ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

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Oggi mi sento Indiano

Posted by ernestoscontento su febbraio 20, 2008

O Grande Spirito, la cui voce sento nei venti ed il cui respiro dà vita a tutto il mondo, ascoltami.

Vengo davanti a Te, uno dei tuoi tanti figli.

Sono piccolo e debole. Ho bisogno della tua forza e della tua saggezza.
Lasciami camminare tra le cose belle e fa’ che i miei occhi ammirino il tramonto rosso e oro.

Fa’ che le mie mani rispettino ciò che Tu hai creato,e le mie orecchie siano acute nell’udire la tua voce.
Fammi saggio, così che io conosca le cose che Tu hai insegnato al mio popolo,le lezioni che hai nascosto in ogni foglia, in ogni roccia.

Cerco forza, non per essere superiore ai miei fratelli ma per essere abile a combattere il mio più grande nemico: me stesso.

Fa’ che io sia sempre pronto a venire a Te, con mani pulite ed occhi diritti,
così che quando la vita svanisce come la luce al tramonto, il mio spirito possa venire a Te senza vergogna.

Capo indiano Sioux, Yellow Lark

“Solo quando l’ultimo fiume sarà prosciugato quando l’ultimo albero sarà abbattuto quando l’ultimo animale sarà ucciso solo allora capirete che il denaro non si mangia.” Profezia Creek.

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La società è impazzita, se si muore allo stadio per il calcio

Posted by ernestoscontento su febbraio 2, 2007

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 03/02/2007

 

La società è impazzita, se si muore allo stadio?

Scontri Catania Palermo: Morto un polizziotto, oltre 100 feriti.

Navigando sulla rete leggo sui vari siti dei quotidiani una notizia che ha dell’incredibile..assurda …inimmaginabile.

Scontri dopo Catania-Palermo:morto un poliziotto, oltre 100 feriti

Un agente di polizia, Filippo Raciti, è morto per le gravi ferite riportate negli scontri dopo la partita Catania-Palermo. Raciti, 40 anni, è morto nel reparto di rianimazione dell’ospedale «Garibaldi», dove i medici hanno tentato inutilmente un intervento chirugico per salvargli la vita.Secondo quanto si è appreso, il poliziotto, in servizio al Reparto Mobile di Catania, ha subito gravissime lesioni per lo scoppio di una bomba carta lanciata all’interno del mezzo della polizia su cui si trovava. All’ospedale «Garibaldi» è giunto il sostituto procuratore della Repubblica, Ignazio Fonzo, accompagnato dal capo della Squadra Mobile, Giovanni Signer. All’ospedale «Garibaldi» sono arrivati i genitori del poliziotto, circondati dai colleghi di Raciti, in clima di dolore e commozione ma anche di rabbia.Sospesi tutti i campionati per il prossimo week end Il Coni appoggerà le decisioni prese dalla Figc Pancalli: “Stop per tutto il calcio adesso basta, veramente basta”

 

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Cosa c’è che non va? cosa si è rotto nella nostra società?

Stadi e bullismo a scuola sono alcuni dei segnali del disagio sociale che ormai stiamo attraversando.

Parliamo di Europa dei popoli è non siamo capaci di andare allo stadio per vedere uno spettacolo sportivo.

Abbiamo perso ogni sentimento umano, se ci sentiamo forti facendo i prepotenti con i più deboli.

Quale ruolo per la Famiglia nella società attuale?

Nella società attuale fortemente caratterizzata da una complessità globale, che coinvolge ed involve ogni aspetto ed esperienza della vita moderna, anche la famiglia viene investita da profondi mutamenti.

Oggi più che mai essa lamenta grossi disagi, manifesta segni (sempre più spesso violenti) di malessere, appare disorganizzata e destrutturata, assolutamente confusa.

Partendo dal presupposto che la famiglia è una relazione sociale piena che muta forma a seconda dell’esperienza e dei progetti di vita di ciascun individuo,consideriamo “la famiglia contemporanea come un sistema vivente, altamente complesso, differenziato e a confini variabili, in cui si realizza quell’esperienza vitale specifica che è fondamentale per la strutturazione dell’individuo come persona, cioè come individuo in relazione (essere relazionale), nelle sue determinazioni di genere e di età, quindi nei rapporti fra i sessi e le generazioni”.

La difficoltà esistenziale nella gestione quotidiana porta gli individui ad una continua tensione, tensione dovuta anche alla fortissima competitività su cui si basano molti rapporti sociali e lavorativi, i modelli culturali che si impongono poi si basano sul successo ad ogni costo e senza scrupoli, per cui alla fine l’individuo si ritrova stretto tra una realtà macrosociale difficile da affrontare e da superare ed una famiglia che non è più capace di dare certezze e stabilità. In questo modo la via “più semplice” è quella di scaricare le frustrazioni sui più deboli come donne e bambini, o come succede allo stadio sugli altri un nemico che non conosco ma lo percepisco come il mio concorrente sociale.

Quale ruolo della scuola ?

Formare uno studente è chiaramente lo scopo principale dell’insegnamento scolastico, e per formazione è inteso l’apporto allo studente di conoscenze e capacità basilari per la creazione di un proprio senso critico, fondamentale per condurre una vita attiva nella società, quindi vantaggiosa per la stessa.

La scuola è una palestra formativa e orientativa insostituibile, perché insegnare non è solo trasmettere il sapere, ma anche stimolare lo studente a conoscersi, a costruire il suo sapere, a trovare un efficace metodo di studio, a costruirsi capacità decisionali, a convivere con il nuovo, a conoscere i cambiamenti della società sapendoli affrontare, insomma ad auto-orientarsi. Orientativo è fare esperienze, acquisire un metodo per procedere, per cavarsela da soli, per imparare ad imparare.

