il fattore spirituale, normalmente sfugge.

Il loro pubblico, poi, non è certo il cittadino comune, come dovrebbe essere, in quanto si sia in democrazia.

Naturale dunque è che si guardi alla scuola e al suo compito di formazione civile. Il decalogo che segue è una semplice proposta.

L’idea:

La mancanza di «un’autentica pedagogia democratica» è il tarlo che muove in questo libro Gustavo Zagrebelsky, docente di diritto costituzionale nell’Università di Torino e presidente emerito della Corte costituzionale.

Tarlo tanto più corrosivo, quanto più si parta, come fa l’Autore, da un «uso intensivo ed estensivo» della parola ‘democrazia’… «La domanda è se si possa insegnare non la democrazia, ma l’adesione alla democrazia: se si possa insegnare non che cosa è la democrazia, ma ad essere democratici, cioè ad assumere nella propria condotta la democrazia come ideale, come virtù da onorare e tradurre in pratica».
Tarlo tanto più corrosivo, quanto più si parta, come fa l’Autore, da un «uso intensivo ed estensivo» della parola ‘democrazia’ che ne ha fatto un «concetto idolatrico onnicomprensivo, sintesi di tutte le cose buone e belle che riguardano la vita dello stato, della società e perfino della famiglia e degli individui tra loro» (p. 3).
Tarlo tanto più corrosivo quanto più si abbia consapevolezza «che non bastano buone regole, ma che occorrono anche uomini buoni» (p. 13) perché esse possano svolgere efficacemente la loro funzione.

Zagrebelsky prova a confrontarcisi proponendo un decalogo di «contenuti minimi necessari dell’ethos democratico» e portandosi dietro un’antologia di motivi e riflessioni, che spaziano da Erodoto a Montesquieu, da Tocqueville a Bobbio, da Brecht ad Hannah Arendt (per citarne alcuni).
«La democrazia è relativistica», scrive Zagrebelsky, «non ha fedi o valori assoluti da difendere, a eccezione di quelli sui quali essa stessa si basa» (p. 15), i principi democratici.

Sembra affacciarsi, in queste parole, il rischio di un’aporia, che pretende di sottrarre volontaristicamente il relativismo della democrazia procedurale al nichilismo della tarda modernità.
Ma l’antidoto è nello stesso, tanto vituperato, ‘relativismo’ che presuppone pur sempre un confronto, e quindi una compresenza di valori, e non già il loro semplice congedo.

Chissà se sia possibile insegnare a essere democratici?
Zagrebelsky esclude che si possa farlo scientificamente («sono dilagati politologi e costituzionalisti, ma non bastano», p. 8), e forse non sarà efficace un decalogo, almeno quanto non lo è stato, fino ad oggi, una prescrizione didattica alla “educazione civica”.
Ma se è vero che «la democrazia non promette nulla a nessuno, ma richiede molto a tutti» (p. 46), vale la pena di mettersi in gioco, per trovare lo spazio (e il modo) della convivenza.

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Segue:

Democrazia maestra di vita
Che spiegazione dare a questa assenza?
Un semplice decalogo in 10 punti

Leggi il seguito di questo post »

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Telecom, entra Telefonica esce Tronchetti. Che denuncia: “In Italia l’imprenditore è subalterno”

Posted by ernestoscontento su aprile 30, 2007

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 30/04/20007

DA SCATOLE CINESI A SCATOLE AMICHE, COSI FINISCE LA TELENOVELLA DI TELECOM.

Si chiamera’ “Telco” la newco grazie alla quale verra’ effettuata l’acquisizione di Olimpia dalla cordata italiana cui si aggiunge la spagnola Telefonica.
Si sono così concluse le trattative per la cessione di Olimpia alla nuova cordata. Pirelli, al termine di un cda lampo, e la cordata italiana Generali, Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Sintonia Sa hanno raggiunto l’accordo con la spagnola

Telefonica per l’acquisto dell’intero capitale di Olimpia.

Il prezzo provvisorio e’ di 4,1 miliardi di euro.

Le parti hanno raggiunto l’intesa sulla totalità delle questioni aperte e adesso la palla passa al consiglio di amministrazione di Pirelli. In base all’intesa raggiunta, Marco Tronchetti Provera cedera’ Olimpia, la holding che controlla il 18% di Telecom Italia, ad una cordata composta da Generali, Mediobanca, Intesa Sanpaolo, la famiglia Benetton e il partner internazionale Telefonica, preferito nelle ultime fasi delle trattative a France Telecom.

Il prezzo corrisposto agli azionisti di Olimpia (80% Pirelli e per il restante 20% la famiglia Benetton) è di 2,82 euro per azione, anche se non tutti i nuovi azionisti verseranno la stessa cifra: gli spagnoli di Telefonica dovrebbero pagare circa tre euro per azione, a fronte dei 2,65-2,70 messi dai Benetton e Intesa Sanpaolo.

Mediobanca e Generali invece non verseranno in contanti nulla, ma apporteranno, al valore di 2,82 euro, le proprie quote detenute direttamente in Telecom Italia e pari rispettivamente all’1,54% e al 4,1%.

I nuovi azionisti conferiranno le proprie azioni in una nuova società che controllerà quindi il 23,6% della compagnia telefonica e che sarà partecipata al 42% da Telefonica e per il restante 58% dai soci italiani:

Generali avrà il 25,5%, Mediobanca al 10,5%, Intesa Sanpaolo al 10,5%. Completerà la compagine la famiglia Benetton, che reinvestera’ la meta’ circa (400 milioni di euro) dell’incasso derivante dalla cessione della sua partecipazione in Olimpia nella nuova società e si assesterà all’11,5%. Solo in un secondo momento, si apriranno le porte ad altri azionisti interessati ad entrare nella compagnia telefonica, in primis Roberto Colaninno con la sua Immsi e Silvio Berlusconi con Mediaset.

I Commenti:

  • – Prodi: resto neutrale ma bene l’impegno italiano.
  • – Bernheim (Generali): abbiamo difeso l’italianità. E svela un inedito il retroscena diffuso dal presidente di Generali Antoine Bernheim, che sabato mattina ha spiegato di essere stato contattato dal ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. «Quando mi ha contattato su Telecom – ha affermato – gli ho detto che non ci occupiamo di telefoni, ma di assicurazioni; però se ci fosse stata un’azione complessiva, di interesse generale, avremmo partecipato. Poi gli ho detto: “visto che siete pronto a difendere l’italianità di Telecom, spero che, se accadrà alle Generali, il governo sia pronto a difendere l’italianità di Generali e venga in nostro aiuto”» (Fonte Il Corriere della sera).
  • – Consiglio di Amministrazione di Pirelli, riunitosi in data odierna, e dai competenti organi di Sintonia SpA e Sintonia SA, è soggetta all’approvazione e alle autorizzazioni delle autoritá competenti. Il Consiglio di Amministrazione di Pirelli, inoltre, ha espresso «apprezzamento per l’operazione e ha accolto favorevolmente la proposta del Presidente Marco Tronchetti Provera di valutare opportunitá di investimento nei core business del Gruppo (pneumatici, immobiliare, broadband e ambiente)».

