ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

Archive for the ‘Società’ Category

Una società che funziona.

Posted by ernestoscontento su febbraio 15, 2008

Comunità, organizzazioni, sistema politico: una guida per comprendere il mondo contemporaneo

Autori e curatori:Peter F. Drucker

Collana: La società industriale e post-industriale –

Argomenti: Storia economica – Scenari. Innovazione. Gestione delle informazioni. – Scenari, terzo millennio, futuribili, problemi generali

Dati: pp. 240,1a edizione 2003 (Cod.1481.90)

Una guida per comprendere il mondo contemporaneo alla luce della storia socio-economica e politica. Una lezione del maestro dei maestri degli imprenditori, dirigenti e professional.

“Peter Drucker è un’illuminazione, per la chiarezza del suo pensiero e del suo modo di scrivere. In questo libro dimostra chiaramente che politica, economia, società e management sono meglio capiti insieme, non separatamente” (B. Emmott, editor, The Economist ).

Peter Drucker è conosciuto soprattutto come uno dei maggiori scrittori di management ma il management non è stato né il primo né il suo principale interesse.

I suoi interessi primari sono la comunità, in cui l’individuo ha status , e la società, in cui l’individuo ha funzione. È indubbio, per la complessità delle variabili in gioco e la difficoltà di definire scenari, che la considerazione del contesto in cui viviamo e delle sue possibili future evoluzioni sia oggi essenziale per decidere le strategie comportamentali di ciascuno di noi.

Questo libro presenta un quadro completo del pensiero di Drucker su comunità, società e struttura politica e costituisce non solo l’introduzione ideale alle sue idee su come costruire una società che funzioni ma anche uno strumento utilissimo per una riflessione sulle scelte che ognuno di noi deve fare.

Il volume è diviso in sette parti. Inizia con un’analisi delle basi su cui si fonda la società moderna, a partire dalla rivoluzione francese. Passa quindi a considerare come mai dall’illuminismo e dal liberalismo si è così spesso giunti a regimi totalitari. Approfondisce poi i mali dello Stato, aggravati dal passaggio dallo Stato nazionale al Megastato.

Analizza il nuovo pluralismo e la società delle organizzazioni e approfondisce i nuovi ruoli della grande impresa come istituzione sociale e politica. Introduce, quindi, la nuova visione del mondo, con il passaggio dal capitalismo alla knowledge society e dall’informazione alla comunicazione. Conclude infine dando un quadro particolarmente approfondito della prossima società.

Un testo da non perdere, da cui – qualsiasi siano le vostre idee – potrete ricavare stimoli, insegnamenti, considerazioni utili per il vostro futuro.

Indice:

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La società sotto assedio e, portatrice di una vita liquida

Posted by ernestoscontento su febbraio 7, 2007

Zygmunt Bauman è uno dei più noti e influenti pensatori al mondo. Professore emerito di Sociologia nelle Università di Leeds e Varsavia. Tra le sue opere in italiano Modernità e olocausto (Bologna 1992), Il teatro dell’immortalità. Mortalità, immortalità e altre strategie di vita (Bologna 1995), Le sfide dell’etica (Milano 1996) e Il disagio della postmodernità (Milano 2002).
Di seguito riporto una piccola recensione di alcuni sui libri, che sono come dei fari indispensabili per muoversi nella società contemporanea.

La società sotto assedio :

Riaffermare il dominio del mercato, rotto tutti i legami che la tenevano unita. Sono finiti i partiti politici e sono in crisi le associazioni, sono più deboli i nostri vincoli con la comunità religiosa e perfino i legami matrimoniali e familiari sono più labili. Sedotto dalla pubblicità e da potenti modelli televisivi, l’individuo è solo di fronte al mondo globale. In teoria può collegarsi sempre e dovunque con tutti. In pratica, i suoi contatti sono momentanei, sempre reversibili e mai duraturi. Zygmunt Bauman è professore emerito di Sociologia nelle Università di Leeds e Varsavia e uno dei sociologi più conosciuti a livello internazionale.
Esiste ancora la società nel senso tradizionale del termine, ovvero: vicinanza, prossimità, aggregazione, legami reciproci tra le persone? Siamo soli, in ansia cronica, ipercompetitivi. Siamo sotto assedio. Lo scrive Bauman nel suo splendido libro: poco sociologico in senso tradizionale, coinvolgente, caldo.

