ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

Archive for the ‘Report Economico’ Category

Consumi: le famiglie tagliano sugli alimentari

Posted by ernestoscontento su luglio 12, 2008

Consumi, primo calo dal 2002: le famiglie tagliano sugli alimentari

ISTAT: I consumi delle famiglie Anno 2007- 08/07/2008 – file pdf pag.11

Dopo l’allarme della Confcommercio la conferma dell’Istat: calano i consumi delle famiglie italiane ed è la prima volta che accade dal 2002.

Nonostante, infatti, la spesa media mensile di ciascun nucleo sia aumentata passando dai 2.461 euro del 2006 ai 2.480 del 2007 (più 0,8%, pari alla non astronomica 19 euro) la crescita dei prezzi ha di fatto reso più debole il potere di acquisto delle famiglie.

Ecco perché nel 2007 c’è stato, per la prima volta negli ultimi sei anni, un calo in termini reali dei consumi.

Da nord a sud gli italiani si sono attrezzati, sfruttando l’innato talento nell’arte di arrangiarsi, per contenere il volume di beni totali acquistati. In alternativa, o sfruttando abilmente il mix tra le due strategie, hanno scelto prodotti più economici o di qualità inferiore. È quanto emerge dalla statistica sui consumi delle famiglie diffusa ieri dall’Istat.

« Si Registra un decremento reale della spesa, è quanto emerge dalla statisticha ISTAT sulle condizioni economiche e qualità della vita. Negli scorsi anni i consumi erano fermi, ora stanno calando. L’ultima riduzione risaliva al 2002».

Aumenta inesorabilmente l’affitto mensile per l’abitazione di 43 euro mensili per un totale di 516 euro l’anno.

Nel 2007, in particolare, la spesa per alimentari e bevande (che copre il 18,8% del totale dei consumi) è rimasta stabile: 466 euro contro i 467 del 2006.

Ma, rivela l’Istat, «sono sempre più numerose, oltre il 30%, con picchi del 50% al sud, le famiglie che dichiarano di aver limitato l’acquisto di prodotti o di aver scelto quelli di qualità inferiore».

Una strategia che il 33,2% dei nuclei applica all’acquisto del pane, il 38,5% a quello della pasta. Per carne, pesce e frutta sono rispettivamente il 45,3%, il 47,4% e il 43,2% le famiglie che o comprano meno o scelgono prodotti meno pregiati.

Le strategie per il risparmio, rileva l’istituto di statistica, sono messe in pratica lungo tutto lo Stivale.

Al nord questa ricetta per contenere le uscite è applicata dal 30% dei nuclei per il pane e dal 39% per carne e pesce. Al centro sono rispettivamente il 36% e il 47 per cento. Al sud, invece, si supera il 50 per cento. Ed è in aumento anche la quota di famiglie che comprano generi alimentari negli hard discount, passate dall’8,6 al 9,7 per cento.

Crescono, invece, le spese non alimentari (dai 1.994 euro del 2006 ai 2.014 del 2007). Ma non è una libera scelta: si tratta piuttosto di voci incomprimibili come la sanità (per l’aumento dei ticket) e i costi della casa.

In calo pronunciato l’acquisto di abbigliamento e calzature, con un 60% delle famiglie che dichiarano di aver contenuto la spesa o essersi rassegnate alla scelta di prodotti più scadenti.

In calo anche la quota di spesa per combustibili ed energia, arredamenti ed elettrodomestici e servizi per la casa.

Aumenta di 33 euro la rata media mensile del mutuo casa dal 2005 al 2007 per un totale annuo di 396 euro l’anno (e purtroppo con l’ultimo aumento di luglio voluto dalla BCE di di un quarto di punto questo capitolo di spesa è destinato ad aumentare ulteriormente)

Più contenute rispetto al 2006 anche le uscite economiche per comunicazioni, tempo libero e cultura.

Cresce invece la quota di spesa totale destinata ai tabacchi: le sigarette aumentano, lo stress anche e smettere diventa più difficile.

«Per fortuna le condizioni climatiche favorevoli dell’inverno 2007 hanno salvato in parte i bilanci familiari, consentendo di risparmiare sui combustibili e l’energia per il riscaldamento».

