ernesto scontento

“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo ” (Voltaire)

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Marcia avanti testa indietro

Posted by ernestoscontento su dicembre 12, 2007

Segnalo questo articolo di G.Sartori, semplicità e chiarezza vanno di pari passo.

LEGGE ELETTORALE – di Giovanni Sartori

In Estratto dal Corriere della Sera:
Marcia avanti testa indietro

La Seconda Repubblica congegnata dal «prodismo» (dalle trovate di Prodi e dei suoi) si sta sfasciando.

Dopodiché in ogni caso ci aspetta un sistema elettorale di tipo proporzionale, visto che ce lo darebbe anche il referendum.

E se quel proporzionale sarà «buono», di tipo tedesco o spagnolo, è importante capire che il nuovo sistema modifica il gioco perché ne cambia i protagonisti: il fulcro e l’epicentro.

Nella Prima Repubblica l’epicentro era un partito dominante «fisso » (la Dc).

Nella Seconda i protagonisti sono stati le «iper-coalizioni», le ammucchiate di 5-15 partiti. In futuro il fulcro dovrebbero essere, dopo il pantano delle ammucchiate, i partiti singolarmente intesi, come tali. S’intende, non come erano in passato.

I partiti del mio scenario appartengono a quel sistema partitico «normale » che ancora non abbiamo mai avuto.
Però è vero che noi stiamo navigando in avanti con la testa ancora voltata all’indietro e impigliata nella meccanica maggioritaria del Mattarellum.

Berlusconi fa sapere ai suoi ex alleati che senza di lui diventano «ininfluenti».

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Alleanze su obbiettivi e non rigide, insomma un grande centro Democratico ( nel senso che opera all’interno dell’arena Democratica), che di volta in volta mutano, ma alleanze omogenee.

Potremmo dire un grande centro democratico ma mobile.

pdf  Cosa è il grande centro Democratico ?

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Montezemolo, assenteismo costa quasi 1% di Pil

Posted by ernestoscontento su dicembre 4, 2007

Il leader degli industriali: “è l’emblema dell’inefficienza e del malfunzionamento della Pubblica amministrazione”

“La nostra società è basata sulle caste, poco spazio ai giovani. Occorre legare gli aumenti salariali alla produttività”

L’assenteismo nella pubblica amministrazione costa quasi un punto di Pil e cioè 14,1 miliardi di cui 8,3 miliardi negli enti centrali e 5,9 miliardi in quelli locali.

E’ la stima del presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, che nel suo intervento all’inaugurazione del nuovo anno accademico dell’Università Luiss, ha definito l’assenteismo “l’emblema dell’inefficienza e del cattivo funzionamento della pubblica amministrazione, il fenomeno più evidente e clamoroso”.

Ministeri, maglia nera alla Difesa. La maglia nera dell’assenteismo tra i ministeri spetta alla Difesa, ma ci sono scrivanie vuote per 67 giorni l’anno anche all’Inpdap, ha detto ancora Montezemolo. “Tra i ministeri il top si raggiunge alla Difesa con 65 giornate di assenza in un anno, ha detto, seguito dal dicastero dell’Economia e dell’Ambiente, entrambi con oltre 60 giorni. Altrettanto elevato è l’assenteismo nell’Agenzia delle Entrate”.

Tra gli enti locali, spicca il Comune di Bolzano con 74 giorni di assenza all’anno pari al 29% delle giornate lavorative. Oltre 70 giorni anche per il Comune di La Spezia e la Provincia di Ascoli Piceno.

Aumenti legati alla produttività. Per il leader degli industriali gli aumenti salariali devono essere legati alla produttività: occorre “decidere gli aumenti delle retribuzioni in base alla produttività laddove la produttività nasce , ha detto, e cioè in azienda”.

E’ questo lo spirito su cui deve basarsi la riforma del metodo di contrattazione grazie al dialogo innanzitutto con i sindacati e coinvolgendo poi anche il Governo.

Società basata sulle caste. “La nostra rimane una società incentrata sulle caste”, ha detto poi Montezemolo.

