ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

Archive for the ‘Welfare’ Category

Precariato e welfare in Europa

Posted by ernestoscontento su febbraio 23, 2008

Editore: Ediesse
Genere: economia
Argomento: lavoro temporaneo, europa-economia
Pagine: 296
Data pubblicazione: 2007

In tutti i paesi dell’Unione Europea cresce l’occupazione precaria, fatta di lavori a termine o part-time, con tipologie contrattuali e statuti professionali fortemente differenziati.

Poiché per il futuro non si prevede un’inversione di tendenza, anche i sistemi di protezione sociale, realizzati nei diversi paesi europei intorno alla figura del lavoratore stabile e a tempo pieno, dovranno subire forti cambiamenti se vorranno mantenere i livelli di coesione sociale raggiunti in passato.

La ricerca qui pubblicata ha analizzato il fenomeno del lavoro precario negli altri paesi europei e le politiche messe in atto per tutelarlo.

Particolare attenzione è stata posta alla tutela per la mancanza di lavoro e ai sistemi di controllo della disoccupazione realizzati nelle realtà con esperienze più consolidate nell’applicazione di politiche attive per l’impiego con l’auspicio di ricavarne utili indicazioni per il nostro paese.

L’indagine ha riguardato cinque paesi (Belgio, Francia, Germania, Inghilterra e Spagna), assortiti in modo da poter ben rappresentare l’intero panorama europeo sia per la loro consistenza economica e demografica sia per la varietà di modelli di tutela sociale.

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Tredicesima magra, ma nell’Italia delle Caste c’è chi non si preoccupa!

Posted by ernestoscontento su novembre 17, 2007

Lo avevamo scritto anche noi di RESET, che il secondo tesoretto Italiano era una Bufala!!!

Il nostro articolo

Fra un po forse, qualcuno si domanderà cosa voleva dire V. Visco con la famosa frase “ dobbiamo dire la verità agli Italiani”.

Intanto da uno studio della CGIA di Mestre emerge che le tredicesime più leggere da 15 a 74 euro.

Pesa l’Irpef. Risultati più confortanti se si confronta il netto in busta paga per i redditi sotto i 40 mila euro,

I dipendenti italiani che attendono per dicembre 2007 l’agognato “doppio stipendio” avranno un’amara sorpresa: dai 15 ai 74 euro in meno rispetto al 2006.

Ad affermarlo è il team dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre che ha condotto una dettagliata indagine sul tema per diversi scaglioni di reddito.

«La dieta forzata della tredicesima, spiega la Cgia in una nota, è la conseguenza del fatto che nel calcolo delle ritenute entrano in gioco solo le aliquote Irpef corrispondenti agli scaglioni di reddito e non si considerano le detrazioni, né gli assegni familiari che nell’ultimo anno sono stati particolarmente “generosi” per i redditi medio bassi e per coloro che hanno familiari a carico».

LE FASCE – Sempre secondo la ricerca della Cgia di Mestre, chi ha un reddito:

– Di 20 mila euro all’anno senza familiari a carico al posto dei 1.184,62 euro del 2006 si troverà 1.169,38 euro con una perdita, quindi, di 15,2 euro.

– Di circa 25 euro, invece, l’impoverimento della tredicesima per chi ha 23 mila euro di reddito con un figlio a carico.

– Mentre sale a 33,7 euro il decremento della tredicesima di chi percepisce un reddito di 30 mila euro ed ha moglie e un figlio a carico.

– Arrivando poi a redditi di 50 mila euro con moglie e figlio a carico, la tredicesima verrà ridotta di 46,5 euro.

– Circa 75 euro in meno, infine, si ritroveranno coloro che dichiarano un reddito di 80 mila euro ed hanno moglie e due figli a carico.

NETTO IN BUSTA PAGA – Gli esperti dell’associazione artigiani di Mestre hanno poi confrontato il netto in busta paga tra il 2006 e il 2007:

il risultato complessivo è confortante almeno per chi ha un reddito al di sotto dei 40 mila euro, tanto da compensare la delusione della decurtazione della tredicesima.

«La ragione sta nel fatto che la Finanziaria 2007 ha rimodulato sia gli scaglioni di reddito sia le aliquote Irpef, – precisa Giuseppe Bortolussi, Segretario della Cgia di Mestre – aumentando di molto le detrazioni e gli assegni familiari, favorendo i redditi sino a 40.000 euro».

Riconsiderando i medesimi scaglioni utilizzati per indagare sulle tredicesime, l’Ufficio Studi ricompone dunque un po’ di ottimismo, talvolta peraltro davvero impercettibile.

