ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

Archive for the ‘Economia’ Category

Salvate i germogli dalla gelata

Posted by ernestoscontento su dicembre 24, 2008

Il Natale che stiamo per festeggiare ci vede preoccupati per via della crisi globale che sta mettendo in seria discussione il nostro benessere.

Siamo tutti preoccupati, perché non siamo in grado di prevedere la durezza, e la durata, che questa crisi avrà sul nostro vivere quotidiano.

Ma possiamo avere una certezza e una speranza.

La certezza: è che nel mondo tutto scorre, e anche questa crisi passerà.

La speranza: è nella politica che guarda alle cose reali, ed è fatta con sentimento e senza cinismo. Una politica che guardi all’uomo e che sappia ritrovare le sue radici. Radici che devono guardare alle cose del mondo reale.

Un mondo fatto di città a vocazione industriale. Dove uomini e donne lavorano e traggono il sostentamento per il mantenimento delle loro famiglie.

Oggi su Repubblica (nella sezione regionale della Toscana) un segretario di partito scrive un articolo che sarebbe sicuramente riduttivo chiamarlo tale perché sono le preoccupazioni di un uomo.

Il titolo è ”Le banche facciano uno sforzo di solidarietà”, e richiama i problemi economici che attanagliano imprese e famiglie.

Ma il suo pensiero va anche ai bimbi dell’asilo in lista di attesa, e conclude dicendo che non è il momento di parlare dei leader di partito ma è il momento di “salvare i germogli dalla gelata”.

C’è speranza che dopo questa crisi il mondo sia un mondo migliore?

Se ognuno di noi, farà il suo lavoro, con serenità impegno e responsabilità, SI.

Ma c’è bisogno anche di politici veri che non dimenticano da dove vengono, e nell’interesse di chi hanno ricevuto il mandato .

Buon Natale a tutti.

Posted in Economia, P.D., Politica | Commenti disabilitati su Salvate i germogli dalla gelata

Crolla la produzione industriale, -6,6% sull’anno scorso

Posted by ernestoscontento su luglio 12, 2008

La produzione industriale a maggio è diminuita del 6,6% rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

Lo comunica l’Istat, aggiungendo che l’indice della produzione corretto per i giorni lavorativi ha registrato un calo, sempre su base tendenziale, del 4,1% (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 22 di maggio 2007).

L’indice ha invece segnato una flessione dell’1,4% rispetto ad aprile 2008; quest’ultimo è il dato peggiore da settembre 2007. Su base annua, l’indice grezzo aveva registrato a marzo scorso una diminuzione del 7,6%, che risentiva delle festività pasquali.

Sui dati negativi della produzione industriale registrati a maggio pesa soprattutto l’energia.

L’indice corretto per i giorni lavorativi ha infatti segnato, nel confronto con maggio 2007, una diminuzione per il raggruppamento dell’energia del 6,9%. L’indice destagionalizzato, rispetto ad aprile 2008, è invece diminuito del 3,7%, sempre per l’energia.

Il dato è in linea con quanto confermato dall’Isae a febbraio, evidenziando che la fiducia delle imprese era ai minimi del 2005.

Per l’Isae l’indice al netto dei fattori stagionali si era attestato a 89,8 dal 91,3 di gennaio, toccando i minimi da ottobre 2005. Il calo, spiegava la nota, era dovuto «soprattutto alla contrazione del portafoglio ordini, comune sia ai mercati interni sia a quelli esteri; si stabilizzano invece il livello delle scorte di magazzino e le aspettative di produzione».

Gli andamenti erano invece in parte divergenti guardando al dettaglio territoriale: l’indice cala infatti nettamente nel Nord Ovest (da 92,4 a 89,7), scende leggermente nel Nord Est e nel Centro (rispettivamente, da 87,4 a 87 e da 93,7 a 93,2), ma è in lieve miglioramento nel Mezzogiorno (da 93,3 a 93,6).