Posted in Economia, Politica, Report Economico, Reset | Commenti disabilitati su Consumi: le famiglie tagliano sugli alimentari

Quanto crescono i redditi degli italiani?

Posted by ernestoscontento su maggio 12, 2008

Fonte: Centro Studi BNL – Focus Economico N.18 del 09 Maggio 2008

Il reddito disponibile delle famiglie italiane ha superato nel 2007 i 1.000 miliardi di euro. Rispetto al 2006, l’aumento è stato pari al 3,5%, inferiore all’incremento del Pil (+3,8%).

Pro capite, il reddito disponibile è cresciuto di poco meno del 3%, da 16,6 mila euro a 17,1 mila euro. In termini reali, l’aumento si riduce allo 0,7%, recuperando solo in parte le riduzioni degli anni precedenti.

Nel 2007, la crescita del reddito delle famiglie è stata favorita dall’aumento dell’occupazione. Ha pesato, però, il rallentamento dei salari.

Nel confronto con il 2006, il valore complessivo delle retribuzioni lorde, riferite all’intera economia, è cresciuto dell’1,5% in termini reali a seguito di un aumento di pari misura delle unità di lavoro dipendenti impiegate.

In valore, la retribuzione lorda per unità di lavoro dipendente è passata da 25,2 mila euro del 2006 a 25,7 mila euro, con una crescita di poco superiore al 2%, il valore più basso degli ultimi quattro anni.
Nonostante il moderato recupero del 2007, la dinamica del reddito delle famiglie rimane contenuta.

Dal 2003 al 2007, il reddito disponibile pro capite, indicativo del potere d’acquisto dei consumatori italiani, si è ridotto di circa lo 0,5% in termini reali.

Rimane debole la dinamica del reddito disponibile delle famiglie italiane

Nel 2007, il reddito disponibile delle famiglie italiane è stimato aver superato i 1.000 miliardi di euro, con un incremento rispetto all’anno precedente pari a circa il 3,5%. Si tratta del ritmo di crescita più elevato dal 2002.

Depurata dall’incremento del deflatore della spesa delle famiglie residenti, la crescita è risultata pari a circa l’1,3%.

Nonostante l’accelerazione dell’ultimo anno, la dinamica del reddito disponibile delle famiglie italiane rimane contenuta. Dal 2003 al 2007, l’incremento in termini reali è stato pari a meno del 2,5%

* Stima

** Deflazionato con il deflatore della spesa delle famiglie residenti.

La dinamica del reddito disponibile delle famiglie appare moderata anche nel confronto con la crescita dell’intera economia.

Nel 2007, il prodotto interno lordo ha superato in valore i 1.500 miliardi di euro, con un incremento del 3,8% che per il quinto anno consecutivo è risultato superiore a quello registrato dal reddito delle famiglie.

In rapporto al Pil, il reddito disponibile è sceso dal 67,5% del 2002 al 65,9%.

La ripresa del reddito disponibile ha favorito nel 2007 solo un modesto miglioramento delle condizioni delle famiglie.

Il potere d’acquisto dei consumatori italiani, misurato dal reddito pro capite, indicativo delle risorse a disposizione di ciascun consumatore, è cresciuto in valore di poco meno del 3%, da 16,6 mila euro a 17,1 mila euro.

Al netto dell’aumento dei prezzi, l’incremento si riduce allo 0,7% recuperando solo in piccola parte le riduzioni degli anni precedenti.

Dal 2003 al 2007, le famiglie italiane hanno perso circa lo 0,5% del proprio potere d’acquisto.

Nel 2007, il maggior reddito disponibile è stato quasi interamente assorbito dall’incremento della spesa per consumi.

Nel confronto con l’anno precedente, mentre il reddito pro capite è aumentato di quasi 480 euro, l’incremento dei consumi si è avvicinato ai 450 euro.

La propensione al risparmio (1) è stimata essersi ulteriormente ridotta, dopo essere scesa dal 13,3% del 2005 al 12,1% del 2006.

I prezzi crescono più delle retribuzioni.

Leggi il seguito di questo post »

Posted in Economia, Politica, Report Economico, Reset | Commenti disabilitati su Quanto crescono i redditi degli italiani?