La Modernità Liquida:

Modernità liquida, del sociologo polacco Zygmunt Bauman, è un testo interessante che propone un’analisi chiara e puntuale dei cambiamenti che stanno attraversando le nostre società all’inizio del nuovo secolo.

Le due domande, che l’autore rivolge al lettore, possono servirci da introduzione a questo lavoro; innanzi tutto egli si chiede che cosa sia la modernità e quali siano i tratti caratterizzanti che la distinguono, come epoca storica, da quelle precedenti. La risposta a questo primo quesito riguarda il mutato rapporto tra lo spazio ed il tempo: “Il tempo acquisisce una storia allorché la velocità di movimento nello spazio diventa una questione di ingegno” (p. XV). Nel rapporto tra lo spazio ed il tempo, lo spazio rappresenta il lato solido e stolido, e dunque pesante della medaglia, mentre il tempo rappresenta il lato fluido, dinamico e sempre cangiante di tale rapporto. Vedremo tra poco come il tempo diventerà, nella nostra epoca liquida, l’aspetto più importate dei cambiamenti in corso.
La seconda domanda ci porta direttamente al cuore delle tematiche trattate in questo libro, e dunque la questione posta da Z.Bauman suona così: “la modernità non fu forse fin dall’inizio un processo di liquefazione?” (p. VII). Attraverso questa seconda domanda è possibile considerare la storia della modernità come un lungo processo di liquefazione continua di tutti quei corpi solidi che le società avevano precedentemente costruito.
Se consideriamo la modernità attraverso lo sguardo rivoltole da autori quali M. Weber, A.De Tocqueville scopriamo infatti che uno dei compiti assegnati alla modernità fu quello di “fondere i corpi solidi” per costruire una società più stabile e duratura; i primi corpi solidi ad essere liquefatti furono in generale gli obblighi etici e religiosi che caratterizzavano e tenevano unite invece le società pre-moderne. In questa fase di liquefazione l’unico rapporto sociale che resistette al cambiamento fu il rapporto di classe e dunque, da questo momento in poi, un nuovo tipo di razionalità prese la guida della società, e ciò lo possiamo descrivere marxianamente come il primato dell’economia intesa come razionalità che governa tutte le altre vicende umane e sociali.
L’immagine che più di ogni altra esemplifica questa prima fase della modernità è, secondo l’autore, il Panopticon, questo luogo inventato da J. Bentham e ripreso da M.Foucault, nel quale le persone vivono costantemente controllate e sorvegliate dal potere, potere che poteva contare sulla sua velocità e facilità di spostamento per tenere sotto controllo i propri sudditi: “ Il dominio del tempo era l’arma segreta del potere dei leader” (p. XVI). Un’altra immagine può chiarire, tra le tante, cosa abbia significato il potere di controllo sul tempo: la fabbrica fordista con la sua standardizzazione del tempo di lavoro nella catena di montaggio.
Questo modello di relazione tra controllori e controllati comportava il reciproco coinvolgimento tra gli attori in campo e di fatto inchiodava il potere allo stesso suolo dove i controllati svolgevano le proprie attività.
Nella nostra fase di modernità, che l’autore definisce liquida, il modello panottico e tutte le strutture sociali ad esso collegate è definitivamente entrato in crisi e, liquefacendosi, ha aperto una nuova fase della storia umana che da molti è stata interpretata come fine della storia o come fine della modernità, ma che l’autore definisce preliminarmente come post-panottica; essa tuttavia esibisce ancora il tratto caratteristico della modernità, ossia la sempre inarrestabile spinta alla modernizzazione. Questa fase di liquidità attraversa aspetti importanti della nostra vita sociale come ad esempio il lavoro, la comunità, l’individuo, il rapporto tra lo spazio ed il tempo, ed infine, ma non ultimo in ordine di importanza, l’idea di libertà e quella ad essa collegata di emancipazione.

