ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

Archive for the ‘Democrazia’ Category

Stipendi d’oro per i politici trombati

Posted by ernestoscontento su luglio 12, 2008

Fonte: Il Tempo.it

Il lavoro lo trova uno su Cento.
Fuori dal Parlamento, ma pur sempre con un lavoro sicuro alle spalle. Così, Pier Paolo Cento, ex deputato dei Verdi, ex senatore, ex sottosegretario del governo Prodi, dopo la clamorosa debacle elettorale ha trovato un «nuovo» lavoro.

Si tratta di un contratto di collaborazione a progetto siglato il 13 giugno (ma esecutivo dal primo luglio), con la società regionale Azienda Strade Lazio spa. E già, all’interno di quella che si può definire l’Anas regionale, Paolo Cento darà il suo contributo «all’analisi, lo studio e all’individuazione delle azioni e delle problematiche in materia di compatibilità ambientale».

Il contratto, della durata di un anno, prevede un compenso di sessantamila euro, da corrispondere in 11 rate mensili di 5 mila euro ciascuna.

Ma per fare cosa?

E soprattutto, come si è arrivati a scegliere Paolo Cento per questo incarico?

Il progetto, che rientra nell’ambito organizzativo della società, si chiama: «Analisi e Procedure sulla compatibilità ambientale paesaggistica».

Di per sé non dice molto. Per scoprirlo occorre leggere attentamente il contratto. Ecco allora che «il Collaboratore deve effettuare una ricognizione di tutti gli interventi e le azioni sulla rete viaria regionale e, in relazione ad essi, assista e supporti l’Area Attività della Presidenza, nell’esaminare e individuare eventuali soluzioni, programmare e pianificare le relative attività, ogni qual volta sorgano, tanto internamente che per iniziativa di soggetti terzi, problematiche e questioni connesse con il tema della “compatibilità ambientale e paesaggistica”; sulla base di tale attività, il neo collaboratore Paolo Cento dovrà effettuare uno studio dove «siano individuati e descritti i problemi di natura tecnica, amministrativa, legale o organizzativa…tanto che essi riguardino la struttura interna dell’azienda (individuazione degli uffici interessati, rispettive competenze, proposte di modifiche organizzative, ecc), tanto che essi provengano da soggetti esterni (iniziative e azioni di enti locali, associazioni e movimenti ambientalisti, comitati locali, strutture pubbliche e private in genere), che siano quindi «suggerite le possibili soluzioni, azioni o iniziative utili per far fronte ai problemi individuati».

Capire quindi gli uffici e le competenze in materia ambientale e paesaggistica dell’Astral sarà la «mission» dell’ex sottosegretario, così come interloquire e magari risolvere le controversie ambientali con comitati e movimenti di settore. Ma perché lui? L’azienda motiva la decisione «dopo aver esaminato i curricula vitae in suo possesso» (quanti curricula sono arrivati per questo incarico?), mentre è Cento stesso che dichiara «di essere in possesso della professionalità necessaria e che intende, pertanto, accettare l’incarico…». Autoreferenza, insomma. Ovviamente l’ex leader dei Verdi non ha alcun rapporto di subordinazione, né vincoli di orari. Le spese per lo svolgimento della sua attività verranno regolarmente rimborsate, al di là dei 5 mila euro al mese.

Altri articoli sull’inchiesta “politici trombati” del Tempo.it

Riflessione minima:

Mentre l’Italia sta attraversando una delle peggiori crisi dal dopoguerra, la classe dirigente non perde occasione per non smentirsi, non sono le ragioni del socialismo liberal democratico che sono venute meno ” quelle sono valide ed attualia ancora oggi” MA E’ LA NOSTRA LEADERSCHIP CHE NON E’ PIU’ SOCIALISTA, ORMAI DA MOLTO TEMPO A PERSO IL SENSO PIU’ PROFONDO DI COSA VOGLIA DIRE POLITICA CHE OGGI DOVREBBE ESSERE PIU’ DI IERI “POLIETICA” NEL SENSO DI UNA LETTURA DEI FATTI REALI, E DELLA SUA PERSECUZIONE CON “MEZZI E FINI” PROCLAMATI.

Ma con questi esempi, come è possibile richiamare alla responsbilità sociale verso la comunità il Capitale, che di per se da che mondo è mondo cerca sempre una remunerazione a discapito del suo antagonista di sempre la forza lavoro ( altrimenti che cosa ci farebbero nel solito partito Colaninno e l’operaio della ThyssenKrupp).

E’ altrettanto chiaro che chi sà di non poter essere di esempio per sopravvivere…….. fa ancora leva sull’odio di classe (anche i ricchi devono piangere) ma purtroppo qui piangono solo i lavoratori, i pensionati e i precari, ridono solo gli industriali che operano sulla leva finanziaria, e i politici che non temono disoccupazione (anzi per loro un posto ben remunerato si trova sempre, in barba al merito).

CHI RAPPRENSENTA CHI IN QUESTO SCENARIO POLITICO?

Ci pensino bene le molti associazioni e fondazioni che stanno nascendo dentro il PD, perchè questo momento potrebbe essere l’ultima occasione per differenziarsi dal come fan tutti.

Annunci

Posted in Democrazia, Opinioni, P.D., Politica, Reset | Commenti disabilitati su Stipendi d’oro per i politici trombati

Fidel Castro il dittatore senza se e senza ma

Posted by ernestoscontento su febbraio 20, 2008

Fidel Castro si è dimesso da presidente e comandante in capo della repubblica cubana.

