ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

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Morti Bianche, un’altra lettura dei dati.

Posted by ernestoscontento su maggio 2, 2007

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 04/05/20007

Premesso che quando muore un essere umano è una disgrazia per l’intera comunità, quindi il presente documento vuole essere una chiave di lettura dei dati nel rispetto delle regole che il sociologo Max Weber indicava “ un ricercatore, deve analizzare i dati in maniera fredda senza farsi coinvolgere emotivamente ( La scienza come professione)”.

In questo primo Maggio giustamente si sono ricordate le morti bianche, anche se non sempre c’è stata la dovuta obbiettività.

Giustamente il capo dello stato fa suo questo impegno umano e sociale, ma deve essere visto come il raggiungimento dell’obbiettivo zero dei morti sui luoghi di lavoro.

ALTRA COSA E’ IL PROCLAMARE LA TOLLERANZA ZERO, CHE COME SPESSO ACCADE E’ SOLO FRUTTO DI DEMAGOGIA CHE NON ANALIZZA I PROBLEMI NELL’INTENTO DI RISOVERLI.

Chi scrive esercita la professione di imprenditore edile da oltre venti anni, ed è tecnico abilitato per la sicurezza nei cantieri temporanei e mobili ai sensi della Legge 494.

Quindi procederemo con l’analisi dei dati, e con i possibili rimedi, secondo il sottoscritto.

I Dati:

Dalla lettura dei dati emerge chiaramente che gli infortuni in Italia sono in diminuzione.

Infatti se prendiamo come base 100 il 2003 e lo compariamo con il 2006, ci rediamo conto che:

– gli infortuni sono diminuiti del 7,86 %

– gli infortuni mortali sono diminuiti del 13,46%

– La forza Lavoro dal 2003 al 2006 è aumentata di unmilione di unità.

Emerge chiaramente che a fronte di una maggiore forza lavoro, diminuisce il numero di incidenti, segno che negli anni c’è stato un lavoro di sensibilizzazione e di messa in atto della sicurezza tale da invertire anche un probabile dato statistico in conseguenza di una maggiore intensità numerica di posti di lavoro attivi.

Dai Dati emerge anche che molti incidenti avvengono nei primi giorni di lavoro, che la frequenza degli incidenti è in una fascia lavorativa da 55 a 65 anni.

Non è vero che la piccola impresa è causa di un maggior numero di infortuni, anzi le PMI anno un dato occupazionale maggiore e un numero di incidenti minori.

I maggiori settori di attività colpiti da infortuni sono L’agricoltura e L’edilizia.

Gli infortuni in Italia ultimo dato disponibile risale all’anno 2002 è in linea con i paesi ad eguale intensità di popolazione attiva ed inferiore a Francia e Germania.

COSA SI PUO’ FARE SENZA DEMAGOGIA MA CON LINTENTO DI RISOLVERE NEL LIMITE DEL POSSIBILE IL PROBLEMA?

Prima cosa dobbiamo dirci che ci sarà sempre un dato strutturale inalienabile, l’obbiettivo zero infortuni è un obbiettivo di lavoro, ma sarà sempre soggetto a rimanere un obbiettivo.

Detto questo secondo il mio modesto parere occorre:

– Cultura della sicurezza. che, deve essere insegnata fin dalle scuole,

– Corsi di informazione e formazione prima di entrare nel posto di lavoro a cura egli organi paritetici, CTP. Casse edili, USL, Ispsel, al fine di rendere effettiva e certa la formazione.

– La formazione e l’informazione, deve essere continua, su basi generali di tipo normativo e idonee per tutte le attività lavorative, una volta fatta dagli organi paritetici è, valida per tutte le attività di lavoro, quella specifica dell’attività lavorativa deve essere fatta prima dell’assunzione, ogni volta che uno cambia mansione di lavoro deve essere di nuovo informato e formato. Il datore di lavoro dovrebbe cosi fare solo l’informazione e la formazione, per i macchinari specifici dell’azienda e per i rischi del luogo specifico dove è collocata l’azienda

– Semplificazione della normativa, con responsabilità certe,anche a carico del lavoratore una volta che è stato formato e informato sui rischi e, che gli è stato dato i dispositivi di prevenzione e protezione. Gli esseri umani ragionano anche con la loro testa è non sempre fanno ciò che è razionale, spesso la confidenza con il lavoro li porta a disattendere le norme di sicurezza impartite; Tutti sappiamo che esistono i limiti di velocità ma molti vanno anche a 200 all’ora, perché?

– .A carico del datore di lavoro, rimangano comunque in obbligo, la effettiva manutenzione dei macchinari e, la effettiva messa a disposizione, dei dispositivi di protezione individuali e collettivi.