Secondo l’usuale focus trimestrale relativo ai dati per dimensione d’impresa, il calo della fiducia registrato tra novembre e febbraio nei dati aggregati (oltre due punti) è stato particolarmente marcato per le grandi imprese (oltre i 500 addetti), per le quali l’indicatore è sceso gradualmente da 92,2 di novembre a 88 di febbraio; il peggioramento è stato invece meno marcato per le imprese piccole (con meno di 100 addetti), per le quali l’indicatore è sceso sempre tra novembre e febbraio da 92,7 a 90,2.

Nelle medie imprese la fiducia infine è rimasta pressochè stazionaria (collocandosi oggi a 90,2 da 90,4 di novembre), pur registrando modeste oscillazioni su base mensile (un lieve calo a dicembre seguito da un recupero a gennaio e una nuova diminuzione a febbraio).

Il Monte ore lavorate non aumenta la produttività e il PIl resta al palo:

La stima delle ore lavorate dal 1993 al 2007

L’analisi dei dati dal 1993 al 2007 evidenzia tre distinti periodi in cui la dinamica del monte ore lavorate presenta andamenti differenziati (Grafico 1).

Leggi il seguito di questo post »

Posted in Economia, Politica, Reset | Commenti disabilitati su Crolla la produzione industriale, -6,6% sull’anno scorso

Consumi: le famiglie tagliano sugli alimentari

Posted by ernestoscontento su luglio 12, 2008

Consumi, primo calo dal 2002: le famiglie tagliano sugli alimentari

ISTAT: I consumi delle famiglie Anno 2007- 08/07/2008 – file pdf pag.11

Dopo l’allarme della Confcommercio la conferma dell’Istat: calano i consumi delle famiglie italiane ed è la prima volta che accade dal 2002.

Nonostante, infatti, la spesa media mensile di ciascun nucleo sia aumentata passando dai 2.461 euro del 2006 ai 2.480 del 2007 (più 0,8%, pari alla non astronomica 19 euro) la crescita dei prezzi ha di fatto reso più debole il potere di acquisto delle famiglie.

Ecco perché nel 2007 c’è stato, per la prima volta negli ultimi sei anni, un calo in termini reali dei consumi.

Da nord a sud gli italiani si sono attrezzati, sfruttando l’innato talento nell’arte di arrangiarsi, per contenere il volume di beni totali acquistati. In alternativa, o sfruttando abilmente il mix tra le due strategie, hanno scelto prodotti più economici o di qualità inferiore. È quanto emerge dalla statistica sui consumi delle famiglie diffusa ieri dall’Istat.

« Si Registra un decremento reale della spesa, è quanto emerge dalla statisticha ISTAT sulle condizioni economiche e qualità della vita. Negli scorsi anni i consumi erano fermi, ora stanno calando. L’ultima riduzione risaliva al 2002».

Aumenta inesorabilmente l’affitto mensile per l’abitazione di 43 euro mensili per un totale di 516 euro l’anno.

Nel 2007, in particolare, la spesa per alimentari e bevande (che copre il 18,8% del totale dei consumi) è rimasta stabile: 466 euro contro i 467 del 2006.

Ma, rivela l’Istat, «sono sempre più numerose, oltre il 30%, con picchi del 50% al sud, le famiglie che dichiarano di aver limitato l’acquisto di prodotti o di aver scelto quelli di qualità inferiore».

Una strategia che il 33,2% dei nuclei applica all’acquisto del pane, il 38,5% a quello della pasta. Per carne, pesce e frutta sono rispettivamente il 45,3%, il 47,4% e il 43,2% le famiglie che o comprano meno o scelgono prodotti meno pregiati.

Le strategie per il risparmio, rileva l’istituto di statistica, sono messe in pratica lungo tutto lo Stivale.

Al nord questa ricetta per contenere le uscite è applicata dal 30% dei nuclei per il pane e dal 39% per carne e pesce. Al centro sono rispettivamente il 36% e il 47 per cento. Al sud, invece, si supera il 50 per cento. Ed è in aumento anche la quota di famiglie che comprano generi alimentari negli hard discount, passate dall’8,6 al 9,7 per cento.