Tutto intorno a Fidel Castro ha assunto, nel bene e nel male, il contorno del mito.

Ancor più per un presidente ininterrottamente al potere da ben 48, quasi mezzo secolo.

Come il numero impressionante degli suoi attentati per ucciderlo ben 638.

Ma la sua fama è soprattutto basata sulla sua capacità di resistere vittoriosamente ai ripetuti tentativi compiuti o sponsorizzati dal governo di Washington per mettere fine al suo potere.

Da John. F. Kennedy a George W. Bush, praticamente tutti i Presidenti americani hanno dovuto constatare il fallimento delle loro politiche: sia di quelle basate sulle sanzioni economiche, sia di quelle che appoggiavano tentativi insurrezionali, colpi di stato o attentati contro il leader cubano.

Molti pensavano che la sua malattia avrebbe segnato la rapida fine del regime comunista a Cuba.

Ma lui è lì nella sua Cuba a testimoniare che i potenti presidenti americani passano, il mondo cambia, e se anche la storia ha portato via Giovanni XXIII (che lo scomunicò) e travolto l’Unione Sovietica e le sfilate oceaniche sulla Piazza Rossa, il Muro di Berlino e quant’altro, la Revolucion di Fidel resiste.

Per il resto tutto è cambiato anche a Cuba. Dove, nonostante tutto però, il lìder è ancora amatissimo. Sarà perché a Cuba l’analfabetizzazione non esiste, il tasso di mortalità dei bambini è il più basso della regione e la sanità pubblica, come ha testimoniato la scottante inchiesta di Michael Moore, Sicko, è estesa a tutti e fra le migliori al mondo. Luci, volute da Fidel, e degno contorno della sua storia.

Ma c’è un tarlo che la offusca e la riempie di tantissime ombre per un uomo che si ritiene libero e Democratico e che non può accettare:

– che la libertà di espressione resta un sogno nell’isola,

– il rispetto dei diritti umani siano solo una chimera,

– i detenuti per reati politici e d’opinione riempiono le carceri,

– la pluralità di voto la scelta della propria classe dirigente è un sogno non realizzabile,

L’utilizzo di internet è proibito, perché non si devono avere contatti con il mondo esterno, la corruzione è alta cosi come la prostituzione che viene tollerata, la vendita del corpo sfama e chi sopravvive sopporta.

Certo va detto che l’economia, dopo il crollo della storica alleata di sempre, l’Unione Sovietica, per i cubani è stata durissima.

I vari embarghi voluti dagli Stati Uniti hanno fatto il resto, nei confronti di una popolazione che però non ha mai dimostrato segni di sbandamento. Neppure davanti ai molti scandali, familiari e non solo, che circondano la figura del loro leader.

Ultimamente Castro, stringendo un’alleanza politico petrolifera con il Presidente venezuelano Chavez, era anche riuscito a superare l’ultima crisi economica cubana e a rilanciare l’ipotesi di una sorta di alleanza anti USA in America Latina.

Ma Forbes scrive che Fidel è ricchissimo e circondato da affaristi senza scrupoli.

Ma anche questo agli orgogliosissimi isolani forse fin qui non è importato granché: il lìder maximo è in fondo come la loro capitale L’Avana. Fatiscente e inefficiente, bella e trasognata nel suo equilibrio precario.

Si può amarla o detestarla, ma i cubani sono fierissimi della loro capitale, fissata per sempre nell’immaginario come la più bella delle americhe.

Con la sua giubba militare e la barba lunga Fidel è un simbolo per i cubani: caro quanto odioso.

Con la sua uscita di scena per Cuba, e non solo, sarà tutta un’altra storia.

Sembra che assisteremo ad una sorta di transizione morbida e controllata, guidata dalla stesso Castro e dai suoi fedelissimi, a cominciare dal fratello Raùl.

Insomma un Imperatore che incorona il suo successore, per il bene di chi?

Castro non è Madre Teresa di Calcutta sia chiaro, è soltanto uno dei tanti dittatori che sono comparsi sulla terra, ma è un mito rappresenta la lotta fra Davide e Golia.

Si può e si deve avere simpatia per il popolo Cubano che sta subendo le peggiori restrizioni e umiliazioni che un popolo possa subire, il turismo e spesso un turismo squallido fatto di sesso verso i minori, fenomeno questo che prevale nei paesi sottosviluppati.

AUGURO AL POPOLO CUBANO DI CONOSCERE PRESTO LA DEMOCRAZIA, CHE PER QUANTO POSSA ESSERE IMPERFETTA, SARA’ SEMPRE MEGLIO DI CIO CHE HANNO AVUTO FINO AD OGGI, MA SOPRATUTTO SARANNO LIBERI DI SCEGLIERE DA CHI VOGLIONO ESSERE GUIDATI.

Posted in Democrazia, Opinioni, Reset | Commenti disabilitati su Fidel Castro il dittatore senza se e senza ma

Lettere Dalla Mia Birmania

Posted by ernestoscontento su febbraio 19, 2008

La trama e le recensioni di Lettere dalla mia Birmania, saggio del premio Nobel Aung San Suu Kyi edito da Sperling & Kupfer.

La Birmania, oggi conosciuta con il nome di Myanmar – è soggetta a un regime spietato e autoritario. Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace nel 1991, è stata la protagonista assoluta, il leader ideale del partito che ha tentato per lungo tempo di riportare la democrazia e i diritti civili nel paese.