Ocse rivela che L’Italia è ultima per la crescita della redditività

Posted by ernestoscontento su aprile 9, 2008

Crescita reale del PIL medio annuo in percentuale

La situazione è migliorata nel 2006, ma resta al di sotto della media Produttività, Italia maglia nera “Un Paese in forte decelerazione”

L’Italia si aggiudica la maglia nera tra i paesi industrializzati per la produttività. E’ quanto emerge dalle statistiche diffuse dall’Ocse nel Factbook 2008. La penisola è ultima per la crescita della produttività del lavoro (Pil per ora lavorativa), nulla (sotto allo 0,5%) nel periodo 2001-2006. La situazione è migliorata nel 2006, dal -1,2% del 2002 al +0,4% del 2005, ma l’Italia resta al di sotto della media (+1,4%) e dell’Europa a 15 (+1,7%), per non parlare del 5,2% segnato dalla Repubblica Slovacca e del +3,4% di Corea e Ungheria.

In merito alla produttività “multifattoriale”, che comprende l’innovazione tecnologica e organizzativa, l’Italia accusa una flessione media dello 0,5% nel 2001-2006, confermandosi fanalino di coda.

Leggi il seguito di questo post »

Posted in Economia, Report Economico, Reset | Commenti disabilitati su Ocse rivela che L’Italia è ultima per la crescita della redditività

La Struttura Produttiva Dell’Italia

Posted by ernestoscontento su marzo 6, 2008

l’indagine copre l’universo delle medie imprese manifatturiere italiane definite nella classe 50-499 dipendenti e 13-290 mln€ di fatturato; con l’ultimo censimento, sono state individuate 3984 società che assicurano il 14% della produzione manifatturiera italiana a valore, percentuale che sale al 22% considerando l’indotto; la maggiore concentrazione di imprese è nelle aree del Nord Est Centro e in Lombardia; bassa, ma in espansione, la presenza nel Mezzogiorno.

Andamento Medie Imprese

Tendenze dell’universo: i profitti delle medie imprese, dopo aver toccato il minimo nell’esercizio 2003 (1,1% del fatturato) sono tornati a salire toccando nel 2005 un valore assoluto inferiore solo al massimo storico del 1999; la percentuale sul fatturato è stata dell’1,7%; le stime per il 2006 portano su fatturati in crescita dell’8% e margini lordi incrementati di circa 10 punti.

Leggi il seguito di questo post »

Posted in Report Economico, Reset | Commenti disabilitati su La Struttura Produttiva Dell’Italia

Capitalismo Pubblico Locale

Posted by ernestoscontento su febbraio 28, 2008

Presentazione Dossier del 25 gennaio 2008

Dal 2003 al 2005 le società partecipate da Comuni, Province, Regioni e Comunità montane sono passate da 4604 a 4874, con un incremento del 5,9%. Di queste, 3166 sono controllate (direttamente o indirettamente) da Enti Locali con una percentuale che si assesta al 65% del totale ed un incremento dal 2003 al 2005 del 12%.

Le tariffe sono aumentate negli ultimi 5 anni del 40%, senza che ci sia stato un miglioramento del servizio.

Nel loro complesso a stock producono poco più di 48.000 euro di utili.

Gli utili maggiori vengono fatti al nord e in società dove la proprietà pubblica è minoritaria.

Questi sono alcuni dati forniti dal Rapporto che il Centro studi di Unioncamere ha effettuato sulle società partecipate degli Enti Locali. L’analisi si è basata sui bilanci depositati da queste società presso le Camere di commercio.

La ricerca, presentata il 22 gennaio scorso, si concentra su un triennio particolarmente importante per l’evoluzione del settore dei servizi pubblici locali (al quale appartiene la quota più consistente delle società partecipate dagli enti locali), avviata nel corso degli anni Novanta e ancora in corso. Gli anni monitorati sono il 2003-2005, con un aggiornamento per alcuni aspetti a fine 2007.

Obiettivo della ricerca è la ricostruzione dell’universo delle società partecipate da comuni, province, regioni e comunità montane.

I documenti in formato .pdf

Posted in Economia, Report Economico, Reset | Commenti disabilitati su Capitalismo Pubblico Locale

Eurispes: le famiglie italiane in difficoltà dal 20 del mese

Posted by ernestoscontento su febbraio 24, 2008

Peggiorano le condizioni economiche e le previsioni degli italiani per il futuro.

