ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

Fmi oltre 1000 miliardi $ di perdite dalla crisi dei mutui

Posted by ernestoscontento su aprile 8, 2008

La crisi dei mutui ipotecari Usa, con tutte le sue implicazioni sul mercato immobiliare, sul credito al consumo e sulle società, potrebbe provocare perdite potenziali fino a 945 miliardi di dollari, quasi mille miliardi. E’ l’astronomico bilancio dei danni che il Fondo Monetario Internazionale stima quale ricaduta per il settore della finanza a seguito della crisi innescata dai mutui subprime.

Un dato freschissimo, visto che si tratta delle «perdite potenziali» stimate in base all’andamento dei contratti derivati a marzo 2008 e che l’Fmi compila in una specifica tabella del suo Global Financial Stability Report, pubblicato in vista dell’assemblea di primavera con la Banca Mondiale, il 12-13 aprile a Washington. Per il solo settore dei prestiti non garantiti negli Stati Uniti – epicentro della crisi – la stima dei danni potenziali è di 225 miliardi di dollari. È ovviamente la prima voce investita dal ciclone scatenato dall’ondata di insolvenze sui mutui subprime, quelli che le banche americane negli anni scorsi hanno erogato a soggetti con garanzie di solvibilità basse o nulle, e poi riversato sul mercato mediante cartolarizzazione.

Ma l’Fmi ha esteso le sue stime sui danni potenziali a vari altri titoli finanziari finiti sotto pressione con le turbolenze dei mercati. Sugli Abs (asset backed securities) i danni – sempre a marzo 2008 – ammontano a 210 miliardi di dollari; sui Cdo (collateralized debt obligations) legati agli Abs a 240 miliardi; sui Cmbs (commercial mortgage backed securities) a 210 miliardi; sui bond delle imprese ad elevati rendimenti i danni potenziali sono 30 miliardi, sui Clo (collateralized loan obligation) altri 30 miliardi.

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Tutti alla corte di Lord Keynes

Posted by ernestoscontento su aprile 8, 2008

Lord Keynes è di nuovo in uso.

Il pensiero di Keynes è realmente pericoloso, poiché comporta una riflessione e una scommessa sui fini, anziché sui mezzi, che la politica può e deve darsi in questo mondo.

Il capitalismo decadente, internazionale ma individualistico, a Keynes non piace:

“Non è intelligente, né bello, né giusto, né virtuoso, né si comporta come dovrebbe. In breve non ci piace e anzi stiamo cominciando a detestarlo. Ma quando ci domandiamo che cosa mettere al suo posto, siamo estremamente perplessi”

Oggi in piena campagna elettorale,il grande economista inglese è tirato per la giacca sia dal CD che dal CS visto i venti di crisi mondiale in atto.

Quindi una rilettura dei suoi scritti riportati nel saggio “Come uscire dalla crisi, a cura e con un’introduzione di P. Sabbatici, pp. XLIV-137, 14,46 euro”.

Nove saggi classici del maggior economista del XX secolo, scritti negli anni immediatamente precedenti la stesura della sua opera fondamentale (La teoria generale), nel periodo della Grande depressione degli anni Trenta. i quali, rappresentano un prezioso viatico alla comprensione di ciò che sta accadendo.

Il suo lascito teorico e soprattutto politico, che poco o nulla ha a che fare col “keynesismo attuato fino ad oggi” .

Un lascito “politico” , prima ancora che teorico, perché la grandezza di Keynes si misura innanzi tutto come uomo politico. Convinto com’era del fatto che l’economia fosse una “scienza morale”, piuttosto che una scienza sperimentale, la sua fu in certo qual modo una “predicazione”, prima ancora che una rivoluzione scientifica.

Una predicazione, beninteso, attenta a non cadere mai nella pura testimonianza, ma al contempo per nulla disponibile a baratti sui principi e, per di più, sempre condotta con un’attenzione particolare al registro retorico, sapientemente modulato sul filo di irriverenti paradossi, boutades e motteggi capaci di ridicolizzare il più fiero avversario.