Questa donna tenace e coraggiosa ha subito, a causa delle sue idee, profonde umiliazioni, come l’arresto, la detenzione. l’allontanamento dalla famiglia, senza mai arrendersi alla violenza e alla cieca arroganza del potere.

Per questo, quando parla della sua terra lo fa con la passione, la malinconia e insieme la lucidità che solo un politico di rango possiede.

Lo dimostra questo libro con cui l’autrice consegna un ritratto della Birmania, evocando ora l’avvicendarsi delle stagioni, ora le feste della tradizione, ora gli usi e i costumi più significativi; e ancora, rende onore al coraggio e all’abnegazione di uomini semplici, artisti, intellettuali che, a prezzo di infiniti sacrifici, a volte della stessa vita, hanno sostenuto e sostengono la democrazia.

Non solo: Aung San Suu Kyi denuncia con fermezza le penose condizioni di miseria della popolazione, privata dei diritti più elementari come l’istruzione e l’assistenza sanitaria, e si pone davanti ai potenti della Terra come simbolo della speranza in una forza più grande del potere armato.

Proprio nell’ultima epistola il premio Nobel ammette che “da persona profondamente impegnata nel movimento della democrazia in Birmania, è sempre stata mia intenzione concentrarmi sull’aspetto politico della vita del mio paese.

Ma la politica riguarda la gente, e così ho cercato anche di far emergere il volto umano della nostra lotta politica”.

E in effetti le lettere di Aung San Suu Kyi iniziano il lettore a un viaggio affascinante alla scoperta di usi, costumi e tradizioni originali; di colori, suoni e sapori suggestivi; di uomini che si riconoscono in valori come l’amicizia, la solidarietà, il rispetto, l’ospitalità, pur vivendo sotto un regime che li priva di diritti fondamentali come l’istruzione, l’assistenza sanitaria e, naturalmente e innanzitutto, la libertà.

La Birmania di Aung San Suu Kyi è forte, leale, combattiva, “pronta a sostenere la democrazia a prezzo di infiniti sacrifici”.

Un Paese che “non perde la speranza neppure di fronte al più duro attacco armato” ma che, al contrario, è sempre pronto a ribadire la propria “determinazione a risolvere i problemi del Paese con mezzi non militari ma politici”.

Posted in Democrazia, Libri | Commenti disabilitati su Lettere Dalla Mia Birmania

Il Giorno della memoria condivisa per non dimenticare, rafforza la Democrazia

Posted by ernestoscontento su febbraio 10, 2008

Grazie Presidente Napolitano.

10-02-2008 Il Quirinale: Saluto del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della commemorazione del Giorno del Ricordo

******

Quotidiani:

Foibe, Napolitano: “L’unità prevalga sulle discordie”Il Capo dello Stato ribadisce: le foibe furono pulizia etnica, e pace per le “reazioni inconsulte che vennero al mio discorso di un anno fa da fuori d’Italia”

******

Giorno del ricordo: L’Italia commemora le vittime delle foibe

******

E’ importante che il capo dello Stato di una Repubblica Democratica riconosca queste cose.

Ma in questo caso il riconoscimento è ancora maggiore perché viene da un uomo che ha militato nelle file del P.C.I., certo il P.C.I. non può essere considerato in nessun caso è in nessuna maniera autore materiale di simili nefandezze.

Ma purtroppo per noi non fu mai neanche chiaro nella sua linea politica nei confronti di Mosca, se non con la segreteria di E. Berlimguer negli ultimi anni (L’esaurimento della spinta propulsiva Enrico Berlinguer – Conferenza stampa televisiva, 1981).

Toccò proprio a G. Napilitano nel 1956 uscire con un comunicato del partito comunista Italiano sui fatti di Ungheria, dai toni duri e raccapriccianti se letti alla data odierna,

Stralcio del discorso di Giorgio Napoletano sulla Rivoluzione Ungherese del 1956.

Leggi il seguito di questo post »

Posted in Democrazia, Opinioni | Commenti disabilitati su Il Giorno della memoria condivisa per non dimenticare, rafforza la Democrazia

L’uomo a una dimensione

Posted by ernestoscontento su gennaio 29, 2008

HERBERT MARCUSE:L’uomo a una dimensione

A oltre trent’anni dalla sua apparizione, e nonostante i non pochi elementi rimasti ancorati a uno scenario politico e sociale profondamente diverso da quello attuale, L’uomo a una dimensione, una delle piú radicali disamine e contestazioni della condizione umana nelle società industriali avanzate, non ha certo esaurito la forza del suo impatto critico e polemico.

Scritto in inglese ne11964, e pubblicato nel 1967 in Europa e in Italia, L’uomo a una dimensione, asuon di centinaia di migliaia di copie, fece di Herbert Marcuse il maestro della nuova sinistra, che in quegli anni andava mettendo vigorose radici nelle università europee.

Nel libro di Marcuse i giovani del ’68 trovarono gli argomenti e le parole atte a dare forma definita a un’idea che in modo meno articolato circolava già da tempo in Europa, l’idea che le società europee, uscite ormai da vent’anni dall’esperienza del fascismo e della guerra, e dedicatesi con devozione alla pratica della democrazia, fossero in realtà, ciascuna a suo modo, forme di “società bloccata”, sul piano sia politico sia culturale e ideale.

A oltre trent’anni dalla sua apparizione, e nonostante i non pochi elementi rimasti ancorati a uno scenario politico e sociale profondamente diverso da quello attuale, L’uomo a una dimensione, una delle piú radicali disamine e contestazioni della condizione umana nelle società industriali avanzate, non ha certo esaurito la forza del suo impatto critico e polemico.