Crescita complessiva dell’inflazione e perdita del potere di acquisto delle retribuzioni portano le famiglie a stringere sempre più le cinghia per arrivare alla fine del mese, con le prime difficoltà che iniziano a sorgere già dalla “terza settimana”.

Mai così tanto pessimismo nel corso degli ultimi 6 anni, soprattutto sul fronte del lavoro, con salari sempre più bassi e impieghi flessibili e precari. Forte il senso di insicurezza e precarietà dei nostri concittadini, fotografato dal solco sempre più profondo tra politica e società, diventati ormai due veri e propri “separati in casa”.

E’ questa, in sintesi, la diapositiva scattata dal rapporto Italia 2008, presentato, a Roma, dall’Eurispes che analizza, in sei distinte sezioni tematiche, lo stato di salute del Belpaese dall’economia al lavoro passando attraverso legalità, politica, ambiente e comunicazione. “Ciò che serve al Paese e che i cittadini chiedono, spiega il presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara,è una politica che si assuma la responsabilità di decidere, di compiere scelte, di elaborare progetti, di immaginare il futuro”.

pdfSintesi del Rapporto Eurispes 2008 file pdf pag 104

******

CONSIDERAZIONI GENERALI DI GIAN MARIA FARA, PRESIDENTE DELL’EURISPES

Rapporto Italia 2008 PERCORSI DI RICERCA NELLA SOCIETÀ ITALIANA Leggi il seguito di questo post »

Posted in Politica, Report Economico, Reset, Ricerca | Commenti disabilitati su Eurispes: le famiglie italiane in difficoltà dal 20 del mese

Unioncamere: la prima mappa del capitalismo pubblico locale

Posted by ernestoscontento su gennaio 23, 2008

Tutto poteva pensare il buon Adam Smith quando ha scritto “La Ricchezza delle Nazioni” tranne che la ricchezza di una nazione fosse cosi volutamente e barbaramente depauperata, perché dilapidare il denaro pubblico, sottraendolo ad altre necessità e bisogni della comunità, a vantaggio di una casta politica incapace e moralmente equivoca, era una cosa impensabile anche per lui che viene considerato il padre dell’economia politica liberista.

Roma, 22 gennaio 2008 – Decisamente tante e poco efficienti, soprattutto nel Mezzogiorno, con un numero elevato di amministratori, un tasso di crescita dell’occupazione e del costo del lavoro notevole e una bassa produttività.

Sanno solo spremere i cittadini, visto che le tariffe dei servizi sono salite del 40% in dieci anni: il 15% in più dell’inflazione.

E’ questa la giungla dei servizi locali delle oltre4mila società partecipate da Comuni, Province, Regioni e Comunità montane, messe sotto osservazione dal Centro studi di Unioncamere attraverso l’analisi dei bilanci presentati alle Camere di commercio.

La ricerca si concentra su un triennio particolarmente importante per l’evoluzione del settore dei servizi pubblici locali (al quale appartiene la quota più consistente delle società partecipate dagli enti locali), avviata nel corso degli anni Novanta e ancora parzialmente in itinere.

Gli anni monitorati sono il 2003-2005, con un aggiornamento per alcuni aspetti a fine 2007.

pdfRicerca Completa

Posted in Report Economico, Reset, Ricerca | Commenti disabilitati su Unioncamere: la prima mappa del capitalismo pubblico locale

Ocse, in Italia il risanamento rallenta: deficit 2008 al 2,3%

Posted by ernestoscontento su dicembre 6, 2007

Dopo il miglioramento dello scorso anno, l’Italia rallenta il passo sul risanamento dei conti pubblici e l’aumento deciso sulla spesa “non è il modo migliore di rispondere all’inatteso e forse temporaneo vigore delle entrate fiscali”.

Lo afferma l’Ocse nella scheda sull’Italia del suo ultimo Economic Outlook.