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Posted by ernestoscontento su marzo 22, 2008

Il Caso Alitalia se non esistesse bisognerebbe inventarlo, per insegnare nei corsi di Economia Politica che cosa non si dovrebbe mai fare!!!!!!!

La vicenda di Alitalia mette a nudo quanta poca cultura di mercato ci sia in Italia, DOVE SI E’ MAI VISTO, CHE UNA AZIENDA CHE PERDE SOLDI DEBBA ESSERE TENUTA IN PIEDI….E’ CONTRARIO A OGNI LOGICA DI EFFICIENZA DELL’ALLOCAZIONE DELLE RISORSE ECONOMICHE.

Alitalia è una compagnia che perde 1 milione di euro al giorno, è una compagnia quotata in borsa con un Flottante del 47% ( la quota di azioni che vengono movimentate in borsa) a dimostrazione se ce ne fosse bisogno ( di solito no in un sistema che sa cosa è il mercato) che il Ministero del Tesoro è un socio di minoranza con il suo 49,99% di azioni.

Sono mesi che questa trattativa va avanti, come è possibile, che per pura propaganda elettorale, si abbia cosi poco rispetto per i cittadini che fanno parte dell’azionariato di Alitalia.

COME PUO’ UN SIGNORE DI NOME SILVIO BERLUSCONI, CHE SI DISCHIARA LIBERALISTA E LIBERALE NON CONOSCERE LE REGOLE DEL BUON SENSO E DI RISPETTO DEL MERCATO.

COME SI PUO’ CONCEPIRE IN UNA DEMOCRAZIA EVOLUTA E PLURALISTA, CHE CI SIA UN POLITICO CHE PENSA DI RISOLVERE I PROBLEMI DELL’ITALIA FACENDO RICORSO ALLA SUA FAMIGLIA O AI SUOI RAPPORTI DI CONOSCENZA PERSONALE…….

L’Italia di Berlusconi sembra più un feudo monarchino comandata da un signore, invece di essere quel che dovrebbe essere!!!! una Repubblica Democratica.

Ma In fondo cosa ci si può aspettare da una classe dirigente che fa delle leggi che dopo definisce delle PORCATE……quale senso di responsabilità pubblica può avere un atteggiamento del genere, che ha come conseguenza il solo fine di recare danno all’Italia e a tutti i cittadini Italiani.

Inoltre va detto che sul caso Alitalia anche i sindacati dovono giocare un ruolo intelligente, nel rispetto degli interessi legittimi, ma particolari, dei quali loro sono preposti a tutelare, ma lo devono fare guardando alla realtà dei fatti. Perchè una cosa è la battaglia politica per rivedere gli ammortizzatori sociali nel solco della flessicurezza, proprio in virtù di un mercato aperto e globalizzato, altra cosa è, tenere in piedi le imprese ad ogni costo per essere un surrogato ad un welfare che non c’è.

Di seguito riporto una sintesi degli ultimi fatti e commenti su Alitalia.

In fondo al POST negli Approfondimenti, trovate alcuni articoli che parlano di Alitalia, e scritti alcuni mesi addietro .

Inoltre inserisco un Link che conduce a una serie di manuali forniti dalla Borsa Italiana, che servono per verificare il “ Valore di una società”, in modo che chiunque voglia cimentarsi a livello amatoriale, nella valutazione economica di Alitalia può farlo.

Alitalia ha ormai un’autonomia di sole poche settimane prima di dichiarare fallimento.

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La Struttura Produttiva Dell’Italia

Posted by ernestoscontento su marzo 6, 2008

l’indagine copre l’universo delle medie imprese manifatturiere italiane definite nella classe 50-499 dipendenti e 13-290 mln€ di fatturato; con l’ultimo censimento, sono state individuate 3984 società che assicurano il 14% della produzione manifatturiera italiana a valore, percentuale che sale al 22% considerando l’indotto; la maggiore concentrazione di imprese è nelle aree del Nord Est Centro e in Lombardia; bassa, ma in espansione, la presenza nel Mezzogiorno.