Come scrive Luciano Gallino nel saggio introduttivo alla presente edizione “l’attualità di L’uomo a una dimensione non è soltanto legata al persistere delle stesse distorsioni, nelle società industriali avanzate, che il suo autore intravvide all’epoca con lucidità. È la storia piu recente che si è incaricata di restituire al libro una inquietante presa diretta”.

” La borghesia e il proletariato, nel mondo capitalista, sono ancora le classi fondamentali, tuttavia lo sviluppo capitalista ha alterato la struttura e la funzione di queste due classi rendendole inefficaci come agenti di trasformazione storica. Un interesse prepotente per la conservazione ed il miglioramento dello status quo istituzionale unisce gli antagonisti d’un tempo nelle aree più avanzate della società contemporanea “. (L’uomo a una dimensione)

Marcuse è stato forse dimenticato, e la grande massa che si identifica nell’autodefinizione di new global e no global nemmeno sa chi sia stato.

E’ solo più un’ombra che ancora che si aggira nelle aule universitarie d’Europa e d’America, d’Australia e Asia e che ancora incombe sugli appunti dei più giovani e curiosi studenti della filosofia del Novecento.

Eppure, pur riconoscendo che Marcuse ha esagerato, oscillando tra l’altro tra un formidabile ottimismo ed un pessimo pessimismo, si potrebbe prender atto che le sue analisi hanno descritto con acuto e centrato profetismo in negativo, quello che è diventato il credo, in positivo, di quel popolo di precari diplomati e laureati che ha creduto nelle promesse del liberismo, che ha scritto su internet per difendere la libertà della partita IVA contro le tutele sindacali, lo stato assistenziale e quei diritti “dei quali non ce ne può fregar di meno”, perfino Berlusconi.

Ecco la storia del credere di poter essere soggetti ed autori del proprio futuro a dispetto delle condizioni reali della società e dei rapporti economici e di potere, prima ancora che essa si sia svolta concretamente, sotto i nostri occhi.

In questa luce, cioè toccando con mano gli esiti delle illusioni denunciate da Marcuse, è evidente che le sue analisi aprirono la via a quella che, in generale, è l’attuale opposizione al pensiero unico ed alla dimensione totalitaria e fogocitante delle cosiddette democrazie liberiste occidentali.

L’uomo ad una dimensione fu certamente il suo libro più importante e varrebbe senz’altro la pena di leggerlo per intero.

Il punto da comprendere nel pensiero di Marcuse è che il termine totalitario non si deve applicare «…soltanto ad un’organizzazione politica terroristica della società, ma anche ad un’organizzazione economica-tecnica non terroristica, che opera mediante la manipolazione dei bisogni da parte di interessi costituiti. »

I gruppi dirigenti economici, i detentori del potere reale sono in grado di imporre modelli, vendere i propri prodotti, sollecitare consensi « sul tempo di lavoro come sul tempo libero, sulla cultura materiale come su quella intellettuale. »

Non si tratta di un’esagerazione, dice Marcuse, di una sopravvalutazione da parte mia dei media e della pubblicità.

Non è vero che la gente, in qualche modo, avverte come proprio il bisogno dei consumi e dei modelli proposti dall’offerta e dal mercato.

Il condizionamento operante (del resto teorizzato apertamente dalla psicologia comportamentista, dal behaviourismo di Watson) non comincia con i programmi televisivi. «Quando si arriva a questa fase – dice Marcuse – le persone sono esseri condizionati da lungo tempo; la differenza decisiva sta nell’appiattimento del contrasto (o del conflitto) tra il dato ed il possibile, tra bisogni soddisfatti e bisogni insoddisfatti. »

Marcuse vede chiaramente come, nonostante le differenze economiche, l’industria dei consumi di massa proponga un modello unico di cose e valori desiderabili e come le nuove generazioni del suo tempo siano state allevate e nutrite di questo modello.

Sia il lavoratore che il suo padrone, od il suo caporeparto, tanto quanto la dattilografa ed il ragioniere vedono lo stesso film, aspirano alla medesima automobile, vogliono tutti andare in vacanza a Sherm el Sheik . Al di là delle differenze di risparmi e liquidità che fanno potere d’acquisto, l’universo umano risulta accomunato da una medesima “introiezione” dei bisogni indotti.

Sono i desideri che fanno i bisogni ormai, quel superfluo che, secondo quel magnifico dandy che fu Oscar Wilde, rende la vita impareggiabilmente meno noiosa di quella dei nostri padri.

Può anche darsi, così, che le ultime ruote del carro, le persone che stanno alla base della piramide sociale, si trovino a provare momenti nei quali è possibile godere allo stesso modo di un ricco magnate: ecco l’euforia nel mezzo dell’infelicità.

In realtà, prosegue Marcuse, è piuttosto vero che le «persone si riconoscono nelle loro merci; trovano la loro anima nella loro automobile, nei giradischi ad alta fedeltà, nella casa a due piani, nell’attrezzatura della cucina.» Non sono gli individui più in grado di distinguere tra bisogni veri e falsi, quei bisogni apparenti che impongono persino l’indebitamento a tasso zero (stai fresco se credi che esista il tasso zero!).

L’effetto totalizzante ed estraniante, ingannevole, della società dei consumi è evidente. «Non soltanto una forma specifica di governo o di dominio partitico producono il totalitarismo, ma pure un sistema specifico di produzione e di distribuzione, sistema che può benissimo essere compatibile con un “pluralismo” di partiti, di giornali, di “poteri controbilanciantisi”.»