La capitalizzazione di Telco

Telco, la neonata società destinata ad incorporare Olimpia sarà capitalizzata con 1.373 milioni di euro apportati in azioni Telecom da Generali (pari al 4,06% del capitale ordinario di Telecom, valutate 2,53 euro ciascuna); 522 milioni in azioni Telecom da Mediobanca (pari all’1,56% del capitale ordinario di Telecom, valutate 2,53 euro); 522 milioni di euro in contanti da Intesa Sanpaolo; 412 milioni di euro in contanti da Sintonia; 2.314 milioni in contanti da Telefonica.

A queste somme va aggiunto un finanziamento ponte fino ad un massimo di 900 milioni di euro in vista di un ulteriore aumento di capitale Telco, da effettuarsi successivamente al perfezionamento dell’operazione e che potrà essere sottoscritto in misura proporzionale dagli investitori italiani e da Telefonica.

Chi sono gli Spagnoli: Telefonica, colosso da 200 milioni di clienti in 21 Paesi. Oltre 200 milioni di clienti disseminati in 21 paesi del mondo, dall’Europa all’America Latina. Grazie alle attività nella telefonia fissa, in internet e nei cellulari, Telefonica è oggi il quinto gruppo di tlc a livello internazionale per capitalizzazione di Borsa e il primo operatore integrato europeo, capace di mettere a segno nel 2006 un utile di 6,2 miliardi di euro, in aumento del 40% rispetto all’anno precedente.

Nel capitale del gruppo sono presenti, per la Spagna, il gruppo bancario basco BBVA, che detiene una partecipazione del 6,63%, e La Caixa con poco più del 5%. La partecipazione più significativa è però quella dell’americana Chase Manhattan Nominees che detiene il 9,9%. State Street Bank ha il 7,61%, mentre ancora un’istituto statunitense, Citibank, controlla il 4,66% del capitale.

Queste dunque le partecipazioni rilevanti: Chase Manhattan 9,904%, State street bank 7,610%, Bbva 6,630%, La Ciaixa 5,090%, Citibank 4,660.

Per quanto riguarda il finanziamento di tutte questa operazione, non ci dovrebbero essere problemi, nonostante l’indebitamento di Telefonica sia superiore ai 50 miliardi di euro e nonostante il presidente, Cesar Alierta, si sia impegnato con le banche a non fare nel 2007 investimenti esterni complessivi, superiori a 1,5 miliardi di euro proprio per non appesantire la situazione finanziaria.

Il gruppo spagnolo ha infatti recentemente fatto cassa (2,9 miliardi di euro) con la cessione di Airwave, mentre sta per essere venduta la partecipazione del 75% che detiene in Endemol per un controvalore non lontano dai 2,3 miliardi di euro. In totale oltre 5 miliardi di euro che, con l’aggiunta di altre disponibilità già negoziate con il sistema creditizio internazionale, serviranno a sostenere l’investimento in Telecom Italia e l’acquisizione del 50% di Vivo.

Le Coincidenze:

  • Enel: Expansion, Cne autorizza aumento quota al 24,9% Endesa. Il 26 aprile 2007 : La Commissione nazionale dell’energia (Cne) ha autorizzato, con sei voti favorevoli e tre contrari, Enel ad aumentare la sua partecipazione in Endesa dal 10 al 24,9%.Lo scrive il quotidiano spagnolo Expansion precisando che il parere della Cne condiziona l’autorizzazione alla possibilità di veto del governo spagnolo sulle decisioni della società italiana su Endesa nel caso in cui sia messa a rischio la sicurezza energetica in Spagna. Inoltre Enel dovrà rispettare i piani di investimento della utility spagnola nel mercato interno e dovrà comunque tornare a chiedere l’autorizzazione della Cne sull’opa congiunta con Acciona sul 100% di Endesa.
  • Enel:eliminato tetto voto in Endesa. Governo spagnolo concede diritto su intera partecipazione
    (ANSA) – 27 Apr 17:06 – Il Governo spagnolo ha concesso ad Enel la possibilita’ di esercitare il diritto di voto sull’intera partecipazione che detiene in Endesa. Enel ha chiesto infatti il permesso per aumentare il proprio diritto di voto oltre il limite del 3% imposto dalla normativa spagnola alle societa’ sotto controllo pubblico. Enel detiene il 24,9% di Endesa, attraverso una quota diretta del 9,9% ed una del 14,9% opzionata dalle banche Ubs e Mediobanca.

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Perchè Prodi è andato in Spagna ultimamente?

Perché il Professore viene dall’IRI e sa bene che quando non ci sono capitali bisogna creare sinergie, non solo in America del Sud India e Cina, ma anche,come evidente in Europa, dove oltre all’Italia e alla Spagna, in mercati come la Germania (dove Telefonica è il terzo operatore del Paese) e in Inghilterra (con O2) e nei Paesi dell’Est. Mentre in Francia, sia gli spagnoli, sia gli italiani sono praticamente assenti.

Cosa c’è di sbagliato? Fondamentalmente niente nel creare delle sinergie economiche e finanziarie, per acquisire da parte delle imprese, maggiori quote di mercato.Unico neo che qui i soldi liquidi e nuovi, vengono apportati solo dalla spagnola Telefonica peraltro oggetto di dismissioni. Quindi non è il concetto che è sbagliato ma è l’errore di sempre fare società con pochi capitali in proporzione agli impegni da affrontare per il riassetto del gruppo.
In secondo luogo sono coinvolti, i soliti capitalisti quelli che mantengono l’italianità facendo contento il governo di turno, ma che dall’altra sono in causa con lo Stato Italiano per altre privatizzazioni, come per esempio Autostrade.

L’Italia è il paese dove i Capitali esteri investiti nelle aziende, è il più basso dei paesi industrializzati. Siamo accusati di essere l’unico paese che fa regole incerte e retroattive.

Quanto successo con l’americana AT&T, non è un buon segno per gli investitori stranieri. Il costo lo pagheranno una miriade di PMI in cerca di capitali sul mercato.

Del resto la storia delle Privatizzazioni Italiane fatte da principianti delle regole del mercato, ora portano tutti i nodi al pettine di un paese che non solo al il più alto debito pubblico dei paesi industriali, ma a anche una classe dirigente che fino a pochi anni fa credeva nell’economia pianificata di stato.

In effetti buona scuola non mente, in certe economie i costi sono sempre stati a carico dei cittadini.