Andamento Medie Imprese

Tendenze dell’universo: i profitti delle medie imprese, dopo aver toccato il minimo nell’esercizio 2003 (1,1% del fatturato) sono tornati a salire toccando nel 2005 un valore assoluto inferiore solo al massimo storico del 1999; la percentuale sul fatturato è stata dell’1,7%; le stime per il 2006 portano su fatturati in crescita dell’8% e margini lordi incrementati di circa 10 punti.

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Formare, selezionare e rinnovare la Classe Dirigente Italiana

Posted by ernestoscontento su marzo 4, 2008

glocus logo

Giovanni Canepa (01/12/2005)

Discussion paper redatto nell’ambito del gruppo di lavoro “Classe Dirigente” di Glocus, è il risultato del confronto all’interno del gruppo di lavoro, ed è inteso come base per una
discussione più allargata. Il paper è stato presentato nel corso del convegno
organizzato da Glocus
Quale classe dirigente per far ripartire il paese”.

I settori di provenienza delle élite italiane: meno economia,
più politica e professioni.

Settore appartenenza elitte Italia

Fonte: Elaborazione su dati Università Politecnica delle Marche, M&C-Centro
Interdipartimentale di Marketing e Comunicazione Tecnica, Le Élite Italiane,
rapporto 2005, a cura di C. Carboni , 2005, working paper

L’invecchiamento dei componenti élite italiane

Classi di età elite Italia

Fonte: Elaborazione su dati Università Politecnica delle Marche, M&C-Centro
Interdipartimentale di Marketing e Comunicazione Tecnica, cit.

pdfDownload – Paper pag.14

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Capitalismo Pubblico Locale

Posted by ernestoscontento su febbraio 28, 2008

Presentazione Dossier del 25 gennaio 2008

Dal 2003 al 2005 le società partecipate da Comuni, Province, Regioni e Comunità montane sono passate da 4604 a 4874, con un incremento del 5,9%. Di queste, 3166 sono controllate (direttamente o indirettamente) da Enti Locali con una percentuale che si assesta al 65% del totale ed un incremento dal 2003 al 2005 del 12%.

Le tariffe sono aumentate negli ultimi 5 anni del 40%, senza che ci sia stato un miglioramento del servizio.

Nel loro complesso a stock producono poco più di 48.000 euro di utili.

Gli utili maggiori vengono fatti al nord e in società dove la proprietà pubblica è minoritaria.

Questi sono alcuni dati forniti dal Rapporto che il Centro studi di Unioncamere ha effettuato sulle società partecipate degli Enti Locali. L’analisi si è basata sui bilanci depositati da queste società presso le Camere di commercio.

La ricerca, presentata il 22 gennaio scorso, si concentra su un triennio particolarmente importante per l’evoluzione del settore dei servizi pubblici locali (al quale appartiene la quota più consistente delle società partecipate dagli enti locali), avviata nel corso degli anni Novanta e ancora in corso. Gli anni monitorati sono il 2003-2005, con un aggiornamento per alcuni aspetti a fine 2007.

Obiettivo della ricerca è la ricostruzione dell’universo delle società partecipate da comuni, province, regioni e comunità montane.

I documenti in formato .pdf

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L’Eurispes: inflazione reale all’8%

Posted by ernestoscontento su febbraio 25, 2008

Fonte: Comunicato Stampa Eurispes

Dichiarazioni del Prof. Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes

L’Eurispes ha stimato che l’economia sommersa nel nostro Paese ha generato nel 2007 almeno 549 miliardi di euro. Si tratta di un’altra economia che va ad integrare i redditi delle famiglie che, in seguito alla perdita del potere d’acquisto e alla forte inflazione che hanno caratterizzato l’economia italiana negli ultimi anni, si mantengono su livelli ben al di sotto della media europea e non tengono il passo con l’aumento del costo della vita. Dal 2001-2005 infatti l’Eurispes ha calcolato una crescita complessiva dell’inflazione del 23,7%. Dopo una fase di stasi l’inflazione ha ripreso a crescere nel corso del 2006 e 2007 ad una media del 5% e ha registrato negli ultimi mesi del 2007 e in questi primi mesi del 2008 una nuova fiammata fino all’8%. In considerazione di questo andamento, la perdita media del potere d’acquisto tra le diverse categorie si è ormai attestata intorno al 35%.