Diritto e libertà, pur essendo stati componenti fondamentali (Marcuse dice “vitali” nella nascita della società capitalistica e moderna, oggi hanno perso pregnanza e significato: la libertà del consumatore di scegliere un prodotto tra cento non è vera libertà, come non è vera libertà quella dell’elettore in grado di scegliersi un rappresentante. «La libera elezione dei padroni non abolisce né i padroni né gli schiavi.»

Marcuse accusa le democrazie liberali di tolleranza repressiva. Sembra che tutto permettano (il permissivismo), in realtà consentono solo a ciò che non lede gli interessi del sistema. «Il pensiero ad una dimensione è promosso sistematicamente dai potenti della politica e da coloro che li riforniscono di informazioni per la massa.

Il loro universo di discorso è popolato da ipotesi autovalidantesi, le quali, ripetute incessamente da fonti monopolizzate, diventano definizioni o dettati ipnotici. Per esempio, “libere” sono le istituzioni che operano (e sono adoperate) nei paesi del Mondo Libero; ogni altra forma trascendente di libertà equivale per definizione all’anarchia, o al comunismo, o è propaganda. “Socialistiche” sono tutte le interferenze nel campo dell’iniziativa privata che non sono compiute dalla stessa iniziativa privata (o in forza di contratti governativi), come l’assicurazione medica estesa a tutti e a tutti i tipi di malattia, o la protezione della natura dagli eccessi della speculazione, o l’istituzione di servizi pubblici che possono ledere il profitto privato.

Questa logica totalitaria del fatto compiuto ha la sua controparte ad Oriente. Laggiù, la libertà è il modo di vita istituito dal regime comunista, e ogni altra forma trascendente di libertà è detta capitalistica, o revisionista, o appartiene al settarismo di sinistra. In ambedue i campi le idee non operative non sono riconosciute come forme di comportamento, sono sovversive. »

Un punto molto interessante dell’analisi di Marcuse sulla non-libertà dell’Occidente è la “desumiblimazione repressiva”, ossia la presunta riconquista della libertà istintuale (certo nei paesi anglossassoni, non ancora, ai suoi tempi, in quelli latini, ndr) che in realtà finisce col rafforzare il sistema, estendendo l’illusione di vivere in una società tollerante.

Per Marcuse, la libertà sessuale offerta dal sistema è solo un surrogato della libertà dell’eros, ed è diventata uno strumento di integrazione e di consenso, essendo anche il sesso mercificato e la persona sessuale nient’altro che una riduzione all’oggetto del desiderio.

In un impeto che sembra persino reazionario, Marcuse denuncia quindi la pornografia e la presunta libertà dei costumi per quella che è realmente: un’offesa umiliante alla dignità degli individui, in primo luogo quelli che sono sfruttati per il commercio e l’esibizione.

Non si tratta di un passo indietro rispetto alle provocatorie posizioni assunte in Eros e civiltà, ma di un chiarimento fondamentale circa quella che è la miserabile realtà del commercio del proprio corpo, l’illusione di poter trarre vantaggi e promozioni dall’avvenenza delle proprie forme.

Marcuse che è rimasto profondamente impressionato dalla realtà americana e dal grado di integrazione della classe operaia nel sistema, proprio nel momento in cui in Europa vengono a maturare momenti di grande conflittualità e tensione tra i lavoratori, mentre nel terzo e nel quarto mondo crescono le battaglie contro il neocolonialismo, giunge ad affermazioni perentorie circa i soggetti del possibile cambiamento rivoluzionario.

Non più la classe operaia, ma i reietti, coloro che costituiscono il sostrato di emarginati, gli immigrati, i neri, i portoricani ed i messicani, gli inabili. Essi, infatti, rimangono al di fuori del processo democratico e la loro presenza prova come non mai quanto sia immediato e reale il bisogno di porre fine a condizioni ed istituzioni intollerabili.

Perciò la loro opposizione è rivoluzionaria anche se non lo è la loro coscienza (in verità piuttosto limitata, parziale, distorta da ideologie e fascismi a rovescio quali il black power di Malcolm X, i black muslims e così via).

Ciò non toglie, secondo Marcuse, che i gruppi dirigenti della società siano in grado di di produrre concessioni in grado di integrare, a loro volta, anche gli emarginati più clamorosi., di investire nella tranquillità non per filantropia, ma per lungimiranza.

Ma questo, in realtà, non succede. Le tendenze a soluzioni autoritarie e repressive sono frequenti, trovano persino una sponda nel conservatorismo delle classi popolari integrate, non solo più piccola borghesia, ma classe operaia nel vero senso della parola.

E dove finisce Marx, comincia Marcuse.

La teoria critica non può dare certezze profetiche, «non possiede concetti che possano colmare la lacuna tra il presente ed i suo futuro; non avendo promesse da fare né successi da mostrare, essa rimane negativa. In questo modo essa vuol mantenersi fedele a coloro che, senza speranza, hanno dato e danno la vita per il Grande Rifiuto.»

Se sul concetto di Grande Rifiuto non occorrerebbe spendersi più di tanto, data la sua evidenza fondante per ogni teoria di derivazione marxista, ma sul resto del ragionamento marcusiano qualche chiarimento va dato. Siamo – dice Marcuse – in una condizione di incertezza radicale.

La società può reprimere od assorbire ogni spinta al cambiamento (in Italia si direbbe gattopardianamente) annullandola o neutralizzandola.