Oggi però stiamo assistendo a processi di riforme scolastiche, che influenzate da scelte politiche di risparmio e dalle esigenze del mercato del lavoro, trascurano questo tipo di formazione.

Quindi il ruolo della Famiglia e della scuola è di fornire una formazione, con la quale i nostri figli potranno in futuro affrontare la società criticamente e autonomamente.

Questo oggi non sembra essere stato mantenuto, anzi sembra che i nostri figli siano facile preda di indottrinamenti di qualsiasi tipo e credo.

Con il termine nostri figli intendo le giovani generazioni, i cittadini di domani, quelli che dovranno guidare il paese in futuro, ma come faranno a guidare una società se non sono in grado di guidare loro stessi?

Il disagio sociale non è un problema dei singoli, ma è un problema sociale (di tutti noi).

Domandarsi il perché non siamo più capaci di affrontare razionalmente le relazioni sociali, e la prima domanda per poter trovare un percorso alternativo prima che si arrivi a un punto di non ritorno.

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Maximilien Rubel. Zio Karl era Buono, i Marxisti no

Posted by ernestoscontento su gennaio 13, 2007

Maximilien Rubel

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 16/01/2007

“Maximilien Rubel (morto a novant’anni il 28 febbraio del 1996) decise di occuparsi di Marx, al quale si sarebbe poi dedicato tutta la vita, allorquando, durante l’Occupazione, si trovò a tradurre in tedesco degli appelli alla diserzione, che contenevano alcuni riferimenti a Marx, destinati ai soldati della Wermacht. Questo erudito, il quale sarebbe diventato uno dei migliori conoscitori di un pensatore più celebre che letto, opponeva Marx al ‘marxismo’”. …
Nicolas Weill, “le Monde”, 2 giugno 2.000

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Maximilien Rubel ha dedicato la sua tesi universitaria di dottorato a Marx. Nel 1959 ha fondato la rivista Etudes de marxologie. Ha inoltre partecipato al “Groupe communiste de conseils”, gruppo che ha curato – dal 1962 – la pubblicazione della rivista Cahiers de discussion pour le socialisme des conseils.
Rubel ha curato l’edizione delle opere di Marx presso l’editrice francese La Pléiade, traducendo tra l’altro numerosi testi di Marx fino ad allora inediti in francese.
La tesi fondamentale di Rubel è che il cosiddetto “marxismo” non era che un grosso fraintendimento del pensiero originario di Marx. Era solito affermare: «Non ascoltate i marxisti, leggete Marx!».
Maximilien Rubel, ebreo, era nato nel 1905 a Czemowitz, la «piccola Vienna» dell’AustriaUngheria. Trasformato in cittadino romeno dal crollo dell’impero, s’era trasferito saggiamente a Parigi nel 1931, quando l’antisemitismo aveva cominciato a farsi minaccioso e a perdere quel suo aspetto involontariamente comico, da «socialismo degl’imbecilli», come lo canzonavano a Vienna.
Tradotta in italiano “Marx critico del marxismo (Cappelli, 1981)”.
E si scopre che l’autore del «Capitale» in fin dei conti non era marxista
Rubel scopre Marx e, pochi anni dopo, nel 1948, enuncia la sua interpretazione etica del marxismo: “L’attualità di Marx non sta tanto nel valore scientifico, dunque relativo e discutibile, della sua teoria economica, quanto nella validità etica della sua critica radicale delle istituzioni sociali che impediscono il pieno e libero sviluppo di ciascuno e, di conseguenza, dell’umanità”. Per etica intendeva un insieme di ragioni di vita, di valori condivisi e di norme per l’azione, coerenti con un fine prefissato; la dimensione etica della critica sociale e politica di Marx andava ricercata nella sua conformità al fine della costruzione del socialismo.

Il presupposto spinoziano ed etico introdotto da Rubel apriva strade nuove che cozzavano contro il conformismo marxista prevalente. Egli dava risalto all’importanza e all’attualità di tre critici ottocenteschi del sistema hegeliano: Kierkegaard, Nietzsche e lo stesso Marx.

Il primo aveva segnalato la mancanza di elementi etici nel sistema di Hegel, poiché l’agire umano era sottomesso allo sviluppo dello spirito.

Nietzsche si era opposto allo storicismo hegeliano scagliandosi contro l’onnipotenza attribuita alla storia e, quindi, la conseguente sottomissione dell’uomo al fatto compiuto: aveva esortato l’uomo all’azione nel mondo, a una storia che fosse al servizio della vita e dei valori vitali.

Marx, infine, aveva affermato la necessità dell’intervento cosciente degli uomini nella storia, contrapponendosi a una dottrina che rendeva gli uomini strumenti di una “sostanza immateriale definita Spirito universale”.

Comunismo non era per Rubel il cancro moscovita, il Gulag, il sistema dei passaporti, lo sterminio dei kulaki e il Ghepeu, ma la parola di passo per accedere alle meraviglie del «socialismo etico», dell’utopia d’un mondo senza stato.
Per Rubel il danno lo aveva fatto prima Lenin e poi Stalin, interpretando a proprio uso e consumo e per i propri interessi le teorie di Marx.
Afferma Rubel, proprio perché teorie fatte da un uomo non potevano essere assunti come dogmi per guidare altri uomini.