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Eurispes: le famiglie italiane in difficoltà dal 20 del mese

Posted by ernestoscontento su febbraio 24, 2008

Peggiorano le condizioni economiche e le previsioni degli italiani per il futuro.

Crescita complessiva dell’inflazione e perdita del potere di acquisto delle retribuzioni portano le famiglie a stringere sempre più le cinghia per arrivare alla fine del mese, con le prime difficoltà che iniziano a sorgere già dalla “terza settimana”.

Mai così tanto pessimismo nel corso degli ultimi 6 anni, soprattutto sul fronte del lavoro, con salari sempre più bassi e impieghi flessibili e precari. Forte il senso di insicurezza e precarietà dei nostri concittadini, fotografato dal solco sempre più profondo tra politica e società, diventati ormai due veri e propri “separati in casa”.

E’ questa, in sintesi, la diapositiva scattata dal rapporto Italia 2008, presentato, a Roma, dall’Eurispes che analizza, in sei distinte sezioni tematiche, lo stato di salute del Belpaese dall’economia al lavoro passando attraverso legalità, politica, ambiente e comunicazione. “Ciò che serve al Paese e che i cittadini chiedono, spiega il presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara,è una politica che si assuma la responsabilità di decidere, di compiere scelte, di elaborare progetti, di immaginare il futuro”.

pdfSintesi del Rapporto Eurispes 2008 file pdf pag 104

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CONSIDERAZIONI GENERALI DI GIAN MARIA FARA, PRESIDENTE DELL’EURISPES

Rapporto Italia 2008 PERCORSI DI RICERCA NELLA SOCIETÀ ITALIANA Leggi il seguito di questo post »

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Precariato e welfare in Europa

Posted by ernestoscontento su febbraio 23, 2008

Editore: Ediesse
Genere: economia
Argomento: lavoro temporaneo, europa-economia
Pagine: 296
Data pubblicazione: 2007

In tutti i paesi dell’Unione Europea cresce l’occupazione precaria, fatta di lavori a termine o part-time, con tipologie contrattuali e statuti professionali fortemente differenziati.

Poiché per il futuro non si prevede un’inversione di tendenza, anche i sistemi di protezione sociale, realizzati nei diversi paesi europei intorno alla figura del lavoratore stabile e a tempo pieno, dovranno subire forti cambiamenti se vorranno mantenere i livelli di coesione sociale raggiunti in passato.

La ricerca qui pubblicata ha analizzato il fenomeno del lavoro precario negli altri paesi europei e le politiche messe in atto per tutelarlo.

Particolare attenzione è stata posta alla tutela per la mancanza di lavoro e ai sistemi di controllo della disoccupazione realizzati nelle realtà con esperienze più consolidate nell’applicazione di politiche attive per l’impiego con l’auspicio di ricavarne utili indicazioni per il nostro paese.

L’indagine ha riguardato cinque paesi (Belgio, Francia, Germania, Inghilterra e Spagna), assortiti in modo da poter ben rappresentare l’intero panorama europeo sia per la loro consistenza economica e demografica sia per la varietà di modelli di tutela sociale.

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Fidel Castro il dittatore senza se e senza ma

Posted by ernestoscontento su febbraio 20, 2008

Fidel Castro si è dimesso da presidente e comandante in capo della repubblica cubana.

Tutto intorno a Fidel Castro ha assunto, nel bene e nel male, il contorno del mito.

Ancor più per un presidente ininterrottamente al potere da ben 48, quasi mezzo secolo.

Come il numero impressionante degli suoi attentati per ucciderlo ben 638.

Ma la sua fama è soprattutto basata sulla sua capacità di resistere vittoriosamente ai ripetuti tentativi compiuti o sponsorizzati dal governo di Washington per mettere fine al suo potere.

Da John. F. Kennedy a George W. Bush, praticamente tutti i Presidenti americani hanno dovuto constatare il fallimento delle loro politiche: sia di quelle basate sulle sanzioni economiche, sia di quelle che appoggiavano tentativi insurrezionali, colpi di stato o attentati contro il leader cubano.