È il caso dei single con un reddito di 20 mila euro: nel 2007, l’aumento netto è stato di 17,3 euro.

Mentre è una cifra sostanziosa, ben 455 euro – per chi ha un figlio a carico e 23 mila euro di reddito annui.

Scende a 334,8 euro l’aumento rilevato per la stessa fascia di reddito se il contribuente ha moglie e figlio a carico.
Supera invece i 360 euro l’incremento in un anno di chi ha un reddito di 30 mila euro e moglie e figlio carico.

A perderci sono i contribuenti con redditi che partono dai 40 mila euro ed hanno moglie e figlio a carico: per loro in un anno la perdita netta è stata di 252 euro.

Mentre arriva a quota 1.044 euro la diminuzione per i contribuenti con 80 mila euro di reddito e con moglie e due figli a carico.

Ma L’Italia dei privilegi insopportabili per chi deve tirare la cinghia è si deve sacrificare, per mantenere una Casta politica fra le più insignificanti d”Europa.

Una Casta che non è capace di modernizzare lo stato, ma si limita al mantenimento dello “status quo” .

Un altro esempio eclatante sono i privilegi dei dipendenti del Senato , dai barbieri ai commessi che guadagnano 136.000 euro l’anno e vanno in pensione a 53 anni con il 90% dell’ultimo stipendio.

Leggi articolo del Corriere della Sera in Merito

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ELABORAZIONE UFFICIO STUDI CGIA MESTRE

Tedicesime 2007

Nota: i calcoli sono stati effettuati ipotizzando che tutti i mesi siano formati da 30 giorni, le operazioni di conguaglio sono state eseguite nella retribuzione di dicembre. Si è applicata un addizionale Regionale pari al 0,9% e una comunale pari al 0,2%.

Dati sulla povertà relativa in Italia:

Povertà relativa in Italia 2005

Variazione Povertà realiva in Italia 2005

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Giovani e donne gli anelli deboli del mercato del lavoro

Posted by ernestoscontento su novembre 13, 2007

Gli anelli deboli del mercato del lavoro italiano sono i giovani e le donne.

Lo ha sottolineato il ministro del Lavoro Cesare Damiano nel corso della presentazione del rapporto «Occupazione e forme di lavoro precario», realizzato dal Coordinamento delle attività statistiche del ministero del Lavoro, che fornisce il quadro qualitativo e quantitativo del lavoro precario in italia.

Nel 2006, sono stati 2.719 milioni i lavoratori italiani temporanei:

I dati in Italia:

– il 13,1% dei lavoratori dipendenti ha un contratto di lavoro a termine,

– l’11,8% del complesso degli occupati sono a tempo determinato.

– 246mila i contratti a termine per gli agricoli ,

– 1.985 milioni di dipendenti con contratto di lavoro a tempo determinato (interinali, stagionali, contratti di inserimento, a chiamata).

– 399mila i lavoratori con contratti di collaborazione coordinata e continuativa,

– 89mila i prestatori d’opera occasionale.

– il lavorano in nero occupa 3,5 milioni di persone,

– il lavoro a termine è imposto e non una scelta libera, dopoa 36 mesi dall’ingresso nel mondo del lavoro con un contratto a termine, uno su quattro rimane temporaneo (25,8 per cento).

– gli apprendisti vanno peggio, dopo 3 anni oltre 1/3 è ancora a termine,

Il rapporto anticipa i contenuti di un dossier ministeriale, di prossima uscita, sull’occupazione e le riforme del mercato del lavoro.

Il rapporto è uno studio, condotto sulla base di dati forniti dall’Istat e dall’Inps.

Tra i motivi per cui si lavora a termine, ai primi posti il lavoro stagionale, il lavoro occasionale e il periodo di formazione o apprendistato.

La durata dei contratti a termine risulta differenziata in base alla tipologia lavorativa, mentre è molto chiaro (9 dipendenti a termine su 10) il motivo che spinge ad accettare un lavoro a tempo, e cioè «il non aver trovato di meglio».

Una discreta quota di lavoratori a termine dichiara di essere alla ricerca di un altro lavoro (18% contro il 6,2% del complesso degli occupati).

Confrontando, poi, la situazione italiana sul piano internazionale, emerge:

– l’incidenza dei dipendenti a termine in Italia è inferiore a quella della media europea (nel 2006, 13,1% contro 14,7 per cento).