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Il PD e l’etica della responsabilità

Posted by ernestoscontento su aprile 26, 2007

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 26/04/20007

Il PD e il vero cambiamento.
Il mio sogno nascosto nel cassetto è vedere un PD che passa dalle responsabilità di classe alle responsabilità individuali.


Se l’economia di mercato solidale e, responsabile,viene acquisita come un bene per la collettività, mi domando:
1 – Come è possibile far convivere imprenditori, professionisti, commercianti, Manager e lavoratori salariati?

2 – Come è possibile riformare lo stato sociale in un modello solidale di tipo Scandinavo?


3 – Come è possibile premiare il lavoro e, penalizzare i fannulloni ( per dirla come Ichino) con l’poggio del sindacato?


4 – come sgominare I baroni di ogni tipo per premiare il merito?

Se nel 900 il collante è stata, la lotta di classe e, i partiti erano partiti di classe, che organizzavano le masse per combattevano le classi avverse; Nel XXI secolo i partiti sono fatti da cittadini Responsabili e, le responsabilità dei cittadini sono individuali.
Allora la difesa e l’organizzazione dei partiti , sarà sulle regole, rompendo l’egemonia di classe CHE NON AVRA’ PIU’ MOTIVO DI ESISTERE.
La diversità fra i due poli maggioritari di CXD e di CXS, sarà solo sul chi vuole meno stato e socialità in economia, e chi invece vuole più socialità e, la presenza dello stato per correggere il fallimento del mercato.
Tradotto:


a) c’è chi misurerà il successo del proprio essere con il conto in banca ,

b) c’è chi invece misurerà il successo del proprio essere, non solo con il conto in banca ma anche con la qualità della vita collettiva, entrambi i criteri formano il tutto.
L’ utilitarismo individuale del riformista Democratico agisce con la consapevolezza che la sua azione a una conseguenza sulla società ( A. SEN. Etica dell’economia).

Il vero riformista democratico agisce secondo l’etica della responsabilità.
Mentre Mussi lasciando i DS dice: esiste l’etica della convinzione (cita M.Weber).

Definizione delle tue etiche introdotte da M. Weber.
“Ma l’etica assoluta ( della convinzione) non si preoccupa delle conseguenze”, e come tale il politico non può farla propria. L’etica della convinzione è tipica del rivoluzionario.
Chi invece segue l’etica della responsabilità assume come massima: “queste conseguenze saranno imputate al mio operato”, non scaricate sulle spalle di altri.
Quando parla di etica della responsabilità Weber sottintende che essa sia preceduta da un momento di convincimento, ovvero che sia stato scelto un fine da perseguire e rispetto al quale misurare i mezzi; in caso contrario si tratterebbe di puro opportunismo.
Non è una contraddizione: l’etica della responsabilità implica un’etica della convinzione, ma non viceversa.
La vera etica della responsabilità è quella in cui le convinzioni vengono commisurate ai mezzi. L’etica della convinzione invece è unilaterale.
Anche in questo caso siamo di fronte a una concezione tipico-ideale, perché tipologicamente si tratta di due etiche inconciliabili, ma ciò non implica che chi segue l’etica della responsabilità sia privo di convinzione.
SAREMO CAPACI DI UNA TALE RIVOLUZIONE ?

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Le regole del mercato. Profumo, D’Alema è l’oracolo di Delfi

Posted by ernestoscontento su aprile 9, 2007

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 10/04/20007

Chi è Alessandro Profumo, il suo Curriculum Vitae e dei massimi livelli. Alessandro Profumo è nato a Genova il 17 febbraio 1957. Laureato in Economia Aziendale presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi, è Amministratore Delegato del Gruppo UniCredit dalla sua fondazione nel 1998, dal dicembre 2005 è Chairman del Supervisory Board di HVB e dal luglio 2006 è Chairman del Supervisory Board di Bank Austria Creditanstalt.
Ha iniziato la sua attività al Banco Lariano, dove ha lavorato per dieci anni, dal 1977 al 1987. Nel 2004 è stato nominato Cavaliere al Merito del Lavoro dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Prenderemo in considerazione due suoi Articolo:

1) Dialogo sul capitalismo italiano. Massimo D’Alema e Alessandro Profumo intervistati da Massimo Giannini.1 Ottobre 2005 Rivista Italianieuropei – Numero 4/2005

2) Capitalismo e competitività,Morale dell’economia: mercato e trasparenza Profumo: la concorrenza resta la migliore politica industriale. Accettare il valore positivo del profitto: è garanzia di crescita. (L’amministratore delegato del gruppo Unicredit ha scritto la prefazione,al libro «Spiriti animali» di Ettore Gotti Tedeschi)
Corriere della Sera 07 aprile 2007.

Confesso che quando ho delle difficoltà a capire, mi rivolgo al mio amico Gigi, chi è Gigi:
Il Curriculum Vitae di Gigi non è blasonato come quello di A. Profumo, ma è ugualmente degno di nota, infatti Gigi entra nel mondo del lavoro all’età di 14 anni, fa diversi mestieri fino all’età di 25 anni, dopodichè decide di mettersi in proprio, oggi Gigi a 50 anni ed è amministratore di una società consortile, che è fra le maggiori imprese di costruzioni edili della città di Livorno.
Gigi è sempre stato un uomo di centrosinistra, con un passato di attivista politico negli anni 70/80 quando simpatizzava per il P.C.I.
Gigi è un uomo che si pone diverse domande, forse la più importante della sua vita se le posta quando ha iniziato a lavorare in proprio, infatti Gigi si è domandato è compatibile la mia nuova attività con i miei valori?
La risposta Gigi l’ha cercata su un saggio scritto da Ernesto Guevara dal titolo “ L’economia”.
Come dice Gigi non è un saggio di economia, ma un piccolo libretto di buone intenzioni è, se tu togli il gergo rivoluzionario, quello che rimane è l’essere imprenditori che guardano a sinistra.

Ma vediamo cosa pensa Gigi dei due articoli sopra riportati:

Allora Gigi cosa pensi dei due articoli che ti ho fatto leggere?

Vedi Ernesto,c’è una domanda, tuttavia, cui nessuno sembra avere una risposta da dare, anche quando la si pone: se tutto è chiaro, se tutti sanno che cosa bisognerebbe fare, perché non lo si fa?

Per rispondere a queste domande anticamente si consultavano gli oracoli: il più importante è stato sicuramente l”oracolo di Delfi. Era un oracolo sito a Delfi, attribuito ad Apollo, dio che si propone come il principale tramite tra l’onniscente Zeus e gli uomini. Era l’oracolo più importane del mondo greco, per questo il santuario di Delfi era chiamato “ombelico del mondo”.

Oggi l’ombelico del mondo sembra essere il riformismo, come se per incanto bastasse cambiare il nome ad un partito o a un movimento perché questo cambi nel suo essere, perché è dall’essere che muove l’agire quotidiano di ognuno di noi.