Per il rapporto tra deficit di Bilancio e Pil l’organizzazione parigina prevede un calo al 2,2% quest’anno – dopo il 4,5% del 2006 che risultava gonfiato da diverse poste una tantum, un 2,3% nel 2008 e un 2% nel 2009. “In pratica, si legge, le previsioni mostrano che non ci sono miglioramenti tra 2007 e 2008, perchè il dato 2007 dovrebbe risultare migliore del previsto e i piani per il 2008 si basano su stime di entrate e spese che potrebbero rivelarsi ottimistiche“.

Sarebbe stato più prudente, dice l’Ocse, consacrare interamente (le extra entrate) al taglio del debito, e magari procedere alla riduzione della pressione fiscale nel 2008″.

In effetti in Italia “le aliquote restano piuttosto alte”, mentre il debito “è il secondo più elevato dell’Ocse e all’orizzonte ci sono aumenti delle spese legati all’invecchiamento della popolazione”. Tuttavia, guardando allo specifico capitolo demografico, l’organizzazione parigina osserva che “la riforma delle pensioni, posto che venga pienamente realizzata, ha messo l’Italia in una situazione migliore di molti paesi”. “Il Governo – conclude l’Ocse, deve convincere l’opinione pubblica che i suoi propositi di riduzione di deficit e debito vanno rispettati e, possibilmente, rafforzati”.

Rallentamento in vista per la crescita economica dell’Italia nel prossimo biennio, quest’anno si concluderà: con un8% del Pil ma nel 2008 e nel 2009 il tasso di espansione risulterà dell’1,3%, “inferiore alla crescita potenziale del paese”, peraltro limitata all’1,5%.

E con rischi che giungono dal fronte del caro vita, avverte l’Ocse nella scheda dedicata all’Italia del suo ultimo economic Outlook.

“La recente ripresa dell’inflazione, si legge, potrebbe persisterenel corso di 2008 e 2009”.

Tuttavia, di positivo c’è che per l’economia reale dell’Italia non sembrano esserci evidenti contraccolpi negativi a seguito della crisi dei mutui subprime.

E nonostante un aumento negli anni passati in Italia “l’indebitamento delle famiglie resta molto più basso – osserva l’Ocse, rispetto a quello di paesi in cui il boom immobiliare è stato più forte e in cui i mutui subprime hanno finanziato parte dell’espansione economica”.

Guardando al capitolo lavoro, dopo che il tasso di disoccupazione è calato fino al 5,7%, ora si assiste ad un rallentamento del mercato.

Il calo dei disoccupati “continua a sembrare alimentato dalla crescita dell’occupazione, stimolata da precedenti liberalizzazione del mercato del lavoro”, ma “il calo dei tassi di attività in alcune regioni meridionali – avverte l’Ocse – potrebbe rappresentare una segnale che questo effetto sta per venir meno, sebbene nelle regioni del Nord continui a crescere”.

Inoltre la produttività va a rilento, con performance “molto basse”: complessivamente il Pil procapite per lavoratore nel 2006 risulta più basso che nel 2000.

Quest’anno si è però assistito a una ripresa, conclude l’Ocse, e i dati italiani potrebbero inoltre risentire di “difficoltà nell’effettuare le rilevazioni”.

Nonostante revisioni al ribasso sulle previsioni di crescita della maggior parte dei Paesi, secondo lo scenario di base dell’Ocse le prospettive per l’economia globale restano positive.

Tuttavia, nell’editoriale del suo nuovo Economic Outlook, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico avverte che si tratta di uno scenario su cui “incombono ampi rischi al ribasso”, prevalentemente legati a una caduta dei mercati immobiliari più grave e generalizzata del previsto, a ulteriori turbolenze sui mercati finanziari e a nuove pressioni al rialzo dai rincari delle materie prime.

Ma al momento l’Ocse esclude una recessione degli Stati Uniti, scenario che da settimane preoccupa analisti e mercati finanziari. “L’accelerazione sull’aggiustamento del settore immobiliare negli Usa farà rallentare la crescita nel breve termine, ma senza ingenerare una recessione”, osserva.

Rallentamento, meno marcato, in vista anche per Eurolandia, che tuttavia dopo il venir meno di questa situazione “temporanea” vedrà i tassi di crescita tornare in prossimità dei livelli potenziali, e l’inflazione dovrebbe rientrare ai livelli desiderati.