Da evidenziare, infine, che nel 2006, per le donne italiane il contratto a tempo abbia una incidenza maggiore rispetto agli uomini (15,8% contro l’11,2 per cento), allineandosi alla media europea pari a 15,4 per cento.

pdf File del rapporto

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La Casta Italiana sa solo sprecare

Posted by ernestoscontento su settembre 12, 2007

GLI SPRECHI DELLO STATO ITALIANO !

Come risparmiare 53.327.147.400,00 di euro, da investire nel sociale!

Molte volte mi sono domandato, perché i Politici, di fronte alle lamentele dei cittadini, sulla gestione del denaro pubblico speso male, ridono è dicono ma tanto con quel risparmio non si risolve il problema.

Un buon Amministratore, dovrebbe sapere, che l’uso del denaro, va concepito come una risorsa scarsa e poco riproducibile è, questo concetto che guida l’efficienza del sistema e lo porta ad essere un sistema razionale e, di qualità con il “ massimo beneficio e minima spesa”.

Altra regola fondamentale è che, I grandi numeri sono frutto della somma di piccoli numeri.

Quindi mi sono divertito ad analizzare solo tre voci di spreco statale, a verificarne il risparmio, successivamente ho ipotizzato un piano di costruzione di scuole o asili in dieci anni, strutture pubbliche che sono necessari al nostro paese che ne è carente.

O cercato di farlo in maniera obiettiva, infatti dove possibile o preso parametri Europei, e costi certi.

Premetto che, non sono andato in profondità analitica, quello che volevo evidenziare è, che se solo tre voci danno questo risultato, la riqualificazione delle spese della Pubblica Amministrazione può dare risorse che probabilmente nessuno immagina.

Vedrete dalle tabelle, che io non elimino nessuna voce attuale dei capitoli di spesa, ma razionalizzo.

Quindi, che non si gridi al populismo o alla Democrazia in pericolo, perché io i Giornali politici è quelli per i non vedenti li voglio continuare a finanziare, i politici li voglio pagare come quelli Tedeschi ( dico Tedeschi non Bulgari), infatti non prendo neanche in considerazione la media UE.

Come potete vedere dalle tabelle, mi sono limitato a ridurre e, allineo ai parametri Europei, della Germania la maggiore economia di Eurolandia, e per le auto blu mi sono regolato quasi come L’America la nazione più ricca del mondo.

I dati per il costo di costruzione di una scuola, sono quelli relativi alla base d’asta, per la nuova costruzione della “ scuola Campana”,complesso adibito a scuola, ludoteca e biblioteca, nel Comune di Livorno Quartiere Shangai.

L’edificio in questione è costruito in muratura tradizionale, rifiniture di pregio e dotato di palestra.

Naturalmente va precisato che, edifici prefabbricati e non multi uso, avranno un costo inferiore, ma come detto non siano andato in profondità alle analisi, perché mi interessa, evidenziare, il principio Economico di razionalizzazione della spesa pubblica.

Non considero neanche i benefici di riduzione dei costi, che derivano da un minore consumo di carburante, di officina per la manutenzione delle auto, e costi di gestione e parcheggio delle auto Blu.

Si fa presente che l’unica variabile incerta è la voce n. 3 della Tabella n. 1 ( proiezione decennale ipotesi n. 1), in quanto non è dato sapere se a fronte di 573.000,00 auto blu ci sono altrettanti autisti impiegati. Quindi ho considerato che una parte dei veicoli è di secondo uso o di carattere storico, una parte è in uso alle forze armate e guidate da dipendenti dell’esercito, quindi ho calcolato una forza lavoro specifica e a disposizione permanente del 45% sul totale delle auto blu censite.

Al fine di eliminare la variabile in senso assoluto, nella proiezione decennale N. 2, ho lasciato inalterato il costo per dipendenti a 72.000 unità, prevedendo che non ci sia nessuna messa in mobilità del personale in ecesso che rimane a carico dello stato o ente. Quindi il beneficio che se ne ricava è solo e soltanto sulla riduzione e vendita delle auto blu in eccesso.
Inoltre va tenuto conto, del beneficio in termini di produzione, nel periodo di attuazione del piano, derivante dala costruzione degli immobili.

Le auto blu nel mondo:

Le nostre 573.000 autovetture pubbliche, se raffrontate alle 73 mila degli Usa, le 65 mila della Francia o le 54 mila della Germania, sono davvero tante.

Costo dei Deputati in Eurolandia:

deputati costo ue

Come si vede dalla Tabella N. 7 della proiezione N. 1, i risparmi effettuati, consentono di costruire 205 complessi scolastici, per ognuna delle 103 Province Italiane.

pdf File pdf POST Completo di Tabelle.