Allora, dico a Gigi: non capisco. Spiegati meglio.

Gigi: vuol dire che tu non hai letto gli articoli.

Ernesto: Gigi li ho letti.
Gigi :ho capito, allora cercherò di spiegarmi meglio.Vedi Ernesto, negli articoli che mi hai fatto leggere, ci sono due persone una è A.Profumo il Banchiere, l’altra è M. D’Alema il politico.

L’economia di mercato è cosa che D’Alema non conosce, il suo modello di mercato è quello lobbystico relazionale. Per iintendersi quello delle COOP amiche, dove una miriade di piccoli soci non decidono niente, in quanto le scelte manageriali, vengono fatte da pochi individui a discapito dei molti soci.

D’Alema con la privatizzazione di Telecom credeva di poter fare la stessa cosa vendendola ai Capitalisti amici. Che lui definì “ Capitani Coraggiosi”. Pensava di dettare a loro le regole del gioco, ma ha imparato – a spese nostre – che le regole del gioco sono ben altre. Così per reazione ha coniato la frase “ Capitalismo straccione”, che ora si usa per definire i Capitalisti Italiani.

Non è un caso se nella Fondazione da lui creata, Italiani Europei, gli unici interlocutori sono i Manager di aziende pubbliche o di Banche Amiche. Inoltre D’Alema è una persona piena di sè, che non accetta di sentirsi dire che ha sbagliato, non è umile.

Mi fermo qui, senza inoltrarmi oltre nel suo coinvolgimento in Affittopoli, quando fu scoperto che stava in una casa proprietà dell’ INPS pagando un affitto irrisorio, mentre gli enti previdenziali Italiani erano in deficit.

Invece su Alessandro Profumo mi voglio soffermare con attenzione. Il suo Curriculum Vitae è degno di un cavallo di razza e dei migliori. Ma anche lui non può fare l’oracolo che predicare bene e razzolare male.

Quindi analizziamo i due articoli:

Nel primo, “ Dialogo sul capitalismo italiano”, Profumo è lucido, le sue richieste sono semplici e razionali, da buon Manager chiede alla politica di dichiarare gli obiettivi, indicarne i tempi e modi di realizzo, le priorità.Se fosse un’azienda potremmo dire che Profumo chiede che sia redatto un Business Plan (Piano Operativo).

Il secondo articolo invece è più complesso essendo la prefazione di un Libro (non suo) dal titolo “Spiriti animali”, in cui si parla di Capitalismo competitivo che, per competere, deve essere libero da vincoli e restrizioni.

Premesso che i vincoli e le restrizioni spesso servono a poco, i Casi Cirio, Parmalat, Eron, insegnano che esistono modi diversi di essere a favore del Capitalismo.

Il primo è quello alla Milton Friedman, gli interessi degli azionisti prima di tutto.

Il secondo è quello responsabile o, dal volto umano, che interpreta Adam Smith, padre dell’economia di mercato tenendo conto che, Smith è stato professore di etica e, che prima di scrivere “ Ricchezza delle Nazioni” in cui elogia la mano invisibile regolatrice dei mercati, ha scritto “ Teoria dei Sentimenti Morali”.Quindi per A. Smith mercato ed Etica sono tutt’uno, nel senso che il loro antagonismo fa da freno all’egoismo umano.

Interpreti contemporanei di questa visione del pensiero di Smith sono l’economista italiano Paolo Sylos Labyni e il Premio Nobel per l’economia A.K.Sen. In particolare Sen nel suo saggio “Utilitarismo e oltre” dirà che l’uomo che ragiona in termini utilitaristici deve sempre tenere conto delle conseguenze che derivano dalle sue azioni e dall’effetto che possono avere sugli altri.

Ernesto: scusa Gigi,ma nell’articolo dove avrebbe detto queste cose A.Profumo?

Gigi: non le ha dette esplicitamente, ma richiama la Responsabilità sociale dell’impresa, quindi è dentro a questo concetto che stanno le cose da me accennate. Il tema della Responsabilità sociale dell’impresa è un tema cardine che fa la differenza della visione del mondo fra due Capitalisti.

Non è un caso se la commissione Europea ha dedicato un Libro Verde in merito a questo tema.

Ma quale responsabilità sociale ha quella catena alimentare che investe in Cina e paga la metà del salario previsto ai suoi dipendenti, o l’industria che investe nei paesi dell’est Europa sottopagando i lavoratori? ( articoli- 12 34 – )

Quale responsabilità sociale hanno le banche che devono essere protagoniste di sviluppo e che invece tengono in ostaggio un’azienda una volta concesso il prestito, quando lo concedono?

Il fatto è che in Italia non c’è un sistema bancario che sostiene gli investimenti per le nuove attività e i nuovi progetti e che accetti il rischio e partecici allo sviluppo. Una strada invece percorsa nel “modello renano” Tedesco, che ha fatto la fortuna dei nostri gelatai immigrati che come garanzie hanno dato la capacità di far bene fare bene il proprio mestiere.

Certo il modello renano esige però un sindacato responsabile e non politicizzato, manager capaci e consapevoli di dover creare valore per i propri azionisti rispettando le regole del gioco. Condizioni difficili da trovare in un contesto come quello italiano. Per ora l’attesa regna sovrana, rendendoci consapevoli di quanto il destino del capitalismo italiano sia oggi in mano a un pugno di uomini confusi e con obbiettivi diversi. E a Banche e Banchieri che attendono che gli altri facciano la prima mossa senza essere protagonisti del cambiamento.

Ernesto: Gigi scusa ma io ho difficoltà, come si può misurare l’efficienza e il buon governo, il cambiamento in senso progressista della società?

Gigi: l’efficienza del mercato la si può misurare con l’ottimo Paretiano dell’economista V.Pareto, ora qui il discorso sarebbe complesso, ma facciamo un esempio semplice:

In una società ci sono tre classi sociali, A la più ricca; B il ceto medio; C il sottoproletariato;

In A oggi ci sono 100 persone, in B 200 persone, in C 500 persone.

Se dopo un certo periodo di economia di mercato in A rimangono 100 persone, in B diventano 250 e in C 450, siamo di fronte ad un ottimo paretiano. Il mercato ha funzionato e le persone sono progredite senza danneggiare nessuno.

Se invece in A ci sono 150 persone, in B 100 e in C 550, siamo di fronte al fallimento del mercato, perché alcune persone sono progredite a discapito di altre.

Ernesto: Ho capito, però non mi sembra che Pareto si sia preoccupato molto dell’uguaglianza dei soggetti.

Gigi: Hai ragione V. Pareto, dava per scontato che il mercato non è ugualitario per natura, ma ha voluto dare, uno strumento oggettivo, per misurarne l’efficienza.

L’uguaglianza non è propria del mercato, ma è un valore della Democrazia.