La Dittatura del Proletariato era per Marx l’autocoscienza di se della classe operaia, che essendo classe sociale dominante ( nel senso di maggioranza Democratica ) applicava questa sua forza all’interno dello stato Democratico per far valere i propri diritti ( quindi dittatura della maggioranza che ottiene il maggior consenso Democratico).
Per ovviare a questo problema Lenin si inventa l’esempio del motore dicendo” in fondo anche il motore prima è stato pensato, poi costruito e non funzionava, ma oggi abbiamo la locomotiva”.
Quindi Lenin da il via ad una interpretazione di tipo ingegneristico meccanicio del pensiero di Marx, al fine di attuarlo.
Ma il pensiero di Marx trae le sua scienza dalla Filosofia e dalla scienza Economica.
Ora passi pure il concetto che le scienze filosofiche posso anche assumere un carattere non razionale, avendo a che fare con l’animo umano, il pensiero può anche essere debole sotto certi aspetti.

MA LE SCIENZE ECONOMICHE NO!

LE SCIENZE ECONOMICHE SONO DI TIPO EMPIRISTICO, STUDIANO FATTI REALMENTE ACCADUTI PER TROVARNE LE CAUSE. LE CAUSE INDIVIDUATE SERVONO COME STRUMENTO DI ANALISI PER POTER FARE IPOTESI IN PREVISIONE A BREVE TERMINE .

Gli economisti non sono Maghi, non possiedono la sfera di cristallo!!!!

Questa semplice riflessione doveva far capire subito che era una scienza utopica liberatrice delle masse proletarie.
La scienza di Marx doveva elevare le coscienze dei lavoratori salariati, che prendendo coscienza della loro condizione come massa sfruttata dal Capitale Borghese, quindi prendendo coscienza della loro condizione umana dovevano liberarsi dalle catene dell’alienazione.
Marx si prende il compito di dotarli dei necessari strumenti di analisi.
Il Paradosso!
Ma l’attuazione della sua scienza liberatrice delle masse proletarie si trasforma nel suo esatto contrario, una scienza di sottomissione delle stesse masse, che passavano dall’essere sfruttate dall’industria borghese a l’essere sfruttate dall’industria di Stato.

Paradosso nel paradosso, i Russi venivano sottomessi, e il tutto veniva fatto per la loro liberazione.
Per risolvere questo doppio PARADOSSO Lenin richiamerà la Dittatura del proletariato prevista da Marx (ma come abbiamo visto sopra aveva ben altre fini e intenzioni) per accelerare i tempi di attuazione ( Marx non dirà mai quanto tempo occorrerà per la realizzazione del fine, come poteva?) dell’idea che era diventato dogma (1) di conseguenza il principio teorico viene considerato assolutamente vero e di fondamentale importanza.
In sintesi Rubel ci dice che la scienza di K.Marx era la realizzazione di un’utopia (2) è in quanto tale non poteva essere assunta a dogma se non i mala fede.
Ecco perché rimango sconcertato oggi quando la seconda carica dello Stato Italiano, l’on Fausto Bertinotti, Presidente della Camera; in una intervista a Camere afferma “ Fidel Castro è una icona dell’America latina a Cuba una qualche forma di socialismo è stata realizzata”.
OGGI SAPPIAMO CHE TUTTI I PAESI CHE HANNO ADOTTATO IL COSIDETTO SOCIALISMO SCIENTIFICO NON SONO E NON POSSONO ESERE CONSIDERATI ATTUATORI DELLA SCIENZA DI K. MARX, CHE TUTTO AVREBBE VOLUTO TRANNE CHE SOTTOMETTERE LA CLASSE DOMINANTE ,QUELLA DEI LAVORATORI SALARIATI.
Ecco perché affermazioni come quelle dell’intellettuale Sanguineti sull’odio di classe ,andrebbero controbattute con forza in una società Democratica.

Fosse solo per il rispetto di migliaia di esseri umani morti, per la volontaria è arbitraria interpretazione a fini personali di una scienza utopica, che tende a realizzare un mondo più equo e umano ma per l’uomo come essere libero da tutto e non sottomesso.

Forse un simile sogno non si realizzerà mai, perché per essere realizzato (ammesso che lo so voglia) richiede tempi lunghi e menti aperte al dialogo e al confronto. Implica questo si, una contrapposizione democratica fra classi sociali con interessi opposti, che ne rallentano inevitabilmente la realizzazione pratica.

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Approfondimenti e Note

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Dal Pci al socialismo europeo Un’autobiografia politica di Giorgio Napolitano

Posted by ernestoscontento su gennaio 12, 2007

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 Giorgio Napolitano

È il primo presidente della Repubblica ad aver servito ai tavoli di una festa dell´Unità. Ancora l´anno scorso, a Roma. Il primo a potersi fregiare di una targa ricordo della sua sezione per i 50 anni di iscrizione al «Partito». Pci, Pds, infine Ds: un percorso senza strappi, abiure o colpi di spugna. Giorgio Napolitano non ha mai rinnegato di essere stato comunista ed è salito sul Colle senza rinnegare un solo giorno della sua storia. «Dal Pci al Socialismo europeo», come recita il titolo della sue recente autobiografia.

A lungo Napolitano è stato il ministro degli esteri “ombra” del Pci, tessendo la rete dei rapporti diplomatici con i governi occidentali e con le forze socialdemocratiche, dal primo incontro fra Berlinguer e Willy Brandt all´ingresso del Pds nell´Internazionale e nel partito del socialismo europeo.

Minoranza sospetta del comunismo italiano, a lungo, nella ostinazione di un´eresia riformista, finché nel 2001 al congresso di Pesaro Piero Fassino lo ha indicato come il «compagno che aveva avuto ragione prima». Prima della caduta del muro, ma anche prima che si sgretolasse la convinzione che la “differenza”, etica e politica, del Partito comunista italiano sarebbe stata la sua salvezza.