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Caro scuola per le famiglie, ma i politici pensano al finanziamento pubblico dei partiti

Posted by ernestoscontento su agosto 21, 2007

La Società della conoscenza è il futuro!!!

Ma se le famiglie sono tartassate, dall’aumento dei mutui, dall’inflazione che cresce, da uno stato sprecone che gli chiede il 65% dei propri redditi, da banche che erodoni i risparmi invece di farli crescere…..

SE L’ITALIANO ANZICHE’ CITTADINO, VIENE CONSIDERATO SUDDITO…..LE FAMIGLI E’ OVVIO, SONO LE FAMIGLIE DEI SUDDITI.

AI SUDDITI ,NON SI DA SPIEGAZIONI, SI ADDORMENTANO CON I FALSI PROBLEMI, PER DISTRARLI DALLA REALTA’ !!!!

Si parla tanto di riforma sociale equa e solidale, di meritocrazia,di giustizia,di abbattimento dei privilegi….

MA QUI L’UNICA VERITA’ E’ CHE STUDIARE COSTA SEMPRE DI PIU’.

NELLE SOCIETA’ DEMOCRATICHE ,BASATE SULLA CONOSCENZA , LO STUDIO E’ UN DIRITTO!!!!!

IL FINANZIAMENTO DEI PARTITI E’ LEGITTIMO!!!!

MA SECONDARIO E, SOPARTTUTTO DEVE ESSERE AL MINIMO INDISPENSABILE PER IL MANTENIMENTO DELLA PLURALITA’ DEMOCRATICA.

Soldi ai partiti, Pd in rivolta contro Sposetti

Le tasche dei partiti :Rimborsi elettorali da recor.E così tutti salvano il bilancio. Ogni appuntamento con le urne ci costa un miliardo di euro

Caro scuola, l’indagine di:

Comunicato Stampa 20/08/2007

CARO SCUOLA: ARRIVA PUNTUALE L’APPUNTAMENTO CON LE SPESE PER LA SCUOLA, MA ANCHE QUEST’ANNO DALLE INDAGINI DELL’OSSERVATORIO FEDERCONSUMATORI EMERGONO IMPORTANTI RINCARI FINO ALL’11%.

Come ogni anno, dalle pubblicità televisive irrompenti che sponsorizzano materiale scolastico ai banchi dei supermercati e delle cartolibrerie che traboccano di astucci e quaderni, è facile rendersi conto che è arrivato il periodo di rinnovare il corredo scolastico.

Infatti, nonostante sia possibile per i genitori risparmiare su alcuni articoli facendo utilizzare ai ragazzi quelli dell’anno precedente, le tendenze e le varie pubblicità condizionano ad insistere perché ogni anno vengano rinnovati gli articoli scolastici.

Quindi, oltre alla consistente spesa per i libri, stimabile intorno a 320 € causa un aumento del 5% rispetto alle spese del 2006, i genitori si ritrovano ad affrontare un’elevata spesa, aggravata ulteriormente dai rincari registrati annualmente dal nostro osservatorio nazionale.

Per questi accessori, infatti, la spesa media complessiva, che varia a seconda dell’età del ragazzo, è calcolata in 377 €, con un aumento del 7,2% rispetto al 2006.

Per una famiglia quindi la spesa complessiva sarà di 697 €, 40 € in più sul 2006, pari ad un aumento del 5,7%.

Adusbef e Federconsumatori consiglia comunque di effettuare i propri acquisti presso i supermercati e/o ipermercati in quanto si potrebbe risparmiare fino a circa il 25%.

Per quanto riguarda la spesa dei libri, oltre al solito invito che facciamo alle Istituzioni preposte a non promuovere nuove edizioni effettuando un cambio minimo del contenuto o della copertina, consigliamo che venga utilizzato al meglio e al massimo il mercato dell’usato.

Tabella Aumenti scuola

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Autunno caldo, ecco perchè Prodi è in vacanza

Posted by ernestoscontento su agosto 13, 2007

BISOGNA FARE QUALCOSA MA NON E’ CON LODIO VERSO I PADRONI, CHE VINCEREMO QUESTA BATTAGLIA.

POST Morti sul lavoro

Premiare il lavoro e, agire guardando alle generazioni future è, il dovere morale di ogni cittadino.

MA NON SARA’ CON LE ESTERNAZIONI DI CARUSO E,  LE FURBATE DI GIORNATO, CHE VUOLE FARE LA SINISTRA DI GOVERNO E, DI RIVOLUZIONE PERMANENTE CHE, VINCEREMO LA BATTAGLIA DELLE MORTI SUL LAVORO.