Crescono, invece, le spese non alimentari (dai 1.994 euro del 2006 ai 2.014 del 2007). Ma non è una libera scelta: si tratta piuttosto di voci incomprimibili come la sanità (per l’aumento dei ticket) e i costi della casa.

In calo pronunciato l’acquisto di abbigliamento e calzature, con un 60% delle famiglie che dichiarano di aver contenuto la spesa o essersi rassegnate alla scelta di prodotti più scadenti.

In calo anche la quota di spesa per combustibili ed energia, arredamenti ed elettrodomestici e servizi per la casa.

Aumenta di 33 euro la rata media mensile del mutuo casa dal 2005 al 2007 per un totale annuo di 396 euro l’anno (e purtroppo con l’ultimo aumento di luglio voluto dalla BCE di di un quarto di punto questo capitolo di spesa è destinato ad aumentare ulteriormente)

Più contenute rispetto al 2006 anche le uscite economiche per comunicazioni, tempo libero e cultura.

Cresce invece la quota di spesa totale destinata ai tabacchi: le sigarette aumentano, lo stress anche e smettere diventa più difficile.

«Per fortuna le condizioni climatiche favorevoli dell’inverno 2007 hanno salvato in parte i bilanci familiari, consentendo di risparmiare sui combustibili e l’energia per il riscaldamento».

Posted in Economia, Politica, Report Economico, Reset | Commenti disabilitati su Consumi: le famiglie tagliano sugli alimentari

Utilities, i vizi del capitalismo municipale.

Posted by ernestoscontento su giugno 9, 2008

Sul sole 24 ore di oggi c’è una interessante analisi sulle imprese Municipalizzate Italiane.

Analisi peraltro fatta da Mediobanca con l’associazione Civicum ( sito interessante dove potete trovare diversi studi sugli enti locali, in Home page compreso questo sulle Municipalizzate)

La concentrazione tra le aziende controllate e i sindaci imprenditori.

Utilities, i vizi del capitalismo municipale.

La Politica che difende con determinazione i loro inespugnabili monopoli locali, lo fa principalmente per un motivo: Il dividendo politico.

Ii dividendo politico, garantito dall’occupazione delle aziende pubbliche locali con assunzioni clientelari, lottizzazione dei consigli d’amministrazione delle più importanti cariche societarie.

Di solito queste pratiche provocano inefficienze e forti perdite di bilancio che poi pagano i cittadini utenti.

Ultimi in classifica due Comuni Toscani:

LIVORNO E MASSA CARRARA.

Livorno è al 68 posto su una classifica di 69 Comuni.

L’utile complessivo di tutte le municipalizzate Livornesi messe insieme per il 2006 è di Euro. 5.225,00.

Dal 2004 al 2006 gli utili per Livorno sono calati al – 93.19%.

Questo scempio della gestione pubblica è chiamato “il Socialismo Municipale” che è risultato buono fino ad oggi solo a spremere gli utenti ( il costo dei servizi negli ultimi 5 anni è aumentato del 40%), per ingrassare i politici di turno…..

IL PD DOVREBBE FARE CHIAREZZA, SU QUESTE GESTIONI ALL’INSEGNA DELLO SPERPERO PUBBLICO, CI HANNO SEMPRE DETTO CHE “LE AMMINISTRAZIONI GOVERNATE DAL CENTRO SINISTRA ERANO UN VANTO PER EFFICIENZA E TRASPARENZA”

MA QUI FRA SPAZZATURA NAPOLETANA E SPERPERO COMUNALE ( CHE NON E’ SOLO DI SINISTRA VA DETTO), CREDO CHE SIA GIUNTO IL MOMENTO DI FARLA FINITA CON I POLITICI PLATONIANI E TUTTOLOGHI, BUONI PER OGNI STAGIONE, PER OGNI EMERGENZA E PER OGNI INCARICO.

Mai nessuna Leaderschip politica nella storia Repubblicana era caduta così in basso, questo dovrebbe far riflettere sul valore e le capacità delle persone che fino ad oggi si sono occupate della cosa Pubblica.