Il nuovo presidente, però, non è un profeta.

E non ha mai amato le fughe in avanti: nel 1956 non ha condannato pubblicamente l´invasione sovietica dell´Ungheria, il che avrebbe significato porsi fuori dal partito.

Salvo, dagli anni ´70, appoggiare con convinzione l´affrancamento del Pci da Mosca. Senza nulla omettere, ma ammettendo i propri errori. Il giorno prima della sua elezione, intervistato dal Tg1, si è descritto così:

«Nel vecchio Pci si sono confrontate posizioni diverse e quelle che ho via via cercato di esprimere e di sostenere erano quelle che volevano una evoluzione profonda di quel partito, l’apertura verso l’occidente e verso l’Europa e l’impegno conseguente per una dialettica democratica che conducesse all’alternanza nel governo del paese. Questo significa nella sostanza la linea che ho seguito e il rifiuto di ogni massimalismo ed estremismo».

Una linea che gli ha permesso di lasciare senza rimpianti il Pci per il nuovo partito perché lì stava l´orizzonte riformista ancora da conquistare e lì, nel socialismo europeo, un approdo.

Indice completo

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Ahi serva Italia. Un appello ai miei concittadini

Posted by ernestoscontento su dicembre 8, 2006

Titolo: Ahi serva Italia. Un appello ai miei concittadini
• Autore: Sylos Labini Paolo
• Curato da Petrini R.
• Editore: Laterza
• Edizione: 3
• Data di Pubblicazione: 2006
• Collana: Saggi tascabili Laterza
• ISBN: 8842079758
• Pagine: XXIV-165
• Reparto: Economia e fisco

“Il discorso è angoscioso, ma mi sembra giusto farlo, dal momento che sulla questione ho riflettuto molto e riguarda noi tutti. Perché siamo caduti così in basso? Non per orgoglio né per presunzione, ma per “disperazione sociale” mi rivolgo ai miei concittadini per esortarli a fare uno spietato esame critico della coscienza civile evitando ogni formula consolatoria. E’ la premessa per uscire dall’abisso.”

Un uomo e un intellettuale che è stato grande protagonista del dibattito pubblico passa a tutti gli Italiani il suo testimone, in pagine memorabili e di raro impegno. Paolo Sylos Labini, uno dei maggiori intellettuali italiani, è considerato economista di fama mondiale.

Indice
Prefazione di Roberto Petrini – Premessa – 1. Ahi serva Italia, di dolore ostello! – 2. Risalire dall’abisso – 3. L’urlo di Munch – 4. I cattolici per bene e Suadela – 5. Un paese di camerieri – 6. L’autostima, l’onore, la dignità e l’amor patrio – 7. C’è speranza? Il Rinascimento, il Risorgimento e la Resistenza – 8. Liberiamoci di Machiavelli e Marx – 9. Lo spettro dell’Argentina – 10. L’opposizione – 11. Appunti programmatici per il futuro prossimo – 12. Lo sviluppo e la miseria – 13. Quattro grandi utopie – Conclusioni – Ringraziamenti – Riferimenti bibliografici.

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In memoriam

Presentazione di Andrea Camilleri

Casa Editrice Laterza, Roma, 9 marzo 2006
(Il testo che segue è stato pubblicato su La primavera di MicroMega, n.6, 6/4/2006)

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I Riformisti e il metodo

Posted by ernestoscontento su novembre 12, 2006

Post: Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 15/11/2006

Dalle discussioni sui vari blog, emerge che fondamentale manca il senso civico che ognuno di noi deve avere, la materia deve essere insegnato, fin dalle scuole elementari (senso civico = Responsabilità Pubblica). Questa forma educativa manca alla maggioranza degli italiani, quindi,ogni popolo, a la classe politica che si merita….

I MALI DELLA POLITICA SONO LO SPECCHIO DELLA SOCIETA’ .

MA E’ PROPRIO COSI’???

FORSE IN PARTE!!!!
Quindi io volevo spostare l’attenzione su un metodo….in questi giorni ho riletto “Il filo della Ragione” edizione RESET.

Dove vi sono riportati due saggi uno di Dario Antiseri e l’altro di Ralf Gustav Dahrendorf.
In Particolare mi ha colpito quello di Antiseri sulla razionalità del pensiero….è il metodo razionale che esiste fra lo scienziato è il politico…..

In sintesi lo scienziato agisce sempre per trovare le falsificazioni…nel senso che anche quando una scoperta sembra certa e incontrovertibile non si da mai per scontato che essa è certa e, si lavora per trovarvi le falsificazioni….quindi la scienza progredisce dai suoi errori essendo sempre alla ricerca delle falsificazioni…naturalmente lo fa sempre partendo da dai dati precedenti.
Antisieri riporta il metodo sul pensiero delle idee politiche ( la teoria non e sua ma di Karl Popper)
Quindi afferma, che per progredire bisogna ricercare la falsificazione e cambiare….quindi bisogna essere Riformisti in politica.

Ma qui lui divide i riformisti in due categorie i costruttivisti e gli intelligenti.
I costrutivisti sono coloro che tendono a riformare la società partendo dal presupposto di attuare una ingegneria sociale per modificare la società e l’uomo….abbandonando il campo della conoscenza che dovrebbe venire dalle esperienze passate ( in somma sono anche utopisti).