Vita Liquida:

«Abbandonate ogni speranza di totalità, futura come passata, voi che entrate nel mondo della modernità liquida…»: una metafora per descrivere la fase attuale della nostra modernità che suona a epitaffio di un modo stabilizzato e rassicurante di sentirsi nel mondo.
Stress, consumismo ossessivo, paura sociale e individuale, città alienanti, legami fragili e mutevoli: il mondo in cui viviamo sfoggia una fisionomia sempre più effimera e incerta.
È ‘liquido’. «Una società può essere definita ‘liquido-moderna’ se le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure. La vita liquida, come la società liquida, non è in grado di conservare la propria forma o di tenersi in rotta a lungo.»
Sospinta dall’orrore della scadenza la società liquida deve modernizzarsi, o soccombere. E chi la abita deve correre con tutte le proprie forze per restare nella stessa posizione.
La posta in gioco di questa gara con il tempo è la salvezza (temporanea) dall’esclusione.

il mondo in cui viviamo sfoggia una fisionomia sempre più effimera e incerta. È ‘liquido’. “Una società può essere definita ‘liquido-moderna’ se le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure. La vita liquida, come la società liquida, non è in grado di conservare la propria forma o di tenersi in rotta a lungo.” Sospinta dall’orrore della scadenza la società liquida deve modernizzarsi, o soccombere. E chi la abita deve correre con tutte le proprie forze per restare nella stessa posizione.
La vita liquida è una vita precaria vissuta in condizioni di continua incertezza. Le preoccupazioni maggiori che l’affliggono nascono dal timore di esser colti alla sprovvista, di non riuscire a tenere il passo di avvenimenti che si muovono velocemente, di rimanere indietro. Zygmunt Bauman prosegue in questo nuovo saggio la sua riflessione sociologica sulla società “liquido-moderna” in cui viviamo e, dopo le analisi di Modernità liquida e Amore liquido, propone qui una serie di intuizioni su vari aspetti della vita nella società flessibile contemporanea.

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Bauman è uno scrittore prolifico dopo la “modernità liquida” “La società sotto assedio”e “ vita liquida”, continua la sua analisi ad illustrare come la “società”, ovvero il vocabolo fondante e l’oggetto di studio della sociologia, sia stato sostituito dalla “rete”: rete in cui si naviga senza mai abbandonarne la superficie e in cui è sempre più difficile immaginare un’agorà, un luogo pubblico in cui i cittadini tornino ad essere attori e non solo spettatori. Ma per essere cittadini occorre una città, uno Stato, un luogo a cui corrispondano dei poteri. I poteri invece sono sempre più invisibili, extraterritoriali, al di fuori di ogni controllo.
Ma i cittadini che sono coloro che vivono nella società, conducono una vita liquida.

Si devono adattare di volta in volta al nuovo involucro, tutto scorre in fretta e spesso non ci dà neanche il tempo di assaporare l’esperienza che stiamo vivendo.

Vivere è il primo dovere di dell’uomo, ma per non rimanere ai margini di una società che corre in fretta, si deve capire e, Bauman ci da una mano in questo, non è solo l’esperto a scrivere ma qui entra anche in gioco l’esperienza dell’uomo che a già vissuto 84 anni.

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La realtà sociale e il Calcio

Posted by ernestoscontento su febbraio 6, 2007

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 06/02/2007

Anche nel calcio vige la regola della realtà come provocazione.

Guardando porta a porta del 06.02.2007, dove erano presenti Il Ministro Melandri, i Presidenti dei club del Catania e della Lazio, alcuni giornalisti e, il valido e sincero Luca Pancalli.