Naturalmente, vale sempre l’eccezione che conferma la regola.

Ma oggi con il PD in costruzione, non è più rimandabile la domanda ” chi cambia che cosa” e nell’interesse “di chi”.

Ecco perché ci vogliono le primarie aperte a tutti!!!

Per cambiare il sistema ci vogliono persone nuove con professionalità, onorabilità e capacità certe.

I guasti al sistema ci sono, ed è legittimo pensare che chi li ha causati non aveva gli strumenti idonei per vederli.

Approfondimenti:

I comuni italiani, tra Paperone e Lenin

Il Comune Azionista: un’analisi empirica del capitalismo municipale in Italia

IL CAPITALISMO MUNICIPALE, LE ESTERNALIZZAZIONI FREDDE, E QUALCHE RIMEDIO

Posted in Economia, Opinioni, Politica | Commenti disabilitati su Utilities, i vizi del capitalismo municipale.

Così perdiamo il Nord – Riccardo Illy

Posted by ernestoscontento su maggio 18, 2008

Autore Riccardo Illy,
Prezzoo € 14,50
Editore Mondadori
Anno 2008
Pagine 98

Così perdiamo il Nord ” Come la politica sta tradendo una parte del nostro paese”

Riccardo Illy, presidente di uno dei gruppi industriali italiani più noti al mondo e uomo politico stimato in tutta Europa, lancia un allarme destinato a lasciare il segno. Forte della sua esperienza pluriennale di governatore del Friuli Venezia Giulia e della sua conoscenza dall’interno dei problemi e dello scontento che serpeggiano in quella parte del Paese che con successo sta affrontando la globalizzazione, lancia un grido d’allarme alla politica e a tutti gli italiani che hanno a cuore il nostro futuro: se andiamo avanti così, perdiamo il Nord!

Il libro di Riccardo Illy Così perdiamo il Nord (scritto con la collaborazione del giornalista del Corriere della Sera Enzo d’Errico) s’incentra sull’analisi delle ragioni per le quali in Nord d’Italia è sempre più scollato dal resto del Paese, per provare a suggerire delle soluzioni alternative a quella di una secessione in realtà poco conveniente anche per i suoi sostenitori.

La riflessione di Illy si articola in uno scenario iniziale (Perché stiamo perdendo il Nord), in quattro capitoli (Federalismo necessario, La minaccia dell’isolamento, Il cittadino tartassato, L’insostenibile leggerezza della busta paga) ed in Conclusioni che contengono proposte in ambito socio-culturale e politico istituzionale).

Leggi il seguito di questo post »

Posted in Economia, Libri, Politica | Commenti disabilitati su Così perdiamo il Nord – Riccardo Illy

Quanto crescono i redditi degli italiani?

Posted by ernestoscontento su maggio 12, 2008

Fonte: Centro Studi BNL – Focus Economico N.18 del 09 Maggio 2008

Il reddito disponibile delle famiglie italiane ha superato nel 2007 i 1.000 miliardi di euro. Rispetto al 2006, l’aumento è stato pari al 3,5%, inferiore all’incremento del Pil (+3,8%).

Pro capite, il reddito disponibile è cresciuto di poco meno del 3%, da 16,6 mila euro a 17,1 mila euro. In termini reali, l’aumento si riduce allo 0,7%, recuperando solo in parte le riduzioni degli anni precedenti.

Nel 2007, la crescita del reddito delle famiglie è stata favorita dall’aumento dell’occupazione. Ha pesato, però, il rallentamento dei salari.

Nel confronto con il 2006, il valore complessivo delle retribuzioni lorde, riferite all’intera economia, è cresciuto dell’1,5% in termini reali a seguito di un aumento di pari misura delle unità di lavoro dipendenti impiegate.

In valore, la retribuzione lorda per unità di lavoro dipendente è passata da 25,2 mila euro del 2006 a 25,7 mila euro, con una crescita di poco superiore al 2%, il valore più basso degli ultimi quattro anni.
Nonostante il moderato recupero del 2007, la dinamica del reddito delle famiglie rimane contenuta.