Invece di premiare chi merita viviamo in una società in cui “la mobilità sociale è bassissima, dove i figli perpetuano il lavoro dei padri, dove c’è poco posto per i giovani nelle posizioni di vertice della politica e delle professioni”.

Tra le persone di 18-37 anni, sei figli di operai su 10 fanno gli operai: “una quota che è addirittura in aumento rispetto alle generazioni precedenti, ha commentato Montezemolo, mentre sette (su 10) figli di professionisti, imprenditori, dirigenti, fanno i professionisti, imprenditori, dirigenti. Qualche segnale di mobilità in più c’è nelle regioni del Nord ma non nel resto del Paese”.

Assenteismo minore del 30% nelle grandi imprese.

Senza una pubblica amministrazione efficiente non ci potranno essere servizi di qualità nè alle imprese nè ai cittadini e nemmeno tempi certi della giustizia, un welfare moderno o una scuola e un’università valutate in base al merito. L’assenteismo nel pubblico impiego “è del 30% superiore rispetto alle grandi imprese industriali”.

Università, infornata di raccomandati.

La Finanziaria ha vanificato l’accordo raggiunto con il governo la scorsa estate per destinare nel 2008 il 5% del fondo di finanziamento ordinario dell’università agli atenei migliori e sono saltati i meccanismi per l’assunzione dei ricercatori migliori, ha sottolineato Montezemolo. “In Finanziaria è rimasto solo un impegno privo di vere risorse, ha attaccato, nel frattempo l’agenzia per la valutazione è stata parcheggiata, si sono persi per strada i nuovi meccanismi di reclutamento per i ricercatori e stiamo per assistere alla consueta infornata di raccomandati”.

Continuano poi a vincere “la spesa a pioggia, l’allergia alla meritocrazia, l’università uguale per tutti ispirata ad un falso solidarismo che in realtà danneggia i più deboli perché i più ricchi possono sempre andare a studiare all’estero.

In questo modo, ha concluso, l’università non sarà mai in grado di essere fonte di progresso economico, sociale e civile.

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Altri articoli:

Statali, lo scandalo dei bonus presenza.Il record di assenteismo spetta alle dipendenti degli enti pubblici.

Fonte: Il Corriere della sera del 01/12/2007

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L’accusa di Prodi “Troppo assenteismo nella P.A. “

Fonte: Quotidiano Net – del 27/11/2007

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L’ITALIA E I PARTITI “Se io fossi un politico”

Posted by ernestoscontento su novembre 29, 2007

 

Segnalo questo articolo di G. Sartori.

Estratto: dal Corriere della Sera.it

L’ITALIA E I PARTITI “Se io fossi un politico”

di Giovanni Sartori

Mi immedesimo, infine, con Prodi. Il presidente del Consiglio ha in testa, chiarissima, una sola idea: durare.

Se si muove, e quando si muove, è per restare immobile a Palazzo Chigi. Per Veltroni è un peso morto; ma per sé è un vero «politico puro».

Il che spiega perché a me non piacerebbe essere al suo posto. Forse la politica pura la capisco. Ma non fa per me.

28 novembre 2007

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Il mercato e l’eguaglianza

Posted by ernestoscontento su novembre 14, 2007

l liberalismo ha bisogno della sinistra.

Il mercato e l’eguaglianza

Segnalo il grande articolo di Pietro Ichino, pubblicato il 13/11/2007 sul Corriere della Sera.

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Pd, un rischio per il nuovo partito il vecchio “vizio” del verticismo. L’allarme di Bersani e di Chiti

Posted by ernestoscontento su agosto 5, 2007

Fonte: L’Unità

Pd, un rischio per il nuovo partito il vecchio “vizio” del verticismo. L’allarme di Bersani e di Chiti

Luca Sebastiani

Su un punto si dicono tutti d’accordo: il Partito democratico dovrà nascere dal basso ed essere federalista, altrimenti non sarà. Ma è in questa direzione che si sta avviando il processo fondativo del nuovo soggetto?

Sulla risposta a questa domanda e la costatazione della realtà effettiva si apre invece il fronte del dissenso e s’innestano le polemiche che in questi giorni estivi stanno attraversando il dibattito intorno alle liste regionali del Pd.