Quindi ecco che i cosiddetti Riformisti accettato il mercato, ma danno per scontato che il mercato da solo non basta e quindi deve essere regolato nei suoi fallimenti dallo Stato. Con l’emanazioni di leggi e regolamenti ad hoc.
Inoltre la Democrazia deve creare opportunità, preoccupandosi che tutti gli attori sulla scena abbiano solidi condizioni per emergere. Insomma, ai nastri di partenza si deve partite tutti dalla riga.
Comunque, Ernesto, ora si è fatto tardi e devo andare. Prima però voglio darti questo articolo da leggere.

Gigi se ne va, Ernesto apre il foglio lasciatogli da Gigi, sono due pagine: l’articolo è del 29 gennaio 1982, dal titolo “La solitudine del riformista”del Prof. Federico Caffè.
Chissà perchè Gigi me lo ha dato. Forse per farmi capire che a trent’anni di distanza, il riformismo sembra essere una bandiera usata per “tutte le battaglie” e il termine “riformista” viene usato sovente a sproposito.

Ma forse Gigi, più semplicemente, voleva farmi conoscere il pensiero del grande economista Federico Caffè, essendo io più giovane di lui.

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Telecom, con AT&T l’Italia non rischia

Posted by ernestoscontento su aprile 7, 2007

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 08/04/20007

Telecom:Fassino gioca a nascondino – D’alema Tace, Prodi ride dei Capitalisti…

Diciamoci la verità, se Telecom va in mano agli Americani, per noi utenti della rete poco cambia, infatti già oggi milioni di siti Web aziendali vengono gestiti da provider stranieri, milioni di caselle e-mail sono gestite da provider fuori dai territori nazionali degli utenti.
Gli Americani non gettano i soldi dalla finestra, quindi dopo aver comprato Telecom avranno intenzione di valorizzarla per aumentarne il valore commerciale, al fine di massimalizzare il profitto.
Quindi come utenti, non potremmo che tranne benefici.

Allora cosa spaventa, i leder politici?

Oggi assistiamo al fallimento delle loro politiche e alla loro presa d’atto che il capitalismo ha le sue regole.

Infatti il centro sinistra si è sempre affrancato dal cosiddetto capitalismo relazionale, per intenderci i boiardi di stato riuniti sotto i poteri.

Questo modello di capitalismo però è privo di forte valore etico, è invece utilitarista.

Queste cose sul nostro giornale le abbiamo dette piùe volte, quindi vediamo i ruoli di alcuni protagonisti.

Fassino:

Oggi su radio 24 alla rubrica una poltrona per due di G. Santalmassi, doveva essere ospite Piero Fassino, ma il segretario dei DS, non si è fatto trovare per telefono, lo ha sostituito G.Sartori.

Ovviamente l’incontro era concordato ma come dice Santalmassi le domande forse erano scomode.

Infatti Fassino doveva risponder alle seguenti domande:

1 – Cosa intende dire quando dice che per Moro si poteva fare qualcosa?

2- Cosa intende dire quando dice che Bettino Craxi va rivalutato?

3- Cosa intende dire quando dice la rete Telecom rimanga Pubblica, visto che siete stati voi a privatizzarla.
Queste tre semplici domande non avranno per il momento una spiegazione, ma una cosa è certa, Fassino ultimamente è, avvulzo da uno stress da PD.

D’Alema:

Il riserbo di D’Alema indica che il Palazzo è fuori gioco.
I timori del ministro sul sì agli stranieri non è perchè, vuole capire senza esporsi quale sarà l’esito della sfida e quali le garanzie per il sistema Paese.

La riservatezza che Massimo D’Alema si è imposto sull’affaire Telecom è il segno di uno che si ricorda ancora i tempi dei «capitani coraggiosi», che gli costò l’accusa di Guido Rossi di aver trasformato palazzo Chigi in una «merchant bank».Lo stesso G. Rossi che ha dato le dimissioni da Telecom dopo lo schiaffo di Tronchetti Provera , che lo ha estromesso dal CDA di Olimpia.

Ma la verità probabilmente sta,nell’opinione diffusa nel governo e in Parlamento, dentro una battuta pronunciata giorni fa dal vice capogruppo dell’Ulivo al Senato, Nicola Latorre, a colloquio con un compagno di partito: «Diciamo la verità, alla politica non hanno fatto toccar palla in questa partita. E non gli hanno dato nemmeno un posto in tribuna. L’hanno relegata in curva, sulle gradinate». Il quadro tratteggiato dal dirigente della Quercia fa capire che le strategie decise nella capitale economica d’Italia sono subite nella capitale politica.

Così in Transatlantico i parlamentari si possono solo limitare a interpretare le notizie che giungono da Milano, perciò se Marco Tronchetti Provera estromette Rossi dai vertici di Telecom senza dover fronteggiare l’ostilità di Banca Intesa, la mossa viene vista come «una vittoria di Prodi su D’Alema». «In realtà, la politica non ha potuto incidere e si sta posizionando in attesa di sapere chi vincerà.

Per salire su quel carro».

Romano Prodi su Telecom:

«Rischio spezzatino: sì a una cordata italiana che contrasti o tratti con AT&T e Slim» Bel Capitalismo se dicono “ è il mercato bellezza mi vien da ridere” ( Il sole 24 ore 07/04/07).

Beato lui che ride a molti di noi Italiani invece ci viene da piangere, visto che lor signori sono protagonisti della storia politica Italiana da oltre trenta anni, si presume che gli indirizzi politici siano stati frutto anche del loro intuito.

Purtroppo in Italia nessuno paga per gli errori politici e, come i coccodrilli, dopo aver mangiato possono solo piangere, senza imparare la lezione.

In realtà il pianto è simbolico, perché gli unici a piangere per le azioni fallaci siamo noi Italiani e, purtroppo si piange senza nemmeno la soddisfazione di una abbuffata.

Prima di terminare voglio farvi gli auguri di Buona Pasqua,indicandovi l’oggetto del mio prossimo articolo dopo le feste.

Parlero Dell’oracolo di Delfi Alessendro Profumo AD Unicredit, oggi sul Corriere Della Sera c’è ,un suo articolo dal titolo : Capitalismo e competitività «Morale dell’economia: mercato e trasparenza».

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Altri Articoli:

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TELECOM ,LA POLITICA,LA CHIAVE DI LETTURA.

Posted by ernestoscontento su aprile 4, 2007

 

 Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 04/04/20007

A tutto c’è una spiegazione, soprattutto in economia perché va in scena ogni giorno, nella vita quotidiana.
Volete capire qualcosa di più di economia, sul suo effetto reale nella vostra vita, o scoprire cosa c’è dietro ogni movimento sussultorio dei listini finanziari?

Lasciate perdere le business-school, ignorate la stampa specializzata, non riprendete in mano i libri dell’università.