Dal 2003 al 2007, il reddito disponibile pro capite, indicativo del potere d’acquisto dei consumatori italiani, si è ridotto di circa lo 0,5% in termini reali.

Rimane debole la dinamica del reddito disponibile delle famiglie italiane

Nel 2007, il reddito disponibile delle famiglie italiane è stimato aver superato i 1.000 miliardi di euro, con un incremento rispetto all’anno precedente pari a circa il 3,5%. Si tratta del ritmo di crescita più elevato dal 2002.

Depurata dall’incremento del deflatore della spesa delle famiglie residenti, la crescita è risultata pari a circa l’1,3%.

Nonostante l’accelerazione dell’ultimo anno, la dinamica del reddito disponibile delle famiglie italiane rimane contenuta. Dal 2003 al 2007, l’incremento in termini reali è stato pari a meno del 2,5%

* Stima

** Deflazionato con il deflatore della spesa delle famiglie residenti.

La dinamica del reddito disponibile delle famiglie appare moderata anche nel confronto con la crescita dell’intera economia.

Nel 2007, il prodotto interno lordo ha superato in valore i 1.500 miliardi di euro, con un incremento del 3,8% che per il quinto anno consecutivo è risultato superiore a quello registrato dal reddito delle famiglie.

In rapporto al Pil, il reddito disponibile è sceso dal 67,5% del 2002 al 65,9%.

La ripresa del reddito disponibile ha favorito nel 2007 solo un modesto miglioramento delle condizioni delle famiglie.

Il potere d’acquisto dei consumatori italiani, misurato dal reddito pro capite, indicativo delle risorse a disposizione di ciascun consumatore, è cresciuto in valore di poco meno del 3%, da 16,6 mila euro a 17,1 mila euro.

Al netto dell’aumento dei prezzi, l’incremento si riduce allo 0,7% recuperando solo in piccola parte le riduzioni degli anni precedenti.

Dal 2003 al 2007, le famiglie italiane hanno perso circa lo 0,5% del proprio potere d’acquisto.

Nel 2007, il maggior reddito disponibile è stato quasi interamente assorbito dall’incremento della spesa per consumi.

Nel confronto con l’anno precedente, mentre il reddito pro capite è aumentato di quasi 480 euro, l’incremento dei consumi si è avvicinato ai 450 euro.

La propensione al risparmio (1) è stimata essersi ulteriormente ridotta, dopo essere scesa dal 13,3% del 2005 al 12,1% del 2006.

I prezzi crescono più delle retribuzioni.

Leggi il seguito di questo post »

Posted in Economia, Politica, Report Economico, Reset | Commenti disabilitati su Quanto crescono i redditi degli italiani?

Ocse rivela che L’Italia è ultima per la crescita della redditività

Posted by ernestoscontento su aprile 9, 2008

Crescita reale del PIL medio annuo in percentuale

La situazione è migliorata nel 2006, ma resta al di sotto della media Produttività, Italia maglia nera “Un Paese in forte decelerazione”

L’Italia si aggiudica la maglia nera tra i paesi industrializzati per la produttività. E’ quanto emerge dalle statistiche diffuse dall’Ocse nel Factbook 2008. La penisola è ultima per la crescita della produttività del lavoro (Pil per ora lavorativa), nulla (sotto allo 0,5%) nel periodo 2001-2006. La situazione è migliorata nel 2006, dal -1,2% del 2002 al +0,4% del 2005, ma l’Italia resta al di sotto della media (+1,4%) e dell’Europa a 15 (+1,7%), per non parlare del 5,2% segnato dalla Repubblica Slovacca e del +3,4% di Corea e Ungheria.

In merito alla produttività “multifattoriale”, che comprende l’innovazione tecnologica e organizzativa, l’Italia accusa una flessione media dello 0,5% nel 2001-2006, confermandosi fanalino di coda.