Da giorni, infatti, circolano voci di accordi a tavolino tra i gruppi dirigenti dei Democratici di sinistra e Margherita, voci che parlano di trattative oggetto delle quali sarebbero la spartizione delle segreterie regionali. Una ai Ds, l’altra al partito di Francesco Rutelli. Voci talmente insistenti che alla fine Goffredo Bettini, braccio destro del candidato Walter Veltroni si è sentito di smentire categoricamente. Semmai, dice il senatore, sul territorio regna un vero e proprio caos, una sorta di confusione «democratica» che garantisce che la dialettica a livello territoriale sia ancora aperta. E parla di una «velenosa accusa nei confronti di Walter».

In effetti a rimetterci di più in questa polemica è proprio Veltroni. In quanto candidato designato dalle due maggiori formazioni del processo costitutivo del Pd, è lui che può apparire come il garante delle «logiche d’apparato» e che, in questa veste, è il centro degli attacchi dei suoi avversari. A determinare la situazione ci sono innanzitutto le regole. Rosy Bindi, candidata alla segreteria, non ha dubbi in proposito, del resto, rivendica, «io sono stata la prima a denunciarle». È chiaro, dice la ministra della Famiglia, che la «lista che parte con un consenso organizzato si mangia tutto». Di qui il rischio che dalle pagine dell’Unità individuava anche il ministro dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani, che cioè ci sia una verticalizzazione a cascata sulle liste regionali, che i territori che dovevano mantenere una loro autonomia federalista siano invece prigionieri di scelte dall’alto.

Bindi, anche in considerazione di «quello che succede in Toscana», è d’accordo con il giudizio del ministro e denuncia la tentazione «dell’alto» che sta determinando le scelte territoriali. Ma resta combattiva, del resto, dice, uno dei motivi per cui si è candidata è proprio per far sì che il nuovo partito sia veramente nuovo e aperto. Chi non condivide la visione verticistica imposta dalle regole è Antonello Soro della Margherita, che quelle regole ha contribuito a stendere. C’è una «soglia bassa» d’accesso alle primarie, dice, e la procedura garantisce «un processo aperto». Se poi ci siano dirigenti tentati dalle scelte verticali, quella è un’altra storia, più politica.

Su questo punto converge anche il ragionamento della Bindi che a questo punto considera il nodo squisitamente politico perchè se ormai le regole ci sono, quello che «deve cambiare è la politica». E, avverte, lei «verificherà» che la volontà politica del cambiamento si traduca in atti, da parte di tutti.

Tra gli sfidanti di Veltroni anche Enrico Letta condivide il timore di Bersani e Bindi. Il nuovo soggetto non deve «nascere dall’alto» come sta accadendo e confessa che è proprio per dare la parola al popolo dal basso, anche e soprattutto a livello regionale, che ha deciso di scendere in campo, «di metterci la faccia».

Ma insomma, qual è la situazione sul territorio? Non molto chiara a dire il vero, confusa anche per le polemiche e le accuse di questi giorni. Se infatti la Bindi denuncia una decisione dall’alto per quanto concerne la sua regione, la Toscana, vede altre realtà in cui la faccenda è più aperta e chiede che così rimanga. Di parere opposto alla ministra il diretto interessato della polemica, Andrea Manciulli, segretario regionale dei Ds e molto probabilmente prossimo candidato alla segreteria regionale toscana del Pd in ticket con l’attuale segretaria margheritina Caterina Bini. In effetti la conformazione della squadra fa pensare ad una replica del tandem nazionale Veltroni Franceschini, ma Manciulli non ci sta a passare per il candidato dell’apparato. «Io e la Bini facciamo settant’anni in due, ho la tessera dei Ds da neanche dieci anni, di quali apparati parliamo?». L’apertura effettiva, dice il diessino, la stiamo facendo praticando «il metodo partecipativo per la raccolta delle adesioni» e per la formazione di una lista aperta al territorio.

Pubblicato il: 05.08.07
Modificato il: 05.08.07 alle ore 11.06

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