– Le sanzioni devono essere certe e, se ripetute nel giro di tre anni, possono portare anche all’esclusione dell’impresa dalla partecipazione, degli appalti i pubblici.

Tutto questo naturalmente a un costo sociale, la collettività non deve essere più disposta ad appaltare, negli appalti pubblici, con il criterio del massimo ribasso, che è la causa principale dello sfruttamento e, impoverimento della qualità del lavoro.

Negli Appalti pubblici il prezzo a base d’asta deve essere congruo all’opera da eseguire.

Quanto accaduto questo primo Maggio a Sorrento con la morte anche di persone che niente avevano a che fare con il lavoro da eseguire è, l’esatto contrario di cosa vuole dire sicurezza, li le responsabilità sono si dell’impresa, ma anche dell’amministrazione appaltante e, del responsabile della sicurezza della stessa.

Luogo dell’incidente a Sorrento

Non si movimenta una grù in mezzo ad un passaggio di persone, una regola fondamentale è quella che le persone devono essere fuori dal raggio operativo delle macchine operatrici, questo vale per gli addetti ai lavori, figuriamoci per dei passanti occasionali, l’area doveva essere recintata e sorvegliata a terra da personale esperto. Voi capite che questo costa, se è stato pagato dall’Amministrazione bene altrimenti c’è anche una responsabilità morale collettiva.

Livorno,02/05/2007

Ernesto Scontento

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File PDF di sintesi, con i dati statistici, prelevati dal sito INAIL, ISPSEL, e del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, usati per elaborare questa sintetica riflessione.

File PDF : Infortuni sul lavoro 2003 – 2006

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I NULLAFACENTI DI PIETRO ICHINO

Posted by ernestoscontento su novembre 9, 2006

Il Libro, Prefazione sul sito dell’editore

Perché e come reagire alla più grave ingiustizia della nostra amministrazione pubblica.

Perché, mentre si discute di tagli dolorosi alla spesa pubblica per risanare i conti dello Stato, nessuno propone di cominciare a tagliare l’odiosa rendita parassitaria dei nullafacenti?” Il 24 agosto 2006, dalle colonne del “Corriere della Sera”, Pietro Ichino lancia una proposta che scuote il mondo politico e sindacale. Chiave di volta del progetto è l’istituzione di organi indipendenti di valutazione (OIV) capaci di stimare l’efficienza degli uffici pubblici e dei loro addetti, per consentire il licenziamento nei casi più gravi, ma anche l’aumento delle retribuzioni dei dipendenti che lavorano per due. Fin dal primo giorno il “Corriere” è sommerso da un fiume di mail, in grande maggioranza favorevoli alla proposta. I sindacati del settore pubblico esprimono indignazione per “l’attacco inaudito” portato alla categoria. Prodi apre; il ministro della Funzione pubblica frena; la sinistra radicale spara ad alzo zero. L'”International Herald Tribune” dedica al dibattito italiano sui loafers (nullafacenti) un lungo articolo. La polemica divampa: è stato toccato un nervo da troppo tempo scoperto. Intanto, al forum del “Corriere” arrivano in un giorno e mezzo 1500 interventi, tra cui molte istantanee di nullafacenti ritratti dal vivo: dall’impiegata che timbra il cartellino e poi va dal parrucchiere, al funzionario sano come un pesce che usa “prendersi la malattia” tutte le volte che torna al paese, al professore semianalfabeta.
In questo libro Pietro Ichino, oltre a spiegare la sua proposta, affinata in collaborazione con altri studiosi, raccoglie una piccola antologia di quegli interventi. E, a chi gli obietta che per il risanamento della pubblica amministrazione occorre “ben altro”, risponde sfidandolo a dire in che cosa precisamente quel “ben altro” consista: altrimenti – avverte – questo è solo un pretesto dietro cui si nasconde la scelta di lasciare le cose come stanno.

L’autore:

Pietro Ichino, docente di Diritto del Lavoro all’Università statale di Milano ed editorialista del “Corriere della sera”, è uno dei massimi esperti italiani di politiche e mercato del lavoro. Autore di numerosi libri, da Mondadori ha pubblicato Il lavoro e il mercato (1996) , un saggio del volume Non basta dire no (2002), A che cosa serve il sindacato (2005) e I nulla facenti (2006).


LICENZIARE I NULLAFACENTI, SAREBBE UN VERO ATTO DI GIUSTIZIA SOCIALE!!!!!

  • Il colore Arancione identifica i riformisti….SARA’ UN CASO IL COLORE DELLA COPERTINA DEL LIBRO????
  • Intanto cominciamo anche da qui…visto il disastro demagogico che avete combinato con la finanziaria!!!!
  • Dopo sarebbe opportuno ridurre i costi della politica….e gli sprechi di Stato.

ernesto scontento

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