Solo leggendo i dati senza concetti ideologici, possiamo fare qualcosa di concreto…….

Intervista a Giordano. «Riapriamo una grande stagione di conflitto sociale» Legge Biagi, la sfida di Rifondazione

«Cambi radicali o non votiamo sul welfare». «Questo esecutivo
è inaffidabile, ha ragione Epifani. Il ministro Damiano non si accorge di quanto è soddisfatta Confindustria?»

L’Intervista di Giordano segue di pochi giorni le affermazioni del Ministro Caruso,

“Treu e Biagi assassini dei giovani morti sul lavoro”

ALTRE OPINIONI DI ESPERTI CHE DICONO ” CON QUESTE NORME MILIONI DI POSTI DI LAVORO”

Ci sono domande sulle quali bisogna riflettere prima di prendere delle decisioni!!!

In Europa qualè l’eta media con cui si va in pensione?

Esiste una correlazione fra lavoro precario e infortunio mortale ?

Tabella età pensionabile in Eurolandia, Fonte Euroispes.

Tabella età pensinabile UE

Studio Eurostat sulle pensioni: in Italia l’età più bassa della UE ( File pdf. EN)

L’Unione europea punta ancora una volta il dito contro l’Italia sul tema delle pensioni, dopo che la Commissione nelle scorse settimane aveva rivolto all’Italia un chiaro richiamo: l’età pensionabile nella Penisola è tra le più basse d’Europa.
Ora l’ultimo studio di Eurostat conferma che, nonostante le riforme fatte dall’inizio degli anni ’90, in Italia l’età effettiva di pensionamento resta la più bassa di tutta l’Ue: poco più di 58 anni per gli uomini e circa 57 anni per le donne. Solo il Belgio presenta dei numeri di poco inferiori.

Il recente accordo raggiunto tra il Governo Prodi e i sindacati per riformare ulteriormente il sistema previdenziale non cambierebbe di molto la situazione.

Infatti, non solo l’età per la pensione di vecchiaia rimane invariata (65 anni per gli uomini e 60 per le donne), ma il cosiddetto “scalone” della riforma Maroni viene ammorbidito, rendendo più graduale il cammino verso l’innalzamento dell’età pensionabile.

Lo studio di Eurostat sottolinea come l’età ufficiale per la pensione sia simile in quasi tutti i Paesi europei, variando tra tra i 62 e i 65 anni per gli uomini e tra i 60 e i 65 anni per le donne.

Ma l’età in cui effettivamente ci si ritira dal mercato del lavoro varia da Paese a Paese, e in molti di essi «è ben al di sotto» dell’età ufficiale.
È questo il caso dell’Italia , evidenzia l’istituto europeo di statistica, dove «l’età media della pensione per le donne è solo di 57,2 anni, 3 anni più bassa dei 60 anni ufficiali»; e dove «anche gli uomini si ritirano dal lavoro ad un’età relativamente giovane, che si attesta sui 58,4 anni, circa 7 anni prima dei 65 anni ufficiali».

Questi dati pongono l’Italia in fondo alla classifica di Eurostat, ben distante da altri Paesi, come la Germania, dove l’età effettiva di pensionamento è in media di 59,9 anni per le donne e di 61,6 anni per gli uomini, la Spagna (59,5 e 62,6 anni), in Olanda di (59,3 e 60,5 anni), in Svezia (63,3 e 63,9 anni).

INFORTUNI SUL LAVORO QUALE RELAZIONE C’E’,FRA PRECARIATO E INFORTUNIO?

Premesso che l’0bbiettivo zero infortuni è un obbiettivo utopico ma che deve essere perseguito, in quanto abbiamo a che fare con la vita umana.

Ma una cosa è cercare di trovare forme che diminuiscano gli infortuni sul lavoro e soprattutto quelli mortali o invalidanti.

ALTRA COSA E’ USARE QUESTO FENOMENO SOCIALE PER COMBATTERE BATTAGLIE IDEOLOGICHE, SENZA NEANCHE AVERE IL BUON GUSTO DI DOCUMENTARSI IN MERITO.

Tabelle elaborate da ernesto su dati INAIL

Tabella decennale infortuni

Tabella annuale infortuni 1991-2006

Grafico Infortuni Mortali

Report di ernesto sul fenomeno degli infortuni sul lavoro, estaratto dalla Realazione INAIL 2006 ( file pdf pag.n.8)

Approfondimenti:

RAPPORTO ANNUALE 2006 INPS

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