Non posso non esimermi che ad eccezione di Luca Pancali, il resto mi sembrava la messa in scena della sagra della retorica, con in testa il conduttore che cadeva dalle nuvole esterefatto.

Insomma Politici che sono al potere da oltre 20 anni, giornalisti di primo piano che praticano la professione da oltre 30 anni. E a nessuno viene in mente che forse anche loro sono partecipi della realtà che stiamo vivendo.
Detto questo proverò ad articolare il mio ragionamento su quattro punti, vediamo dove arriviamo e, se oggettivamente possiamo sperare di risolvere il problema.
Si perché vedete come diceva K. Popper, in fondo gli esseri umani, non se ne rendono conto, ma passano la maggior parte del loro tempo a risolvere problemi di varia natura.

1. Concentrarsi sull’essenziale

Il Problema e la soluzione dello stesso.

2. La realtà come metro di giudizio

Il merito di un leader viene misurato anche in base al successo. A cosa serve la migliore classe politica o manageriale se poi non riesce a realizzare le proprie idee.

È la qualità della vita la realtà determinante. Ia società non va soltanto studiata. Occorre amalgamarsi con lei, intuire le sue necessità, sondarne gli umori, riuscire a conoscerne le caratteristiche fin nei più reconditi particolari. Si deve, per dirlo in modo conciso, confrontarsi incondizionatamente con la realtà del proprio agire.
Nel corso della mia piccola attività di imprenditore, che dura da alcuni decenni, sono giunto alla conclusione che vi può essere soltanto un metro di giudizio: la realtà oggettiva.
Se la riconosciamo, se le diamo un nome, abbiamo imboccato la strada giusta per risolvere il problema.
Anche in politica è necessario agire seguendo questo principio. Ogni carica politica impone gioco forza determinati comportamenti. Colui che entra a far parte di un governo, non può più esprimersi con la sincerità e la libertà di cui disponeva quando era parlamentare. Queste sono le leggi della politica. Nel contempo, tuttavia, il principio della collegialità non può tradursi nell’obbligo di mentire. Neppure la politica può sottrarsi alla realtà. La realtà dovrebbe anzi rappresentare il denominatore comune, dato che essa va oltre le ideologie e le dispute tra i partiti.

3. La realtà come provocazione

Il tema che stiamo discutendo, oltre che mettere in evidenza il disagio sociale, mette anche in evidenza la gestione anomala delle quadre di calcio, I CLUB professionisti sono Imprese?
Se si ( ed io credo di si) allora dobbiamo approfondire la questione sotto l’aspetto dell’interazione tra marketing e provocazione.

Non faccio parte di quelli che di primo acchito definiscono la provocazione come qualche cosa di negativo. No, la provocazione e, soprattutto una provocazione di qualità , può costituire un mezzo valido per poter rappresentare la realtà e i fatti.

Sapete, non è la provocazione in sé stessa che mi interessa. Ma con stupore ho dovuto constatare che nell’attuale classe politica e, anche in qualche fanatico militante, ormai contrassegnati dall’abitudine di negare, basta dire le cose come stanno per andare incontro a un mare di proteste e d’indignazione.
Già la semplice rappresentazione della realtà oggettiva viene recepita come provocazione.
Ciò che non deve essere, non esiste.

Colui che infrange tale regola viene immediatamente tacciato d’essere immorale e incapace di raccogliere consensi. I moralisti di ogni epoca hanno sempre tentato di trasferire la discussione dalla realtà terrena alle fatue sommità dell’etica, evitando così di confrontarsi con le argomentazioni e con le verità scomode.

La parola «Provocazione» deriva dal verbo latino provocare e significa chiamare fuori.
La provocazione può dunque effettivamente portare alla luce qualcosa di già esistente, ma che non si vede perché ben nascosto. La provocazione può mettere a nudo verità e suscitare malumori e già soltanto per questo reazioni concitate.