In pochi se ne accorgono, ma l’economia e la finanza sono da sempre state perseguite dalle casalinghe Italiane è, da ogni individuo razionale, ma soprattutto i migliori sono quelli che dispongono di poco denaro è, che girano fra i banchi del mercato rionale, alla ricerca del miglior prodotto alle migliori condizioni (gli economisti accademici chiamano questo agire umano, la ricerca del “ rapporto prezzo qualità”).

Si perché i primi veri movimenti economici, sono quelli che ogni giorno centinaia di individui fanno quando vanno a fare la spesa, le vere trattazioni degne di importanza, sono quelle delle madri di famiglia che trattano il prezzo quando comprano un capo di abbigliamento ai loro figli.

I Primi e veri Rumors finanziari, sono quelli di migliaia di individui che, si lamentano dei prezzi al dettaglio perchè sono aumentati, anche grazie al mancato controllo dei cambi fra Lira e Euro ( peraltro fenomeno solo Italiano) e, che non trova adeguato riscontro nelle buste paga .

Quindi se volete imparare ai vostri figli cosa è l’economia di mercato, portateli all’unica vera scuola, al mercato più vicino alla vostra abitazione e, fategli osservare il comportamento è l’agire che avviene intorno a quel luogo.

Vi potrà sembrare strano ma in quel piccolo mercato rionale ci sono tutti gli ingredienti dell’alta finanza seria.

Infatti esiste l’incontro fra la domanda è l’offerta, esiste la trattazione sul prezzo del prodotto, esiste lo scambio del denaro in CASH (contanti) che, equivale ad avere le risorse proprie per soddisfare la domanda che è, la richiesta per l’acquisto del prodotto.

Fate osservare ai vostri figli, l’astuzia umana sia di chi offre il prodotto ( il commerciante) e sia di chi lo richiede ( l’utente), vi accorgerete che soprattutto le donne girano spesso fra le bancarelle controllano i prezzi per rendersi conto se il mercato è inquinato da accordi a danno dell’utente, infatti se i prezzi esposti sono uguali a partita di prodotto, vuol dire che siamo di fronte ad un accordo fra chi propone l’offerta a danno di chi invece e portatore della richiesta ( in gergo economico,si chiama cartello fra produttori o intermediari ).

In quel piccolo mercato rionale però c’è, anche qualcosa che forse non vorremmo sentirci dire, soprattutto perché li ci vanno, la maggior parte dei cittadini, quelli che si devono ingegnare per far quadrare i conti, quelli che con la loro quantità di denaro devono soddisfare le loro esigenze quotidiane.

Cosa è quella cosa che non vorremmo sentirci dire?

È l’utilitarismo che tradotto significa il soddisfacimento della nostra felicità, ma in questo caso è una soddisfazione magra perché spesso quando compriamo un prodotto soprattutto se proviene dai paesi Asiatici la nostra attenzione si focalizza sul prezzo, senza riflettere che noi siamo l’ultimo anello di una filiera commerciale, sul quel prodotto non c’è scritto come è stato prodotto, non c’è scritto se rispetta le regole della nostra visione del mondo, la maggior parte di noi volutamente non farebbe mai del male ad un bambino, la maggio parte di noi prova risentimento quando vede lo sfruttamento di altri individui soprattutto se minorenni perché indifesi, è la parte materna o paterna di noi uomini adulti, che ci fa sentire questo sentimento.

La vita frenetica della nostra società è, il vivere quotidiano, spesso ci fanno essere compartecipi di azioni che normalmente noi non faremo, in quanto in altre circostanze agiremo secondo scienza e coscienza è, quel modo di agire che, sul codice civile che, deve regolare il rapporto economico delle prestazioni, fra individui, viene espresso con il concetto, dell’agire secondo il criterio del buon padre di famiglia è, chi è quel buon padre di famiglia che farebbe sfruttare i suoi figli, ma è altrettanto vero che il buon padre di famiglia è, colui che soddisfa le esigenze primarie della propria famiglia, secondo gli standar del vivere comune.

L’esempio del mercato rionale non è casuale, perché soddisfa tutte le regole classiche e serie, del mercato o dell’alta finanza e, tutte le contraddizioni delle stesse.

Diverso è il caso, della grande distribuzione, fenomeno delle società industriali,dove si acquista anche utilizzando il micro credito e dove la famiglia comincia ad avere i primi problemi fra la felicità di se e, le regole del mercato che, impongono sempre che la contropartita del corrispettivo venga soddisfatta.

Ma anche qui, se uno adotta il criterio dell’agire secondo il concetto del buon padre di famiglia, può trovare un aiuto nell’agire, infatti la maggior parte di noi dirà mai che è, un buon padre di famiglia colui che porta la sua famiglia al fallimento.

Ma anche la grande distribuzione soddisfa le regole del mercato o dell’alta finanza, con un piccolo problema, si basa sulla fiducia delle norme che regolano la società, in quanto concede la possibilità di acquistare a credito, la concessione di credito è un atto di fiducia, che viene concesso anche se gli individui non si conoscono perché da per scontato che, gli uomini adulti, agiscono secondo il criterio del Buon Padre di Famiglia.

Ora è inutile riportare qui, la storia di Telecom, o di altre aziende statali Italiane, ed evidenziare chi ci guadagna e, chi ci rimette in tutto questo pandemonio ( Per quanto riguarda Telecom ho scritto su questo bog un articolo sintetizzandone la storia e,dando i valori delle varie transazioni).

La cosa che mi premeva era evidenziare che certe affermazioni o agire dei nostri politici oggi è infantile, il piano Rovati lo ricordateOra ha un senso?.

Cosa è L’Italianità?
Cosa ci vuole dire Fassino quando dice : “La rete Telecom resti in mano pubblica” Il leader Ds: “Il piano Rovati non era poi così scandaloso” Ma Montezemolo dice no alle ingerenze politiche – (articolo su Repubblica it del 04/04/07).

Fassino e Prodi vogliano oggi attuare quello che lo Stato Italiano non è stato in grado di fare in passato, voglio fare una politica di tipo Keneysiano, perché se c’è stato un economista che ha ragionato secondo il criterio del buon padre di famiglia è stato Kenyes.

Ma Fassino e Prodi si dimenticano chi ha privatizzato Telecom!!!!
Si dimenticano che la privatizzazione di Telecom e, stata fatta da loro che hanno agito, secondo il pensiero di MILTON FRIEDIMAN quello del saggio “ Capitalismo è Libertà”.

Ma Friedman in economia è stato un liberista convinto , più volte definito l’anti-Keynes, per il suo rifiuto verso qualsiasi intervento dello Stato nell’economia, ed il suo sostegno convinto, a favore del libero mercato e della politica del laissez-faire.

Le sue teorie hanno esercitato una forte influenza sulle scelte del governo inglese della Thatcher e di quello americano di Reagan, che decisero gran parte della politica economica degli anni ottanta.