Leggi il seguito di questo post »

Posted in Economia, Report Economico, Reset | Commenti disabilitati su Ocse rivela che L’Italia è ultima per la crescita della redditività

Fmi oltre 1000 miliardi $ di perdite dalla crisi dei mutui

Posted by ernestoscontento su aprile 8, 2008

La crisi dei mutui ipotecari Usa, con tutte le sue implicazioni sul mercato immobiliare, sul credito al consumo e sulle società, potrebbe provocare perdite potenziali fino a 945 miliardi di dollari, quasi mille miliardi. E’ l’astronomico bilancio dei danni che il Fondo Monetario Internazionale stima quale ricaduta per il settore della finanza a seguito della crisi innescata dai mutui subprime.

Un dato freschissimo, visto che si tratta delle «perdite potenziali» stimate in base all’andamento dei contratti derivati a marzo 2008 e che l’Fmi compila in una specifica tabella del suo Global Financial Stability Report, pubblicato in vista dell’assemblea di primavera con la Banca Mondiale, il 12-13 aprile a Washington. Per il solo settore dei prestiti non garantiti negli Stati Uniti – epicentro della crisi – la stima dei danni potenziali è di 225 miliardi di dollari. È ovviamente la prima voce investita dal ciclone scatenato dall’ondata di insolvenze sui mutui subprime, quelli che le banche americane negli anni scorsi hanno erogato a soggetti con garanzie di solvibilità basse o nulle, e poi riversato sul mercato mediante cartolarizzazione.

Ma l’Fmi ha esteso le sue stime sui danni potenziali a vari altri titoli finanziari finiti sotto pressione con le turbolenze dei mercati. Sugli Abs (asset backed securities) i danni – sempre a marzo 2008 – ammontano a 210 miliardi di dollari; sui Cdo (collateralized debt obligations) legati agli Abs a 240 miliardi; sui Cmbs (commercial mortgage backed securities) a 210 miliardi; sui bond delle imprese ad elevati rendimenti i danni potenziali sono 30 miliardi, sui Clo (collateralized loan obligation) altri 30 miliardi.

Leggi il seguito di questo post »

Posted in Economia, Politica, Reset | Commenti disabilitati su Fmi oltre 1000 miliardi $ di perdite dalla crisi dei mutui

Tutti alla corte di Lord Keynes

Posted by ernestoscontento su aprile 8, 2008

Lord Keynes è di nuovo in uso.

Il pensiero di Keynes è realmente pericoloso, poiché comporta una riflessione e una scommessa sui fini, anziché sui mezzi, che la politica può e deve darsi in questo mondo.

Il capitalismo decadente, internazionale ma individualistico, a Keynes non piace:

“Non è intelligente, né bello, né giusto, né virtuoso, né si comporta come dovrebbe. In breve non ci piace e anzi stiamo cominciando a detestarlo. Ma quando ci domandiamo che cosa mettere al suo posto, siamo estremamente perplessi”

Oggi in piena campagna elettorale,il grande economista inglese è tirato per la giacca sia dal CD che dal CS visto i venti di crisi mondiale in atto.

Quindi una rilettura dei suoi scritti riportati nel saggio “Come uscire dalla crisi, a cura e con un’introduzione di P. Sabbatici, pp. XLIV-137, 14,46 euro”.

Nove saggi classici del maggior economista del XX secolo, scritti negli anni immediatamente precedenti la stesura della sua opera fondamentale (La teoria generale), nel periodo della Grande depressione degli anni Trenta. i quali, rappresentano un prezioso viatico alla comprensione di ciò che sta accadendo.

Il suo lascito teorico e soprattutto politico, che poco o nulla ha a che fare col “keynesismo attuato fino ad oggi” .

Un lascito “politico” , prima ancora che teorico, perché la grandezza di Keynes si misura innanzi tutto come uomo politico. Convinto com’era del fatto che l’economia fosse una “scienza morale”, piuttosto che una scienza sperimentale, la sua fu in certo qual modo una “predicazione”, prima ancora che una rivoluzione scientifica.