Eppure esistono forze e tendenze capaci di interrompere tale disegno e far esplodere le contraddizioni. «… ma, a meno che il riconoscimento di quanto vien fatto e di quanto viene impedito sovverta la coscienza e il comportamento dell’uomo, nemmeno una catastrofe produrrà il cambiamento.»

Negli scritti successivi, di fronte a reali cambiamenti come il fallimento della strategia americana nel Vietnam, alle evoluzioni ed alle involuzioni della situazione internazionale, Marcuse si presenterà a volte più ottimista, altre più pessimista, altre ancora come politico machiavellicamente più accorto, od a seconda dei casi, apparentemente più responsabile.

In realtà, rispetto al corso che presero le proteste studentesche a partire dal ’68, egli fu meno “pompiere” di Adorno, il quale fu persino contestato ed umiliato dagli studenti, ma continuò comunque a giocare un ruolo critico, da filosofo e non da demagogo.

Fonte: moses – 3 novembre 2004

Posted in Democrazia, Filosofia, Libri | Commenti disabilitati su L’uomo a una dimensione

Il giorno della memoria, per non dimenticare.

Posted by ernestoscontento su gennaio 27, 2008

 

SE QUESTO E’ UN UOMO

Voi che vivete sicuri Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno:
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli:
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri cari torcano il viso da voi.

Primo Levi

******

Se comprendere è impossibile,conoscere è necessario,perché ciò che è accaduto può ritornare,le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre.

Primo Levi

******

Dalla memoria di Ernesto:

Scuole medie G. Marconi di Livorno 1971. Incontro con Il Comandante Giotto Ciardi, medaglia d’oro della Resistenza Italiana:

Dopo una breve introduzione sull’azione condotta dai partigiani durante la resistenza e che per la verità non ricordo molto bene in quale luogo si svolse, il Comandante Ciardi si rivolse a noi dicendoci:

  • voi ragazzi avete libertà di stampa – noi non l’avevamo
  • voi ragazzi avete libertà di riunione – noi non l’avevamo
  • voi ragazzi avete libertà di pensiero e di parola – noi non l’avevamo
  • voi ragazzi avete la pluralità di voto – noi non l’avevamo
  • Nella speranza che nessuna generazione futura possa conoscere l’orrore delle leggi razziali che noi abbiamo subito
  • Voi siete uomini Liberi all’interno di una società Democratica – noi non lo eravamo
  • Ragazzi se voi ricorderete queste cose durante tutto l’arco della vostra vita allora vorrà dire che il sacrificio mio e dei miei compagni non sarà stato un sacrificio vano.

******

Non occorre aggiungere altro, basta riflettere di cosa è capace l’essere umano. Per questo è importante avere la memoria e tramandare la storia di quel che realmente è stato.

Noi siamo ciò che siamo e, non quello che idealmente vorremmo essere.

******

Approfondimenti:

http://www.ucei.it/giornodellamemoria/index2.htm

Posted in Democrazia, Religione | Commenti disabilitati su Il giorno della memoria, per non dimenticare.

NOAM CHOMSKY – IL BENE COMUNE

Posted by ernestoscontento su gennaio 22, 2008

“Il Bene Comune” di Noam Chomsky. Uno dei più grandi intellettuali contemporanei smonta, in questo libro-accusa, tutte le menzogne di un meccanismo che cerca di legittimare guerre e sfruttamento nel nome di falsi miti come “il libero mercato” o “l’esportazione della democrazia”.

La falsa Democrazia è per Chomsky un sistema in cui crescono a dismisura il potere e i privilegi della sparuta minoranza dei più ricchi a dispetto della maggioranza dei cittadini non può dirsi una democrazia.

Lo aveva già capito Aristotele, anche se oggi le sue paiono le parole di un pericoloso radicale contemporaneo.

Parte da qui questa lucida arringa che analizza, disseziona e smaschera misfatti e menzogne con cui i centri di potere finanziari e le multinazionali cercano di paralizzare le istituzioni democratiche o assumerne il controllo.

E senza offrire illusorie formule magiche, Chomsky invita a riappropriarsi di strumenti e spazi che consentano di essere realmente cittadini e non solo sudditi e obbedienti consumatori.

Perchè, a volte, basta solo aprire gli occhi. Il J’accuse di un grande intellettuale per risvegliare la nostra coscienza critica.

Chomsky parte da un elemento fondamentale per aprire qualsivoglia dibattito sul destino dell’uomo, che è quello della democrazia, termine più abusato e usato, poco conosciuto in tutti i suoi aspetti, e quasi mai realizzato ma che serve per essere uno strumento di controllo in favore di una sparuta minoranza ai danni dei più.

Posted in Democrazia, Libri, Reset | Commenti disabilitati su NOAM CHOMSKY – IL BENE COMUNE

TIFOSO UCCISO SULL’ AUTOSOLE

Posted by ernestoscontento su novembre 11, 2007

SI CHIAMAVA GABRIELE SANDRI, la vittima romano.

Il giovane, oltre a fare il dj aveva un negozio di abbigliamento a Roma. Lo riferiscono alcuni tifosi laziali, che sono arrivati ad Arezzo dopo aver appreso la notizia della morte di Sandri, e che non facevano parte del gruppo che era con la vittima. Gli stessi supporter hanno riferito che Sandri era un abbonato alla Lazio e che seguiva la squadra in tutte le trasferte.

IL FRATELLO, ME LO HANNO AMMAZZATO

”Me lo hanno ammazzato a 28 anni con una pistola. Ora le istituzioni facciano la loro parte, con tutti i decreti di urgenza che hanno fatto me lo hanno ammazzato a 28 anni”.

