ernesto scontento

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All’offerta per Alitalia , c’è un nano che crede di essere un gigante!

Posted by ernestoscontento su dicembre 8, 2007

Di Alitalia noi di RESET c’è ne siamo sempre occupati, lo avevamo detto che l’avremmo svenduta per un pezzo di pane, e che facevamo fatica anche a quel prezzo.

Ma veniamo ai fatti di oggi, dopo l’addio dei tedeschi della Lufthansa, secondo la Stampa Palazzo Chigi, Tesoro e i piani alti della compagnia sono convinti che Alitalia dovrebbe andare a nozze con Air France-Klm’.

Il quotidiano di Torino, riportando fonti vicine al governo, sostiene che: la sproporzione tra le dimensioni dei franco-olandesi e Air One (23 miliardi di euro di fatturato contro poco più di 600 milioni), e la consapevolezza che le nozze tra una compagnia indebitata (Air One) e una vicina al fallimento (Alitalia) non reggerebbe comunque la concorrenza dei tre grandi vettori europei.

La privatizzazione di Alitalia vede l’opposozione di Ryanair alla Ue, per bloccare l’offerta di Air France per Alitalia. La compagnia irlandese ricorre all’Unione europea contro la possibile fusione franco-italiana, Ryanair ha chiesto ieri alla Commissione Ue di bloccare l’offerta di Air France Klm su Alitalia finché non verrà chiarita la vicenda su presunti aiuti di Stato ricevuti dalle due compagnie in passato per 2,7 miliardi, denunciati dalla compagnia low cost stessa ma mai sanzionati dalla Ue.

Lo dice una nota pubblicata da Ryanair.
“Ryanair […] ha chiesto alla Commissione Ue di bloccare l’offerta di Air France per Alitalia finché entrambe le compagnie non abbiano restituito un totale di 2,7 miliardi di euro ricevuti in illegali aiuti di Stato dai governi italiano e francese”, si legge nella nota.

La compagnia ricorda di aver chiesto due anni fa alla Commissione Ue di sanzionare come aiuti di Stato 1 miliardo concessi dal governo francese ad Air France ed 1,7 miliardi concessi dal governo italiano sotto forma di riduzione deld ebito per Alitalia e lamenta che la Commissione Ue non sia intervenuta in entrambi i casi.

Reazione dei Mercati:
In borsa per il titolo Alitalia, dopo l’offerte di Air France, Air One non vincolanti per l’acquisto della compagnia. Mentre il cda di Alitalia si riunirà con ogni probabilità la prossima settimana per individuare il soggetto con cui avviare un negoziato in esclusiva.
Sulla borsa milanese di ieri le azioni del vettore aereo italiano stanno registrando un progresso dello 0,76% a 0,875 euro, dopo aver messo da parte il 6/12/07 un vantaggio superiore ai tre punti percentuali.

Primi indizi sui piani Industriali:
In dettaglio, Il piano industriale 2008-2012 presentato da AirOne:
Prevede 4 miliardi di euro di investimenti a fine periodo, destinati essenzialmente al rinnovo della flotta di medio raggio e 17 di lungo, stima un pareggio entro un anno e il ritorno all’utile entro due. Gli esuberi previsti sono da circa 2.500 a 3.000.

I Franco-Olandesi si presentano la tavolo delle trattative con una “lettera di interesse”.
Ridimensionamento di Malpensa e strategia per Linate (WAPA) – I francesi di Air France-Klm sono stati i primi ad aver depositato l’offerta non vincolante per Alitalia e la strategia per il rilancio della compagnia. A quanto pare il piano industriale sarebbe “In linea con il piano di transizione elaborato dal presidente Prato”: rilancio in grande stile dell’hub intercontinentale di Roma-Fiumicino e ridimensionamento del lungo raggio da Milano-Malpensa; intensificati i voli della mattina presto ed i rientri della sera dall’aeroporto di Linate, city airport per la clientela d’affari.

Le prime reazioni:

I Sindacati:
Nel piano Air France vi sarebbe un taglio di circa 30 aerei e 2700 esuberi in Alitalia Fly, mentre è incerta la sorte di Az Servizi, 8500 dipendenti; tuttavia, la compagnia francese non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito.

Unione Piloti: Alitalia non ha piloti in esubero
«Non ci sono Piloti in esubero». È in questo il punto, nel quale si può leggere un attacco agli esuberi previsti dal piano Air France, chiave della dichiarazione di Unione Piloti all’indomani della presentazione delle offerte non vincolanti per l’acquisto di Alitalia. «Unione Piloti ribadisce la propria disponibilità ad appoggiare piani di rilancio e di sviluppo che restituiscano ad Alitalia il ruolo che le spetta nel Trasporto Aereo europeo e mondiale, obiettivo prioritario per raggiungere il quale non sarebbero comprensibili e pertanto impossibili da gestire, logiche di ridimensionamento e di tagli indiscriminati.»