Volete un esempio?

Che differenza c’è: fra andare contro le forze dell’ordine allo stadio e, andare contro le forze dell’ordine perché si vuole impedire a dei cittadini di esprimere la loro libera opinione (vedi gli attacchi a G. Pansa durante la presentazione del suo libro, o gli attacchi al ministro Damiano a Venezia, o le manifestazioni dove si brucia il fantoccio del soldato ITALIANO, DOVE SI GRIDANO SLOGAN IRRIPETIBILI PER UNA PERSONA DOTATA DI UN MINIMO DI BUON SENSO)impedendo loro l’esercizio del più antico modo di relazionarsi in Democrazia l’uso della parola.

L’uso della parola era già conosciuto nell’antica Atene, non erano gli scritti che circolavano per diffondere le opinioni ( Per ovvi motivi legati alla tecnologia della stampa ) ma la parola, Socrate non scrisse mai nulla, è stato Platone a scrivere di Socrate.

Ritenete che questa questo accostamento sia in qualche modo una provocazione per i politici?
Cosa gli provoca veramente?
Che sia un cittadino a farla
?
Ma noi cittadini, come la vediamo è una provocazione il fatto che lo Stato non garantisca il normale esercizio democratico ai suoi cittadini?

Qual è stata la vostra prima reazione quando avete letto la comparazione sopra scritta:

Avete fatto una riflessione?
Auspicate misure che permettano di far fronte al problema?

O forse ritenete simili accostamenti soltanto meschini?

A tal proposito mi preme comunque precisare quanto segue:

Le regole democratiche, sono regole e principi sui quali non si può transigere, causa indebolimento degli stessi, non si può interpretare a giorni alterni gli effetti dell’agire che è uguale, anche se fatto in luoghi e circostanze diverse.

Vedete con quanta facilità la realtà può essere provocatoria!

Perché faccio questo esempio?

Sicuramente non per essere contro, ma se il Ministro AMATO DICE:

CHIARA LA VOLONTA’ DI MOLTI CLUB DI ELUDERE LE NORME.

ROMA – Dal mondo del calcio ”verra’ una pressione perche’ lo spettacolo continui, perche’ le entrate dello stato e delle societa’ dipendono dal calcio. Noi abbiamo il dovere verso le forze dell’ordine e i cittadini di resistere alle pressioni”. Lo ha detto il Ministro dell’Interno Giuliano Amato, intervenendo in aula alla Camera e spiegando che ”la serenita’ delle famiglie italiane vale di piu’ degli interessi economici che pretendono che lo spettacolo continui”.

Appare ”chiara la volonta’ di molte societa’ di eludere le norme” ha detto Amato. Di fronte allo standard previsto dai decreti Pisanu della capienza di 10mila spettatori per gli stadi che si devono adeguare alle nuove norme, ha detto Amato, ”molte societa’ certificano una capienza di 9.999 spettatori”. In questo modo, ha aggiunto, ”dimostrano di non aver alcuna intenzione di adeguarsi alle norme”.

”Anch’io ho sbagliato a firmare in dicembre il provvedimento che autorizzava i prefetti a concedere le deroghe agli stadi non a norma con la legge Pisanu”. (FONTE ANSA)

Io penso soltanto, che i Club di Calcio professionali sono delle aziende e, che dovrebbero avere interesse, che i propri clienti siano invogliati e tornino il più rapidamente possibile a consumare il loro prodotto (concetto di qualità, il soddisfacimento del cliente) .
Quindi spetta a loro garantire la qualità dello spettacolo e, assumersi gli oneri della gestione della loro attività.
L’importante è riconoscere un problema reale e chiamarlo con il suo nome! Che di fatto è capitoli di spesa non il linea con le entrate.

Se la società incassa 100 nell’incasso ci deve stare tutto, se il conto economico fra entrate e uscite non quadra vuol dire che o il Business non è remunerativo, o che alcune voci di spesa sono eccessive (Costi e stipendi dei giocatori) e traggono risorse agli altri capitoli di spesa.