Per l’intera area Ocse il rapporto indica una espansione economica del 2,3% nel 2008 e del 2,4% nel 2009.

Per gli Stati Uniti 2% nel 2008 e 2,2% nel 2009, per Eurolandia 1,9% nel 2008 e 2% nel 2009.

Posted in Economia, Report Economico, Reset | Commenti disabilitati su Ocse, in Italia il risanamento rallenta: deficit 2008 al 2,3%

Stangata sotto l’albero di Natale

Posted by ernestoscontento su dicembre 2, 2007

E’ QUESTO IL REGALO DI NATALE AGLI ITALIANI !!!!!

L’economia europea “sta andando estremamente bene” ma la crisi dei mutui sub-prime dagli
Stati Uniti potrebbe arrivare in Europa.

Mutui: aumentano le rate:

E’ il monito lanciato da Neelie Kroes, commissario europeo alla Concorrenza, a margine dell’incontro organizzato da Confindustria Winter University a Venezia.

“La nostra economia sta andando estremamente bene – ha precisato Kroes – ma siamo consapevoli che la crisi, che è iniziata negli Stati Uniti, sta arrivando e sta influenzando anche l’Europa”.
Neelie Kroes ha poi spiegato che “un paio di Stati membri stanno avendo dei problemi con banche locali e i governi nazionali ne sono consapevoli e sono in stretta cooperazione con BCE e Commissione UE”.

MA SARA’ VERO?

Grafico n.1

Mutui % sul PIL UE

Grafico n.2

Mutui durata

Secondo L’ Adusbef che no!
Infatti ha lanciato l’allarme liquidità per le famiglie italiane (3,2 milioni) che hanno acceso un mutuo a tasso variabile. Secondo l’associazione dei consumatori c’è una «grave responsabilità delle banche». Così dopo la raffica di aumenti già subiti, gli italiani che hanno scelto il mutuo variabile devono mettere in conto un ulteriore aumento della loro rata mensile: in media, secondo Adusbef, «25 euro, per un mutuo di 100mila euro, e questo indipendentemente dalle decisioni della Banca Centrale Europea»

Grafico n.3

Mutui importi

Prezzi: bollette salate dal 2008:
Il caro-petrolio spinge l’inflazione e le bollette della luce e del gas: dal primo gennaio 2008 le tariffe rischiano di subire una nuova impennata, registrando un +2,5% per l’elettricità ed un +4,6% per il gas.

Grafico n.4

Andamento del greggio

Un nuovo rincaro, dopo quello già scattato a ottobre, che se sarà confermato dall’aggiornamento trimestrale atteso dall’Authority per l’energia entro fine dicembre, si tradurrebbe in una stangata per le famiglie italiane da 56 euro su base annua: la spesa per le bollette della luce salirebbe di 11 euro mentre quella per il gas di oltre 45 euro.

Benzina e gasolio alle stelle:
La benzina verde è cresciuta su base mensile del 2,2% e su base annua del 9,8, il gasolio rispettivamente del 3,1 e dell’11,2%, i combustibili per la casa sono passati su base tendenziale dal 5,5% al +12,1%.

Aumenti per il comparto dei servizi:
Trasporti’, +0,8% su base mensile e +3,9% su base annua,
Abitazione, acqua, elettricità e combustibili’ +0,6% mensile e +2,8 annuo

Alimentari: Il Pranzo di Natale è sicuramente salato:
Non andrà certo meglio per il pranzo di Natale alcuni dati sui generi alimentari sono significativi.
A crescere di più tra i beni alimentari, “soprattutto quelli lavorati dall’industria”, nel complesso registrano un aumento annuo del 3,8%.
Il comparto pane e cereali aumenta del 7,1% contro il 6% a ottobre; se si considera solo il pane si arriva al 12,4 dal 10,3% del mese precedente.
– La pasta passa dal +6,4 al +7,7%.
– Il latte passa 5% al +6,4%.
– Prodotti bevande analcoliche +3,7%
– Non male anche le carni, che aumentano del 3,4%, con il pollame che recupera l’arretramento dell’anno scorso dovuto all’aviaria e balza del 7,3%. La frutta cresce del 4,7%.