Il ritiro di Lufthansa:
Lufthansa , che ha comunicato che non parteciperà alla gara per tutelare i propri conti economici, e perso l’investment grade rating per i rischi economici sul debito, se avessimo comprato Alitalia. Solo tre compagnie al mondo hanno questo particolare rating di fiducia del sistema bancario che gli permette di avere tassi di interesse agevolati sugli investimenti. La perdita del merito al credito avrebbe avuto un impatto sui costi perché negli ultimi mesi Lufthansa ha ordinato più di 150 aerei, e avrebbe visto salire i tassi di interesse sui finanziamenti.

Da notare che neanche AIR-FRANCE-KLM a questo particolare rating bancario, ma detiene un livello junk (valutazione di livello inferiore) non è dato sapere il rating di Air One.

Ma può un nano come Air One comprare un gigante, e per giunta malato?

Sintesi dei dati di Bilancio:

Nota: si considera i dati di bilancio 2006, per fusione acida, cosi come come sono senza miglioramenti economici dovuti da piani di ristrutturazione aziendale. Si usa questo sistema per verificare l’effetto della fusione sui bilanci di periodo, nella situazione data cosi come è. Va tenuto conto che entrambe le compagnie anno debiti finanziari a medio e lungo termine. Se Air France KLM non gode di un l’investment grade rating di fiducia del sistema bancario come Lufthansa, è un dato di cui va tenuto conto.

Fusione Alitalia dati di Bilancio

Entrambi i pretendenti dicono che il risanamento e il pareggio di bilancio può avvenire in due anni, sembra che anche Lufthansa sia stata sulla solita sintonia temporale.

Su Lufthansa va detto che ha giocato a sfavore la prudenza per la velocità di attuazione del piano industriale, considerato che in Italia è forte l’influenza dei sindacati che potrebbero ostacolarlo ( leggi articolo del sole 24 ore in merito del 07/12/2007).

L’Italianità un altro ostacolo di cui va tenuto conto……

Tutto tace dal versate nei nostri ministri D’Alema, Rutelli, ecc..ecc.. i baluardi dell’Italianità alla matriciana. Visto che D’Alema ultimamente non vuole parlare di cose Italiane preferendo stare all’esstero, sarebbe opportuno che continuasse a tacere per evitare una seconda privatizzazione alla TELECOM. In fondo ormai è noto a tutti che ci sono grosse lacune da parte dei nostri politici per capire cos’è la politica economica, figuriamoci poi se parliamo di aziende private, soprattutto se i consigli vengono da chi in una azienda non ci a mai lavorato.

Ultima riflessione, ma se Alitalia è risanabile in due anni, Cimoli noi per cosa lo pagavamo cosi tanto????

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Approfondimenti:

Per maggiori dettagli sul piano industriale di AirOne leggi ANSA

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Altri Post Collegati di Ernesto:

Alitalia: Ministri e sindacalisti, fanno scuola di mala economia, a spese degli Italiani

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CHANGE

Posted by ernestoscontento su marzo 16, 2007

 CHANGE (Cambiare) Il Paese,l’impresa, le persone

Autori:  GIORGIO BRUNETTI-ENZO RULLANI

Anno di pubblicazione: 11/09/06
N° pagine: 214 –
 Collana: CULTURA D’IMPRESA

Editore: Egea

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Il modello di business e di crescita che ha permesso all’Italia di affermarsi nel recentissimo passato è stato certamente favorito dalla possibilità di usare, a costi e a condizioni favorevoli e irripetibili, conoscenza importata sotto forma di macchine, licenze, imitazioni di quanto altri facevano e producevano altrove. Questo modello è inesorabilmente tramontato: ma non significa affatto che il paese sia condannato al declino. Anzi. Le veloci trasformazioni in atto, il mondo sempre più globalizzato, le difficoltà di mercato, i nuovi temibili competitori possono essere stimoli straordinari e opportunità da cogliere con lucida determinazione. Serve allora produrre, sviluppare e investire in conoscenza, a ogni livello, per ogni realtà produttiva e distributiva, creando e mantenendo quel “differenziale cognitivo” che è la carta vincente rispetto ai paesi emergenti. E’ una sfida che coinvolge tutta la struttura produttiva del paese: ma prima ancora la scuola, le università, le istituzioni, la politica.

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