Purtroppo dice Antiseri questo tipo di riformisti non si preoccupa di verificare la falsificazione della teoria con le esperienze del passato.
I Riformisti intelligenti invece partono dal presupposto che la natura umana non è modificabile nei suoi valori naturali;quindi elaborano teorie politiche partendo da questo presupposto….ma ne cercano la falsificazione, attingendo dall’esperienza e, dalle ricerche del passato universalmente riconosciute idonee dalla comunità.
In sostanza I riformisti intelligenti operano come gli scienziati Idea e attivazione del progetto idea, verificano le falsificazioni.

Le Falsificazioni l’errore umanamente possibile,la ricercaavviene partendo dalla base delle conoscenze attuali .

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Approfondimenti:

Dizionario Filosofico – Relativismo
Relativismo, dal latino relatus (“riferire”, “far riferimento”). La corrente filosofica sostenente che non vi sono verità assolute che traggano giustificazioni solamente dal proprio significato ma che in realtà ogni verità è tale solo in relazione a qualcosa con la quale ha un rapporto.
Relativismo e “società aperta”

Nel pensiero di Karl Popper e della corrente che sviluppa la sua filosofia,

«tutta la conoscenza rimane fallibile, congetturale. Non esiste nessuna giustificazione, compresa, beninteso, nessuna giustificazione definitiva di una confutazione. Tuttavia, noi impariamo attraverso confutazioni, cioè attraverso l’eliminazione di errori . La scienza è fallibile perché la scienza è umana.»

«La società aperta è aperta a più valori, a più visioni del mondo filosofiche e a più fedi religiose, ad una molteplicità di proposte per la soluzione di problemi concreti e alla maggior quantità di critica. La società aperta è aperta al maggior numero possibile di idee e ideali differenti, e magari contrastanti. Ma, pena la sua autodissoluzione, non di tutti: la società aperta è chiusa solo agli intolleranti.»

(Karl R. Popper, La società aperta e i suoi nemici, Vol. I, Platone totalitario, dalla IV di copertina.)

Notevole danno ha prodotto, secondo Popper, il pensiero marxista e il materialismo: un pensiero che contraddice il canone principale della ricerca scientifica, che è quello di accettare le confutazioni.

Molta della tradizione marxista si è configurata, infatti, come
«una specie di sala operatoria in cui è stata praticata tutta una serie di operazioni di plastica facciale (iniezione di ipotesi ad hoc) alla teoria lacerata dalle confutazioni fattuali.»
«Il marxismo, oggi, non è più scienza; e non lo è poiché ha infranto la regola metodologica per la quale noi dobbiamo accettare la falsificazione, ed ha immunizzato sé stesso contro le più clamorose confutazioni delle sue predizioni»

(Karl R. Popper, La società aperta e i suoi nemici, vol. II, Hegel e Marx falsi profeti, dalla IV di copertina.)
Questa idea popperiana della società aperta si è poi sviluppata, in alcuni pensatori, nel fatto che una società democratica, libera, aperta deve essere legata al relativismo inteso come rifiuto di ogni verità oggettiva: la pretesa di conoscere una verità condurrebbe alla società chiusa e autoritaria.

Altri invece obiettano a quest’ultimi che le libertà civili e politiche, lungi dall’essere fondate sulla relatività delle nostre conoscenze, devono ricondursi alla dignità intrinseca della persona umana, che permane quale che sia la verità o non verità delle idee e delle convinzioni di ciascuno e che assicura a tutti il diritto di far valere tali idee e convinzioni in ambito sociale e politico:
«Non c’è bisogno per fondare la democrazia di rifarsi al relativismo etico: basta invece riferirsi alla dignità della persona.»
Nel dibattito se esista o meno una verità sull’uomo, si gioca quella costruzione che ha come fondamento oggettivo quei diritti umani inviolabili che sono alla base del moderno stato di diritto.

Senza verità sull’uomo, dicono gli oppositori del relativismo, è difficile costruire una linea di resistenza concettualmente robusta e fondata nei confronti delle derive autoritarie o anche totalitarie.

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Approfondimenti Link:

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Ti ricordi di Jan Palac

Posted by ernestoscontento su ottobre 26, 2006

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Jan Palac eroe della primavera di Praga

“Poiché i nostri popoli sono sull’orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo.
Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa.
Poiché ho avuto l’onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana.
Noi esigiamo l’abolizione della censura e la proibizione di Zprav (giornale delle forze di occupazione sovietiche). Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s’infiammerà”.
Firmato: la torcia numero uno.
Jan Palac

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“La storia fatta di silenzi, di falsificazioni, di mistificazioni, non è maestra di vita…”

Ogni dieci anni ci si ricorda di Jan Palach. E’ la truffa degli anniversari, delle commemorazioni, è l’occasione per rifare i conti col passato facendolo aderire, se possibile, alle convenienze del presente.Jan Palach era uno studente di Praga che oltre trent’anni fa si diede fuoco in piazza San Venceslao. Morì dopo 3 giorni di agonia. Aveva 21 anni. Da cinque mesi, le truppe del Patto di Varsavia occupavano la Cecoslovacchia, il paese della Primavera di Praga.

Anche la biografia di Jan Palach offriva qualche sorpresa. Aveva studiato per sei mesi in Unione Sovietica, intendeva laurearsi in filosofia con una tesi su Marx e la Terza Internazionale. Il gruppo politico clandestino di cui faceva parte non era “anticomunista”, non chiedeva nemmeno il ritiro delle truppe del Patto di Varsavia.

Chiedeva la fine della censura sulla stampa e il divieto di pubblicazione per il giornale dell’esercito occupante. Anche per questo, quel suicidio è divenuto il simbolo di un popolo umiliato, eppure capace di non rassegnarsi. Il carattere della Resistenza fu a volte segnato dalla disperazione, più spesso ironico, tramite forme di lotta non violente come lo sciopero della fame e tattiche di guerriglia pacifica: qualcuno ricorderà le immagini dei cartelli segnaletici che venivano tolti dalle strade, per confondere i carri armati.