Le sue idee sono ancora oggi oggetto di accesi dibattiti: ad esempio, rigettò la stakeholder view e la responsabilità sociale d’impresa, sul piano economico ed etico, sostenendo che i manager sono agenti per conto terzi e dipendenti dei Proprietari-azionisti, e che devono agire nell’interesse esclusivo di questi ultimi (per lui utilizzare il denaro degli azionisti per risolvere problemi sociali, pur se l’impresa ne è causa, significa fare della beneficienza con i soldi degli altri, senza averne il permesso e tassarli senza dare un corrispondente servizio.

Io per la verità credevo di scrivere un articolo più breve.

Mi succede spesso, quando mi ispiro a mia madre, una donna che non ha finito neanche le scuole elementari, ma che mi faceva sentire male ai piedi da quanto mi faceva camminare al mercato rionale.

Ho scoperto dopo che Luigi Einaudi chiamò questo modo di agire “l’economia del tacco”.

Einaudi era un grande osservatore, voi se siete arrivati fin qui, vuol dire che avete letto l’articolo e, siete in grado di valutare l’agire degli attori che oggi sono sulla scena e, lo potete fare da osservatori imparziali, cosi come auspicava Adam Smith padre dell’economia di mercato.

Invece per quanto riguarda l’intervista di oggi a Berlusconi, riportata su Repubblica It.

Dove si legge: “Il Cavaliere studia il dossier Telecom e chiede garanzie sulla riforma tv””Mi chiedono di salvare i telefoni italiani, ma prima volevano distruggere Mediaset”.

Questo è un altro articolo e, un’altra storia che, non a niente in comune con le regole di mercato, ma è correlato con la Democrazia è,l’agire di uno pseudo liberale.

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Telecom, Alitalia: si riaprono i giochi

Posted by ernestoscontento su aprile 3, 2007

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 03/04/20007

Tronchetti Provera chiama lo straniero……

“Francia o Spagna Purchè si Magna” potrebbe essere una mezza verità…..nel senso che noi Italiani per natura probabilmente ci adattiamo, basta tirare a campare.

Infatti dovremmo analizzare la storia dell’industria Italiana dal dopoguerra ad oggi e, del suo Capitalismo.

Analisi che dovrebbe tenere in considerazione anche le peculiarità Italiane che è un paese senza risorse naturali ( ad eccezione del genio, dell’arte, e del paesaggio).

Se ci metto anche la mia convinzione che l’attuale classe politica, impara le regole del libero mercato a spese dello stato Italiano ( la privatizzazione di Telecom fa scuola) ed è, per questo motivo che io spesso dico che sono solo confusi.

La domanda che mi pongo è “ quale capitalismo esiste in Italia”

A questa domanda nemmeno Romano Prodi ha saputo rispondere, nel suo saggi Il capitalismo temperato ( edito dal mulino nella prima esperienza dell’ulivo) Prodi si interroga sul capitalismo anglosassone, su quello renano, su quello fiammingo, per concludere che in Italia non c’è un modello che si può importare ed adattare, ma si deve scegliere di volta in volta.

L’economista A. Bonomi ( Direttore del Consorzio A.A.STER), per L’Italia invece ha coniato la formula di Capitalismo di territorio, ma avverte che e un capitalismo corto sia per relazioni che per capitali.

Se in Italia il 95% delle imprese è una piccola impresa, con prevalenza di micro imprese che non supera i tre dipendenti, qualcosa vorrà dire???

Quindi ribadisco che sono confusi, che un capitalismo per crescere deve essere riconosciuto come funzionale alla società e, quindi deve avere un territorio fertile.

Lo stato In Italia doveva attuare politiche Kenesyane di crescita ( che non vuol dire alti stipendi a Cimoli) è, accompagnare nella crescita le imprese.

Doveva mantenere la proprietà degli Asset strategici.

Se non abbiamo materie prime industriali, forse potevamo sfruttare meglio il mercato interno in un circuito virtuoso ( anche qui non vuol dire monopolio dove pagano i contribuenti).

Quindi ribadisco quanto gia scritto in precedenti Post.


Cosa cera di male, in uno stato che gestiva, dei monopoli naturali con efficienza e, che rinvestiva nella comunità i proventi, al fine di mantenere e sostenere l’occupazione è, il disagio sociale.
J.S.Mill. considerato da molti uno dei padri del Riformismo nel suo saggio Principi di economia politica, sostiene che ci sono monopoli naturali, o attività che devono essere gestite dallo stato.
Mill, mette in guardia dal rischio in maniera da circoscriverlo infatti nel capitolo sulle S.P.A. dirà “ la gestione dei Manager darà sempre un grado di inefficienza, in quanto non gestiscono la cosa loro, quindi avranno sempre un interesse minore a far funzionare bene le cose rispetto a chi è proprietario della cosa”.
Oggi per sopperire a questo si grida all’Italianità delle grandi aziende ex pubbliche, cercando cordate con i soliti noti.
Poi l’Italianità a cui grida il governo è diversa dall’Italianità di Fazio???? (il concetto non il suo realizzo)

NON SI PUO’ PASSARE DA LENIN A MILTON FRIEDIMAN CON UN SOLO SALTO.
L’unica verità è, che questa classe dirigente, fa scuola di mercato a spese dello Stato.
I veri azionisti di Telecom e Alitalia, siamo stati noi cittadini.
Quando hanno deciso di privatizzare, le aziende di stato, nessuno ha chiesto il nostro parere.
Ormai i Buoi sono scappati dalla stalla, ma la cosa desolante è che questi persistono nell’errore.
Il che vuole dire che sono confusi perchè mancano di cultura vera delle regole che regolano i mercati è le aziende private.
Tronchetti, con i nostri ministri ci fa la birra, se pensano di giocare la partita sul suo territorio.
Lui quella scuola, la studia da anni, Bersani, D’Alema, Fassino,Amato, a quel gioco sono dei dilettanti allo sbaraglio.
L’unico con esperienza è Romano Prodi, ma è, una esperienza limitata, perchè rispondeva allo stato che ripianava sempre le perdite e, copriva gli errori.

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Italiani Formiche o Cicale ?

Posted by ernestoscontento su aprile 2, 2007

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 02/04/20007

File Doc con i dati Euroispes

I FATTI SONO DURI COME MACIGNI DI GRANITO.

La crescita delle retribuzioni è inferiore a quella di altri Paesi.