Una predicazione, beninteso, attenta a non cadere mai nella pura testimonianza, ma al contempo per nulla disponibile a baratti sui principi e, per di più, sempre condotta con un’attenzione particolare al registro retorico, sapientemente modulato sul filo di irriverenti paradossi, boutades e motteggi capaci di ridicolizzare il più fiero avversario.

Leggi il seguito di questo post »

Posted in Economia, Libri, Politica, Reset | Leave a Comment »

Posted by ernestoscontento su marzo 22, 2008

Il Caso Alitalia se non esistesse bisognerebbe inventarlo, per insegnare nei corsi di Economia Politica che cosa non si dovrebbe mai fare!!!!!!!

La vicenda di Alitalia mette a nudo quanta poca cultura di mercato ci sia in Italia, DOVE SI E’ MAI VISTO, CHE UNA AZIENDA CHE PERDE SOLDI DEBBA ESSERE TENUTA IN PIEDI….E’ CONTRARIO A OGNI LOGICA DI EFFICIENZA DELL’ALLOCAZIONE DELLE RISORSE ECONOMICHE.

Alitalia è una compagnia che perde 1 milione di euro al giorno, è una compagnia quotata in borsa con un Flottante del 47% ( la quota di azioni che vengono movimentate in borsa) a dimostrazione se ce ne fosse bisogno ( di solito no in un sistema che sa cosa è il mercato) che il Ministero del Tesoro è un socio di minoranza con il suo 49,99% di azioni.

Sono mesi che questa trattativa va avanti, come è possibile, che per pura propaganda elettorale, si abbia cosi poco rispetto per i cittadini che fanno parte dell’azionariato di Alitalia.

COME PUO’ UN SIGNORE DI NOME SILVIO BERLUSCONI, CHE SI DISCHIARA LIBERALISTA E LIBERALE NON CONOSCERE LE REGOLE DEL BUON SENSO E DI RISPETTO DEL MERCATO.

COME SI PUO’ CONCEPIRE IN UNA DEMOCRAZIA EVOLUTA E PLURALISTA, CHE CI SIA UN POLITICO CHE PENSA DI RISOLVERE I PROBLEMI DELL’ITALIA FACENDO RICORSO ALLA SUA FAMIGLIA O AI SUOI RAPPORTI DI CONOSCENZA PERSONALE…….

L’Italia di Berlusconi sembra più un feudo monarchino comandata da un signore, invece di essere quel che dovrebbe essere!!!! una Repubblica Democratica.

Ma In fondo cosa ci si può aspettare da una classe dirigente che fa delle leggi che dopo definisce delle PORCATE……quale senso di responsabilità pubblica può avere un atteggiamento del genere, che ha come conseguenza il solo fine di recare danno all’Italia e a tutti i cittadini Italiani.

Inoltre va detto che sul caso Alitalia anche i sindacati dovono giocare un ruolo intelligente, nel rispetto degli interessi legittimi, ma particolari, dei quali loro sono preposti a tutelare, ma lo devono fare guardando alla realtà dei fatti. Perchè una cosa è la battaglia politica per rivedere gli ammortizzatori sociali nel solco della flessicurezza, proprio in virtù di un mercato aperto e globalizzato, altra cosa è, tenere in piedi le imprese ad ogni costo per essere un surrogato ad un welfare che non c’è.

Di seguito riporto una sintesi degli ultimi fatti e commenti su Alitalia.

In fondo al POST negli Approfondimenti, trovate alcuni articoli che parlano di Alitalia, e scritti alcuni mesi addietro .

Inoltre inserisco un Link che conduce a una serie di manuali forniti dalla Borsa Italiana, che servono per verificare il “ Valore di una società”, in modo che chiunque voglia cimentarsi a livello amatoriale, nella valutazione economica di Alitalia può farlo.

Alitalia ha ormai un’autonomia di sole poche settimane prima di dichiarare fallimento.

Leggi il seguito di questo post »

Posted in Economia, Infrastrutture, Politica | Commenti disabilitati su