Come fosse vissuta quella Primavera, lo ha scritto Milan Kundera nell’Insostenibile leggerezza dell’essere: una “vertigine” umana e politica, un soffio di libertà, la sensazione di ebbrezza derivata da grandi cambiamenti politici – il comunismo dal volto umano
– che coinvolgevano tanti giovani. Senza quella vertigine non si può spiegare il senso del gesto di Jan Palach, la disperazione sua e di tanti altri, l’invincibile spinta a diventare simbolo.

Io sono nato il 22/01/1959 avevo 10 anni quando Jan Palac si diede fuoco,non ricordo molto di allora ma ricordo che negli anni succesivi il suo nome era spesso fatto dai ragazzi più grandi di me nelle riunioni del circolo che frequentavo all’ora….

MA RICORDO BENE CHE NESUNO DEGLI ANZIANI DIRIGENTI DELLA ADIACENTE SEZIONE DEL P.C.I. CHE FREQUENTAVO GRADIVA CERTI ARGOMENTI.

IO NON HO MAI SENTITO NESSUNO DIRE CHE JAN PALAC ERA UN EROE CHE SI ERA BATTUTO PER LA LIBERTA’.

ALLORA MI DOMANDO MA I RAGAZZI CHE STANNO MANIFESTANDO IN UNGHERIA SONO DAVVERO FASCISTI!!!!!!(USARE IL TERMINE ESTREMISTI DI DESTRA IN ITALIA EQUILALE A FASCISTA)

ernesto scontento


Approfondimenti:

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La Pura Della Critica

Posted by ernestoscontento su ottobre 25, 2006


Libertà di pensiero,di parola, di opinione, di culto,concetti come fratellanza e uguaglianza sembrano valori condivisi e universali…ma lo sono?

PERCHÉ RINASCE LA PAURA DELLA CRITICA?

Interessante articolo di Francesco Merlo su Diario di Repubblica
In Estratto:

Adesso che a Castel Gandolfo il gallo ha cantato tre volte e il Sommo Pontefice ha definitivamente rinnegato il suo ignaro imperatore bizantino, adesso che il Papa tedesco ha solennemente ritrattato e ha chiesto personalmente scusa agli ambasciatori dei paesi musulmani, adesso sì che abbiamo la prova che la paura dell’Islam limita la nostra libertà di espressione.
Il terrorismo dell’Islam fondamentalista,infatti, o ci manda in distorsione,come nel caso clamoroso ed esemplare di Oriana Fallaci, oppure ci costringe a fingere che la ferocia del maomettismo sia solo una caduta di stile del monarca di Costantinopoli Manuele II Paleologo. O trasforma la libertà di espressione in invettiva o ci convince opportunisticamente a relegare l’attualissima ferocia, gli sgozzamenti e i kamikaze tra le citazioni di storia medievale.
Insomma succede che davanti al fondamentalismo islamico, l’Occidente o sacrifica il tempo pacato della riflessione all’isteria, ai giudizi sommari e alla deformazione dell’avversario, o si mette a fare il demagogo terzomondista, nega l’evidenza della rabbia etnica di certi stupri nelle nostre città, glissa sul livello altissimo del fanatismo di piazza, sottovaluta la portata del terrorismo e la minaccia degli Stati teocratici,si rifugia nell’eccesso del politicamentecorretto, nel gioco infantile dell’etnologo dilettante, del falso rispetto, con l’idea arrendevole che per onorare le altrui identità bisogna perdere di vista o limitare la nostra libertà di espressione.

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Ma ci sono alcune cose che mia hanno colpito nella trasmissione di Porta a Porta del 23/10/2006 sul velo delle donne Islamiche, dove erano presenti al dibattito Daniela Santanchè e l’imam di Segrate.
Ma soprattutto questo incontro è servito per capire alcune cose…

la prima è che L’imam di Segrate è tornato sui suoi passi precisando di non aver emesso alcuna fatwa nei confronti della Santanchè, la cosa ci fa piacere ma riteniamo che in uno stato di diritto come il nostro il solo aver pensato una cosa simili debba far riflettere….. NON SIAMO NOI OSPITI IN CASA NOSTRA MA LUI !!!!!
Chiarito questo, o veniamo alla seconda, nello studio c’erano altre persone di origine Islamica noto con piacere che esiste anche un Islam moderno e moderato, le differenze di interpretazione del corano erano evidenti..

La Terza, quella a mio avviso più importante ed oggetto della riflessione è quella sull’atteggiamento della ragazza Islamica che indossava il velo nel rispetto del Corano ( secondo la sua interpretazione più Radicale) .
La Riflessione nasce dal fatto che questa ragazza è priva di idee proprie!!!!
Infatti di fronte ad un filmato sulla lapidazione di una donna accusata in Iran dai fondamentalisti Islamici di atti sessuali impuri secondo la loro interpretazione del corano….questa ragazza non sapeva cosa dire!!!!!
Anzi si è cimentata in una interpretazione sul vecchio testamento dove veniva riportato per lo stesso reato la lapidazione….senza sapere ma vespa glielo a fatto notare che sono 2006 anni che esiste il nuovo testamento è che quella pratica non esiste più nel cristianesimo ricordandogli la frase di Gesù Cristo “ chi è senza peccato lanci la prima pietra”.