Queste le parole di Cristiano Sandri, il fratello di Gabriele, appena uscito dalla caserma della polizia stradale di Arezzo.

L’avvocato di famiglia Luigi Conti ha detto: “E’ stato un omicidio volontario, voglio vedere se avete il coraggio di mettervi contro la polizia”.

Alla caserma è arrivato anche il padre di Gabriele Sandri che ha abbracciato a lungo il figlio Cristiano, pianto e urlato, accasciandosi anche a terra dove è stato poi tirato su.

IL QUESTORE CONFERMA: SPARATI DUE COLPI.

Anche se a ncora non chiarita l’esatta dinamica dell’episodio che ha portato .

Il questore di Arezzo Vincenzo Giacobbe ha confermato che sono stati sparati due colpi a scopo intimidatorio, uno dei quali, ha aggiunto, ”ha colpito al collo Gabriele Sandri”. ”E’ stato trovato il bossolo, non ancora l’ogiva” che ha colpito il giovane, ha poi proseguito Giacobbe. ”Lo stiamo ancora cercando, stiamo cercando di capire che fine possa aver fatto perche’ si vede il foro d’entrata del proiettile sul vetro posteriore” ma non il foro d’uscita.
”Siamo letteralmente, profondamente addolorati per quello che è successo. Abbiamo interesse a che la verità sia accertata”, ha continuato. ”

E’ stato nominato un medico legale, è stato nominato un perito balistico, il pm sta interrogando ancora chi ha partecipato all’operazione”, ha proseguito il questore, aggiungendo che si sta agendo ”in piena sintonia” e con ”la serena e coerente guida della magistratura”: ”Per cui abbiamo tutte le garanzie della legge e non abbiamo alcun motivo a derogare a questi principi”.

”Le responsabilità saranno accertate senza reticenze’‘. Questo l’impegno del ministro dell’Interno Giuliano Amato in merito alla morte di Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio ucciso ad Arezzo. E’ ”estremamente grave”. ha aggiunto il ministro, che dopo la morte del tifoso laziale si siano verificati in diverse citta’ incidenti tra tifosi e forze dell’ordine. Amato si e’ augurato che ”questa sera a Roma tutti diano prova di saper testimoniare in modo pacifico il proprio cordoglio”.

”E’ estremamente grave , dice il titolare del Viminale – che ancora oggi, invece di concorrere con un dignitoso silenzio al cordoglio per la morte di questo ragazzo, alcuni responsabili abbiano trovato il modo di causare nuovi incidenti”.

NO FRATELLI SEMPRE!!!!!!!!!

Si può morire per un colpo di pistola a 28 anni in autostrada, soprattutto senza che si sia commesso un reato tanto grave, da giustificare che un poliziotto impugni una pistola, e spari due colpi intimidatori ad altezza d’uomo a persone disarmate?

E’ possibile che un ragazzo incensurato, cittadino perfettamente integrato nella società, parta di casa per passare una domenica allo stadio e non torni più a casa?

Si è possibile!

Anzi è reale! è accaduto, ed è il segno di una società malata nel suo complesso.

E’ malata la tifoseria violenta, ma c’è qualcosa che non funziona anche nello stato, La scuola DIAZ di Genova, il Caso di Federico Aldovrandi e ora Gabriele Sandri, DIMOSTRANO CHE LA SOCIETA’ E’ MALATA, il culto del nemico a prevalso sulla fraternità e la tolleranza .

Ci sarà tempo per commentare, oggi la Democrazia è in lutto.

Posted in Democrazia, Opinioni, Reset | Commenti disabilitati su TIFOSO UCCISO SULL’ AUTOSOLE

Riflessioni sulle primarie per il PD

Posted by ernestoscontento su settembre 20, 2007

Riuscirete,a fare diventare spazzatura anche il più grosso evento politico dal dopoguerra ad oggi!

Non solo,le liste sono piene dei soli noti, non solo nella costituente ci sono i 500 belli e famosi di Walter.

Ma purtroppo devo constatare che l’unica vera contaminazione che era necessaria, quella con la società ,che era fuori dalle logiche di partito, non c’è e, vi guardate bene da attuarla.

Dopo vi domandate perché c’è il grilismo, e perché i grillini sono di sinistra, Lo fate dall’alto della vostra presunta superiorità di analisi politica ( fra l’altro tutta da dimostrare).

Ma i giovani come sempre sono fuori dalla porta.

Quando un politico che da oltre 20 anni fa politica ai massimi livelli e dice L’Italia va male o come fa Prodi che cita G. Salvemini, la razionalità dovrebbe dire ” ma lei fino ad oggi deve era?”

Il Pathos democratico sta tutto in una Frase di Voltaire, ma cosa c’è di Democratico in queste primarie?

Ci sono sei Candidati, quali strumenti hanno gli altri tre per farsi conoscere?

Weltroni avrebbe vinto lo stesso, perché politica vuole dire amministrare la POLIS e lui è quello con più esperienza.

Ma è vergognoso che si sia prestato a questa Farsa.

Commento inviato sul sito la Nuova stagione di Valter Weltroni

Posted in Democrazia, Politica, Reset | Commenti disabilitati su Riflessioni sulle primarie per il PD

“Abolire la Miseria” di Ernesto Rossi

Posted by ernestoscontento su settembre 14, 2007

L’equità di un grande liberista.

Inflessibile contro monopoli e protezionismi, ma anche contro disuguaglianza e povertà.