La ripresa dell’inflazione nella zona euro e in Italia è preoccupante:
Lo ha dichiarato Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia.
A una domanda sul brusco rialzo dei tassi bancari sul mercato dei depositi, Saccomanni ha risposto “non possiamo fare previsioni,sull’andamento dei tassi nel prossimo mese”.
Uno dei fattori è anche la ripresa dell’inflazione, che è preoccupante”.
Ieri il tasso Euribor a un mese, che da giovedì ha valuta sul nuovo anno, è stato fissato al 4,822%, il massimo da maggio 2001, dal 4,809% di giovedì.
“Gli ultimi dati “di inflazione” mostrano che ci sono tensioni al rialzo sui prezzi sia in Italia che in Europa, questi sono fenomeni che vanno seguiti con grande attenzione” ha detto l’alto dirigente di Banca d’Italia a margine dell’inaugurazione dell’Anno accademico dell’università di Siena.
Ieri la stima flash per l’inflazione della zona euro a novembre ha indicato un balzo del tendenziale al 3%, massimo da maggio 2001. In Italia il tasso tendenziale dell’indice dei prezzi Nic segna 2,4%, massimo da giugno 2004.

Grafico n.5

Inflazione IT UE

“Dobbiamo anche tenere conto degli effetti che queste tensioni finanziarie hanno provocato sull’attività economica, con effetti di rallentamento”, ha concluso Saccomanni.

Tutto questo accade con una moneta forte.

Grafico n.6

Cambio euro dollaro

L’occupazione che non ridistribuisce benessere.

Grafico n.7

Disoccupazione dati a confronto

In Conclusione:

Neanche una moneta forte, e un tasso di occupazione in crescita, riescono a dare quei benefici di ridistribuzione della ricchezza economica pilastri fondamentali di tutte le scuole economiche.

E’ evidente che che l’economia è drogata da un eccessivo debito da parte elle famiglie, debito che si e spostato da medio a lungo termine per l’acquisto della casa (vedi grafici n.1), e di conseguenza è aumentato il capitale richiesto alla banca (vedi grafico n.2),
Tutti segnali di maggiore indebitamento, conseguenza di una sempre maggiore difficoltà di equilibrio per le famiglie nel cercare di mantenere o limitare quel benessere quotidiano acquisito.

Il tutto nell’indifferenza dei i nostri politici, che sono presi dalle loro vicende personali, Berlusconi incontra Veltroni, non tanto per decidere cosa fare per L’economia Italiana, ma per trovare un accordo sulla legge elettorale, a lui va bene tutto….basta che Walter si dimentichi chi del conflitto di interesse che metterebbe le mani nella sua roba.

Tommaso Padoa Schioppa, dice che le tasse sono belle, beato lui che non ne sente il peso eccessivo, e l’insopportabilità dello spreco che la classe politica ne fa. Che vuole mandare fuori di casa i bamboccioni,offrendoli un caffè al giorno, senza dirgli però che per effetto della finanziaria 2006, loro formeranno un nucleo familiare senza figli e che quindi dovranno pagare all’erario 276,00 euro in più IRPEF rispetto al 2005 (Leggi agenzia delle entrate informa n.2 2007)

Visco, per distrarci, dice che l’Italia è un popolo di evasori fiscali, ma non ci dice niente del fatto che se l’evasione è cosi estesa probabilmente è funzionale al sistema ( brutto a dirsi, ma realista nei fatti), come tace sul fatto che L’Italia è l’unico paese al mondo dove le imprese devono pagare allo Stato il 50% delle tasse su un reddito non ancora guadagnato,insomma gli evasori Italiani perseguitati da Visco, fanno una anticipazione di cassa, allo stato.

Bersani, crede ancora di essere il liberatore dell’economia Italiana,le sue lenzuolate sono diventate più piccole dei fazzolettini da taschino. Ma lui da buon emiliano imperterrito insiste sul voler liberalizzare per dare tutto alle COOP, l’unica cosa che invece dimentica e di farci dare dalle COOP quello che è nostro come Italiani, le tasse che loro non pagano a causa di leggi vecchie e non più in linea con il movimento cooperativo soprattutto quello che opera nella grande distribuzione, e nei grandi appalti pubblici, insomma Bersani è un liberatore a modo suo libera tutti ma non libera le lobby delle Coop dai privilegi assurdi che ancora gli sono concessi nel 2007 .