Questa lunga premessa era necessaria per capire una cosa fondamentale….per quella ragazza in studio e aderente all’Islam radicale il concetto di critica e inesistente…nel senso che non esiste nel suo modo di essere… ma soprattutto nega l’uso della ragione in senso critico.
Noi Occidentali abbiamo avuto L’illuminismo il Romanticismo il Rinascimento dove abbiamo messo in discussione anche la chiesa….Siamo i custodi dello stato Laico e Democratico…delle Libertà individuali.

Noi progrediamo perché facciamo della critica lo strumento fondamentale di confronto, NOI ACETTIAMO LA PLURALITA’ DI IDEE…..NOI PERMETTIAMO IL LIBERO CONFRONTO SU PARAMETRI DI RECIPROCITA’!!!!!

L’OCCIDENTE A UNA CULTURA DIVERSA CHE VA VERSO L’INDIVIDUO RELEGANDO ALLA CRITICA COSTRUTTIVA E ALL’ACCETTAZIONE DELLA DIVERSITA’ LO SVILUPPO CULTURALE DEL SUO POPOLO.

Noi viviamo in società Democratiche che sono imperfette!!!! Ma abbiamo la consapevolezza della loro imperfezione….è facciamo della Tolleranza uno strummento fondamentale di convivenza.

Quindi non è tanto la diversità di religione a dividere l’occidente da l’oriente…ma il suo diverso percorso culturale.

Come si sa non è solo il Papa ad essere stato minacciato ma viene minacciato chiunque osi criticare il Corano o i valori dell’Islam…anche se lo fa con il dovuto rispetto.

ernesto scontento


Approfondimeni:

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La Grande Bugia

Posted by ernestoscontento su ottobre 20, 2006

“La storia fatta di silenzi, di falsificazioni, di mistificazioni, non è maestra di vita…”

Post: Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 13/11/2006
Lunedì 16 Ottobre 2006 a Reggio Emilia non c’è stato un grande esempio di Democrazia!!!!
Perché????

Gianpaolo Pansa noto giornalista, era li per presentare il suo nuovo libro La Grande Bugia, durante la presentazione alcuni ragazzi della sinistra radicale sono entrati è con la prepotenza anno preso la parola minacciando anche alcuni ex partigiani che erano presenti è che dissentivano dall’evento in atto!!!! Sembra anche che con alcuni ragazzi presenti in sala siano volati spintoni e calci.

MA LE DOMANDE CHE MI PONGO SONO DUE:

1 – Perché si deve avere paura di un libro?
2 – Ma quello che Pansa sta scrivendo sarà la verità?

Confesso, dei libri di Pansa che trattano questo argomento io ho letto Il Sangue dei Vinti e sto leggendo la Grande Bugia, non ho invece letto Sconosciuto e i Figli delle Aquile ma mi prometto di farlo a breve.
Ma veniamo alle domande che mi sono posto….

  • La prima per me a una sola risposta. chi combatte i libri, espressione della pluralità delle idee e di vedute diverse usando la prepotenza, mira solo alla formazione del pensiero unico non avendo argomenti di critica da contrapporre.
  • La seconda domanda non è facile ….implica un ragionamento e una ricerca storica dettagliata e competente….ma io da uomo della strada da un pò di tempo sto facendo una domanda alle persone che conosco…. Che è la seguente!!!

“ MA TU QUANDO SEI ANDATO A SCUOLA IN PARTICOLARE ALLA SCUOLA DELL’OBBLIGO CHE DEVE FORMARE LA MAGGIORANZA DEI CITTADINI AI MAI SENTITO O LETTO SUI LIBRI DI TESTO DELLE FOIBE????

Le risposte sono quasi tutte univoche, no io ho saputo delle foibe dopo aver visto il film mandato in onda dalla RAI.

Oggi o posto la stessa domanda sul blog di Beppe grillo

Post. Un futuro da mendicanti, ernesto scontento 20.10.06 13:03

Ricevo questi due commenti di risposta:
Mauro Bellaspica 20.10.06 13:21
Socialismo internazionale e nazional socialismo sono la medesima cosa… spero comprenderai cosa intendo. Le ideologie conducono tutte alla strumentalizzazione delle masse per concretizzare il dispotismo di una ristretta cerchia di individui, che attraverso il terrore e l’impostura ne governeranno le vite.
Se ad esempio analizzi i profili politici di Castro e Berlusconi, noterai tante affinità imprevedibili, che si sintetizzano nell’egemonia della concentrazione del potere: legislativo, governativo, giudiziario (da determinare nel caso comunista o da esautorare nel caso pseudo-liberista), economico (da condurre nel caso comunista, o da limitare attraverso il monopolio, o forme di carteggi che inficino la concorrenzialità nel caso “pseudo-liberista”), mediatico (TV di Stato nel caso comunista, o predominanza delle reti private personali e condizionamento di quelle pubbliche nel caso “pseudo-liberista”),…
Se analizzi con attenzione questi fattori ti renderai conto di quanto siano labili a volte le definizioni con cui ci si rappresenta, l’importante è che attraverso l’immagine stereotipata si riesca a gestire il consenso ed il dissenso per i propri interessi di dominio. I fattori principali per conseguire il quale sono: l’ignoranza (da ottenere con l’assenza di istruzione, o la mistificazione della verità ed il plagio delle menti e l’istupidimento dando risaltando attraverso i media elementi amenti e superficiali) e la paura (da ottenere con la repressione violenta, o con la minaccia di ritorsioni gravi sulla propria vita)…
I dittatori di qualunque estrazione adottano questi metodi: rossi o neri, non è il colore a distinguerli, ma il predominio. L’unico elemento che si oppone a questa condizione egemonica, è l’espressione consapevole della VOLONTà DI MOLTI: (democrazia vera).
Paolo Cicerone 20.10.06 13:33
Quando andavo a scuola io (anni 70 e 80) non una parola sulle foibe nei libri di testo (elementari, medie e superiori)

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Onestamente qualcosa non quadra e io qualche legittimo dubbio c’è lo…..intendiamoci nessuno vuole togliere nulla ALLA RESISTENZA ITALIANA….E per quanto mi riguarda più volte o scritto che io credo nei valori è nel testamento Democratico che Giotto Ciardi medaglia d’oro alla resistenza Italiana ha lasciato ai ragazzi delle scuole Livornesi negli anni 70.