In un momento in cui la politica a perso la bussola di orientamento, dove i nuovi leader politici riscoprono valori come “ I CARE” o pronunciano “ bisogna combattere la povertà e non la ricchezza”.

Occorre fare una rilettura di Testi, non certo nuovi come ABOLIRE LA MISERIA, che è un testo certamente invecchiato, ma di grande interesse perché resta un modello del pensiero riformista…


Il significato più profondo del libro si chiarisce meglio ripercorrendone la storia.
Pubblicato nel 1946 a Milano, il testo era stato scritto quattro anni prima, nel 1942, in uno dei luoghi sacri della nuova Europa: l’isoletta di Ventotene. Lì Ernesto Rossi era stato confinato dal regime fascista in ottima compagnia: Eugenio Colorni, Altiero Spinelli, Sandro Pertini.
Sono i nomi che compaiono in calce all’ormai leggendario “Manifesto di Ventotene”, nel quale si prospettavano le ragioni dei futuri Stati Uniti d’Europa.
Considerato da Luigi Einaudi come il suo migliore discepolo, Rossi era innanzitutto un economista, ma era anche un liberale autentico.
La tesi centrale del libro resta solidamente attuale: la miseria non è il risultato necessario del sistema capitalistico, ma proprio per questo occorre tenere i capitalisti lontani dalla tentazione di credere che la povertà di alcuni strati della popolazione sia la condizione dello sviluppo economico generale, oltre che delle loro private fortune.
Bisogna dunque avere il coraggio di predisporre un programma per abolire la miseria.
Nella sua introduzione alla ristampa dell’ormai classico Abolire la miseria di Ernesto Rossi (Roma-Bari, Laterza, 2002, pp. 244, 15 euro).
Paolo Sylos Labini, che di Rossi fu amico assiduo e devoto, pensando a quanti sono oggi partecipi dell’avventura berlusconiana, scrive che di questi tempi “si definiscono liberali in gran parte quelli che non lo sono”.
Tuttavia, sessant’anni dopo la stesura, sarebbe riduttivo trasferire il testo di Rossi nella politique d’abord dell’Italia del 2002.
Abolire la miseria è un piano radicale di protezione sociale scritto da un liberista.

L’idea di fondo, simile al contratto sociale dei Webb, è di abolire la miseria con la fornitura gratuita dei beni e servizi essenziali per un minimo definito di vita civile senza regalare nulla a nessuno e senza sopprimere le “ineguaglianze salutari” che devono restare fra pigri e laboriosi, inetti e capaci.

«La miseria è una malattia infettiva.

Chi ne è colpito demoralizza tutti coloro con cui è in contatto». E’ questo l’antefatto ideale del saggio Abolire la miseria, che Ernesto Rossi (1897-1967) scrisse nel 1942 durante il confino politico a Ventotene e pubblicò per la prima volta nell’immediato dopoguerra.

Vi si trova riflessa una delle coscienze più limpide della democrazia italiana.

E’, come indica il titolo, un’opera propositiva, permeata di pragmatismo britannico e di arguzia toscana.

Non occorre essere un economista per avvertirne il fascino.

La perorazione di Rossi, non è da confondere con il facile «buonismo».

Lo si vede nell’energia con la quale l’autore quasi schernisce tutti gli interventi di «beneficenza» o di «soccorso incondizionato», sia quelli di matrice religiosa, sia quelli escogitati dalla sociologia e dal sindacalismo moderni, con i quali ci si illude di debellare povertà e disoccupazione.

Sono le sue origini liberali, la sua ribadita discendenza da Adam Smith e la sua filiale vicinanza a Luigi Einaudi.

Rossi si batte per la fondazione di un «esercito del lavoro», reclutato in alternativa al servizio militare, che provveda ad assicurare, a spese della collettività, i mezzi essenziali di sussistenza a chi ne ha bisogno.

Collegato a un efficiente servizio sanitario nazionale (sul modello invalso in Gran Bretagna almeno fino all’era della signora Thatcher) e a una riforma dell’istruzione pubblica su base gratuita ed egualitaria, il sistema dovrebbe sanare la «piaga vergognosa» dell’indigenza.

Avverso, com’era, sia al capitalismo monopolistico, sia al collettivismo burocratico, Rossi è pienamente riconoscibile tutto in queste pagine profumate di fervida utopia.

Un «utopista concreto», lo chiama Sylos Labini.

E la contraddizione è solo apparente, se si pensa a lui come a un ingegno solitario, a un esemplare suscitatore di energie morali.

******

Credo anche, che non sia casuale il fatto che, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, abbia raccolto sapientemente i suoi pensieri nel libro “Altiero Spinelli e l’Europa” (ed. Il Mulino)

Sulle idee e sulle battaglie di Altiero Spinelli c’è da riflettere assai più di quanto si sia fatto finora in Italia.

Si tratta forse del lascito più ricco su cui possano contare, per formarsi moralmente e per operare guardando al futuro, le nostre generazioni più giovani.

La sua resta una grande lezione di metodo: non chiudere le proprie analisi in alcuno schema, confrontarsi creativamente con la realtà nella sua evoluzione, ispirarsi tenacemente a idealità non passeggere come quelle dell’unità e del comune destino dell’Europa, saper risollevarsi da ogni sconfitta.

Si può imparare da Altiero a essere uomini e donne di alti pensieri e di forte, indomabile volontà d’azione”.

Posted in Democrazia, Libri, Reset | Commenti disabilitati su “Abolire la Miseria” di Ernesto Rossi