Molti pensavano che la sua malattia avrebbe segnato la rapida fine del regime comunista a Cuba.

Ma lui è lì nella sua Cuba a testimoniare che i potenti presidenti americani passano, il mondo cambia, e se anche la storia ha portato via Giovanni XXIII (che lo scomunicò) e travolto l’Unione Sovietica e le sfilate oceaniche sulla Piazza Rossa, il Muro di Berlino e quant’altro, la Revolucion di Fidel resiste.

Per il resto tutto è cambiato anche a Cuba. Dove, nonostante tutto però, il lìder è ancora amatissimo. Sarà perché a Cuba l’analfabetizzazione non esiste, il tasso di mortalità dei bambini è il più basso della regione e la sanità pubblica, come ha testimoniato la scottante inchiesta di Michael Moore, Sicko, è estesa a tutti e fra le migliori al mondo. Luci, volute da Fidel, e degno contorno della sua storia.

Ma c’è un tarlo che la offusca e la riempie di tantissime ombre per un uomo che si ritiene libero e Democratico e che non può accettare:

– che la libertà di espressione resta un sogno nell’isola,

– il rispetto dei diritti umani siano solo una chimera,

– i detenuti per reati politici e d’opinione riempiono le carceri,

– la pluralità di voto la scelta della propria classe dirigente è un sogno non realizzabile,

L’utilizzo di internet è proibito, perché non si devono avere contatti con il mondo esterno, la corruzione è alta cosi come la prostituzione che viene tollerata, la vendita del corpo sfama e chi sopravvive sopporta.

Certo va detto che l’economia, dopo il crollo della storica alleata di sempre, l’Unione Sovietica, per i cubani è stata durissima.

I vari embarghi voluti dagli Stati Uniti hanno fatto il resto, nei confronti di una popolazione che però non ha mai dimostrato segni di sbandamento. Neppure davanti ai molti scandali, familiari e non solo, che circondano la figura del loro leader.

Ultimamente Castro, stringendo un’alleanza politico petrolifera con il Presidente venezuelano Chavez, era anche riuscito a superare l’ultima crisi economica cubana e a rilanciare l’ipotesi di una sorta di alleanza anti USA in America Latina.

Ma Forbes scrive che Fidel è ricchissimo e circondato da affaristi senza scrupoli.

Ma anche questo agli orgogliosissimi isolani forse fin qui non è importato granché: il lìder maximo è in fondo come la loro capitale L’Avana. Fatiscente e inefficiente, bella e trasognata nel suo equilibrio precario.

Si può amarla o detestarla, ma i cubani sono fierissimi della loro capitale, fissata per sempre nell’immaginario come la più bella delle americhe.

Con la sua giubba militare e la barba lunga Fidel è un simbolo per i cubani: caro quanto odioso.

Con la sua uscita di scena per Cuba, e non solo, sarà tutta un’altra storia.

Sembra che assisteremo ad una sorta di transizione morbida e controllata, guidata dalla stesso Castro e dai suoi fedelissimi, a cominciare dal fratello Raùl.

Insomma un Imperatore che incorona il suo successore, per il bene di chi?

Castro non è Madre Teresa di Calcutta sia chiaro, è soltanto uno dei tanti dittatori che sono comparsi sulla terra, ma è un mito rappresenta la lotta fra Davide e Golia.

Si può e si deve avere simpatia per il popolo Cubano che sta subendo le peggiori restrizioni e umiliazioni che un popolo possa subire, il turismo e spesso un turismo squallido fatto di sesso verso i minori, fenomeno questo che prevale nei paesi sottosviluppati.

AUGURO AL POPOLO CUBANO DI CONOSCERE PRESTO LA DEMOCRAZIA, CHE PER QUANTO POSSA ESSERE IMPERFETTA, SARA’ SEMPRE MEGLIO DI CIO CHE HANNO AVUTO FINO AD OGGI, MA SOPRATUTTO SARANNO LIBERI DI SCEGLIERE DA CHI VOGLIONO ESSERE GUIDATI.

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