Oggi si leggono i commenti dei politici, che prendono atto della realtà, era l’ora, poiché soltanto così è possibile modificare le cose.

4. Il coraggio di affrontare la realtà

Quando Winston Churchill nel mezzo della Seconda Guerra mondiale assunse le redini del Governo, tenne il famoso discorso di investitura nel corso del quale promise ai suoi concittadini lacrime, sudore, sangue e, cosa sovente omessa – fatica.
Normalmente i politici preferiscono promettere ai loro cittadini nettare e ambrosia in abbondanza. Ma Churchill si rifiutò di raccontare frottole agli Inglesi poiché sapeva perfettamente come stavano le cose e cosa riservasse loro il futuro. Sapeva che nell’emergenza, in tempi difficili, è preferibile parlare a chiare lettere. Per questo ha semplicemente guardato la realtà in faccia, ha tirato le conseguenze e ha potuto diventare una delle forze trainanti che liberò l’Europa dalla tirannia permettendole di riacquistare la libertà. Il fatto che alla fine del suo mandato gli Inglesi non lo abbiano più rieletto, non prova certo che abbia fatto male ad agire così, bensì costituisce un segno della grandezza del suo agire. Ha guardato in faccia la realtà. Ha osato dire cose spiacevoli. Ha insistito a dirle e ha ridato la libertà alle persone. Ha sempre agito tenendo conto della realtà e senza badare minimamente alla propria reputazione.
Questa ricetta è valida anche per gli attuali politici Italiani! Spesso platonici e poco realisti.

In Italia vista la popolarità del calcio, le forse politiche anno sempre chiuso un occhio ( il ministro Amato lo dice fra le righe), in fondo anche gli appassionati di calcio votano.

E io non vedo eredi di Winston Churchill in giro per il momento.

E voi che ne pensate?

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Approfondimenti:

6/2/2007 (13:57) Tutti d’accordo i club,si va in campo domenica

2007-02-06 18:29 LA LEGA CALCIO, DOMENICA SI GIOCA

Polemica aperta Prodi-Matarrese – Video

Lega, Matarrese resiste. Domenica si gioca.Società polemiche, vertice al Viminale
“Fate almeno entrare gli abbonati”

Amato accusa le società calcistiche”Norme aggirate per poter giocare”

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La società è impazzita, se si muore allo stadio per il calcio

Posted by ernestoscontento su febbraio 2, 2007

Post – Pubblicato: Art. Comincia l’Italia. net 03/02/2007

 

La società è impazzita, se si muore allo stadio?

Scontri Catania Palermo: Morto un polizziotto, oltre 100 feriti.

Navigando sulla rete leggo sui vari siti dei quotidiani una notizia che ha dell’incredibile..assurda …inimmaginabile.

Scontri dopo Catania-Palermo:morto un poliziotto, oltre 100 feriti

Un agente di polizia, Filippo Raciti, è morto per le gravi ferite riportate negli scontri dopo la partita Catania-Palermo. Raciti, 40 anni, è morto nel reparto di rianimazione dell’ospedale «Garibaldi», dove i medici hanno tentato inutilmente un intervento chirugico per salvargli la vita.Secondo quanto si è appreso, il poliziotto, in servizio al Reparto Mobile di Catania, ha subito gravissime lesioni per lo scoppio di una bomba carta lanciata all’interno del mezzo della polizia su cui si trovava. All’ospedale «Garibaldi» è giunto il sostituto procuratore della Repubblica, Ignazio Fonzo, accompagnato dal capo della Squadra Mobile, Giovanni Signer. All’ospedale «Garibaldi» sono arrivati i genitori del poliziotto, circondati dai colleghi di Raciti, in clima di dolore e commozione ma anche di rabbia.Sospesi tutti i campionati per il prossimo week end Il Coni appoggerà le decisioni prese dalla Figc Pancalli: “Stop per tutto il calcio adesso basta, veramente basta”

 

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Cosa c’è che non va? cosa si è rotto nella nostra società?