In termini di potere d’acquisto solo i portoghesi stanno peggio.
Il livello dei salari Italia, in termini di potere d’acquisto è tra i più bassi d’Europa, inferiori a quelli della Grecia e superiori solo a quelli del Portogallo

Lo indica l’ultimo rapporto Eurispes, che si riferisce al periodo 2000-2005.
Nell’arco di tempo considerato c’è stata una crescita media del salario comunitario , per l’insieme dei Paesi europei del 18%, mentre nel nostro Paese i lavoratori dell’industria e dei servizi (con esclusione della Pubblica amministrazione) hanno goduto di una crescita dei livelli retribuiti del 13,7%.
Una crescita ancora minore c’è stata in Germania e la Svezia , dove però i dati di partenza erano più elevati., mentre i lavoratori di Gran Bretagna, Norvegia, Olanda e Finlandia hanno visto, nel quinquennio, la propria busta paga accrescersi di oltre il 20%
Bollettino del primo trimestre Bankitalia :

Estratto:

Segnala un miglioramento dei conti: “Risultato da consolidare” Evidenziate anche una lieve ripresa della competitività delle imprese, necessari gli investimenti
Bankitalia, Pil al 2% nel 2007 “Ora è il momento di ridurre le tasse”
“La pressione fiscale supera quella media dell’euro e si colloca in prossimità dei valori massimi storici”

Per le famiglie, a una maggiore ricchezza corrisponde una maggiore prudenza su consumi e investimenti

Famiglie più ricche ma anche più prudenti.

Migliora anche la situazione delle famiglie, che nel 2006 sono diventate ricche, circostanza che non si è però tradotta in una maggiore propensione al rischio negli investimenti. Anzi, segnala Bankitalia nel Bollettino economico, si è accentuata la tendenza a tenersi alla larga dagli strumenti finanziari più rischiosi. Così, nel 2006, le famiglie hanno ridotto gli acquisti di azioni e partecipazioni ed hanno ceduto quote di fondi comuni mentre la quota di portafoglio investita in attività di basso rischio (circolante, depositi e titoli non azionari) si è portata su valori prossimi al 50% ampliando ulteriormente il divario rispetto ai corrispondenti valori dell’area dell’euro.

Consumi modesti.

onostante la ripresa economica, “i consumi delle famiglie sono aumentati a ritmi complessivamente contenuti”. In particolare, rileva Bankitalia, “nell’ultimo trimestre del 2006 hanno decelerato al di sotto dell’1% su base annua” e “nei primi mesi di quest’anno non si prospettano significativi mutamenti di tendenza”. Tende a diminuire anche la propensione all’indebitamento delle famiglie: infatti i mutui bancari, risentendo dell’aumento dei tassi europei, hanno decelerato e anche il credito al consumo ha visto contrarsi il suo ritmo di crescita (+13%). E in estate gli economisti di via Nazionale prevedono anche una contrazione delle compravendite, per effetto di una diminuzione della domanda.

FATTA QUESTA BREVE ESPOSIZIONE HO L’IMPRESSIONE CHE I CONTI NON QUADRANO !
O MEGLIO NON MI PIACCIONO I CANTI DELLE SIRENE…..CHE CORRONO IN SOCCORSO….

Non mi piace l’articolo di Furio Colombo scritto sull’Unità del 01 Aprile 2007 dal titolo la Paga.

Infatti il dovere di cronaca è, l’onesta intellettuale dovrebbe far esporre i fatti “per quel che sono”

Quindi esaminiamo i dati dell’Euroispes da un’altra angolazione, facendo un paragone con la Spagna, paese con una economia simile alla nostra.
Ponendosi una domanda banale, perché la Spagna cresce più dell’Italia?
Comparazione Italia Spagna:

1) crescita del salario lordo anni 200072005, IT. 13,70 SP. 17,20 Differenza = – 3,50
2) Salario Lordo Euro, IT. 22,053,00 – SP. 19.828,00 Differenza = Euro. 2.225,00 il 10% in meno rispetto a quello dell’Italia.

3) Cuneo Fiscale Lavoratore senza Famiglia, IT.45,80 % – SP. 38,00 % Differenza = 7,80
4) Salario al netto del cuneo fiscale, lavoratore senza famiglia Euro , IT. 16.242,00 – SP. 17.412,00 Differenza = euro – 1.170,00

5) Crescita del Salario voce 4 anni 2004/2006, IT. 4,10% SP. 10,40% Differenza – 6,30%

6) Altro dato Interessante è il differenziale del cuneo Fiscale per i contributi sociali di un dipendente con due figli, IT. 35,10 di cui per oneri sociali 31,80 , Differenza per mantenimento dello stato 3,30.

Spagna, 33,60 di cui per oneri sociali 28,30 , Differenza per mantenimento dello stato 5,30.

La Spagna percepisce il due 2 punti in più per il mantenimento dello Stato.

Perché?

Il perché qui è noto a tutti si chiama debito Pubblico!

DEBITO PUBBLICO IN % SUL PIL dal 2001 al 2004

– Italia: 110,9- 108,3- 106,8- 106,6

– Spagna: 57,8 -55,0 -51,4 -48,9

Le tasse che ogni cittadino paga vanno perciò aumentate con la quota di partecipazione di ciascuno al pagamento del debito pubblico.

Quanto è questo valore?
Il debito pubblico italiano sfonda per la prima volta il tetto dei 1.600 miliardi di euro e a fine settembre si attesta a 1.601,5 miliardi. E’ quanto riporta il supplemento Finanza Pubblica al Bollettino Statistico della Banca d’Italia.

Il debito pubblico ha così conquistato un nuovo record assoluto, segnando nei primi nove mesi dell’anno un crescita di circa 90,6 miliardi, con un trend al rialzo del 6%. A fine dicembre, infatti, i conti avevano chiuso con un debito a quota 1.510,8 miliardi. Ai fini del Patto di Stabilità non è però il valore monetario del debito che incide nel rispetto dei parametri, ma solo il rapporto con il Pil .
Con il livello raggiunto oggi è come se ciascuno dei 48 milioni di cittadini italiani – ma si tratta ovviamente di una astrazione statistica senza valore ai fini macro economici – avesse accumulato una quota di debito pubblico pari a 27.611 euro.

Quindi Fa bene Trichet il Presidente della BCE, ad ammonirci di non sprecare il tesoretto e, di utilizzarlo per la riduzione del debito Pubblico.
Furio Colombo dovrebbe lasciare in Pace A. Olivetti ed essere meno di parte quando scrive i suoi articoli.
Il costo del lavoro in Italia non rende le imprese particolarmente competitive, a causa del carico Fiscale che,non agevola essendo fra i più alti nella UE.
Gli investimenti in Infrastrutture sono depressi per via del debito pubblico che, non imbocca il circolo virtuoso del rientro progressivo.
L’economia Interna non migliora come gli altri paesi, a causa di una minore disponibilità di moneta, da parte degli Italiani che vivono con il salario.
Bisogna diventare formiche è non cicale, o se preferite come diceva un mio vecchio amico, Ernesto in azienda vale il concetto di Famiglia Povera Impresa ricca, il che non sposta l’obbiettivo.

 

 

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