MA IL FUTURO DI UNA NAZIONE NON SI SCRIVE SULLE BUGIE…. NEL BENE E NEL MALE SI SCRIVE SULLA VERITA’ !!!!! NOI SIAMO CIO CHE SIAMO E NON CIO CHE VOREMMO IDEALMENTE ESSERE.

La differenza è la nostra morale che altro non è che il risultato delle azioni che noi facciamo….vero spesso ci pentiamo di aver fatto certe cose….avremmo voluto non farle….MA NON POSSIAMO CANCELLARLE…POSSIAMO SOLO CHIEDERE SCUSA.

Ralf Gustav Dahrendorf nel suo libro Dopo la Democrazia scrive

“Per un Liberale è imprescindibile la Democrazia è lo stato di Diritto”

Lunedì 16 Ottobre 2006 a Reggio Emilia Democrazia e Stato di Diritto sono stati Calpestati da chi Democratico non è.

ernesto scontento


Approfondimenti:

  • Dal Coriere Della sera del 17/09/2006
    Reggio Emilia, pugni e schiaffi alla presentazione del libro. Lo scrittore: disonorate la Resistenza Skinhead di sinistra e partigiani, rissa per Pansa Calci e pugni, lo scrittore: disonorate la Resistenza
  • (19 ottobre, 2006) Corriere della Sera
    Intimidazioni e accuse di «rovescismo» per l’ autore di «La grande bugia» Caso Pansa, la critica non diventi una scomunica Vittorio Foa: «Imparo dai suoi libri, non minacciano la Resistenza»
  • (19 ottobre, 2006) Corriere della SeraFoa: dai libri di Pansa io imparo – Giampaolo Pansa mi ha insegnato tante cose che non sapevo e che ora so». Vittorio Foa, classe 1910, commenta il clima di scomunica e violenza che si sta creando attorno al libro la «Grande bugia».
  • (4 ottobre, 2006) Corriere della SeraCome leggere «LA GRANDE BUGIA», il nuovo saggio di Giampaolo Pansa sulle verità taciute della guerra civile LA RESISTENZA E I MITI DA SFATARE, La ricerca di legittimazione del Pci con la retorica della Resistenza

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Libri del Che

Posted by ernestoscontento su giugno 18, 2006


  • Titolo: Giustizia globale. Una visione alternativa alla globalizzazione e all’imperialismo

Descrizione:

Esiste un’alternativa alla globalizzazione selvaggia e al militarismo che stanno invadendo il pianeta? Forse la risposta si può trovare negli scritti di Ernesto Guevara compresi in questo volume: un discorso pronunciato in Algeria nel febbraio 1965, una lettera aperta al giornalista Quijano nel marzo dello stesso anno e infine il noto “Messaggio” alla Conferenza tricontinentale pubblicato nell’aprile 1967. Le parole del Che, seppure radicate nel momento storico in cui furono scritte, presentano la figura di un uomo colto e incisivo, ironico e appassionato, capace di formulare sottili analisi e lungimiranti teorie politiche.

  • “Una Visione alternativa alla globalizzazione e all’imperialismo”
  • “In questa lotta fino alla morte non ci sono frontiere,non possiamo restare indifferenti davanti a ciò che accade in qualunque parte del mondo”

CHE

Guevara andrebbe riletto e decontestualizzato…. si vedrà che era avanti e lucido per i suoi tempi.

I paesi socialisti devono mettere in conto il loro sacrificio economico per aiutare il terzo mondo” Discorso in Algeria

Guevara aveva intuito il problema della globalizzazione nel 1965.
Ma come sempre il problema è lo stesso!
Si riduce tutto al gioco degli egoismi…in fondo le nazioni sono guidate da uomini e rispondono agli uomini…è l’uomo e animale egoista per natura.

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  • Titolo: L’ economia

Descrizione:

Ispirandosi al Marx dei Manoscritti del 1844, che allora veniva riscoperto anche in Europa, il Che evita i dogmatismi, si autocritica e riconduce i temi della produzione economica alle questioni centrali del mutamento nella coscienza degli individui e delle contraddizioni della società post-rivoluzionaria. Forse è proprio nel Che economista che meglio si vede l’intreccio di utopia e realismo che rende unica la sua esperienza e il suo pensiero.

Sono molto affezionato a questo libro!

Il Perché?

Semplice nel 1980 ho deciso di fare l’imprenditore, quindi mi sono posto alcune domande:

  • il mio ruolo di imprenditore e compatibile con i miei valori?
  • come posso essere un imprenditore e continuare a guardare a sinistra?
  • quale deve essere il mio rapporto con i miei collaboratori?
  • quale modello di produzione devo adottare cercando di non alienare l’uomo?

Ecco queste sono state alcune domande che mi sono fatto!
Io le risposte e i miei equilibri di uomo, li ho trovati in questo libro!
Basta togliere la parola rivoluzionario e questo piccolo manuale economico diventa un aiuto importante per chi si pone alcune domande come le mie.

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