Stadi e bullismo a scuola sono alcuni dei segnali del disagio sociale che ormai stiamo attraversando.

Parliamo di Europa dei popoli è non siamo capaci di andare allo stadio per vedere uno spettacolo sportivo.

Abbiamo perso ogni sentimento umano, se ci sentiamo forti facendo i prepotenti con i più deboli.

Quale ruolo per la Famiglia nella società attuale?

Nella società attuale fortemente caratterizzata da una complessità globale, che coinvolge ed involve ogni aspetto ed esperienza della vita moderna, anche la famiglia viene investita da profondi mutamenti.

Oggi più che mai essa lamenta grossi disagi, manifesta segni (sempre più spesso violenti) di malessere, appare disorganizzata e destrutturata, assolutamente confusa.

Partendo dal presupposto che la famiglia è una relazione sociale piena che muta forma a seconda dell’esperienza e dei progetti di vita di ciascun individuo,consideriamo “la famiglia contemporanea come un sistema vivente, altamente complesso, differenziato e a confini variabili, in cui si realizza quell’esperienza vitale specifica che è fondamentale per la strutturazione dell’individuo come persona, cioè come individuo in relazione (essere relazionale), nelle sue determinazioni di genere e di età, quindi nei rapporti fra i sessi e le generazioni”.

La difficoltà esistenziale nella gestione quotidiana porta gli individui ad una continua tensione, tensione dovuta anche alla fortissima competitività su cui si basano molti rapporti sociali e lavorativi, i modelli culturali che si impongono poi si basano sul successo ad ogni costo e senza scrupoli, per cui alla fine l’individuo si ritrova stretto tra una realtà macrosociale difficile da affrontare e da superare ed una famiglia che non è più capace di dare certezze e stabilità. In questo modo la via “più semplice” è quella di scaricare le frustrazioni sui più deboli come donne e bambini, o come succede allo stadio sugli altri un nemico che non conosco ma lo percepisco come il mio concorrente sociale.

Quale ruolo della scuola ?

Formare uno studente è chiaramente lo scopo principale dell’insegnamento scolastico, e per formazione è inteso l’apporto allo studente di conoscenze e capacità basilari per la creazione di un proprio senso critico, fondamentale per condurre una vita attiva nella società, quindi vantaggiosa per la stessa.

La scuola è una palestra formativa e orientativa insostituibile, perché insegnare non è solo trasmettere il sapere, ma anche stimolare lo studente a conoscersi, a costruire il suo sapere, a trovare un efficace metodo di studio, a costruirsi capacità decisionali, a convivere con il nuovo, a conoscere i cambiamenti della società sapendoli affrontare, insomma ad auto-orientarsi. Orientativo è fare esperienze, acquisire un metodo per procedere, per cavarsela da soli, per imparare ad imparare.

Oggi però stiamo assistendo a processi di riforme scolastiche, che influenzate da scelte politiche di risparmio e dalle esigenze del mercato del lavoro, trascurano questo tipo di formazione.

Quindi il ruolo della Famiglia e della scuola è di fornire una formazione, con la quale i nostri figli potranno in futuro affrontare la società criticamente e autonomamente.

Questo oggi non sembra essere stato mantenuto, anzi sembra che i nostri figli siano facile preda di indottrinamenti di qualsiasi tipo e credo.

Con il termine nostri figli intendo le giovani generazioni, i cittadini di domani, quelli che dovranno guidare il paese in futuro, ma come faranno a guidare una società se non sono in grado di guidare loro stessi?

Il disagio sociale non è un problema dei singoli, ma è un problema sociale (di tutti noi).

Domandarsi il perché non siamo più capaci di affrontare razionalmente le relazioni sociali, e la prima domanda per poter trovare un percorso alternativo prima che si arrivi a un punto di non ritorno.

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