Per ultimo, ma solo perché è come la ciliegina sulla torta, il buon Romano, lui si che è un economista!!!!! Che dire del suo regalo sulla tredicesima che vede le famiglie più alleggerite da un minimo di 34 euro a un massimo di 74 (leggi nostro articolo), si sa lo fa per loro una tredicesima con più denaro potrebbe fargli venire uno strappo muscolare, allora si guasterebbero anche il Natale. E poi non è vero che a lui interessa solo e soltanto rimanere a Palazzo Chigi , come afferma G. Sartori nel suo articolo sul Corriere della Sera. Romano lo dice sempre decido io e io decido per le famiglie meno ambienti. Meno male……speriamo che le Famiglie se ne rendano conto che sono più povere grazie all’economista Romano Prodi.

Noi di RESET di queste problematiche c’è ne siamo sempre occupati, e continueremo ad occuparcene, come in questi otto mesi di vita del nostro Forum, e non sono pochi gli articoli scritti in merito.

pdf File pdf del POST completo di link, pag.n.7
Per approfondimenti, alcuni articoli correlati, dello stesso autore:

Leggi il seguito di questo post »

Posted in Economia, Report Economico, Reset | Commenti disabilitati su Stangata sotto l’albero di Natale

Giovani e donne gli anelli deboli del mercato del lavoro

Posted by ernestoscontento su novembre 13, 2007

Gli anelli deboli del mercato del lavoro italiano sono i giovani e le donne.

Lo ha sottolineato il ministro del Lavoro Cesare Damiano nel corso della presentazione del rapporto «Occupazione e forme di lavoro precario», realizzato dal Coordinamento delle attività statistiche del ministero del Lavoro, che fornisce il quadro qualitativo e quantitativo del lavoro precario in italia.

Nel 2006, sono stati 2.719 milioni i lavoratori italiani temporanei:

I dati in Italia:

– il 13,1% dei lavoratori dipendenti ha un contratto di lavoro a termine,

– l’11,8% del complesso degli occupati sono a tempo determinato.

– 246mila i contratti a termine per gli agricoli ,

– 1.985 milioni di dipendenti con contratto di lavoro a tempo determinato (interinali, stagionali, contratti di inserimento, a chiamata).

– 399mila i lavoratori con contratti di collaborazione coordinata e continuativa,

– 89mila i prestatori d’opera occasionale.

– il lavorano in nero occupa 3,5 milioni di persone,

– il lavoro a termine è imposto e non una scelta libera, dopoa 36 mesi dall’ingresso nel mondo del lavoro con un contratto a termine, uno su quattro rimane temporaneo (25,8 per cento).

– gli apprendisti vanno peggio, dopo 3 anni oltre 1/3 è ancora a termine,

Il rapporto anticipa i contenuti di un dossier ministeriale, di prossima uscita, sull’occupazione e le riforme del mercato del lavoro.

Il rapporto è uno studio, condotto sulla base di dati forniti dall’Istat e dall’Inps.

Tra i motivi per cui si lavora a termine, ai primi posti il lavoro stagionale, il lavoro occasionale e il periodo di formazione o apprendistato.

La durata dei contratti a termine risulta differenziata in base alla tipologia lavorativa, mentre è molto chiaro (9 dipendenti a termine su 10) il motivo che spinge ad accettare un lavoro a tempo, e cioè «il non aver trovato di meglio».

Una discreta quota di lavoratori a termine dichiara di essere alla ricerca di un altro lavoro (18% contro il 6,2% del complesso degli occupati).

Confrontando, poi, la situazione italiana sul piano internazionale, emerge:

– l’incidenza dei dipendenti a termine in Italia è inferiore a quella della media europea (nel 2006, 13,1% contro 14,7 per cento).

Da evidenziare, infine, che nel 2006, per le donne italiane il contratto a tempo abbia una incidenza maggiore rispetto agli uomini (15,8% contro l’11,2 per cento), allineandosi alla media europea pari a 15,4 per cento.

pdf File del rapporto

Posted in Politica, Report Economico, Reset, Welfare | Commenti disabilitati su Giovani e donne gli anelli deboli del mercato del lavoro